Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Il Ciro riconosciuto, Venezia, Bettinelli, 1737
 
 
 
Paratesto IL CIRO RICONOSCIUTO ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
 Montuosa.
 
 MANDANE e MITRIDATE
 
 MANDANE
 Lo veggo Mitridate; un vivo esempio
 tu sei di fedeltà. Non istancarti
 l’istoria a raccontarmi. A pro di Ciro
 io so già quanto oprasti
990e Cambise lo sa. Pensiamo entrambi
 le tue cure a premiar. (Perfido!) È vero
 che del merito tuo sempre minore
 la mercede sarà; pur quel che feci
 sembrerà, lo vedrai,
995poco a Mandane, a Mitridate assai.
 MITRIDATE
 Questo tanto parlarmi
 di premio e di mercé troppo m’offende.
 Che? Mandane mi crede
 mercenario così? S’inganna. Io fui
1000già premiato abbastanza
 compiendo il dover mio. Le rozze spoglie
 non trasformano un’alma. In me, lo sai,
 l’esser pastore è scelta,
 non è sventura. Io volontario elessi
1005questa semplice vita, e forse appunto
 per serbarmi qual sono, e qual mi credi
 per mai non divenir.
 MANDANE
                                  (Numi! A qual segno
 può simular l’indegno!)
 MITRIDATE
                                      Un tal pensiero
 tanto oltraggio mi fa...
 MANDANE
                                     Perdona; è vero.
1010Il desio d’esser grata
 mi trasportò. Dovea pensar che il solo
 premio dell’alme grandi
 son l’opre lor. Chi giunse,
 e tu ben vi giungesti, al grado estremo
1015d’un’eroica virtù tutto ritrova,
 tutto dentro di sé. Pieno si sente
 d’un sincero piacer, d’una sicura
 tranquillità che rappresenta in parte
 lo stato degli dei. Di’? Tu lo pruovi?
1020Non è così?
 MITRIDATE
                      Sì; né di questa invece
 torrei di mille imperi...
 MANDANE
                                     Anima vile!
 Traditor! Scellerato!
 MITRIDATE
                                   Io principessa!
 Io!
 MANDANE
         Sì. Credevi o stolto
 le tue frodi occultar? Speravi iniquo
1025che invece del mio figlio il tuo dovessi
 stringermi al sen? No perfido, io non sono
 tanto in odio agli dei. Ciro ho perduto;
 ma so perché; so chi l’uccise; e voglio
 e posso vendicarmi.
 MITRIDATE
                                  In quale inganno?
1030In qual misero error?...
 MANDANE
                                       Taci; m’ascolta;
 e comincia a tremar. Sappi che in questo
 momento in cui ti parlo
 sta spirando il tuo figlio.
 MITRIDATE
                                        Ah come?
 MANDANE
                                                           Ed io,
 sentimi traditor, io fui che l’empio
1035a trovar chi l’uccida
 ingannato mandai.
 MITRIDATE
                               Tu stessa!
 MANDANE
                                                  Aita
 vedi se può sperar; solingo è il loco,
 chi l’attende è Cambise.
 MITRIDATE
                                       Ah che facesti
 sconsigliata Mandane! Ah corri, ah dimmi
1040qual luogo almeno...
 MANDANE
                                   Oh questo no; potresti
 forse giungere in tempo. Il loco ancora
 saprai ma non sì presto.
 MITRIDATE
                                        Ah principessa
 pietà di te. Quel che tu credi Alceo
 è il tuo Ciro, è il tuo figlio.
 MANDANE
                                          Eh questa volta
1045non sperar ch’io ti creda.
 MITRIDATE
                                          Il suol m’inghiotta,
 un fulmine m’opprima
 se mentii, se mentisco.
 MANDANE
                                      Empia favella,
 familiare a’ malvagi.
 MITRIDATE
                                  Odimi; io voglio
 qui fra’ lacci restar; tu corri intanto
1050la tragedia a impedir. Se poi t’inganno,
 torna allora a punirmi,
 squarciami allora il sen.
 MANDANE
                                       Scaltra è l’offerta
 ma non ti giova. In quest’angustia il colpo
 ti basta differir. Sai ch’io non posso
1055d’alcun fidarmi; e ti prometti intanto
 il soccorso del re.
 MITRIDATE
                               Che far degg’io
 santi numi del ciel? Povero prence!
 Infelici mie cure! Io mi protesto
 di bel nuovo, o Mandane; il finto Alceo
1060è Ciro, è il figlio tuo. Salvalo, corri,
 credimi per pietà. Se non mi credi
 diventi o principessa
 l’orror, l’odio del mondo e di te stessa.
 MANDANE
 Fremi pure a tua voglia,
1065non m’inganni però.
 MITRIDATE
                                  Ma questo, oh dio,
 questo canuto crine
 merta sì poca fé? Vaglion sì poco
 le lagrime ch’io spargo?
 MANDANE
                                        In quelle appunto
 conosco il padre. In tale stato anch’io,
1070barbaro, son per te. Provalo; impara
 che sia perdere un figlio.
 MITRIDATE
                                         (Oh nostra folle
 misera umanità! Come trionfa
 delle miserie sue!) Parla Mandane;
 Ciro dov’è? Vorrai parlar ma quando
1075tardi sarà.
 MANDANE
                   Va’ traditor; ch’io dica
 di più non aspettar.
 MITRIDATE
                                 Sogno! Son desto!
 Dove corro? Che fo? Che giorno è questo?
 
    Dimmi crudel dov’è;
 ah non tacer così.
1080Barbaro ciel perché
 insino a questo dì
 serbarmi in vita.
 
    Corrasi... E dove? Oh dei
 chi guida i passi miei?
1085Chi almen, chi per mercé
 la via m’addita? (Parte)
 
 SCENA II
 
 MANDANE, poi ARPAGO
 
 MANDANE
 A quale eccesso arriva
 l’arte di simular! Prestansi il nome
 oggi fra lor gli affetti, onde i sinceri
1090impeti di natura
 chi nasconder non sa gli applica almeno
 a straniera cagion. Pietà d’amico,
 zelo di servo il suo paterno affanno
 volea costui che mi paresse; e quasi
1095mi pose in dubbio. Ah la sventura mia
 dubbia non è. Qual più sicura pruova
 che d’Arpago il silenzio? Un tale amico
 che il suo perdé per il mio figlio, a cui
 noto è il mio duol, della cui fé non posso
1100dubbitar senza colpa, a che m’avrebbe
 taciuto il ver? No, Mitridate infido
 con le menzogne tue della vendetta
 non mi turbi il piacer. Così tornasse
 Cambise ad avvertirmi
1105che Alceo spirò.
 ARPAGO
                             Né qui lo veggo; ah dove (Frettoloso)
 dove mai si nasconde?
 MANDANE
                                      Arpago amato
 che cerchi?
 ARPAGO
                      Alceo. Se nol ritrovo io perdo
 d’ogni mia cura il frutto.
 MANDANE
                                        Altro non brami?
 Non agitarti; io so dov’è.
 ARPAGO
                                         Respiro,
1110lode agli dei. Deh me l’addita; è tempo
 che al popolo si mostri. Altro non manca
 che presentarlo.
 MANDANE
                             Oh generoso amico
 veggo il tuo zel. Con pubblica vendetta
 t’affanni a sodisfarmi. Io ti son grata
1115ma giungi tardi. A vendicarmi io stessa
 già pensai.
 ARPAGO
                    Contro chi?
 MANDANE
                                         Contro l’infame
 uccisor del mio Ciro.
 ARPAGO
                                    Intendi Alceo?
 MANDANE
 Sì.
 ARPAGO
        Guardati Mandane
 di non tentar nulla a suo danno. Alceo
1120è il figlio tuo.
 MANDANE
                       Che!
 ARPAGO
                                  Tel celai temendo
 che i materni trasporti il gran segreto
 potessero tradir.
 MANDANE
                             Come! Ed è vero...
 ARPAGO
 Nol dubbitar. Tu sai
 se ingannarti poss’io. Ciro è in Alceo;
1125l’educò Mitridate; io gliel recai;
 l’ucciso è un impostor. Serena il volto,
 la tua doglia è finita.
 MANDANE
 Santi numi del ciel, soccorso aita. (Vuol partire)
 ARPAGO
 Dove? Ascolta...
 MANDANE
                              Ah corriam... Son morta; io sento
1130stringermi il cor. (S’appoggia ad un tronco, poi siede)
 ARPAGO
                             Tu scolorisci in volto!
 Sudi! Tremi! Vacilli!
 MANDANE
                                   Arpago... Ah vanne,
 vola di Trivia al fonte; il figlio mio
 salva, difendi; ei forse spira adesso.
 ARPAGO
 Come...
 MANDANE
                 Ah va’ che l’uccide il padre istesso.
 ARPAGO
1135Possenti numi! (Parte in fretta)
 
 SCENA III
 
 MANDANE sola
 
 MANDANE
                           Oh me infelice! Oh troppo
 verace Mitridate! Avessi oh dio
 creduto a’ detti tuoi. Potessi almeno
 lusingarmi un momento. E come? Ah troppo
 sdegnato era Cambise;
1140troppo tempo è già corso; e troppo nero
 è il tenor del mio fato. Ebbi il mio figlio,
 stupida! innanzi agli occhi; udii da lui
 chiamarmi madre; i violenti intesi
 moti del sangue; e nol conobbi; e volli
1145ostinarmi a mio danno! Ancor lo sento
 parlar; lo veggo ancor. Povero figlio!
 Non voleva lasciarmi! Il suo destino
 parea che prevedesse. Ed io tiranna...
 Ed io... Che orror! Che crudeltà! Non posso (S’alza)
1150tollerar più me stessa. Il mondo, il cielo
 sento che mi detesta; odo il consorte
 che a rinfacciar mi viene
 il parricidio suo; veggo di Ciro
 l’ombra squallida e mesta
1155che stillante di sangue... Ah dove fuggo?
 Dove m’ascondo? Un precipizio, un ferro,
 un fulmine dov’è? Mora, perisca
 questa barbara madre e non si trovi
 chi le ceneri sue... Ma... Come?... È dunque
1160perduta ogni speranza? E non potrebbe
 giunger Arpago in tempo? Ah sì clementi
 numi del ciel, pietosi numi al figlio
 perdonate i miei falli. È questo nome
 forse la colpa sua, colpa ch’ei trasse
1165dalle viscere mie. No, voi non siete
 tanto crudeli. Io la giustizia vostra
 dubitandone offendo. È vivo il figlio;
 corrasi ad abbracciarlo... Ah folle io vado
 a perder questo ancora
1170languido di speranza ultimo raggio.
 Andiam; chi sa? Ma quello
 che a me corre affannato
 non è Cambise? Oimè! Son morta. È fatto
 l’orrido colpo. Ha nella destra ancora
1175nudo l’acciar, chi mi soccorre, ah stilla
 ancor del vivo sangue... Ah fuggi... Ah parti...
 
 SCENA IV
 
 CAMBISE con spada nuda nella destra stillante di sangue e detta
 
 CAMBISE
 Vedi del mio furor...
 MANDANE
                                   Fuggi; quel sangue
 togli al materno ciglio.
 CAMBISE
 Questo sangue che vedi...
 MANDANE
                                           Oh sangue... Oh... fi...glio... (Isviene)
 CAMBISE
1180Sposa? Mandane? Oh me perduto! Ascolta
 principessa! Idol mio! Non ode. Ha chiuse
 le languide pupille e alterna a pena
 qualche lento respiro. Almen sapessi
 come agli usati uffici
1185quell’alma richiamar.
 
 SCENA V
 
 CAMBISE, MANDANE e CIRO
 
 CIRO
                                   Dove la madre (Senza veder gli altri)
 dove mai troverò. Di Trivia al fonte
 finor l’attesi e mai non venne. (Cercando)
 CAMBISE
                                                 All’onda
 corriam del vicin rio. Ma sola intanto
 qui lasciarla così? Se alcun vedessi...
1190Ah sì; pastor... senti. (Vede Ciro)
 CIRO
                                    Quai grida? (Rivolgendosi)
 CAMBISE
                                                         (Oh numi!
 Non è del figlio mio
 l’omicida costui?)
 CIRO
                              (Stelle! Non veggo
 la mia madre colà?)
 CAMBISE
                                 Chi sei?
 CIRO
                                                Che avvenne?
 CAMBISE
 Non t’inoltrar; dimmi il tuo nome.
 CIRO
                                                      Eh lascia...
 CAMBISE
1195Di’, non ti chiami Alceo?
 CIRO
                                         (Questo importuno
 a gran pena sopporto).
 Sì Alceo mi chiamo.
 CAMBISE
                                   Ah traditor! Sei morto. (In atto di ferire)
 CIRO
 Come! Non appressarti; o ch’io t’immergo
 questo dardo nel cor. (In atto di difesa)
 CAMBISE
                                      Dal furor mio
1200né tutto il ciel potrà salvarti.
 MANDANE
                                            Oh dio! (Cominciando a rinvenire)
 CAMBISE
 Ah sposa apri le luci, aprile e vedi
 per man del tuo Cambise
 la bramata vendetta.
 CIRO
                                   Odimi, oh dei!
 E Cambise tu sei?
 CAMBISE
                               Sì scellerato,
1205son io; sappilo e mori. (In atto di ferire)
 CIRO
                                       Ah padre amato (Getta il dardo)
 ferma; già sono inerme; il colpo affrena;
 riconoscimi prima e poi mi svena.
 MANDANE
 Perché ritorno in vita?
 CAMBISE
                                     (Il so, m’inganna;
 e pur m’intenerisce!)
 MANDANE
                                   (Eterni dei!
1210Non è quegli il mio Ciro? Ove son mai
 fra l’ombre o fra’ viventi?)
 CAMBISE
                                           (Io dunque, o folle,
 credo a que’ detti infidi).
 No; cadi... (In atto di ferire)
 MANDANE
                      Ah sposo, ah che il tuo figlio uccidi. (S’alza)
 CAMBISE
 Uccido il figlio! (Resta immobile)
 MANDANE
                            Oh caro figlio! Oh cara (Abbraciandolo)
1215parte dell’alma mia!
 CAMBISE
                                  Stelle! O deliro;
 o delira Mandane. E questi è Ciro?
 MANDANE
 Sì. Chi mai lo difese
 dal paterno furor? Qual sangue mai
 il tuo ferro macchiò? Di Trivia al fonte
1220tu l’attendevi pur.
 CAMBISE
                              No; non vi giunsi,
 che partendo da te per via m’avvenni
 ne’ reali custodi; essi di nuovo
 mi volean prigionier; di loro alcuni
 io trafissi e fuggii; perciò con questo
1225ferro tinto di sangue...
 MANDANE
                                     Intendo il resto.
 
 SCENA VI
 
 ASTIAGE in disparte con seguito e detti
 
 ASTIAGE
 (Qui Cambise! E disciolto!)
 CAMBISE
 Ma Ciro non morì? (A Mandane)
 MANDANE
                                  No.
 ASTIAGE
                                           (Ciel! Che ascolto!)
 MANDANE
 N’ebber cura gli dei.
 CAMBISE
                                   Meglio, se m’ami,
 spiegati, o sposa.
 MANDANE
                              Odi.
 ASTIAGE
                                        (Sentiam).
 MANDANE
                                                           Quel finto
1230Ciro che cadde estinto...
 CIRO
                                         Il re s’appressa.
 CAMBISE
 Ecco un nuovo periglio.
 MANDANE
                                        Ecco le nostre
 contentezze impedite.
 ASTIAGE
 Seguite pur, seguite; io non disturbo
 le gioie altrui; ma che ne venga a parte
1235parmi ragion. Via chi di voi mi dice
 dell’istoria felice
 l’ordin qual sia? Chi liberò costui?
 Chi Ciro conservò? Dove s’asconde?
 CIRO
 (Oimè!)
 ASTIAGE
                Nessun risponde? Anche la figlia
1240m’invidia un tal contento! Olà s’annodi
 ad un tronco Cambise...
 MANDANE
 Ah no.
 ASTIAGE
               Lode agli dei
 a parlar cominciasti.
 
 SCENA VII
 
 ARPAGO in disparte e detti
 
 ARPAGO
                                  Ecco il tiranno.
 per trarlo al tempio il cerco appunto.
 ASTIAGE
                                                            Or dimmi, (A Mandane)
1245qual è Ciro e dov’è? Nulla tacermi
 o sotto agli occhi tuoi, segno a più strali
 cadrà Cambise.
 ARPAGO
                           (Ei sa che Ciro è in vita
 dunque ma non ch’è Alceo).
 MANDANE
                                              Barbare stelle!
 CAMBISE
 Empio destino!
 CIRO
                           (E tacito in disparte
1250sto del padre al periglio?)
 ARPAGO
                                           (Arpago all’arte).
 ASTIAGE
 Né parli ancor? Dunque il tuo sposo estinto
 brami veder? T’appagherò. Custodi...
 MANDANE
 Ferma...
 CIRO
                 Senti...
 MANDANE
                               Io già parlo.
 CIRO
                                                    Il falso Ciro...
 MANDANE
 Il mio Ciro smarrito...
 ARPAGO
1255Astiage ah sei tradito; ah corri; opprimi
 il tumulto ribelle
 che si destò. La tua presenza è il solo
 necessario riparo.
 ASTIAGE
                               Oimè! Che avvenne?
 ARPAGO
 Confusamente il so. S’affretta a gara
1260verso il tempio ciascun. Colà si dice
 che Ciro sia. Tutti a vederlo, tutti
 vanno a giurargli fede; e il volgo insano
 grida a voce sonora:
 «Ciro è il re, Ciro viva, Astiage mora».
 ASTIAGE
1265Ah traditori ecco il segreto; entrambi
 con questo acciar... (In atto di snudar la spada)
 ARPAGO
                                   Mio re che fai? Se Ciro
 è ver che viva, in tuo poter conserva
 la madre e il genitor; con questi pegni
 lo faremo tremar.
 ASTIAGE
                              Sì. Custodite (Dopo aver pensato)
1270dunque la coppia rea, sol perché sia
 la mia difesa o la vendetta mia.
 
    Perfidi non godete,
 se altrove il passo affretto;
 a trapassarvi il petto
1275perfidi tornerò.
 
    Cadrò, se vuole il fato,
 cadrò trafitto il seno;
 ma invendicato almeno,
 ma solo non cadrò. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 CIRO, MANDANE, CAMBISE, ARPAGO e guardie
 
 ARPAGO
1280Partì; l’empio è nel laccio. Ei corre al tempio
 e là trarlo io volea. Guerrieri, amici
 finger più non bisogna; andiam. Qui resti
 Ciro intanto e Mandane. E tu Cambise
 sollecito mi siegui. (Vuol partire)
 CAMBISE
                                Odi; e in Alceo
1285com’esser può che Ciro...
 ARPAGO
                                           Oh dio! Ti basti (Con impazienza)
 saper ch’è il figlio tuo. Tutto il successo
 ti spiegherò; ma non è tempo adesso. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 CIRO, MANDANE e CAMBISE
 
 CAMBISE
 Addio. (A Mandane e Ciro)
 CIRO
                Padre!
 MANDANE
                              Consorte!
 CIRO
                                                 E ci abbandoni
 così con un addio?
 CAMBISE
                                 Nulla vi dico
1290perché troppo direi; né questo è il loco;
 so ben tacer ma non saprei dir poco.
 
    Dammi o sposa un solo amplesso,
 dammi o figlio un bacio solo.
 Ah non più, da voi m’involo;
1295ah lasciatemi partir.
 
    Sento già che son men forte;
 sento già fra’ dolci affetti
 e di padre e di consorte
 tutta l’alma intenerir. (Parte)
 
 SCENA X
 
 MANDANE e CIRO
 
 MANDANE
1300Ciro attendimi; io temo
 qualche nuova sventura. Il mio consorte
 voglio seguir. Te d’Arpago l’avviso
 ritrovi in questo loco.
 CIRO
                                    Or che paventi?
 MANDANE
 Figlio mio nol so dir, tremo per uso
1305avvezzata a tremar. Sempre vicino
 qualche insulto mi par del mio destino.
 
    Benché l’augel s’asconda
 dal serpe insidiator,
 trema fra l’ombre ancor
1310del nido amico.
 
    Che il mover d’ogni fronda,
 d’ogni aura il susurrar
 il sibilo gli par
 del suo nemico. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 CIRO e poi ARPALICE
 
 CIRO
1315Ah tramonti una volta
 questo torbido giorno e sia più chiaro
 l’altro almen che verrà.
 ARPALICE
                                      Mio caro Alceo,
 tu salvo! Oh me felice! Ah vieni a parte
 de’ pubblici contenti. Il nostro Ciro
1320vive, si ritrovò; quel che uccidesti
 era un vile impostor.
 CIRO
                                   Sì! Donde il sai?
 ARPALICE
 Certo il fatto esser dee; queste campagne
 non risuonan che Ciro. Oh se vedessi
 in quai teneri eccessi
1325d’insolito piacer prorompe ogn’alma!
 Chi batte palma a palma,
 chi sparge fior, chi se ne adorna, i numi
 chi ringrazia piangendo. Altri il compagno
 corre a sveller dall’opra; altri l’amico
1330va dal sonno a destar. Riman l’aratro
 qui nel solco imperfetto; ivi l’armento
 resta senza pastor. Le madri ascolti
 di gioia insane a’ pargoletti ignari
 narrar di Ciro i casi. I tardi vecchi
1335vedi ad onta degl’anni
 sé stessi invigorir. Sino i fanciulli,
 i fanciulli innocenti
 non san perché ma sul comune esempio
 van festivi esclamando: «Al tempio, al tempio».
 CIRO
1340E tu Ciro vedesti?
 ARPALICE
                               Ancor nol vidi.
 Corriam...
 CIRO
                    Ferma, il vedrai
 pria d’ognun, tel prometto.
 ARPALICE
                                            E Ciro...
 CIRO
                                                            Ah ingrata
 tu non pensi che a Ciro. Il tuo pastore
 già del tutto obbliasti. E pur sperai...
 ARPALICE
1345Non tormentarmi Alceo. Se tu sapessi
 come sta questo cor...
 CIRO
                                      Siegui.
 ARPALICE
                                                   Né vuoi
 lasciarmi in pace?
 CIRO
                               Ah tu non m’ami.
 ARPALICE
                                                            Almeno
 veggo che non dovrei. Ma...
 CIRO
                                               Che?
 ARPALICE
                                                          Ma parmi
 debil ritegno il naturale orgoglio.
1350Parlar di te non voglio; e fra le labbra
 ho sempre il nome tuo. Vuo’ dal pensiero
 cancellar quel sembiante; e in ogni oggetto
 col pensier lo dipingo. Agghiaccio in seno
 se in periglio ti miro. Avvampo in volto
1355se nominar ti sento. Ove non sei
 tutto m’annoia e mi rincresce; e tutto
 quel che un tempo bramava or più non bramo.
 Dimmi or tu che ne credi; amo o non amo?
 CIRO
 Sì mio ben, sì mia speme...
 
 SCENA XII
 
 MITRIDATE con guardie e detti
 
 MITRIDATE
                                             Al tempio, al tempio
1360mio principe, mio re. Questi guerrieri
 Arpago invia per tua custodia. Ah vieni
 a consolar le impazienze altrui.
 ARPALICE
 (Con chi parla costui!)
 CIRO
                                      Dunque è palese
 di già la sorte mia!
 MITRIDATE
                               Nessuno ignora
1365signor che tu sei Ciro. Arpago il disse;
 indubitate pruove
 a’ popoli ne diè; sparger le fece
 per cento bocche, in mille luoghi; e tutti
 voglion giurarti fé.
 ARPALICE
                               Scherza? O da senno
1370Mitridate parlò?
 CIRO
                             Ciro son io.
 Non bramasti vederlo? Eccolo.
 ARPALICE
                                                   Oh dio!
 CIRO
 Sospiri! Io non ti piaccio
 pastor né re?
 ARPALICE
                       Né tanto umil né tanto
 sublime io ti volea; ch’arda al mio foco
1375se troppo è per Alceo, per Ciro è poco.
 CIRO
 Mal mi conosci. Arpalice finora
 me amò, non la mia sorte; ed io non amo
 la sua sorte ma lei. La vita e il trono
 Arpago diemmi; e se ad offrirti entrambi
1380il genio mi consiglia,
 quel che il padre mi diè rendo alla figlia.
 Oh che dolce esser grato, ove s’accordi
 il debito e l’amore,
 la ragione e il desio, la mente e il core.
 ARPALICE
1385Dunque...
 MITRIDATE
                   Ah Ciro t’affretta.
 CIRO
                                                 Andiam. Mia vita,
 mia sposa addio.
 ARPALICE
                              Deh non ti cambi il regno.
 CIRO
 Ecco la destra mia; prendila in pegno.
 
    No, non vedrete mai
 cambiar gli affetti miei
1390bei lumi ond’imparai
 a sospirar d’amor.
 
    Quel cor che vi donai
 più chieder non potrei;
 né chieder lo vorrei
1395se lo potessi ancor. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 ARPALICE sola
 
 ARPALICE
 Io son fuor di me stessa. A un vil pastore
 cieca d’amor mi scuopro amante; e sposa
 mi ritrovo d’un re! Gl’istessi affetti
 insuperbir mi fanno, onde poc’anzi
1400arrossirmi dovea! Certo quest’alma
 era presaga; e travedea nel volto
 del finto Alceo... Che traveder? Che giova
 cercar pretesti all’imprudenza? Ad altri
 favelliamo così; ma più sinceri
1405ragioniamo fra noi. Diciam più tosto
 che d’amor non s’intende
 chi prudenza ed amore unir pretende.
 
    Chi a ritrovare aspira
 prudenza in core amante
1410domandi a chi delira
 quel senno che perdé.
 
    Chi riscaldar si sente
 a’ rai d’un bel sembiante
 o più non è prudente
1415o amante ancor non è. (Parte)
 
 SCENA ULTIMA
 
  Aspetto esteriore di magnifico tempio dedicato a Diana fabbricato su l’eminenza d’un colle.
 
 ASTIAGE solo con spada alla mano, poi CAMBISE, indi ARPAGO, ciascuno con seguito. Alfin tutti l’uno dopo l’altro
 
 CORO
 
    Le tue selve in abbandono
 lascia o Ciro e vieni al trono,
 vieni al trono o nostro amor.
 
 ASTIAGE
 Ah rubelli, ah spergiuri ov’è la fede
1420dovuta al vostro re? Nessun m’ascolta?
 M’abbandona ciascun? No, non saranno
 tutti altrove sì rei. (Vuol partire)
 CAMBISE
                               Ferma tiranno. (Arrestandolo)
 ASTIAGE
 Ah traditor! (In atto di difesa)
 CAMBISE
                       Voi custodite il passo. (Al suo seguito)
 E tu ragion mi rendi. (Ad Astiage)
 ASTIAGE
1425Arpago ah vieni, il tuo signor difendi.
 ARPAGO
 Circondatelo amici. Alfin pur sei (Dall’altro lato con seguaci)
 empio ne’ lacci miei.
 ASTIAGE
                                   Tu ancora!
 ARPAGO
                                                       Io solo
 barbaro, io sol t’uccido; a questo passo
 sappilo io ti riduco.
 ASTIAGE
                                 E tanta fede?
1430E tanto zelo?
 ARPAGO
                        A chi svenasti un figlio
 non dovevi fidarti. I torti obblia
 l’offensor, non l’offeso.
 ASTIAGE
                                       Ah indegno!
 ARPAGO
                                                             È questa
 la pena tua.
 CAMBISE
                      La mia vendetta è questa.
 ARPAGO
 Cadi. (In atto di ferire)
 CAMBISE
              Mori crudel. (Come sopra)
 CIRO
                                    Ferma. (Trattenendo Arpago)
 MANDANE
                                                  T’arresta. (Trattenendo Cambise)
 ARPALICE
1435(Che avvenne!)
 MITRIDATE
                            (Che sarà?)
 MANDANE
                                                Rifletti o sposo...
 CIRO
 Arpago pensa...
 CAMBISE
                             È un barbaro. (A Mandane)
 MANDANE
                                                     È mio padre.
 ARPAGO
 È un tiranno. (A Ciro)
 CIRO
                        È il tuo re.
 CAMBISE
                                           Punirlo io voglio.
 ARPAGO
 Vendicarmi desio.
 MANDANE
 Non fia ver.
 CIRO
                      Non sperarlo.
 ASTIAGE
                                              Ove son io!
 ARPAGO
1440Popoli ardir; l’esempio mio seguite,
 s’opprima l’oppressor.
 CIRO
                                      Popoli udite.
 Qual impeto ribelle?
 Qual furor vi trasporta? Ove s’intese
 che divenga il vassallo
1445giudice del suo re! Giudizio indegno,
 in cui molto del reo
 il giudice è peggiore. Odiate in lui
 un parricidio e l’imitate. Ei forse
 tentollo sol; voi l’eseguite. Un dritto
1450che avea sul sangue mio
 forse Astiage abusò; voi quel che han solo
 gli dei sopra i regnanti
 pretendete usurpar. M’offrite un trono
 calpestandone prima
1455la maestà. Questo è l’amor? Son questi
 gli auspici del mio regno? Ah ritornate,
 ritornate innocenti. A terra, a terra
 l’armi sediziose. Io vi prometto
 placato il vostro re. Foste sedotti;
1460lo so; vi spiace; a mille segni espressi
 già intendo il vostro cor. Già in ogni destra
 veggo l’aste tremar; leggo il sincero
 pentimento del fallo in ogni fronte.
 Perdonalo signor, per bocca mia (Ad Astiage)
1465piangendo ognun tel chiede. Ognun ti giura
 eterna fé. Se a cancellar l’orrore
 d’attentato sì rio
 v’è bisogno di sangue, eccoti il mio. (Inginocchiandosi)
 ASTIAGE
 Oh prodigio!
 MANDANE
                        Oh stupore!
 ARPAGO
1470Oh virtù che disarma il mio furore. (Arpago getta la spada e tutti i congiurati l’armi)
 ASTIAGE
 Figlio mio, caro figlio
 sorgi, vieni al mio sen. Così punisci
 generoso i tuoi torti e l’odio mio?
 Ed io, misero, ed io
1475d’un’anima sì grande
 tentai fraudar la terra! Ah vegga il mondo
 il mio rimorso almeno. Eccovi in Ciro,
 Medi, il re vostro; a lui
 cedo il serto real. Rendigli o figlio
1480lo splendor ch’io gli tolsi. I miei deliri
 non imitar. Quel che fec’io t’insegni
 quel che far non dovrai. De’ numi amici
 al favor corrispondi
 e il mio rossor nelle tue glorie ascondi.
 CORO
 
1485   Le tue selve in abbandono
 lascia o Ciro e vieni al trono;
 vieni al trono o nostro amor.
 
    Cambia in soglio il rozzo ovile,
 in real la verga umile;
1490darai legge ad altro gregge,
 anche re sarai pastor.
 
 
 LICENZA
 
 Della mente immortal provida cura
 è il natal degli eroi. Prendono il nome
 i secoli da questi; ognun di loro
1495un tratto ne rischiara e veggon poi
 al favor di quel lume
 i posteri remoti
 gli altri eventi confusi e i casi ignoti.
 Tal, fra gli astri, i più chiari
1500segna l’occhio sagace e poi fidato
 alla scorta sicura
 gli ampi spazi del ciel corre e misura.
 Superbe età passate
 i vostri or non vantate
1505natali illustri; ha più ragion la nostra
 d’insuperbir se i pregi suoi ravvisa;
 l’astro che lei rischiara è quel d’Elisa.
 
    Astro felice ah splendi
 sempre benigno a noi;
1510rendan gl’influssi tuoi
 lieta la terra e ’l mar.
 
    Mai di sì bella stella
 nube non copra i rai;
 mai non s’ecclissi e mai
1515non giunga a tramontar.
 
 IL FINE
 
 
 
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