Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Catone in Utica, Roma, Bernabò, 1728
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Cortile.
 
 CESARE e FULVIO
 
 CESARE
1305Tutto amico ho tentato, alcun rimorso
 più non mi resta. Invan finsi finora
 ragioni alla dimora
 sperando pur che della figlia al pianto,
 d’Utica a’ prieghi e de’ perigli a fronte
1310si piegasse Catone; or so ch’ei volle
 invece di placarsi
 Marzia svenar perché gli chiese pace,
 perché disse d’amarmi. Andiamo, ormai
 giusto è il mio sdegno, ho tolerato assai. (In atto di partire)
 FULVIO
1315Ferma, tu corri a morte.
 CESARE
 Perché?
 FULVIO
                Già su le porte
 d’Utica v’è chi nell’uscir ti deve
 privar di vita.
 CESARE
                        E chi pensò la trama?
 FULVIO
 Emilia, ella mel disse, ella confida
1320nell’amor mio, tu ’l sai.
 CESARE
                                      Coll’armi in pugno
 ci apriremo la via. Vieni.
 FULVIO
                                         Raffrena
 quest’ardor generoso, altro riparo
 offre la sorte.
 CESARE
                         E quale?
 FULVIO
                                         Un che fra l’armi
 milita di Catone infino al campo
1325per incognita strada
 ti condurrà.
 CESARE
                     Chi è questi?
 FULVIO
 Floro si appella, uno è di quei che scelse
 Emilia a trucidarti. Ei vien pietoso
 a palesar la frode
1330e ad aprirti lo scampo.
 CESARE
                                      Ov’è?
 FULVIO
                                                  Ti attende
 d’Iside al fonte. Egli m’è noto, a lui
 fidati pur. Intanto al campo io riedo;
 e per l’esterno ingresso
 di quel camino istesso a te svelato,
1335co’ più scelti de’ tuoi
 tornerò poi per tua difesa armato.
 CESARE
 E fidarci così?
 FULVIO
                          Vivi sicuro.
 Avran di te, che sei
 la più grand’opra lor, cura gli dei.
 
1340   La fronda che circonda
 a’ vincitori il crine
 soggetta alle ruine
 del folgore non è.
 
    Compagna dalla cuna
1345apprese la fortuna
 a militar con te. (Parte)
 
 SCENA II
 
 CESARE, poi MARZIA
 
 CESARE
 Quanti aspetti la sorte
 cangia in un giorno!
 MARZIA
                                  Ah Cesare che fai.
 Come in Utica ancor?
 CESARE
                                     L’insidie altrui
1350mi son d’inciampo.
 MARZIA
                                Per pietà, se m’ami,
 come parte del mio
 difendi il viver tuo, Cesare addio. (In atto di partire)
 CESARE
 Fermati, dove fuggi?
 MARZIA
 Al germano, alle navi. Il padre irato
1355vuol la mia morte. (Oh dio (Guardando intorno)
 giungesse mai). Non m’arrestar, la fuga
 sol può salvarmi.
 CESARE
                              Abbandonata e sola
 arrischiarti così? Ne’ tuoi perigli
 seguirti io deggio.
 MARZIA
                               No, s’è ver che m’ami
1360me non seguir, pensa a te sol, non dei
 meco venire, addio... Ma senti, in campo
 com’è tuo stil se vincitor sarai
 oggi del padre mio
 risparmia il sangue, io te ne priego, addio. (Come sopra)
 CESARE
1365T’arresta anche un momento.
 MARZIA
                                                È la dimora
 perigliosa per noi, potrebbe... Io temo... (Guardando intorno)
 Deh lasciami partir.
 CESARE
                                 Così t’involi?
 MARZIA
 Crudel, da me che brami? È dunque poco
 quant’ho sofferto? Ancor tu vuoi ch’io senta
1370tutto il dolor d’una partenza amara?
 Lo sento sì, non dubitarne; il pregio
 d’esser forte m’hai tolto. Invan sperai
 lasciarti a ciglio asciutto. Ancora il vanto
 del mio pianto volesti, ecco il mio pianto.
 CESARE
1375Ahimè l’alma vacilla!
 MARZIA
 Chi sa se più ci rivedremo e quando.
 Chi sa che il fato rio
 non divida per sempre i nostri affetti.
 CESARE
 E nell’ultimo addio tanto ti affretti?
 MARZIA
 
1380   Confusa, smarrita
 spiegarti vorrei
 che fosti... che sei...
 Intendimi oh dio!
 Parlar non poss’io,
1385mi sento morir.
 
    Fra l’armi se mai
 di me ti rammenti
 io voglio... Tu sai...
 Che pena! Gli accenti
1390confonde il martir. (Parte)
 
 SCENA III
 
 CESARE, poi ARBACE
 
 CESARE
 Qual’insoliti moti
 al partir di costei prova il mio core!
 Dunque al desio d’onore
 qualche parte usurpar de’ miei pensieri
1395potrà l’amor?
 ARBACE
                        (M’inganno (Nell’uscir si ferma)
 o pur Cesare è questi?)
 CESARE
                                       Ah l’esser grato,
 aver pietà d’una infelice alfine
 debolezza non è. (In atto di partire)
 ARBACE
                              Fermati e dimmi
 quale ardir, qual disegno
1400t’arresta ancor fra noi?
 CESARE
                                      (Questi chi fia!)
 ARBACE
 Parla.
 CESARE
             Del mio soggiorno
 qual cura hai tu?
 ARBACE
                             Più che non pensi.
 CESARE
                                                           Ammiro
 l’audacia tua ma non so poi se ai detti
 corrisponda il valor.
 ARBACE
                                   Se l’assalirti
1405dove ho tante difese e tu sei solo
 non paresse viltade, or ne faresti
 prova a tuo danno.
 CESARE
                                 E come mai con questi
 generosi riguardi Utica unisce
 insidie e tradimenti!
 ARBACE
                                 Ignote a noi
1410furon sempre quest’armi.
 CESARE
                                         E pur si tenta
 nell’uscir ch’io farò da queste mura
 di vilmente assalirmi.
 ARBACE
                                   E qual saria
 sì malvaggio fra noi?
 CESARE
                                   Nol so, ti basti
 saper che v’è.
 ARBACE
                         Se temi
1415della fé di Catone o della mia
 t’inganni, io ti assicuro
 che alle tue tende or ora
 illeso tornerai ma in quelle poi
 men sicuro sarai forse da noi.
 CESARE
1420Ma chi sei tu che meco
 tanta virtù dimostri e tanto sdegno?
 ARBACE
 Né mi conosci?
 CESARE
                           No.
 ARBACE
                                    Son tuo rivale
 nell’armi e nell’amor.
 CESARE
                                   Dunque tu sei
 il principe numida
1425di Marzia amante e al genitor sì caro?
 ARBACE
 Sì quello io sono.
 CESARE
                              Ah se pur l’ami Arbace
 la siegui, la raggiungi, ella si invola
 del padre all’ira intimorita e sola.
 ARBACE
 Dove corre?
 CESARE
                       Al germano.
 ARBACE
1430Per qual camin?
 CESARE
                            Chi sa. Quindi pur dianzi
 passò fuggendo.
 ARBACE
                             A rintracciarla or vado.
 Ma no, prima al tuo campo
 deggio aprirti la strada. Andiam.
 CESARE
                                                     Per ora
 il periglio di lei
1435è più grave del mio, vanne.
 ARBACE
                                           Ma teco
 manco al dover se qui ti lascio.
 CESARE
                                                   Eh pensa
 Marzia a salvare, io nulla temo, è vana
 una insidia palese.
 ARBACE
 Ammiro il tuo gran cor. Tu del mio bene
1440al soccorso m’affretti, il tuo non curi
 e colei che t’adora
 con generoso eccesso
 rival confidi al tuo rivale istesso.
 
    Combattuta da tante vicende
1445si confonde quest’alma nel sen.
 
    Il mio bene mi sprezza e m’accende,
 tu m’involi e mi rendi il mio ben. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 CESARE
 
 CESARE
 Del rivale all’aita
 or che Marzia abbandono ed or che il fato
1450mi divide da lei, non so qual pena
 incognita finor m’agita il petto.
 Taci importuno affetto.
 No, fra le cure mie luogo non hai,
 se a più nobil desio servir non sai.
 
1455   Quell’amor che poco accende
 alimenta un cor gentile
 come l’erbe il nuovo aprile,
 come i fiori il primo albor.
 
    Se tiranno poi si rende
1460la ragion ne sente oltraggio
 come l’erba al caldo raggio,
 come al gielo esposto il fior. (Parte)
 
 SCENA V
 
  Acquedotti antichi ridotti ad uso di strada sotterranea che conducono dalla città alla marina con porta chiusa da un lato del prospetto.
 
 MARZIA
 
 MARZIA
 Pur veggo alfine un raggio
 d’incerta luce infra l’orror di queste
1465dubbiose vie; ma non ritrovo il varco (Guardando attorno)
 che al mar conduce. Orma non v’è che possa
 additarne il sentier. Mi trema in petto
 per tema il cor. L’ombre, il silenzio, il grave
 fra questi umidi sassi aere ristretto
1470peggior de’ rischi miei rendon l’aspetto.
 Ah se d’uscir la via
 rinvenir non sapessi... Eccola. Alquanto (Guardando s’avvede della porta)
 l’alma respira. Al lido
 si affretti il piè. Ma s’io non erro, il passo
1475chiuso mi sembra. Oh dei
 purtroppo è ver. Chi l’impedì? Si tenti. (Torna alla porta)
 Cedesse almeno. Ah che m’affanno invano.
 Misera che farò? Per l’orme istesse
 tornar conviene. Alla mia fuga il cielo
1480altra strada aprirà. Numi, qual sento
 di varie voci e di frequenti passi
 suono indistinto? Ove n’andrò? Si avanza
 il mormorio. Potessi
 quel riparo atterrar. Né pur si scuote. (Si appressa di nuovo e sforza la porta)
1485Dove fuggir? Forza è celarsi; e quando
 i timori e gli affanni
 avran fine una volta, astri tiranni. (Si nasconde)
 
 SCENA VI
 
 EMILIA, con spada nuda e gente armata, e detta in disparte
 
 EMILIA
 È questo amici il luogo ove dovremo
 la vittima svenar. Fra pochi istanti
1490Cesare giungerà; chiusa è l’uscita
 per mio comando, onde non v’è per lui
 via di fuggir. Voi fra que’ sassi occulti
 attendete il mio cenno. (La gente di Emilia si ritira)
 MARZIA
                                       (Ahimè che sento?)
 EMILIA
 Quanto tarda il momento
1495sospirato da me. Vorrei... Ma parmi
 ch’altri si appressi. È questo
 certamente il tiranno. Aita o dei,
 se vendicata or sono
 ogni oltraggio sofferto io vi perdono. (Si nasconde)
 MARZIA
1500(O ciel dove mi trovo? Almen potessi
 impedir ch’ei non giunga).
 
 SCENA VII
 
 CESARE e dette in disparte
 
 CESARE
                                           Il calle angusto (Guardando la scena)
 qui si dilata, ai noti segni il varco
 non lungi esser dovrà! Floro. M’ascolti? (Voltandosi indietro)
 Floro. Nol veggio più. Fin qui condurmi,
1505poi dileguarsi! Io fui
 troppo incauto in fidarmi. Eh non è questo
 il primo ardir felice. Io di mia sorte
 feci in rischio maggior più certa prova.
 EMILIA
 Ma questa volta il suo favor non giova. (Esce)
 MARZIA
1510(O sorte!)
 CESARE
                    Emilia armata!
 EMILIA
                                             È giunto il tempo
 delle vendette mie.
 CESARE
                                Fulvio ha potuto
 ingannarmi così!
 EMILIA
                             No, dell’inganno
 tutta la gloria è mia. Della sua fede
 giurata a te contro di te mi valsi.
1515Perché impedisse il tuo ritorno al campo,
 a Fulvio io figurai
 d’Utica su le porte i tuoi perigli.
 Per condurti ove sei, Floro io mandai
 con simulato zelo a palesarti
1520questa incognita strada. Or dal mio sdegno
 se puoi t’invola.
 CESARE
                            Un feminil pensiero
 quanto giunge a tentar!
 EMILIA
                                       Forse volevi
 che insensati gli dei sempre i tuoi falli
 soffrissero così? Che sempre il mondo
1525pianger dovesse in servitù dell’empio
 suo barbaro oppressor? Che l’ombra grande
 del tradito Pompeo
 eternamente invendicata errasse?
 Folle, contro i malvaggi
1530quando più gli assicura,
 allor le sue vendette il ciel matura.
 CESARE
 Alfin che chiedi?
 EMILIA
                             Il sangue tuo.
 CESARE
                                                     Sì lieve
 non è l’impresa.
 EMILIA
                           Or lo vedremo.
 MARZIA
                                                      (Oh dio).
 EMILIA
 Olà costui svenate. (Esce la gente di Emilia)
 CESARE
1535Prima voi caderete. (Cava la spada)
 MARZIA
                                   Empi fermate.
 CESARE
 (Marzia!)
 EMILIA
                   (Che veggio!)
 MARZIA
                                           E di tradir non sente
 vergogna Emilia!
 EMILIA
                             E di fuggir con lui
 non ha Marzia rossore?
 CESARE
                                        (O strani eventi!)
 MARZIA
 Io con Cesare! Menti.
1540L’ira del padre ad evitar m’insegna
 giusto timor.
 
 SCENA VIII
 
 CATONE con spada nuda e detti
 
 CATONE
                       Pur ti ritrovo indegna. (Verso Marzia)
 MARZIA
 Misera.
 CESARE
                Non temer. (Si pone avanti a Marzia)
 CATONE
                                     Che miro! (Vedendo Cesare)
 EMILIA
                                                        O stelle. (Vedendo Catone)
 CATONE
 Tu in Utica, o superbo? (A Cesare)
 Tu seco, o scelerata? (A Marzia)
1545Voi qui senza mio cenno? (Alla gente) Emilia armata?
 Che si vuol? Che si tenta?
 CESARE
 La morte mia ma con viltà.
 EMILIA
                                            Tu vedi (A Catone)
 ch’oggi è dovuto all’onor tuo quel sangue
 non men che all’odio mio.
 MARZIA
1550Ah questo è troppo. È Cesare innocente,
 innocente son io.
 CATONE
                              Taci. Comprendo
 i vostri rei disegni. Olà dal fianco
 di lui l’empia si svelga. (Alla gente)
 CESARE
                                      A me la vita (Si pone in difesa)
 prima toglier conviene.
 CATONE
1555Temerario.
 EMILIA
                     Eh s’uccida. (A Catone)
 MARZIA
 Padre pietà.
 CATONE
                      Deponi il brando. (A Cesare)
 CESARE
                                                    Il brando
 io non cedo così. (S’ode di dentro rumore)
 EMILIA
                               Qual improviso
 strepito ascolto!
 CATONE
                             E di quai grida intorno
 risuonan queste mura!
 MARZIA
1560Che fia!
 CESARE
                Non paventar.
 EMILIA
                                         Troppo il tumulto (Cresce il rumore)
 signor si avanza.
 MARZIA
                             Ai replicati colpi
 crollano i sassi.
 CATONE
                           Insidia è questa. Ah prima
 ch’altro ne avvenga, all’onor mio si serva.
 L’empia figlia uccidete,
1565disarmate il tiranno, io vi precedo. (Alla gente)
 
 SCENA IX
 
 FULVIO con gente armata, che gettati a terra i ripari entra, e detti
 
 FULVIO
 Venite amici.
 MARZIA ed EMILIA A DUE
                        O ciel!
 CATONE
                                      Numi che vedo!
 FULVIO
 Cesare, all’armi nostre
 Utica aprì le porte, or puoi sicuro
 goder della vittoria.
 CATONE
                                  Ah siam traditi.
 CESARE
1570Corri amico e raffrena (A Fulvio)
 la militar licenza, io vincer voglio
 non trionfare.
 EMILIA
                         Inutil ferro. (Getta la spada)
 MARZIA
                                             Oh dei.
 FULVIO
 Parte di voi rimanga
 di Cesare in difesa. Emilia addio.
 EMILIA
1575Va’ indegno.
 FULVIO
                       A Roma io servo e al dover mio. (Parte Fulvio e restano alcune guardie con Cesare)
 CESARE
 Catone, io vincitor...
 CATONE
                                   Taci, se chiedi
 ch’io ceda il ferro, eccolo, un tuo comando (Getta la spada)
 udir non voglio.
 CESARE
                            Ah no, torni al tuo fianco,
 torni l’illustre acciar.
 CATONE
                                  Sarebbe un peso
1580vergognoso per me quando è tuo dono.
 MARZIA
 Caro padre...
 CATONE
                         T’accheta.
 Il mio rossor tu sei.
 MARZIA
                                 Si plachi almeno
 il cor d’Emilia.
 EMILIA
                          Il chiedi invano.
 CESARE
                                                     Amico (A Catone)
 pace pace una volta.
 CATONE
                                    Invan la speri.
 MARZIA
1585Ma tu che vuoi? (Ad Emilia)
 EMILIA
                              Viver fra gli odi e l’ire.
 CESARE
 Ma tu che brami? (A Catone)
 CATONE
                                In libertà morire.
 MARZIA
 
    Deh in vita ti serba. (A Catone)
 
 CESARE
 
 Deh sgombra l’affanno. (Ad Emilia)
 
 CATONE
 
 Ingrata, superba. (A Marzia)
 
 EMILIA
 
1590Indegno, tiranno. (A Cesare)
 
 CESARE
 
 Ma t’offro la pace. (A Catone)
 
 CATONE
 
 Il dono mi spiace.
 
 MARZIA
 
 Ma l’odio raffrena. (Ad Emilia)
 
 EMILIA
 
 Vendetta sol voglio.
 
 CESARE
 
1595Che duolo!
 
 MARZIA
 
                     Che pena!
 
 EMILIA
 
 Che fasto!
 
 CATONE
 
                    Che orgoglio!
 
 TUTTI
 
 Più strane vicende
 la sorte non ha.
 
 MARZIA
 
    M’oltraggia, m’offende (Da sé)
1600il padre sdegnato.
 
 CESARE
 
 Non cangia pensiero (Verso Catone)
 quel core ostinato.
 
 EMILIA
 
 Vendetta non spero. (Da sé)
 
 CATONE
 
 La figlia è ribelle. (Da sé)
 
 TUTTI
 
1605Che voglian le stelle
 quest’alma non sa. (Partono)
 
 SCENA X
 
 Luogo magnifico nel soggiorno di Catone.
 
 ARBACE con spada nuda e alcuni seguaci, poi FULVIO dal fondo parimenti con spada nuda e seguito di cesariani
 
 ARBACE
 Dove mai l’idol mio,
 dove mai si celò? M’affretto invano
 né pur qui lo ritrovo. Oh dei già tutta
1610di nemiche falangi Utica è piena.
 Compagni, amici, ah per pietà si cerchi,
 si difenda il mio ben. Ma già s’avanza (Vedendo venir Fulvio)
 Fulvio con l’armi. Ardir miei fidi, andiamo
 contro lo stuolo audace
1615a vendicarci almen.
 FULVIO
                                 Fermati Arbace.
 Il dittator non vuole
 che si pugni con voi. Di sua vittoria
 altro frutto non chiede
 che la vostra amistà, la vostra fede.
 ARBACE
1620Che fede, che amistà? Tutto è perduto,
 altra speme non resta
 che terminar la vita
 ma con l’acciaro in man.
 
 SCENA XI
 
 EMILIA e detti
 
 EMILIA
                                         Principe aita. (Ad Arbace)
 ARBACE
 Che fu?
 EMILIA
                Muore Catone.
 FULVIO
                                           E chi l’uccide?
 EMILIA
1625Si ferì di sua mano.
 ARBACE
                                 E niuno accorse
 il colpo a trattener?
 EMILIA
                                  La figlia ed io
 tardi giungemmo; il brieve acciar di pugno
 lasciò rapirsi, allor però che immerso
 l’ebbe due volte in seno.
 ARBACE
                                         Ah pria che muora
1630si procuri arrestar l’alma onorata. (In atto di partire)
 FULVIO
 (Lo sappia il dittator). (Parte Fulvio)
 
 SCENA XII
 
 CATONE ferito, MARZIA e detti
 
 CATONE
                                      Lasciami ingrata. (A Marzia)
 MARZIA
 Arbace, Emilia.
 ARBACE
                            Oh dio.
 Che facesti o signore?
 CATONE
                                      Al mondo, a voi
 ad evitar la servitude insegno.
 EMILIA
1635Alla pietosa cura
 cedi de’ tuoi.
 ARBACE
                        Pensa ove lasci e come
 una misera figlia.
 CATONE
                             Ah l’empio nome
 tacete a me, sol questa indegna oscura
 la gloria mia.
 MARZIA
                       Che crudeltà! Deh ascolta
1640i prieghi miei. (A Catone)
 CATONE
                         Taci.
 MARZIA
                                    Perdono o padre, (S’inginocchia)
 caro padre pietà. Questa che bagna
 di lagrime il tuo piede è pur tua figlia.
 Ah volgi a me le ciglia,
 vedi almen la mia pena,
1645guardami una sol volta e poi mi svena.
 ARBACE
 Placati alfine. (A Catone)
 CATONE
                         Or senti. (A Marzia)
 Se vuoi che l’ombra mia vada placata
 al suo fatal soggiorno, eterna fede
 giura ad Arbace e giura
1650all’oppressore indegno
 della patria e del mondo eterno sdegno.
 MARZIA
 (Morir mi sento).
 CATONE
                              E pensi ancor? Conosco
 l’animo avverso. Ah da costei lontano
 lasciatemi morir.
 MARZIA
                             No padre, ascolta, (S’alza)
1655tutto farò. Vuoi che ad Arbace io serbi
 eterna fé? La serberò. Nemica
 di Cesare mi vuoi? Dell’odio mio
 contro lui ti assicuro.
 CATONE
 Giuralo.
 MARZIA
                Oh dio su questa man lo giuro. (Prende la mano di Catone e la bacia)
 ARBACE
1660Mi fa pietà.
 EMILIA
                     (Che cangiamento!)
 CATONE
                                                      Or vieni (Catone abbraccia e tiene Marzia per mano)
 fra queste braccia e prendi
 gli ultimi amplessi miei, figlia infelice.
 Son padre alfine e nel momento estremo
 cede ai moti del sangue
1665la mia fortezza. Ah non credea lasciarti
 in Africa così.
 MARZIA
                         Mi scoppia il core.
 ARBACE
 Oh dei!
 CATONE
                Marzia, il vigore
 sento mancar.
 EMILIA
                         Vacilla il piè. (Catone siede)
 CATONE
                                               Qual gielo
 mi scorre per le vene. (Catone sviene)
 MARZIA
1670Soccorso Arbace, il genitor già sviene. (Si vedono venir Cesare e Fulvio dal fondo)
 ARBACE
 Non ti avvilir. La tenerezza opprime
 gli spirti suoi.
 MARZIA
                        Consiglio Emilia.
 EMILIA
                                                    Arriva
 Cesare a noi.
 MARZIA
                        Misera me!
 ARBACE
                                             Che giorno
 è questo mai!
 
 SCENA XIII
 
 CESARE, poi FULVIO con numeroso seguito e detti
 
 CESARE
                        Vive Catone?
 ARBACE
                                                Ancora
1675lo serba il ciel.
 CESARE
                          Per mantenerlo in vita
 tutto si adopri, anche il mio sangue istesso.
 MARZIA
 Parti Cesare parti,
 non accrescermi affanni.
 CATONE
                                         Ah figlia.
 ARBACE
                                                          Al labro
 tornan gli accenti.
 CESARE
                               Amico vivi e serba (Cesare si appressa a Catone e lo sostiene)
1680alla patria un eroe.
 CATONE
                                Figlia ritorna (Catone prende per mano Cesare credendolo Marzia)
 a questo sen. Stelle ove son! Chi sei?
 CESARE
 Stai di Cesare in braccio.
 CATONE
                                          Ah indegno. E quando
 andrai lungi da me? (Tenta di alzarsi e ricade)
 CESARE
                                  Placati.
 CATONE
                                                Io voglio...
 Manca il vigor ma l’ira mia richiami
1685gli spirti al cor. (S’alza da sedere)
 MARZIA
                            Reggiti o padre.
 CESARE
                                                        E vuoi
 morir così nemico?
 CATONE
                                 Anima rea
 io moro sì ma della morte mia
 poco godrai. La libertade oppressa
 il suo vindice avrà; palpita ancora
1690la grand’alma di Bruto in qualche petto.
 Chi sa...
 ARBACE
                 Tu manchi.
 EMILIA
                                     Oh dio.
 CATONE
                                                    Chi sa, lontano
 forse il colpo non è. Per pace altrui
 l’affretti il cielo e quella man che meno
 credi infedel, quella ti squarci il seno.
 FULVIO
1695(L’insulta anche morendo).
 CATONE
                                            Ecco... al mio ciglio...
 già langue... il dì.
 CESARE
                             Roma chi perdi!
 CATONE
                                                         Altrove...
 portatemi... a morir.
 MARZIA
                                  Vieni.
 EMILIA ed ARBACE
                                              Che affanno!
 CATONE
 No... non vedrai... tiranno...
 nella... morte... vicina...
1700spirar... con me... la libertà... latina. (Catone sostenuto da Marzia e da Arbace entra morendo)
 CESARE
 Ah se costar mi deve
 i giorni di Catone il serto, il trono,
 ripigliatevi o numi il vostro dono. (Getta il lauro)
 
 FINE
 
 
 
 
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