Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Ciro riconosciuto, Parigi, Quillau, 1755
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
  Vasta pianura ingombrata di ruine d’antica città, già per lungo tempo inselvatichite.
 
 MANDANE e MITRIDATE
 
 MANDANE
 Ah Mitridate, ah che mi dici? Alceo
 dunque è il mio Ciro?
 MITRIDATE
                                    Oh dio!
 Più sommessa favella. (Guardando con timore all’intorno)
 MANDANE
                                     Alcun non ode.
 MITRIDATE
 Potrebbe udir. Sotto un crudele impero
530troppo mai non si tace. Un sogno, un’ombra
 passa per fallo e si punisce; è incerta
 d’ogni amico la fé; le strade, i tempi,
 le mense istesse, i talami non sono
 dall’insidie sicuri. Ovunque vassi
535v’è ragion di tremar; parlano i sassi.
 MANDANE
 Ma rassicura almeno
 i dubbi miei.
 MITRIDATE
                       Rassicurar ti vuoi?
 Dimandane il tuo cor; qual più sincero
 testimonio ha una madre?
 MANDANE
                                           È vero, è vero.
540Or mi sovvien; quando mi venne innanzi
 la prima volta Alceo, tutto m’intesi
 tutto il sangue in tumulto. Ah perché tanto
 celarmi il ver?
 MITRIDATE
                         Così geloso arcano
 mal si fida a’ trasporti
545del materno piacer. Se il tuo dolore
 pietà non mi facea, se del tuo sdegno
 contro Alceo non temevo, ignoto ancora
 ti sarebbe il tuo figlio.
 MANDANE
                                     A parte a parte
 tutto mi spiega.
 MITRIDATE
                           Io veggo
550da lungi il re.
 MANDANE
                        Col fortunato avviso
 corriamo a lui.
 MITRIDATE
                          Ferma. (Nol dissi?) Ah taci,
 se vuoi salvo il tuo Ciro.
 MANDANE
                                         Eterni dei!
 Perché?
 MITRIDATE
                Parti.
 MANDANE
                           Ma il padre...
 MITRIDATE
 Or di più non cercar.
 MANDANE
                                   Sai che il mio figlio
555prigioniero è per me.
 MITRIDATE
                                   Se parti e taci,
 libero tel prometto.
 MANDANE
                                 E per qual via?
 MITRIDATE
 (Che pena!) A me ne lascia
 tutto il pensier; va’.
 MANDANE
                                 Come vuoi. Ma posso
 crederti, Mitridate,
560fidarmi a te?
 MITRIDATE
                       Se puoi fidarti? Oh stelle!
 Se puoi credermi? Oh dei! Bella mercede
 dalla grata Mandane ha la mia fede.
 MANDANE
 
    Non sdegnarti; a te mi fido,
 credo a te, non sono ingrata;
565ma son madre e sfortunata;
 compatisci il mio timor.
 
    Va’; se in te pietade ha nido,
 a salvarmi il figlio attendi.
 La più tenera difendi
570cara parte del mio cor. (Parte)
 
 SCENA II
 
 MITRIDATE, poi ASTIAGE
 
 MITRIDATE
 Oh de’ providi numi
 infinito saper! Per qual di Ciro
 mirabile camin guidi la sorte!
 Lo manda Astiage a morte;
575la mia pietà lo serba; e a me, perch’io
 non possa esser convinto,
 nasce opportuno al cambio un figlio estinto.
 Si sa che Ciro è in vita;
 il re lo cerca e affinch’ei sia deluso,
580ecco, né si sa come,
 usurpa un impostor di Ciro il nome.
 Vien lusingato il falso erede; e il vero
 nol conosce e l’uccide; e il colpo appunto
 in tal tempo succede
585che il tiranno lo crede
 esecuzion d’un suo comando. E pure
 trovasi ancor chi per sottrarsi a’ numi
 forma un nume del caso; e vuol che il mondo
 da una mente immortal retto non sia.
590Cecità temeraria! Empia follia!
 ASTIAGE
 Mitridate.
 MITRIDATE
                   Signor, fosti ubbidito;
 Ciro non vive più.
 ASTIAGE
                              Lo so; ti deggio,
 amico, il mio riposo. E qual poss’io
 render degna mercede a’ merti tui!
595Vieni, vieni al mio seno. (Odio costui).
 MITRIDATE
 Altro premio io non vuo’...
 ASTIAGE
                                            Non trattenerti,
 Mitridate, con me. Potrebbe alcuno
 dubitar del segreto.
 MITRIDATE
                                  Il figlio Alceo...
 ASTIAGE
 So che vuoi dirmi; è prigioniero, io penso
600a salvarlo, a premiarti.
 Tutto farò per voi. Fidati e parti.
 MITRIDATE
 Vado, mio re.
 ASTIAGE
                         (Più non tornasse almeno).
 MITRIDATE
 (Qual tempesta i tiranni han sempre in seno!) (Parte)
 
 SCENA III
 
 ASTIAGE e poi ARPAGO
 
 ASTIAGE
 Che oggetto tormentoso agli occhi miei
605costui divenne! Ei sa il mio fallo; a tutti
 palesarlo potrà. Servo mi resi
 del più reo de’ miei servi. Ah Mitridate
 mora dunque ed Alceo. L’estinto Ciro
 il pretesto sarà... No. S’io gli espongo
610a un pubblico giudizio, il mio segreto
 paleseran costoro
 per imprudenza o per vendetta. È meglio
 assolvergli per ora. Un colpo ascoso
 indi gli opprima. E in qual funesta entrai
615necessità d’esser malvagio! A quanti
 delitti obbliga un solo! E come, oh dio,
 un estremo mi porta all’altro estremo!
 Son crudel perché temo; e temo appunto
 perché son sì crudel. Congiunta in guisa
620è al mio timor la crudeltà che l’una
 nell’altro si trasforma e l’un dell’altra
 è cagione ed effetto; onde un’eterna
 rinovazion d’affanni
 mi propaga nell’alma i miei tiranni.
 ARPAGO
625Ah signor... (Affettando affanno)
 ASTIAGE
                       Giusti dei! Che fu? (Con ispavento)
 ARPAGO
                                                      Sicuro
 non è il sangue real.
 ASTIAGE
                                 Che? Si cospira
 contro di me?
 ARPAGO
                         No; ma il tuo Ciro estinto
 chiede vendetta.
 ASTIAGE
                             (Altro temei).
 ARPAGO
                                                     (Di tutto
 il misero paventa).
 ASTIAGE
                                Udisti, amico,
630dunque la mia sventura. Il sol perdei
 conforto mio.
 ARPAGO
                         (Falso dolor! Con l’arte
 l’arte deluderò).
 ASTIAGE
                            Né m’è permesso
 punire alcun senza ingiustizia. È stato
 involontario il colpo.
 ARPAGO
                                   Alceo lo dice;
635ma chi sa?
 ASTIAGE
                    Non mi resta
 luogo a sospetti. Ho indubitate prove
 dell’innocenza sua. Punir nol deggio
 d’una colpa del caso. Alceo si ponga,
 Arpago, in libertà; ma fa’ che mai
640a me non si presenti;
 né le perdite mie più mi rammenti.
 ARPAGO
 Ubbidito sarai.
 
 SCENA IV
 
 ARPALICE e detti
 
 ARPALICE
                           Gran re, perdono,
 pietà.
 ASTIAGE
            Di che?
 ARPALICE
                           Del più crudel delitto
 che una suddita rea...
 ASTIAGE
                                     Come! Tu ancora... (Con timore)
645Parla. Che fu?
 ARPAGO
                          (Torna a tremar).
 ARPALICE
                                                       Son io
 la misera cagion che Ciro è morto.
 Alceo colpa non ha. Le sue catene
 sciogli pietoso, or che al tuo piè sen viene.
 ASTIAGE
 Dov’è?
 ARPALICE
              Vedilo.
 
 SCENA V
 
 CIRO fra le guardie e detti
 
 ASTIAGE
                            È quello
650di Mitridate il figlio? (Ad Arpago a parte)
 ARPAGO
                                   Appunto.
 ASTIAGE
                                                     Oh dei!
 Che nobil volto! Il portamento altero
 poco s’accorda alla natia capanna.
 Che dici? (Ad Arpago)
 ARPAGO
                    È ver; ma l’apparenza inganna.
 CIRO
 Dimmi, Arpalice, è quello (Ad Arpalice a parte)
655il nostro re?
 ARPALICE
                      Sì.
 CIRO
                             Pur mi desta in petto
 sensi di tenerezza e di rispetto. (Da sé)
 ASTIAGE
 (Parlar seco è imprudenza.
 Partasi). (S’incamina e poi si ferma)
 ARPAGO
                  (Lode al cielo).
 ASTIAGE
                                            Arpago, e pure (Ad Arpago a parte)
 in quel sembiante un non so che ritrovo
660che non distinguo e non mi giunge nuovo.
 ARPAGO
 (Aimè!)
 CIRO
               Pria che mi lasci, (Appressandosi al re)
 eccelso re...
 ARPAGO
                       Taci, pastor. Commessa
 è a me la sorte tua. Parlando aggravi
 il suo dolor.
 CIRO
                      Più non favello. (Ritirandosi)
 ARPAGO
                                                E ancora,
665signor, non vai? Qual meraviglia è questa!
 Perché cambi color? Che mai t’arresta?
 ASTIAGE
 
    Non so; con dolce moto
 il cor mi trema in petto;
 sento un affetto ignoto
670che intenerir mi fa.
 
    Come si chiama, oh dio,
 questo soave affetto?
 (Ah se non fosse mio,
 lo crederei pietà). (Parte)
 
 SCENA VI
 
 CIRO, ARPAGO ed ARPALICE
 
 ARPAGO
675(Partì; respiro). Arpalice, col reo
 lasciami solo.
 ARPALICE
                        Ah genitor, tu m’ami;
 sai che Alceo mi difese; e reo lo chiami?
 ARPAGO
 Sparse il sangue real.
 ARPALICE
                                    Senza saperlo,
 assalito...
 ARPAGO
                  Non più. Va’.
 ARPALICE
                                         Se nol salvi
680l’umanitade offendi;
 ah della figlia il difensor difendi.
 ARPAGO
 E se il tuo difensore
 un traditor poi fosse?
 ARPALICE
                                    Un traditore?
 
    Guardalo in volto; e poi
685se tanto core avrai,
 chiamalo traditor.
 
    Come negli occhi suoi,
 bella chi vide mai
 l’immagine di un cor? (Parte)
 
 SCENA VII
 
 ARPAGO e CIRO
 
 ARPAGO
690Quel pastor sia disciolto (Alle guardie)
 e parta ognun. (Partono le guardie)
 CIRO
                           (Quanto la figlia è grata,
 è cauto il genitor).
 ARPAGO
                               Posso una volta
 parlarti in libertà. Permetti ormai
 che umile a’ piedi tuoi... (Inginocchiandosi)
 CIRO
                                         Sorgi; che fai?
 ARPAGO
695Il primo bacio imprimo
 su la destra reale. Onor dovuto
 purtroppo alla mia fé. Ciro, perdona
 se di pianto mi vedi umido il ciglio;
 questo bacio, o signor, mi costa un figlio.
 CIRO
700Sorgi; vieni, o mio caro
 liberator, vieni al mio sen. Di quanto
 debitor ti son io, già Mitridate
 pienamente m’instrusse.
 ARPAGO
                                        Ancor compita
 l’opra non è. Sul tramontar del sole
705vedrai... Ma vien da lungi
 Mandane a noi; cerca evitarla.
 CIRO
                                                  Intendo.
 Temi ch’io parli. Eh non temer; giurai
 di non spiegarmi a lei, finché permesso
 non sia da Mitridate; e fedelmente
710il giuramento osserverò.
 ARPAGO
                                        T’esponi,
 signor...
 CIRO
                 Va’; non è nuovo
 il cimento per me.
 ARPAGO
                               Deh non perdiamo
 di tant’anni il sudor. Sul fin dell’opra
 tremar convien. L’esser vicini al lido
715molti fa naufragar. Scema la cura
 quando cresce la speme;
 e ogni rischio è maggior per chi nol teme.
 
    Cauto guerrier pugnando
 già vincitor si vede;
720ma non depone il brando,
 ma non si fida ancor.
 
    Che le nemiche prede
 se spensierato aduna,
 cambia talor fortuna
725col vinto il vincitor. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 CIRO e poi MANDANE
 
 CIRO
 Oh madre mia, se immaginar potessi
 che il tuo figlio son io!
 MANDANE
                                     Mio caro figlio!
 Mio Ciro, mio conforto!
 CIRO
                                         Io? Come! (Oh stelle!
 Già mi conosce!)
 MANDANE
                             Alle materne braccia
730torna, torna una volta... Ah perché schivi
 gli amplessi miei?
 CIRO
                              Temo... Potresti... (Oh numi!
 Non so che dir).
 MANDANE
                             Non dubitar son io
 la madre tua; non te lo dice il core?
 Vieni...
 CIRO
               Sentimi pria. (Numi, consiglio.
735Parlar deggio o tacer?)
 MANDANE
                                       M’evita il figlio!
 CIRO
 (Perché tacer? Già mi conosce). È tempo...
 Poiché tant’oltre... (Ah no. Dal giuramento
 sciolto ancor non son io. Dee Mitridate
 consentir ch’io mi spieghi).
 MANDANE
                                            E ben, t’ascolto,
740che dir mi vuoi?
 CIRO
                            (Sarò crudel tacendo;
 ma spergiuro e imprudente
 favellando sarei).
 MANDANE
                              Né m’ode!
 CIRO
                                                 (Alfine
 col tacer differisco
 solamente un piacer; ma forse il frutto
745dell’altrui cure e de’ perigli immensi
 arrischio col parlar).
 MANDANE
                                   Che fai? Che pensi?
 Che ragioni fra te? Quei passi incerti,
 quelle nel proferir voci interrotte
 che voglion dir? Che la tua madre io sono
750sai finora o non sai? Se già t’è noto,
 perché freddo così? Parla.
 CIRO
                                           (Che pena!
 Sento il sangue in tumulto in ogni vena).
 MANDANE
 Trovar dopo tre lustri
 una madre...
 CIRO
                       (E qual madre!)
 MANDANE
755E accoglierla in tal guisa!
 E fuggir le sue braccia!
 CIRO
 (Ah Mitridate, e come vuoi ch’io taccia?)
 MANDANE
 Questi son dunque i teneri trasporti,
 le lagrime amorose, i cari amplessi
760e le fraposte a’ baci
 affollate domande? Ah madre... Ah figlio...
 Udisti i casi miei? Narrami i tui...
 Quanto errai... Quanto piansi... Io dissi... Io fui...
 No; questo è troppo, o il figlio mio non sei
765o per nuova sventura
 tutti gli ordini suoi cambiò natura.
 CIRO
 (Si voli a Mitridate; egli alla madre
 di spiegarmi permetta).
 MANDANE
 Né vuoi parlar?
 CIRO
                           Sì; pochi istanti aspetta;
770a momenti ritorno. (S’incamina frettoloso)
 MANDANE
                                 Ah prima... Ah senti,
 di’, sei Ciro o non sei?
 CIRO
                                      Torno a momenti.
 
    Parlerò; non è permesso
 che finor mi spieghi a pieno.
 Tornerò; sospendi almeno,
775finché torno, il tuo dolor.
 
    Se trovarmi ancor non sai
 tutto in volto il core espresso,
 tutto or or mi troverai
 su le labbra espresso il cor. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 MANDANE e poi CAMBISE
 
 MANDANE
780Onnipotenti numi,
 questo che vorrà dir! Sarebbe mai
 la mia speme un inganno?
 CAMBISE
                                           Amata sposa,
 mio ben?
 MANDANE
                  Sogno o son desta!
 Cambise! Idolo mio! Tu qui! Tu sciolto!
785Qual man liberatrice...
 CAMBISE
                                      Arpago... Oh quanto
 dobbiamo alla sua fede! Arpago è quello
 che mi salvò. Me prigionier raggiunse
 per camino un suo messo; a’ miei custodi
 parlò; fui sciolto. «In libertà» mi disse
790«signor, tu sei; va’; con più cura evita
 qualche incontro funesto;
 Arpago, che m’invia, diratti il resto».
 MANDANE
 Oh vero, oh fido amico!
 CAMBISE
                                         E pure il figlio
 serbarci non poté. Sapesti?... Oh dio
795che barbaro accidente!
 MANDANE
                                       Il più crudele
 saria che mai s’udisse,
 se fosse ver.
 CAMBISE
                       Se fosse vero? Ah dunque
 ne possiam dubitar? Parla, Mandane;
 consola il tuo Cambise.
 MANDANE
                                       E come posso
800te consolar, se non distinguo io stessa
 quel che creder mi debba.
 CAMBISE
                                            Almen qual hai
 ragion di dubitar?
 MANDANE
                               Si vuol che sia
 l’ucciso un impostore, e il nostro figlio
 quel pastor che l’uccise.
 CAMBISE
                                        O dei pietosi,
805avverate la speme. E tu vedesti
 questo pastore?
 MANDANE
                            Or da me parte.
 CAMBISE
                                                        È dunque...
 MANDANE
 Quei che meco or parlava.
 CAMBISE
                                            Un giovanetto,
 generoso all’aspetto,
 di biondo crin, di brune ciglia, a cui
810forse proprio trofeo gli omeri adorna
 spoglia d’uccisa tigre?
 MANDANE
                                     Appunto.
 CAMBISE
                                                       Il vidi
 e m’arrestai finché da te partisse;
 ma sugli occhi mi sta. Pur che ti disse?
 MANDANE
 Nulla.
 CAMBISE
             Un contento estremo
815fa spesso istupidir. Ma qual ti parve?
 MANDANE
 Confuso.
 CAMBISE
                  a’ boschi avvezzo
 il dovea, te presente. E chi l’arcano
 ti svelò?
 MANDANE
                 Mitridate.
 CAMBISE
                                   Aimè! (Si turba)
 MANDANE
                                               Da lui
 fu, se pur non mentisce,
820sotto nome d’Alceo, come suo figlio,
 Ciro nutrito.
 CAMBISE
                       E Alceo si chiama?
 MANDANE
                                                       Alceo.
 CAMBISE
 Oh nera frode! Oh scellerati! Oh troppo
 credula principessa!
 MANDANE
                                   Onde, o Cambise,
 queste smanie improvvise?
 CAMBISE
                                            Alceo di Ciro
825è il carnefice indegno; il colpo è stato
 del tuo padre un comando.
 MANDANE
                                             Ah taci.
 CAMBISE
                                                            Io stesso
 celato mi trovai
 dove Astiage l’impose; io l’ascoltai.
 MANDANE
 Quando? A chi?
 CAMBISE
                             Non rammenti
830che là nella capanna
 di Mitridate a frastornar giungesti
 le furie mie?
 MANDANE
                      Sì.
 CAMBISE
                             Colà dentro ascoso
 vidi che il re venne a proporre il colpo
 a Mitridate; ei col suo figlio Alceo
835Ciro uccider promise;
 e appunto il figlio Alceo fu che l’uccise.
 MANDANE
 Misera me!
 CAMBISE
                      Dubiti ancor? Non vedi
 che teme Mitridate
 la tua vendetta e per salvare il figlio
840questa favola inventa? Arpago, a cui
 tanto incresce di noi, parti che avrebbe
 taciuto infino ad ora?
 MANDANE
                                    Oh dei!
 CAMBISE
                                                   Non vedi...
 MANDANE
 Ah tutto vedo, ah tutto accorda, è vero;
 è il carnefice Alceo. Perciò poc’anzi
845tremava innanzi a me. Gli amplessi miei
 perciò fuggia. Ben de’ materni affetti
 volle abusar ma s’avvilì nell’opra;
 sentì quel traditore
 repugnar la natura a tanto orrore.
 CAMBISE
850Ma tu creder sì presto...
 MANDANE
                                         Oh dio! Consorte,
 tu non udisti come
 Mitridate parlò; parea che avesse
 il cor sui labbri; anche un tumulto interno,
 che Alceo mi cagionò, gli accrebbe fede;
855e poi quel che si vuol presto si crede.
 CAMBISE
 Oh dei! Ridurci a tal miseria e poi
 deriderci di più!
 MANDANE
                            Trarre una madre
 fino ad offrire amplessi
 d’un figlio all’omicida! Ah sposo! Il mio
860non è dolor; smania divenne, insana
 avidità di sangue.
 CAMBISE
                              Io stesso, io voglio
 sodisfarti, o Mandane. Addio. (Partendo)
 MANDANE
                                                   Ma dove?
 CAMBISE
 A ritrovare Alceo,
 a trafiggergli il cor, sia pur nascosto
865in grembo a Giove. (Partendo)
 MANDANE
                                  Odi; se lui non giungi
 in solitaria parte, avrà l’indegno
 troppe difese. Ove s’avvalla il bosco
 fra que’ monti colà, di Trivia il fonte
 scorre ombroso e romito;
870atto all’insidie è il sito; ivi l’attendi.
 Passerà; quel sentiero
 porta alla sua capanna; e in uso ogn’arte
 io porrò perch’ei venga.
 CAMBISE
                                        Intesi. (Partendo)
 MANDANE
                                                    Ascolta.
 Ravvisarlo saprai?
 CAMBISE
                                Sì; l’ho presente;
875parmi vederlo.
 MANDANE
                          Ah sposo,
 non averne pietà; passagli il core;
 rinfacciagli il delitto;
 fa’ che senta il morir...
 CAMBISE
                                     Non più, Mandane;
 il mio furor m’avanza;
880non inspirarmi il tuo; fremo abbastanza.
 
    Men bramosa di stragi funeste
 va scorrendo l’armene foreste
 fiera tigre che i figli perdé.
 
    Ardo d’ira, di rabbia deliro,
885smanio, fremo; non odo, non miro
 che le furie che porto con me. (Parte)
 
 SCENA X
 
 MANDANE e poi CIRO
 
 MANDANE
 Se tornasse il fellone... Eccolo... Oh come
 tremo in vederlo! Una mentita calma
 mi rassereni il ciglio.
 CIRO
890Madre mia, cara madre, ecco il tuo figlio.
 MANDANE
 (Che traditor!)
 CIRO
                          Pur Mitridate alfine
 consente che al tuo sen...
 MANDANE
                                          Ferma. (Chi mai
 sì reo lo crederia?)
 CIRO
                                 Numi, quel volto
 come trovo cambiato! Intendo; è questa
895una vendetta. Il mio tacer t’offese;
 mi punisci così. Perdono, o madre,
 bella madre perdon.
 MANDANE
                                   Taci.
 CIRO
                                              Ch’io taccia?
 MANDANE
 (Con quel nome di madre il cor mi straccia).
 CIRO
 Basta basta, non più; del fallo ormai
900è maggiore il castigo.
 MANDANE
                                   Odi; (un istante
 tollerate, ire mie). Madre non vive
 più tenera di me. Questo ritegno
 è timor, non è sdegno. Alcun travidi
 fra quelle piante ascoso. Il loco è pieno
905tutto d’insidie. (Anima rea!) Bisogna
 in più secreta parte
 sciorre il freno agli affetti ed esser certi
 che il re nulla traspiri. Oh quali arcani,
 oh quai disegni apprenderai! Palese
910vedrai tutto il mio cor.
 CIRO
                                     Vengo, son pronto,
 guidami dove vuoi.
 MANDANE
                                 (Già corre all’esca
 l’ingannator). Meco venir sarebbe
 di sospetti cagion; tu mi precedi,
 ti seguirò fra poco.
 CIRO
915Ma dove andrem?
 MANDANE
                                Scegli tu stesso il loco.
 CIRO
 Nella capanna mia?
 MANDANE
                                  Sì... Ma potrebbe
 sopraggiungere alcun.
 CIRO
                                     Di Pale all’antro?
 MANDANE
 Mai non seppi ove sia.
 CIRO
                                      Di Trivia al fonte?
 MANDANE
 Di Trivia... È forse quello
920che bagna il vicin bosco ove è più folto?
 CIRO
 Sì.
 MANDANE
        Va’; m’è noto. (Ah traditor sei colto).
 CIRO
 Deh non tardar.
 MANDANE
                            Parti una volta. (Con ira)
 CIRO
                                                      Oh dio!
 Perché quel fiero sguardo?
 MANDANE
                                            Io fingo, il sai;
 temo che alcun n’osservi.
 CIRO
                                          È ver; ma come
925puoi trasformarti a questo segno?
 MANDANE
                                                      Oh quanta
 violenza io mi fo! Se tu potessi
 vedermi il cor... Sento morirmi; avvampo
 d’insoffribil desio; vorrei mirarti...
 Vorrei di già... (Non so frenarmi). Ah parti.
 CIRO
 
930   Parto; non ti sdegnar,
 sì madre mia, da te
 gli affetti a moderar
 quest’alma impara.
 
    Gran colpa alfin non è
935se mal frenar si può
 un figlio che perdé,
 un figlio che trovò
 madre sì cara. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 MANDANE, poi ARPALICE
 
 MANDANE
 Che dolcezza fallace!
940Che voci insidiose! A poco a poco
 cominciava a sedurmi. Un inquieto
 senso partendo ei mi lasciò nell’alma
 che non è tutto sdegno. Affatto priva
 non sono alfin d’umanità. Mi mosse
945quel sembiante gentil, que’ molli accenti,
 quella tenera età. Povera madre!
 se madre ha pur, quando saprà che il figlio
 lacero il sen da mille colpi... Oh folle
 ch’io son! Gli altri compiango
950e mi scordo di me. Mora l’indegno,
 se ne affligga chi vuole. Il figlio mio
 vendicato esser dee. Son madre anch’io.
 ARPALICE
 Principessa, ah perdona
 l’impazienze mie. D’Alceo che avvenne?
955È assoluto? È punito? È giusto? È reo?
 MANDANE
 Deh per pietà non mi parlar d’Alceo.
 
    Quel nome se ascolto,
 mi palpita il core;
 se penso a quel volto,
960mi sento gelar.
 
    Non so ricordarmi
 di quel traditore
 né senza sdegnarmi
 né senza tremar. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 ARPALICE sola
 
 ARPALICE
965Ah chi saprebbe mai
 d’Alceo darmi novella? Io non ho pace
 se il suo destin non so. Ma tanto affanno
 troppo i doveri eccede
 d’un grato cor! Che? D’un pastore amante
970Arpalice sarebbe! Eterni dei,
 da tal viltà mi difendete. Io dunque
 germe di tanti eroi... No no; rammento
 quel che debbo a me stessa. E pur quel volto
 mi sta sempre sugli occhi. Ah chi mi toglie,
975chi la mia pace antica?
 È amore? Io nol distinguo. Alcun mel dica.
 
    So che presto ognun s’avvede
 in qual petto annidi amore;
 so che tardi ognor lo vede
980chi ricetto in sen gli dà.
 
    Son d’amor sì l’arti infide
 che ben spesso altrui deride
 chi già porta in mezzo al core
 la ferita e non lo sa. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo
 
 
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