Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Ciro riconosciuto, Parigi, Hérissant, 1780
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
  Campagna su’ confini della Media, sparsa di pochi alberi ma tutta ingombrata di numerose tende per comodo d’Astiage e della sua corte. Da un lato gran padiglione aperto, dall’altro steccati per le guardie reali.
 
 MANDANE seduta e ARPALICE
 
 MANDANE
 Ma di’; non è quel bosco (Con impazienza)
 della Media il confine?
 ARPALICE
                                      È quello.
 MANDANE
                                                       Il loco
 questo non è, dove alla dea triforme
 ogni anno Astiage ad immolar ritorna
5le vittime votive?
 ARPALICE
                             Appunto.
 MANDANE
                                               E scelto
 questo dì, questo loco
 non fu dal genitore al primo incontro
 del ritrovato Ciro?
 ARPALICE
                                E ben, per questo
 che mi vuoi dir?
 MANDANE
                            Che voglio dirti? E dove
10questo Ciro s’asconde?
 Che fa? Perché non viene?
 ARPALICE
                                            Eh principessa,
 l’ore corron più lente
 che il materno desio. Sai che prescritta
 del tuo Ciro all’arrivo è l’ora istessa
15del sacrifizio. Alla notturna dea
 immolar non si vuole
 pria che il sol non tramonti; e or nasce il sole.
 MANDANE
 È ver; ma non dovrebbe
 il figlio impaziente?... Ah ch’io pavento...
20Arpalice...
 ARPALICE
                    E di che, se Astiage istesso,
 che lo voleva estinto, oggi il suo Ciro
 chiama, attende, sospira?
 MANDANE
                                          E non potrebbe
 finger così?
 ARPALICE
                     Finger! Che dici? E vuoi
 che di tanti spergiuri
25si faccia reo? Che ad ingannarlo il tempo
 scelga d’un sacrifizio e far pretenda
 del tradimento suo complici i numi?
 No; col cielo in tal guisa
 non si scherza, o Mandane.
 MANDANE
                                              E pur, se fede
30prestar si dee... Ma chi s’appressa? Ah corri...
 Forse Ciro...
 ARPALICE
                        È una ninfa.
 MANDANE
                                             È ver. Che pena!
 ARPALICE
 (Tutto Ciro le sembra). E ben?
 MANDANE
                                                   Se fede
 meritan pur le immagini notturne,
 odi qual fiero sogno...
 ARPALICE
                                     Ah non parlarmi
35di sogni, o principessa; è di te indegna
 sì pueril credulità. Tu dei
 più d’ognun detestarla. Un sogno, il sai,
 fu cagion de’ tuoi mali. In sogno il padre
 vide nascer da te l’arbor che tutta
40l’Asia copria; n’ebbe timor; ne volle
 interpreti que’ saggi, il cui sapere
 sta nel nostro ignorar. Questi, ogni fallo
 usi a lodar ne’ grandi, il suo timore
 chiamar prudenza; ed affermar che un figlio
45nascerebbe da te che il trono a lui
 dovea rapir. Nasce il tuo Ciro e a morte,
 oh barbara follia!
 su la fede d’un sogno il re l’invia.
 Né gli bastò. Perché mai più non fosse
50il talamo fecondo
 a te di prole e di timori a lui,
 esule il tuo consorte
 scaccia lungi da te. Vedi a qual segno
 può acciecar questa insana
55vergognosa credenza.
 MANDANE
                                     Eh non è sogno
 che ormai l’ottava messe
 due volte germogliò, da che perdei
 nato appena il mio Ciro. Oggi l’attendo;
 e mi speri tranquilla?
 ARPALICE
                                   In te credei
60più moderato almeno
 questo materno amor. Perdesti il figlio
 nel partorirlo; ed il terz’anno appena
 compievi allora oltre il secondo lustro;
 in quella età s’imprime
65leggiermente ogni affetto.
 MANDANE
                                          Ah, non sei madre,
 perciò... Ma non è quello
 Arpago, il padre tuo? Sì. Forse ei viene...
 Arpago...
 
 SCENA II
 
 ARPAGO e dette
 
 ARPAGO
                   Principessa,
 è giunto il figlio tuo.
 MANDANE
                                 Dov’è? (S’alza)
 ARPAGO
                                              Non osa
70passar del regno oltre il confin, sintanto
 che il re non vien. Questa è la legge.
 MANDANE
                                                          Andiamo,
 andiamo a lui. (Incamminandosi)
 ARPAGO
                          Ferma, Mandane; il padre
 vuol esser teco al grande incontro.
 MANDANE
                                                        E il padre
 quando verrà?
 ARPAGO
                         Già incamminossi.
 MANDANE
                                                       Almeno,
75Arpago, va’; ritrova Ciro...
 ARPAGO
                                             Io deggio
 qui rimaner, finché il re venga.
 MANDANE
                                                 Amica
 Arpalice, se m’ami,
 va’ tu. (Felice me!) Presso a quel bosco
 egli sarà.
 ARPALICE
                 Volo a servirti. (Volendo partire)
 MANDANE
                                           Ascolta.
80Esattamente osserva
 l’aria, la voce, i moti suoi, se in volto
 ha più la madre o il genitor. Va’, corri
 e a me torna di volo... Odimi; i suoi
 casi domanda; i miei gli narra e digli
85ch’egli è... ch’io sono... Oh dei!
 Digli quel che non dico e dir vorrei.
 ARPALICE
 
    Basta così; t’intendo;
 già ti spiegasti a pieno;
 e mi diresti meno,
90se mi dicessi più.
 
    Meglio parlar tacendo,
 dir molto in pochi detti
 de’ violenti affetti
 è solita virtù. (Parte)
 
 SCENA III
 
 MANDANE e ARPAGO
 
 MANDANE
95Ed Astiage non viene! Arpago, io vado
 ad affrettarlo. Ah fosse
 il mio sposo presente! Oh dio, qual pena
 sarà per lui nel doloroso esiglio
 saper trovato il figlio,
100non poterlo veder! Tutte figuro
 le smanie sue; gli sto nel cor.
 ARPAGO
                                               Mandane,
 odi; taci il segreto e ti consola.
 Cambise oggi vedrai.
 MANDANE
                                    Cambise! E come?
 ARPAGO
 Di più non posso dirti.
 MANDANE
                                     Ah mi lusinghi,
105Arpago.
 ARPAGO
                 No; su la mia fé riposa;
 tel giuro, oggi il vedrai.
 MANDANE
                                       Vedrò lo sposo?
 L’unico, il primo oggetto
 del tenero amor mio che già tre lustri
 piansi invano e chiamai?
 ARPAGO
                                        Sì.
 MANDANE
                                               Numi eterni,
110che impetuoso è questo
 torrente di contenti! Oh figlio! Oh sposo!
 Oh me felice! Arpago, amico, io sono
 fuor di me stessa; e nel contento estremo
 per soverchio piacer lagrimo e tremo.
 
115   Par che di giubilo
 l’alma deliri;
 par che mi manchino
 quasi i respiri,
 che fuor del petto
120mi balzi il cor.
 
    Quanto è più facile
 che un gran diletto
 giunga ad uccidere
 che un gran dolor! (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ARPAGO solo
 
 ARPAGO
125Sicuro è il colpo. Oggi farò palese
 il vero occulto Ciro; oggi il tiranno
 del sacrifizio atteso
 la vittima sarà. Con tanta cura
 lo sdegno mio dissimulai che il folle
130non diffida di me. Sedotti sono,
 fuor che pochi custodi,
 tutti i suoi più fedeli; infin Cambise
 del disegno avvertii. Potete alfine,
 ire mie, scintillar; fuggite ormai
135dal carcere del cor; soffriste assai.
 
    Già l’idea del giusto scempio
 mi rapisce, mi diletta;
 già pensando alla vendetta
 mi comincio a vendicar.
 
140   Già quel barbaro, quell’empio
 fa di sangue il suol vermiglio;
 ed il sangue del mio figlio
 già si sente rinfacciar. (Parte)
 
 SCENA V
 
  Parte interna della capanna abitata da Mitridate con porta in faccia che unicamente v’introduce.
 
 CIRO e MITRIDATE
 
 CIRO
 Come! Io son Ciro? E quanti
145Ciri vi son? Già sul confin del regno
 sai pur che un Ciro è giunto. Il re non venne
 per incontrarlo?
 MITRIDATE
                            Il re s’inganna. È quello
 un finto Ciro; il ver tu sei.
 CIRO
                                          L’arcano
 meglio mi spiega; io non l’intendo.
 MITRIDATE
                                                       Ascolta.
150Sognò Astiage una volta...
 CIRO
                                            Io so di lui
 il sogno ed il timor; de’ saggi suoi
 so il barbaro consiglio; il nato Ciro
 so che ad Arpago diessi e so...
 MITRIDATE
                                                   Non darti
 sì gran fretta, o signor; quindi incomincia
155quel che appunto non sai; sentilo. Il fiero
 cenno non ebbe core
 Arpago d’eseguir. Fra gli ostri involto
 timido a me ti reca...
 CIRO
                                   E tu nel bosco...
 MITRIDATE
 No; lascia ch’io finisca. (Oh impaziente
160giovane età!) La mia consorte avea
 un bambin senza vita
 partorito in quel dì; proposi il cambio;
 piacque. Te per mio figlio
 sotto nome d’Alceo serbo ed espongo
165l’estinto in vece tua.
 CIRO
                                  Dunque...
 MITRIDATE
                                                    Non vuoi
 ch’io siegua? Addio.
 CIRO
                                   Sì sì; perdona.
 MITRIDATE
                                                            Il cenno
 credé compiuto il re. Pensovvi e, sciolto
 dal suo timor, vide il suo fallo; intese
 del sangue i moti e fra i rimorsi suoi
170pace più non avea. Quasi tre lustri
 Arpago tacque. Alfin stimò costante
 d’Astiage il pentimento; e te gli parve
 tempo di palesar. Pur, come saggio,
 prima il guado tentò. Desta una voce
175s’era in que’ dì che Ciro
 fra gli Sciti vivea, ch’altri in un bosco
 lo raccolse bambino. O sparso fosse
 dall’impostor quel grido o che dal grido
 nascesse l’impostor, vi fu l’audace
180che il tuo nome usurpò.
 CIRO
                                       Sarà quel Ciro
 che vien...
 MITRIDATE
                    Quello. T’accheta. Al re la fola
 Arpago accreditò, dentro al suo core
 ragionando in tal guisa. O il re ne gode;
 ed io potrò sicuro
185il suo Ciro scoprirgli; o il re si sdegna;
 e i suoi sdegni cadranno
 sopra dell’impostor.
 CIRO
                                  Ma, già che tanto
 tenero Astiage è del nipote e vuole
 oggi stringerlo al sen, perché si tace
190il vero a lui?
 MITRIDATE
                      Dell’animo reale
 Arpago non si fida. Il re gli fece
 svenare un figlio in pena
 del trasgredito cenno; e mal s’accorda
 tanto affetto per Ciro e tanto sdegno
195per chi lo conservò. Prima fu d’uopo
 contro di lui munirti. Alfin l’impresa
 oggi è matura. Al tramontar del sole
 sarai palese al mondo; abbraccerai
 la madre, il genitor. Questi fra poco
200verrà; l’altra già venne.
 CIRO
                                     È forse quella
 che mi parve sì bella or or che quindi
 frettolosa passò?
 MITRIDATE
                              No; fu la figlia
 d’Arpago.
 CIRO
                    Addio. (Vuol partire)
 MITRIDATE
                                  Dove?
 CIRO
                                               A cercar la madre. (In atto di partire)
 MITRIDATE
 Fermati; ascolta. Ella, Cambise e ognuno
205crede finora al finto Ciro e giova
 l’inganno lor, che se Mandane...
 CIRO
                                                    A lei
 mai per qualunque incontro
 non spiegherò chi sono,
 finché tu nol permetta. Addio. Diffidi
210della promessa mia? Tutti ne chiamo
 in testimonio i numi. (Partendo)
 MITRIDATE
                                   Ah senti. E quando
 comincerai codesti
 impeti giovanili
 a frenare una volta? In quel che brami
215tutto t’immergi; e a quel che dei non pensi.
 Sai qual giorno sia questo
 per la Media e per te? Sai ch’ogni impresa
 s’incomincia dal ciel? Va’ prima al tempio;
 l’assistenza de’ numi
220devoto implora; e in avvenir più saggio
 regola i moti... Ah come parlo! All’uso
 di tant’anni, o signor, questa perdona
 paterna libertà. So che favella
 cambiar teco degg’io. Rigido padre
225no, non riprendo un figlio;
 servo fedele il mio signor consiglio.
 CIRO
 Padre mio, caro padre, è vero, è vero;
 conosco i troppo ardenti
 impeti miei; gli emenderò. Cominci
230l’emenda mia dall’ubbidirti. Ah mai,
 mai più non dir che il figlio tuo non sono;
 è troppo caro a questo prezzo il trono.
 
    Ognor tu fosti il mio
 tenero padre amante;
235essere il tuo vogl’io
 tenero figlio ognor.
 
    E in faccia al mondo intero
 rispetterò regnante
 quel venerato impero
240che rispettai pastor. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 MITRIDATE e poi CAMBISE in abito di pastore
 
 MITRIDATE
 Chi potrebbe a que’ detti
 temperarsi dal pianto?
 CAMBISE
                                      Il ciel ti sia
 fausto, o pastor. (Guardando intorno)
 MITRIDATE
                              Te pur secondi. (Oh dei!
 Non è nuovo quel volto agli occhi miei).
 CAMBISE
245Se gli ospitali numi
 si veneran fra voi, mostrami, amico,
 del sacrifizio il loco. Anch’io straniero
 vengo la pompa ad ammirarne.
 MITRIDATE
                                                   Io stesso
 colà ti scorgerò. (No, non m’inganno;
250egli è Cambise). (Guardandolo attentamente)
 CAMBISE
                             (Ed Arpago non trovo!)
 MITRIDATE
 (Scoprasi a lui...) Ma chi vien mai?
 CAMBISE
                                                         Son quelli
 i reali custodi?
 MITRIDATE
                          Anzi il re stesso.
 CAMBISE
 Astiage? (Sorpreso)
 MITRIDATE
                  Sì.
 CAMBISE
                         Lascia ch’io parta.
 MITRIDATE
                                                        È troppo
 già presso. Fra que’ rami
255colà raccolti in fascio
 celati.
 CAMBISE
             Oh fiero incontro! (Si nasconde)
 
 SCENA VII
 
 ASTIAGE, MITRIDATE e CAMBISE celato
 
 ASTIAGE
                                           Alcun non osi (Chiudendo la porta)
 qui penetrar, custodi.
 MITRIDATE
 (A che vien l’inumano?
 O già vide Cambise o sa l’arcano).
 ASTIAGE
260Chi è teco? (Guardando sospettosamente intorno)
 MITRIDATE
                      Alcun non v’è. (Tremo).
 ASTIAGE
                                                             Ricerca
 con più cura ogni parte. (Va a sedere)
 MITRIDATE
                                        (Il vostro aiuto,
 santi numi, io vi chiedo). (Fingendo cercare)
 CAMBISE
                                          (Io son perduto).
 MITRIDATE
 Siam soli. (Tornando al re)
 ASTIAGE
                    Or di’; serbi memoria ancora
 de’ benefizi miei?
 MITRIDATE
                              Tutto rammento.
265Di cento doni e cento
 io ti fui debitor, quando m’accolse
 la tua corte real. Quest’ozio istesso
 dell’umil vita, in cui felice io sono,
 è, lo confesso, è di tua destra un dono.
 ASTIAGE
270Se da te dipendesse
 la mia tranquillità, se quel ch’io voglio
 fosse nel tuo poter, dimmi, potrei
 sperarti grato?
 MITRIDATE
                          (Ah Ciro ei vuol!)
 ASTIAGE
                                                        Rispondi.
 MITRIDATE
 E che poss’io?
 ASTIAGE
                          Questa corona in fronte
275sostenermi tu puoi. Sta quel ch’io cerco
 nelle tue mani. Ad onta mia serbato
 Ciro, tu il sai...
 MITRIDATE
                          (Misero me!)
 ASTIAGE
                                                 Nel viso
 tu cambi di color! La mia richiesta
 prevedi forse e ti spaventi?
 MITRIDATE
                                             Io veggo...
280Signor... pietà. (S’inginocchia)
 ASTIAGE
                           No, non smarrirti; è il colpo
 facil più che non credi. Al falso invito
 Ciro credé. Già sul confin del regno
 con pochi sciti è giunto; e l’ora attende
 al venir stabilita.
 MITRIDATE
285(Parla del finto Ciro; io torno in vita).
 ASTIAGE
 Sorgi. Tu sai del bosco (Mitridate si alza)
 ogni confin; può facilmente Ciro
 esser da te con qualche insidia oppresso.
 MITRIDATE
 (Ah quasi per timor tradii me stesso).
 CAMBISE
290(Barbaro!)
 ASTIAGE
                     E ben?
 MITRIDATE
                                   (Per affrettar che parta,
 tutto a lui si prometta). Ad ubbidirti,
 mio re, son pronto. (Risoluto)
 CAMBISE
                                  (Ah scellerato!)
 ASTIAGE
                                                             All’opra
 solo non basterai. Sceglier conviene
 cauto i compagni.
 MITRIDATE
                               Oltre il mio figlio Alceo,
295uopo d’altri non ho.
 ASTIAGE
                                  Questo tuo figlio
 bramo veder.
 MITRIDATE
                         (Nuovo spavento. Almeno
 si liberi Cambise). Alle reali
 tende, signor, tel condurrò.
 ASTIAGE
                                             No; voglio
 qui parlar seco; a me lo guida.
 MITRIDATE
                                                  Altrove
300meglio...
 ASTIAGE
                 Non più, vanne; ubbidisci. (Sostenuto)
 MITRIDATE
                                                           (Oh dio!
 In qual rischio è Cambise e Ciro ed io!) (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 ASTIAGE e CAMBISE celato
 
 ASTIAGE
 E pur dagl’inquieti
 miei seguaci timori
 parmi di respirar. Non so s’io deggia
305alla speme del colpo o alla stanchezza
 delle vegliate notti
 quel soave languor che per le vene
 dolcemente mi serpe. Ah forse a questo
 umil tetto lo deggio in cui non sanno
310entrar le abitatrici
 d’ogni soglio real cure infelici.
 
    Sciolto dal suo timor
 par che non senta il cor
 l’usato affanno.
 
315   Languidi gli occhi miei... (S’addormenta)
 
 CAMBISE
 Che veggo, amici dei! Dorme il tiranno! (Esce)
 Barbaro re, con tante furie in petto
 come puoi riposar! Vindici numi,
 quel sonno è un’opra vostra. Il sangue indegno
320da me volete; io v’ubbidisco. Ah mori. (Snudando la spada)
 ASTIAGE
 Perfido! (Sognando)
 CAMBISE
                  Aimè! Si desta. (Trattenendosi)
 ASTIAGE
                                            Aita. (Sognando)
 CAMBISE
                                                       Ei vide
 l’acciaro balenar. (Vuol celarsi, poi si ferma, accorgendosi che Astiage sogna)
 ASTIAGE
                               Ciro m’uccide. (Sognando)
 CAMBISE
 Ciro! Parlò sognando. Eh cada ormai,
 cada il crudele. (In atto di ferire)
 
 SCENA IX
 
 MANDANE e detti
 
 MANDANE
                            Ah traditor, che fai?
 CAMBISE
325Mandane. (Con voce bassa)
 MANDANE
                     Olà. (Alle guardie verso la porta)
 CAMBISE
                              T’accheta. (A voce bassa come sopra)
 MANDANE
                                                 Olà, custodi.
 CAMBISE
 Taci.
 MANDANE
            Padre. (Verso Astiage)
 CAMBISE
                         Idol mio. (Seguendola)
 MANDANE
                                          Destati, o padre. (Scuotendolo)
 CAMBISE
 Non mi ravvisi? (Mandane nol guarda mai)
 ASTIAGE
                             Oh dei! (Destandosi)
 Dove son? Chi mi desta? E tu chi sei?
 CAMBISE
 Io son... Venni...
 MANDANE
                              L’iniquo
330con quel ferro volea...
 CAMBISE
                                      Ma, principessa,
 meglio guardami in volto.
 MANDANE
                                          Ah scellerato... (Guardandolo)
 Misera me! (Lo riconosce)
 ASTIAGE
                       Perché divien la figlia
 così pallida e smorta?
 MANDANE
 (Cambise! Aimè! Lo sposo mio! Son morta).
 ASTIAGE
335Ah traditor, ti riconosco. In queste
 menzognere divise
 non sei tu...
 CAMBISE
                      Sì, tiranno, io son Cambise.
 MANDANE
 (Sconsigliata, ah che feci!)
 ASTIAGE
                                            Anima rea, (A Cambise)
 tu contro il mio divieto
340in Media entrare ardisti? E in finte spoglie?
 E insidiator della mia vita? Ah tale
 scempio farò di te...
 CAMBISE
                                  Le tue minacce
 atterrir non mi fanno.
 Uccidimi, tiranno; al tuo destino
345non fuggirai però. Già l’ora estrema
 hai vicina e nol sai. Sappilo e trema.
 MANDANE
 (Tacesse almen).
 ASTIAGE
                              Come! Che dici? Oh stelle! (Frettoloso)
 Dove? Quando? In qual guisa?
 Chi m’insidia? Perché? Parla.
 CAMBISE
                                               Ch’io parli?
350Non aver tal speranza;
 già per farti gelar dissi abbastanza.
 ASTIAGE
 Custodi, olà; della città vicina
 nel carcere più orrendo
 strascinate l’infido.
355Là parlerai.
 CAMBISE
                     Del tuo furor mi rido.
 MANDANE
 Numi, che far degg’io?
 Ah padre... Ah sposo...
 CAMBISE
                                        Addio, Mandane, addio.
 
    Non piangete, amati rai;
 nol richiede il morir mio;
360lo sapete, io sol bramai
 rivedervi e poi morir.
 
    E tu resta ognor dubbioso,
 crudo re, senza riposo
 le tue furie alimentando,
365fabbricando il tuo martir. (Parte fra’ custodi)
 
 SCENA X
 
 MANDANE ed ASTIAGE
 
 MANDANE
 Signor... (Piangendo)
 ASTIAGE
                  Quelle minacce, (Pieno di timore)
 Mandane, udisti? Ah s’io sapessi almeno...
 Il sapresti tu mai? Parla. O congiuri
 tu ancor co’ miei nemici?
 MANDANE
                                         Io! Come! E puoi
370temere, oh dei, ch’io pur ti brami oppresso?
 ASTIAGE
 Chi sa? Temo d’ognun; temo me stesso.
 
    Fra mille furori
 che calma non hanno,
 fra mille timori
375che intorno mi stanno,
 accender mi sento,
 mi sento gelar.
 
    In quei che lusingo
 mi fingo i rubelli;
380e tremo di quelli
 che faccio tremar. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 MANDANE e poi CIRO fuggendo
 
 MANDANE
 Oh padre! Oh sposo! Oh me dolente! E come...
 CIRO
 Bella ninfa... pietà. (Guardandosi indietro)
 MANDANE
                                 Lasciami in pace,
 pastor; la cerco anch’io.
 CIRO
                                         Deh...
 MANDANE
                                                      Parti.
 CIRO
                                                                 Ah senti,
385o ninfa o dea, qualunque sei, che al volto
 non mi sembri mortal.
 MANDANE
                                     Che vuoi?
 CIRO
                                                        Difesa
 all’innocenza mia. Fuggo dall’ira
 de’ custodi reali.
 MANDANE
                             E il tuo delitto
 qual è?
 CIRO
              Mentre poc’anzi
390solo al tempio n’andava... Ecco i custodi;
 difendimi.
 MANDANE
                   Nessuno
 s’avanzi ancor. (Qual mai tumulto in petto
 quel pastorel mi desta!)
 CIRO
 (Qual mai per me cara sembianza è questa!)
 MANDANE
395Siegui.
 CIRO
              Mentre poc’anzi
 solo al tempio n’andava, udii la selva
 di strida femminili
 dal più folto sonar. Mi volsi e vidi
 due, non so ben s’io dica
400masnadieri o soldati,
 stranieri al certo, una leggiadra ninfa
 presa rapir. L’atto villano, il volto,
 non ignoto al mio cor, destommi in seno
 sdegno e pietà. Corro gridando e il dardo
405vibro contro i rapaci. Al colpo, al grido,
 un ferito di lor, timidi entrambi
 lascian la preda; ella sen fugge ed io
 seguitarla volea, quando importuno
 uom di giovane età, d’atroce aspetto,
410cinto di ricche spoglie,
 m’attraversa il cammino e vuol ragione
 del ferito compagno. Io non l’ascolto
 per seguir lei che fugge. Offeso il fiero
 dal mio tacer, snuda l’acciaro e corre
415superbo ad assalirmi; io disarmato
 non aspetto l’incontro; a lui m’involo;
 ei m’incalza, io m’affretto. Eccoci in parte
 dove manca ogni via. Mi volgo intorno;
 non veggo scampo; ho da una parte il monte,
420dall’altra il fiume e l’inimico a fronte.
 MANDANE
 E allor?
 CIRO
                Dall’alta ripa
 penso allor di lanciarmi; e, mentre il salto
 ne misuro con gli occhi, armi più pronte
 m’offre il timor. Due gravi sassi in fretta
425colgo; m’arretro e incontro a lui, che viene,
 scaglio il primiero; egli la fronte abbassa;
 gli striscia il crin l’inutil colpo e passa.
 Emendo il fallo e violento in guisa
 spingo il secondo sasso
430che previen la difesa; e a lui, pur come
 senno avesse e consiglio,
 frange una tempia in sul confin del ciglio.
 MANDANE
 Gran sorte!
 CIRO
                      Alla percossa
 scolorisce il feroce. Un caldo fiume
435gl’inonda il volto; apre le braccia; al suolo
 abbandona l’acciar; rotando in giro,
 dalla pendente riva
 già di cadere accenna; a un verde ramo
 pur si ritien; ma quello
440cede al peso e lo siegue; ei, rovinando
 per la scoscesa sponda,
 balzò nel fiume e si perdé nell’onda.
 MANDANE
 Ed è questo il delitto...
 CIRO
                                     Ecco la ninfa
 cui di seguir mi frastornò quel fiero.
 
 SCENA XII
 
 ARPALICE e detti
 
 MANDANE
445Arpalice, ed è vero...
 ARPALICE
                                    Ah dunque udisti,
 Mandane, il caso atroce.
 MANDANE
                                          Or l’ascoltai.
 CIRO
 (Numi! Alla madre mia finor parlai).
 ARPALICE
 Io non ho, principessa,
 fibra nel sen che non mi tremi al solo
450pensier del tuo dolore.
 MANDANE
                                      E donde mai
 così presto il sapesti?
 ARPALICE
                                    Ah le sventure
 van su l’ale de’ venti. Ammiro anch’io
 come in tempo sì corto
 sia già noto ad ognun che Ciro è morto.
 MANDANE
455Ciro!
 CIRO
            (Il rival forse svenai!)
 MANDANE
                                               Che dici? (Ad Arpalice)
 ARPALICE
 Che, se per man d’Alceo
 perder dovevi il figlio, era assai meglio
 non averlo trovato.
 MANDANE
 Come! Ciro è l’ucciso? Ah scellerato! (Volgendosi a Ciro)
 ARPALICE
460(Nol sapea; m’ingannai).
 CIRO
 (Dicasi... Ah no, che di tacer giurai).
 MANDANE
 Perfido! E vieni... oh stelle!
 a chiedermi difesa? In questa guisa
 d’una madre infelice
465si deride il dolor?
 CIRO
                              Non seppi...
 MANDANE
                                                    Ah taci,
 taci, fellon; tutto sapesti; è tutto
 menzogna il tuo racconto. Oh figlio, oh cara
 parte del sangue mio! Dunque di nuovo,
 misera, t’ho perduto! E quando? E come?
470Oh perdita! Oh tormento!
 CIRO
 (Resister non si può; morir mi sento).
 MANDANE
 Arpalice, or che dici?
 Era presago il mio timor? Ma tanto
 no, non temei. Perdere un figlio è pena;
475ma che un vil... ma che un empio... Ah traditore!
 Con queste mani io voglio
 aprirti il sen, svellerti il core.
 CIRO
                                              Oh dio!
 Tu ti distruggi in pianto;
 svellimi il cor ma non t’affligger tanto.
 MANDANE
480Ch’io non m’affligga? E l’uccisor del figlio
 così parla alla madre?
 CIRO
                                     Eh tu non sei...
 Son io... Quello non fu... (Che pena, oh dei!)
 MANDANE
 Ministri, al re traete
 quel carnefice reo. (I custodi, disposti ad eseguire il cenno, vegliano sopra Ciro) Poca vendetta
485è il sangue tuo ma pur lo voglio.
 ARPALICE
                                                   Affrena
 gli sdegni tuoi. Necessitato e senza
 saperlo egli t’offese. Imita, imita
 la clemenza de’ numi.
 MANDANE
                                    I numi sono
 per me tiranni. In cielo
490non v’è pietà, non v’è giustizia...
 ARPALICE
                                                  Ah taci;
 il dolor ti seduce. Almen gli dei
 non irritiam.
 MANDANE
                      Ridotta a questo segno,
 non temo il loro sdegno,
 non bramo il loro aiuto;
495il mio figlio perdei, tutto ho perduto.
 
    Rendimi il figlio mio.
 Ah mi si spezza il cor!
 Non son più madre, oh dio!
 Non ho più figlio!
 
500   Qual barbaro sarà
 che a tanto mio dolor
 non bagni per pietà
 di pianto il ciglio! (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 ARPALICE e CIRO
 
 CIRO
 Arpalice, consola
505quella madre dolente.
 ARPALICE
                                     Ho troppo io stessa
 di conforto bisogno e di consiglio.
 CIRO
 E che mai sì t’affligge?
 ARPALICE
                                     Il tuo periglio.
 CIRO
 Ah bastasse a destarti
 alcun per me tenero affetto al core!
 ARPALICE
510Perché, Alceo, perché mai nascer pastore!
 CIRO
 Ma se pastor non fossi,
 nutrir potrei questa speranza audace?
 ARPALICE
 Se non fossi pastor... Lasciami in pace.
 CIRO
 
    Sappi che al nascer mio...
 
 ARPALICE
 
515Siegui.
 
 CIRO
 
              (Giurai tacer).
 
 ARPALICE
 
    Sappi che bramo anch’io...
 
 CIRO
 
 Parla.
 
 ARPALICE
 
             (Crudel dover!)
 
 CIRO
 
    Perché t’arresti ancora?
 
 ARPALICE
 
 Perché cominci e cessi?
 
 A DUE
 
520Ah, se parlar potessi,
 quanto direi di più!
 
 CIRO
 
    Finger con chi s’adora...
 
 ARPALICE
 
 Celar quel che si brama...
 
 A DUE
 
 È troppo a chi ben ama
525incomoda virtù.
 
 Fine dell’atto primo
 
 
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