Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Achille in Sciro, Parigi, Hérissant, 1780
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
  Aspetto esteriore di magnifico tempio dedicato a Bacco, donde si scende per due spaziose scale. È il tempio circondato da portici che, prolungandosi da entrambi i lati, formano una gran piazza. Fra le distanze delle colonne de’ portici scuopresi da un lato il bosco sacro alla deità, dall’altro la marina di Sciro. La piazza è ripiena di baccanti che celebrando le feste del loro nume al suono di vari stromenti cantano il seguente coro.
 
 Preceduti e seguiti da numeroso corteggio di nobili donzelle, scender si vedono dal tempio ed avanzarsi a poco a poco DEIDAMIA ed ACHILLE in abito femminile
 
 CORO
 
    Ah di tue lodi al suono,
 padre Lieo, discendi;
 ah le nostr’alme accendi
 del sacro tuo furor.
 
 PARTE DEL CORO
 
5   O fonte de’ diletti,
 o dolce obblio de’ mali,
 per te d’esser mortali
 noi ci scordiam talor.
 
 TUTTO IL CORO
 
    Ah le nostr’alme accendi
10del sacro tuo furor.
 
 PARTE DEL CORO
 
    Per te, se in fredde vene
 pigro ristagna e langue,
 bolle di nuovo il sangue
 d’insolito calor.
 
 TUTTO IL CORO
 
15   Ah le nostr’alme accendi
 del sacro tuo furor.
 
 PARTE DEL CORO
 
    Chi te raccoglie in seno
 esser non può fallace;
 fai diventar verace
20un labbro mentitor.
 
 TUTTO IL CORO
 
    Ah le nostr’alme accendi
 del sacro tuo furor.
 
 PARTE DEL CORO
 
    Tu dai coraggio al vile,
 rasciughi al mesto i pianti,
25discacci dagli amanti
 l’incomodo rossor.
 
 TUTTO IL CORO
 
    O fonte de’ diletti,
 o dolce obblio de’ mali,
 accendi i nostri petti
30del sacro tuo furor. (Ad un improvviso suon di trombe, che odesi in lontano verso la marina, tace il coro, s’interrompe il ballo e s’arrestan tutti in attitudine di timore riguardando verso il mare)
 
 DEIDAMIA
 Udisti? (Ad Achille)
 ACHILLE
                Udii.
 DEIDAMIA
                           Chi temerario ardisce
 turbar col suon profano
 dell’orgie venerate il rito arcano?
 ACHILLE
 Non m’ingannai; lo strepito sonoro
35parte dal mar. Ma non saprei... Non veggo
 che vuol dir, chi lo move... Ah principessa,
 eccone la cagion. Due navi, osserva,
 vengono a questo lido.
 DEIDAMIA
                                       Aimè!
 ACHILLE
                                                   Che temi?
 Son lungi ancor. (Compariscono in lontano due navi. Sentesi di nuovo il suono delle trombe suddette; tutti partono fuggendo, toltone Achille e Deidamia)
 DEIDAMIA
                              Fuggiam.
 ACHILLE
                                               Perché?
 DEIDAMIA
                                                              Non sai
40che d’infami pirati
 tutto è infestato il mar? Così rapite
 fur le figlie infelici
 al re d’Argo e di Tiro. Ignori forse
 la recente di Sparta
45perdita ingiuriosa? E che ne freme
 invan la Grecia e che domanda invano
 l’infida sposa al predator troiano?
 Chi sa che ancora in quelle
 insidiose navi... Oh dei! Vien meco.
 ACHILLE
50Di che temi, mia vita? Achille è teco.
 DEIDAMIA
 Taci.
 ACHILLE
            E se teco è Achille...
 DEIDAMIA
                                              Ah taci; alcuno (Guardandosi intorno)
 potrebbe udirti; e, se scoperto sei,
 son perduta, ti perdo. E che direbbe
 il genitor deluso? Una donzella
55sai che ti crede e si compiace e ride
 del nostro amor; ma che sarà se mai,
 solo in pensarlo io moro,
 se mai scopre che in Pirra Achille adoro?
 ACHILLE
 Perdona; è vero.
 
 SCENA II
 
 NEARCO e detti
 
 NEARCO
                             (Ecco gli amanti). E deggio
60sempre così tremar per voi? Vel dissi
 pur mille volte; è troppo chiara ormai
 questa vostra imprudente
 cura di separarvi
 sempre dalle compagne; ognun la vede,
65ne parla ognuno. Andate al re. Son tutte
 l’altre già nella reggia.
 ACHILLE
                                    Il suon guerriero, (Achille intento ad altro non l’ascolta)
 che da que’ legni uscì, d’armati e d’armi
 mostra che vengan gravi.
 DEIDAMIA
                                          (Oh come in volto (Piano a Nearco)
 già tutto avvampa! Usar conviene ogni arte
70per trarlo altrove).
 NEARCO
                                E non partite?
 ACHILLE
                                                        Or ora,
 principessa, verrò. Que’ legni in porto
 bramo veder.
 DEIDAMIA
                         Come! Ch’io parta e lasci
 te in periglio sì grande? Ah tu, lo vedo, (Turbata)
 ne saresti capace; e dal tuo core
75misuri il mio. So già, crudele...
 ACHILLE
                                                 Andiamo;
 non ti sdegnar. Con un tuo sguardo irato
 mi fai morir.
 DEIDAMIA
                      No, non è vero, ingrato.
 
    No, ingrato, amor non senti;
 o, se pur senti amor,
80perder non vuoi del cor
 per me la pace.
 
    Ami, se tel rammenti;
 e puoi senza penar
 amare e disamar
85quando ti piace. (Deidamia parte. Achille s’incammina appresso a Deidamia; ma giunto alla scena si volge e s’arresta di nuovo a mirar le navi già avvicinate a tal segno che su la sponda di una d’esse possa distinguersi un guerriero)
 
 SCENA III
 
 NEARCO e di nuovo ACHILLE
 
 NEARCO
 Di pacifiche ulive (Guardando il porto)
 han le prore adornate; amiche navi
 quelle dunque saran.
 ACHILLE
                                   Nearco, osserva (Tornando indietro)
 come splende fra l’armi
90quel guerrier maestoso.
 NEARCO
                                       Ah va’; non lice
 a te, che una donzella
 comparisci alle spoglie, in questo loco
 scompagnata restar.
 ACHILLE
                                   Ma non ti crede (Con isdegno)
 ognuno il padre mio? Qual meraviglia
95che appresso al genitor resti una figlia?
 NEARCO
 Si sdegnerà Deidamia.
 ACHILLE
                                     È ver. (Rimesso, parte; e poi si ferma)
 NEARCO
                                                 (Che pena
 è il nascondere Achille!)
 ACHILLE
                                        Oh se ancor io (Considerando il guerriero che è su la nave)
 quell’elmo luminoso
 in fronte avessi e quella spada al fianco...
100Nearco, (Torna risoluto) io son già stanco
 di più vedermi in questa gonna imbelle;
 e ormai...
 NEARCO
                   Che dici? Oh stelle! E non rammenti
 quanto giova al tuo amor?
 ACHILLE
                                           Sì... Ma...
 NEARCO
                                                              Deh parti.
 ACHILLE
 Lasciami un sol momento
105a vagheggiar quell’armi.
 NEARCO
                                        (Aimè!) Sì, resta
 pur quanto vuoi; ma Deidamia intanto
 sarà col tuo rival.
 ACHILLE
                              Che? (In atto feroce)
 NEARCO
                                         Giunto or ora
 è di Calcide il prence; e Licomede
 vuol che la man di sposo
110oggi porga alla figlia.
 ACHILLE
                                   Oh numi!
 NEARCO
                                                    È vero
 che è tuo quel cor; ma se il rivale accorto
 può lusingarla inosservata e sola,
 chi sa; pensaci, Achille; ei te l’invola.
 ACHILLE
 
    Involarmi il mio tesoro!
115Ah dov’è quest’alma ardita?
 Ha da togliermi la vita
 chi vuol togliermi il mio ben.
 
    M’avvilisce in queste spoglie
 il poter di due pupille;
120ma lo so ch’io sono Achille
 e mi sento Achille in sen. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 NEARCO e poi ULISSE ed ARCADE dalle navi
 
 NEARCO
 Che difficile impresa,
 Tetide, m’imponesti! Ogni momento
 temo scoperto Achille. È ver che amore
125lo tiene a fren; ma se una tromba ascolta,
 se rimira un guerrier, s’agita, avvampa,
 sdegna l’abito imbelle. Or che farebbe,
 se sapesse che Troia
 senza lui non cadrà? Che lui domanda
130tutta la Grecia armata? Ah, tolga il cielo
 che alcuno in questo lido
 non venga a ricercarlo... Oh dei! M’inganno?
 Ulisse! E qual cagione
 qui lo conduce? Ah non a caso ei viene.
135Che farò? Mi conosce,
 e nella reggia appunto
 del genitor d’Achille. È ver che ormai
 lungo tempo è trascorso. In ogni caso
 negherò d’esser quello. Olà, straniero,
140non osar d’inoltrarti
 senza dirmi chi sei. Questa è la legge;
 il mio re la prescrisse.
 ULISSE
 Si ubbidisca alla legge; io sono Ulisse.
 NEARCO
 Ulisse! I detti audaci
145scusa, eroe generoso. Al re men volo
 con sì lieta novella. (Vuol partire)
 ULISSE
                                  Odi. E tu sei (Esaminandolo attentamente)
 servo di Licomede?
 NEARCO
                                  Appunto.
 ULISSE
                                                    Il nome?
 NEARCO.
 Nearco.
 ULISSE
                 Ove nascesti?
 NEARCO
 Nacqui in Corinto.
 ULISSE
                                E da’ paterni lidi
150perché mai qui venisti?
 NEARCO
                                      Io venni... Oh dio!
 Signor, troppo m’arresti; e il re frattanto
 non sa chi giunse in porto.
 ULISSE
 Va’ dunque.
 NEARCO
                       (Ah, ch’io fingea s’è quasi accorto). (Parte)
 
 SCENA V
 
 ULISSE ed ARCADE
 
 ULISSE
 Arcade, il ciel seconda
155la nostra impresa.
 ARCADE
                               Onde la speme?
 ULISSE
                                                           Udisti?
 Rimirasti colui? Sappi che il vidi
 di Peleo in corte, ha già molt’anni. Ei finse
 patria e nome con noi; ma già confuso
 era alle mie richieste. Ah menzognera
160forse non è la fama; in gonna avvolto
 qui si nasconde Achille. Arcade, vola
 su l’orme di colui. Cerca, dimanda
 chi sia, come qui venne, ove dimora,
 se alcuno è seco; ogni leggiero indizio
165può servirne di scorta.
 ARCADE
                                      Io vado.
 ULISSE
                                                      Ascolta.
 Che d’Achille si cerchi
 pensa a non dar sospetto ancor lontano.
 ARCADE
 A un tuo seguace un tal ricordo è vano. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 ULISSE solo
 
 ULISSE
 Già con prospero vento
170comincio a navigar. Per altri forse
 quest’incontro felice,
 quel confuso parlar, quel dubbio volto
 poco saria; ma per Ulisse è molto.
 
    Fra l’ombre un lampo solo
175basta al nocchier sagace
 che già ritrova il polo,
 già riconosce il mar.
 
    Al pellegrin ben spesso
 basta un vestigio impresso,
180perché la via fallace
 non l’abbia ad ingannar. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 Appartamenti di Deidamia.
 
 LICOMEDE e DEIDAMIA
 
 LICOMEDE
 Ma se ancor nol vedesti, onde lo sai
 che piacerti non può?
 DEIDAMIA
                                     Già molto intesi
 parlar di Teagene.
 LICOMEDE
                                E vuoi di lui
185su la fé giudicar degli occhi altrui?
 Semplice! Va’; m’attendi
 nel giardino real; colà fra poco
 col tuo sposo verrò.
 DEIDAMIA
                                   Già sposo!
 LICOMEDE
                                                      Ei venne
 su la mia fé; tutto è disposto. (Partendo)
 DEIDAMIA
                                               Almeno...
190Padre... Ah senti.
 LICOMEDE
                               M’attende
 il greco ambasciador. Più non opporti;
 siegui il consiglio mio.
 DEIDAMIA
                                     Dunque un comando
 non è questo, o signor.
 LICOMEDE
                                      Sempre a una figlia
 comanda il genitor, quando consiglia.
 
195   Alme incaute, che torbide ancora
 non provaste l’umane vicende,
 ben lo veggo, vi spiace, v’offende
 il consiglio d’un labbro fedel.
 
    Confondete con l’utile il danno;
200chi vi regge credete tiranno;
 chi vi giova chiamate crudel. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 DEIDAMIA, indi ACHILLE
 
 DEIDAMIA
 All’idol mio mancar di fede! Ah prima
 che altro sposo...
 ACHILLE
                               È permesso (Con ironia sdegnosa)
 a Deidamia l’ingresso? Io non vorrei
205importuno arrivar. Come! Tu sola?
 Dov’è lo sposo? A tributarti affetti
 qui sperai ritrovarlo.
 DEIDAMIA
                                   E già sapesti...
 ACHILLE
 Tutto ma non da te; prova sublime
 della bella tua fede. A me, crudele,
210celar sì nero arcano? A me che t’amo
 più di me stesso? A me che in queste spoglie
 avvilito per te... Barbara...
 DEIDAMIA
                                            Oh dio!
 Non m’affligger, ben mio; di queste nozze
 nulla seppi finor. Poc’anzi il padre
215venne a proporle. Istupidii; m’intesi
 tutto il sangue gelar.
 ACHILLE
                                  Pur che farai?
 DEIDAMIA
 Tutto, fuor che lasciarti. E prieghi e pianti
 a svolger Licomede
 pongansi in uso. Ei cederà, se vuole
220salvar la figlia; e, quando ancor non ceda,
 nulla speri ottener. Fu Achille il primo
 che amai finora e voglio
 che sia l’ultimo Achille. Ah mi vedrai
 morir, cor mio, pria che tradirti mai.
 ACHILLE
225Oh dolcissimi accenti! E qual mercede
 posso renderti, o cara?
 DEIDAMIA
                                       Eccola; io chiedo,
 se possibile è pur, che abbi più cura
 di non scoprirti.
 ACHILLE
                            E questa gonna è poco?
 DEIDAMIA
 Che val, se la smentisce
230ogni tuo sguardo, ogni tuo moto? I passi
 troppo liberi son; troppo è sicuro
 quel tuo girar di ciglio. Ogni cagione
 basta a farti sdegnar; né femminili
 son poi gli sdegni tuoi. Che più? Se vedi
235un elmo, un’asta o se parlar ne senti,
 già feroce diventi;
 escon dagli occhi tuoi lampi e faville;
 Pirra si perde e comparisce Achille.
 ACHILLE
 Ma il cambiar di natura
240è impresa troppo dura.
 DEIDAMIA
                                      È dura impresa
 anche l’opporsi a un genitor. Poss’io
 dunque con questa scusa
 accettar Teagene.
 ACHILLE
                               Ah no, mia vita;
 farò quanto m’imponi.
 DEIDAMIA
                                     Or lo prometti;
245ma poi...
 ACHILLE
                  No; questa volta
 t’ubbidirò. Terrò gli sdegni a freno;
 non parlerò più d’armi; e, de’ tuoi cenni
 se più fedele esecutor non sono,
 corri in braccio al rival, ch’io ti perdono.
 
250   Sì, ben mio, sarò qual vuoi;
 lo prometto a que’ bei rai
 che m’accendono d’amor.
 
 SCENA IX
 
 ULISSE e detti
 
 DEIDAMIA
 Taci; v’è chi t’ascolta.
 ACHILLE
                                    E tu chi sei (Ad Ulisse, pieno di sdegno)
 che temerario ardisci
255di penetrar queste segrete soglie?
 Che vuoi? Parla, rispondi;
 o pentir ti farò...
 DEIDAMIA
                             Pirra!
 ULISSE
                                         (Che fiero
 sembiante è quello!)
 DEIDAMIA
                                  E la promessa? (Piano ad Achille)
 ACHILLE
                                                            (È vero). (Ravvedendosi)
 ULISSE
 Non son di Licomede
260queste le stanze?
 DEIDAMIA
                              No.
 ULISSE
                                       Straniero errai;
 perdona. (Vuol partire)
 DEIDAMIA
                   Odi. E che brami
 dal re?
 ULISSE
               La Grecia chiede
 da lui navi e guerrieri, or che s’affretta
 d’unirsi armata alla comun vendetta.
 ACHILLE
265(Felice chi v’andrà!)
 DEIDAMIA
                                  (Tutto nel volto
 già si cambiò).
 ULISSE
                         S’apre al valore altrui
 oggi una illustre via. Corrono a questa
 impresa anche i più vili.
 ACHILLE
                                      (E Achille resta!)
 DEIDAMIA
 (Periglioso discorso!) A Licomede,
270stranier, quella è la via. (Ad Ulisse) Sieguimi. (Ad Achille)
 ACHILLE
                                                                        Amico, (Tornando indietro)
 dimmi; le greche navi
 dove ad unirsi andranno?
 DEIDAMIA
 Pirra... ma... (Partono)
 ACHILLE
                        Già ti sieguo. (Oh amor tiranno!)
 
 SCENA X
 
 ULISSE e poi ARCADE
 
 ULISSE
 O il desio di trovarlo
275per tutto mel dipinge o Pirra è Achille.
 Peleo ne’ suoi verdi anni
 quel volto avea, me ne rammento. E poi
 quel parlar... quegli sguardi... È ver; ma Ulisse
 fidarsi ancor non dee. Posso ingannarmi;
280e quando ei sia, pria di parlar bisogna
 più cauto il tempo, il loco,
 le circostanze esaminar. Felice
 è in suo cammin di rado
 chi varca i fiumi e non ne tenta il guado.
285Tardi, fin che è maturo,
 il gran colpo a scoppiar ma sia sicuro.
 ARCADE
 Ulisse.
 ULISSE
              Arcade! E in queste
 stanze t’inoltri?
 ARCADE
                          Entrar ti vidi e venni
 su l’orme tue.
 ULISSE
                        Che raccogliesti intanto?
 ARCADE
290Poco, o signor. Sol che Nearco è giunto
 in questa terra, or compie l’anno; ha seco
 una figlia gentil; mostra per essa
 la real principessa
 straordinario amor.
 ULISSE
                                 Come si appella?
 ARCADE
295Pirra.
 ULISSE
             Pirra!
 ARCADE
                         E per lei Nearco ha loco
 fra’ reali ministri.
 ULISSE
                             E questo è poco?
 ARCADE
 Ma ciò che giova?
 ULISSE
                                Ah mio fedel, facciamo
 gran viaggio a momenti. Odi e dirai...
 
 SCENA XI
 
 NEARCO e detti
 
 NEARCO
 Signor, vieni; che fai?
300T’attende il re.
 ULISSE
                          Qual è il cammino?
 NEARCO
                                                         È questo.
 ULISSE
 Ti sieguo, andiam. Non posso dirti il resto. (Ad Arcade; indi parte con Nearco)
 
 SCENA XII
 
 ARCADE solo
 
 ARCADE
 Chi può d’Ulisse al pari
 tutto veder? Ciò che per gli altri è oscuro
 chiaro è per lui. No, la natura o l’arte
305l’egual mai non formò. Dov’è chi sappia
 com’ei mostrar tutti gli affetti in volto
 senz’averli nel cor? Chi fra gli accenti
 facili, ubbidienti
 l’anime incatenar? Chi ad ogni istante
310cambiar genio, tenor, lingua e sembiante?
 Io nol conosco ancor. D’Ulisse al fianco
 ogni giorno mi trovo;
 e ogni giorno al mio sguardo Ulisse è nuovo.
 
    Sì varia in ciel talora
315dopo l’estiva pioggia
 l’iride si colora,
 quando ritorna il sol.
 
    Non cambia in altra foggia
 colomba al sol le piume,
320se va cambiando lume
 mentre rivolge il vol. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 Deliziosa nella reggia di Licomede.
 
 ACHILLE e DEIDAMIA, poi LICOMEDE e TEAGENE
 
 DEIDAMIA
 No, Achille, io non mi fido
 di tue promesse. A Teagene in faccia
 non saprai contenerti; il tuo calore
325ti scoprirà. Parti, se m’ami.
 ACHILLE
                                            Almeno
 qui tacito in disparte
 lascia ch’io vegga il mio rivale.
 DEIDAMIA
                                                  Oh dio!
 T’esponi a gran periglio. Eccolo.
 ACHILLE
                                                     Ah questo (Turbandosi)
 dunque è l’audace? E ho da soffrir?...
 DEIDAMIA
                                                            Nol dissi?
330Già ti trasporti.
 ACHILLE
                          Un impeto primiero
 fu questo; è già sedato. Or son sicuro.
 DEIDAMIA
 Tu parlerai.
 ACHILLE
                      Non parlerò, tel giuro. (Si ritira in disparte)
 LICOMEDE
 Amata figlia, ecco il tuo sposo; ed ecco,
 illustre Teagene,
335la sposa tua.
 ACHILLE
                       (Qui tollerar conviene).
 TEAGENE
 Chi ascolta, o principessa,
 ciò che de’ pregi tuoi la fama dice
 la crede adulatrice; e chi ti mira
 la ritrova maligna. Io, che già sono
340tuo prigionier, t’offro quest’alma in dono.
 ACHILLE
 (Che temerario!) (Considerando sdegnosamente Teagene, s’avanza senza avvedersene)
 DEIDAMIA
                               A così alto segno
 non giunge il merto mio; tanto esaltarlo
 non dei... Pirra! Che vuoi? Parti. (Avvedendosi che Achille è già vicino a Teagene)
 ACHILLE
                                                      Non parlo. (Si ritira in disparte come sopra)
 DEIDAMIA
 (Dei! Qual timor m’assale!)
 TEAGENE
345Chi è mai questa donzella?
 LICOMEDE
                                            È il tuo rivale.
 DEIDAMIA
 (Son morta).
 ACHILLE
                        (Ah mi conosce).
 LICOMEDE
                                                     È Pirra il solo
 amor di Deidamia. Altre non vide
 più tenere compagne il mondo intero.
 DEIDAMIA
 (Ei parlava da scherzo e disse il vero).
 LICOMEDE
350Deidamia, or che ti sembra
 di sì degno consorte?
 DEIDAMIA
                                    I pregi, o padre,
 ne ammiro, ne comprendo;
 ma...
 LICOMEDE
            Tu arrossisci! Il tuo rossore intendo.
 
    Intendo il tuo rossor;
355«Amo» vorresti dir;
 ma in faccia al genitor
 parlar non vuoi.
 
    Il farti più soffrir
 sarebbe crudeltà;
360restino in libertà
 gli affetti tuoi. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 ACHILLE, DEIDAMIA e TEAGENE
 
 ACHILLE
 (Ah se altre spoglie avessi!)
 TEAGENE
                                              Or che siam soli,
 principessa gentil, soffri ch’io spieghi
 l’ardor di questo sen; soffri ch’io dica...
 DEIDAMIA
365Non parlarmi d’amor; ne son nemica.
 
    Del sen gli ardori
 nessun mi vanti;
 non soffro amori,
 non voglio amanti;
370troppo mi è cara
 la libertà.
 
    Se fosse ognuno
 così sincero,
 meno importuno
375parrebbe il vero;
 saria più rara
 l’infedeltà. (Parte con Achille, il quale si ferma nell’entrare)
 
 TEAGENE
 Giusti numi, e in tal guisa
 Deidamia m’accoglie! In che son reo?
380Che fu? Seguasi. (Vuol seguir Deidamia)
 ACHILLE
                               Ferma; ove t’affretti? (Arrestandolo)
 TEAGENE
 A Deidamia appresso;
 raggiungerla desio.
 ACHILLE
                                 Non è permesso. (Risoluto)
 TEAGENE
 Chi può vietarlo?
 ACHILLE
                              Io.
 TEAGENE
                                      Tu?
 ACHILLE
                                               Sì; né giammai,
 sappilo, io parlo invano. (Parte lentamente)
 TEAGENE
385(Delle ninfe di Sciro il genio è strano.
 E pur quella fierezza
 ha un non so che, che piace). Odi. Ma dimmi
 almen, perché?
 ACHILLE
                          Dissi abbastanza. (Partendo lentamente)
 TEAGENE
                                                       E credi
 che di te sola io tema?
390Credi bastar tu sola?
 ACHILLE
                                    Io basto; e trema. (Con aria feroce)
 TEAGENE
 (Quell’ardir m’innamora).
 DEIDAMIA
 (Ah mancator, non sei contento ancora?) (Nell’atto che Achille si rivolge per partire, incontra su la scena Deidamia che gli dice sdegnata il verso suddetto e lo lascia confuso)
 ACHILLE
 (Misero! È ver, trascorsi).
 TEAGENE
                                            Ascolta; io voglio,
 bella ninfa, ubbidirti; e per mercede
395bramo sol de’ tuoi sdegni
 l’origine saper. Di’... Ma... Sospiri!
 Mi guardi! Ti confondi!
 Qual cambiamento è il tuo? Parla; rispondi.
 ACHILLE
 
    Risponderti vorrei
400ma gela il labbro e tace;
 lo rese amor loquace,
 muto lo rende amor,
 
    amor che a suo talento
 rende un imbelle audace
405e abbatte in un momento,
 quando gli piace, un cor. (Parte)
 
 SCENA XV
 
 TEAGENE solo
 
 TEAGENE
 Son fuor di me. Quanto son mai vezzose
 l’ire in quel volto! Ah forse m’ama e ch’io
 siegua un’altra non soffre. E così presto
410è amante ed è gelosa? Una donzella
 parlar così! Così mostrarsi audace!
 Intenderla non so; so che mi piace.
 
    Chi mai vide altrove ancora
 così amabile fierezza
415che minaccia ed innamora,
 che diletta e fa tremar?
 
    Cinga il brando ed abbia questa
 l’asta in pugno e l’elmo in testa,
 e con Pallade in bellezza
420già potrebbe contrastar. (Parte)
 
 Fine dell’atto primo
 
 
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