Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 La clemenza di Tito, Parigi, Hérissant, 1780
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Portici.
 
 SESTO solo, col distintivo de’ congiurati sul manto
 
 SESTO
 Oh dei, che smania è questa!
 Che tumulto ho nel cor! Palpito, agghiaccio,
 m’incammino, m’arresto; ogni aura, ogni ombra
580mi fa tremare. Io non credea che fosse
 sì difficile impresa esser malvagio.
 Ma compirla convien. Già per mio cenno
 Lentulo corre al Campidoglio. Io deggio
 Tito assalir. Nel precipizio orrendo
585è scorso il piè. Necessità divenne
 ormai la mia ruina. Almen si vada
 con valore a perir. Valore? E come
 può averne un traditor? Sesto infelice,
 tu traditor! Che orribil nome! E pure
590t’affretti a meritarlo. E chi tradisci?
 Il più grande, il più giusto, il più clemente
 principe della terra, a cui tu devi
 quanto puoi, quanto sei. Bella mercede
 gli rendi invero! Ei t’innalzò per farti
595il carnefice suo. M’inghiotta il suolo
 prima ch’io tal divenga. Ah! Non ho core,
 Vitellia, a secondar gli sdegni tui;
 morrei prima del colpo in faccia a lui.
 S’impedisca... Ma come,
600or che tutto è disposto... Andiamo, andiamo
 Lentulo a trattener. Sieguane poi
 quel che il fato vorrà. Stelle, che miro!
 Arde già il Campidoglio! Aimè l’impresa
 Lentulo incominciò. Forse già tardi
605sono i rimorsi miei.
 Difendetemi Tito, eterni dei. (Vuol partire)
 
 SCENA II
 
 ANNIO e detto
 
 ANNIO
 Sesto, dove t’affretti?
 SESTO
                                    Io corro, amico...
 Oh dei! Non m’arrestar. (Vuol partire)
 ANNIO
                                          Ma dove vai?
 SESTO
 Vado... Per mio rossor già lo saprai. (Parte)
 
 SCENA III
 
 ANNIO, poi SERVILIA, indi PUBLIO con guardie
 
 ANNIO
610Già lo saprai per mio rossor! Che arcano
 si nasconde in que’ detti! A quale oggetto
 celarlo a me? Quel pallido sembiante,
 quel ragionar confuso,
 stelle, che mai vuol dir? Qualche periglio
615sovrasta a Sesto. Abbandonar nol deve
 un amico fedel. Sieguasi. (Vuol partire)
 SERVILIA
                                          Alfine,
 Annio, pur ti riveggo.
 ANNIO
                                    Ah mio tesoro,
 quanto deggio al tuo amor! Torno a momenti.
 Perdonami se parto.
 SERVILIA
                                   E perché mai
620così presto mi lasci?
 PUBLIO
                                   Annio, che fai?
 Roma tutta è in tumulto; il Campidoglio
 vasto incendio divora; e tu fra tanto
 puoi star senza rossore
 tranquillamente a ragionar d’amore?
 SERVILIA
625Numi!
 ANNIO
              (Or di Sesto i detti
 più mi fanno tremar. Cerchisi...) (In atto di partire)
 SERVILIA
                                                    E puoi
 abbandonarmi in tal periglio?
 ANNIO
                                                (Oh dio!
 Fra l’amico e la sposa
 divider mi vorrei). Prendine cura,
630Publio, per me. Di tutti i giorni miei
 l’unico ben ti raccomando in lei. (Parte frettoloso)
 
 SCENA IV
 
 SERVILIA e PUBLIO
 
 SERVILIA
 Publio, che inaspettato
 accidente funesto!
 PUBLIO
                                Ah voglia il cielo
 che un’opra sia del caso e che non abbia
635forse più reo disegno
 chi destò quelle fiamme!
 SERVILIA
                                         Ah tu mi fai
 tutto il sangue gelar!
 PUBLIO
                                   Torna, o Servilia,
 a’ tuoi soggiorni e non temer. Ti lascio
 quei custodi in difesa e corro intanto
640di Vitellia a cercar. Tito m’impone
 d’aver cura d’entrambe.
 SERVILIA
                                        E ancor di noi
 Tito si rammentò?
 PUBLIO
                               Tutto rammenta;
 provede a tutto: a riparare i danni,
 a prevenir le insidie, a ricomporre
645gli ordini già sconvolti... Oh se il vedessi
 della confusa plebe
 gl’impeti regolar! Gli audaci affrena,
 i timidi assicura; in cento modi
 sa promesse adoprar, minacce e lodi.
650Tutto ritrovi in lui; ci vedi insieme
 il difensor di Roma,
 il terror delle squadre,
 l’amico, il prence, il cittadino, il padre.
 SERVILIA
 Ma sorpreso così, come ha saputo...
 PUBLIO
655Eh Servilia, t’inganni;
 Tito non si sorprende. Un impensato
 colpo non v’è che nol ritrovi armato.
 
    Sia lontano ogni cimento,
 l’onda sia tranquilla e pura,
660buon guerrier non s’assicura,
 non si fida il buon nocchier.
 
    Anche in pace, in calma ancora
 l’armi adatta, i remi appresta,
 di battaglia o di tempesta
665qualche assalto a sostener. (Parte)
 
 SCENA V
 
 SERVILIA sola
 
 SERVILIA
 Dall’adorato oggetto
 vedersi abbandonar, saper che a tanti
 rischi corre ad esporsi, in sen per lui
 sentirsi il cor tremante e nel periglio
670non poterlo seguir, questo è un affanno
 d’ogni affanno maggior; questo è soffrire
 la pena del morir senza morire.
 
    Almen se non poss’io
 seguir l’amato bene,
675affetti del cor mio,
 seguitelo per me.
 
    Già sempre a lui vicino
 raccolti amor vi tiene
 e insolito cammino
680questo per voi non è. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 VITELLIA e poi SESTO
 
 VITELLIA
 Chi per pietà m’addita
 Sesto dov’è? Misera me! Per tutto
 ne chiedo invano, invan lo cerco. Almeno
 Tito trovar potessi.
 SESTO
                                 Ove m’ascondo!
685Dove fuggo infelice! (Senza veder Vitellia)
 VITELLIA
                                   Ah Sesto! Ah senti!
 SESTO
 Crudel, sarai contenta. Ecco adempito
 il tuo fiero comando.
 VITELLIA
                                   Aimè, che dici!
 SESTO
 Già Tito... oh dio! già dal trafitto seno
 versa l’anima grande.
 VITELLIA
                                    Ah che facesti!
 SESTO
690No, nol fec’io, che dell’error pentito
 a salvarlo correa; ma giunsi appunto
 che un traditor del congiurato stuolo
 da tergo lo feria. «Ferma» gridai;
 ma il colpo era vibrato. Il ferro indegno
695lascia colui nella ferita e fugge.
 A ritrarlo io m’affretto;
 ma con l’acciaro il sangue
 n’esce, il manto m’asperge; e Tito, oh dio!
 manca, vacilla e cade.
 VITELLIA
                                      Ah ch’io mi sento
700morir con lui!
 SESTO
                        Pietà, furor mi sprona
 l’uccisore a punir; ma il cerco invano;
 già da me dileguossi. Ah principessa,
 che fia di me? Come avrò mai più pace?
 Quanto, ahi quanto mi costa
705il desio di piacerti!
 VITELLIA
                                Anima rea,
 piacermi! Orror mi fai. Dove si trova
 mostro peggior di te? Quando s’intese
 colpo più scellerato! Hai tolto al mondo
 quanto avea di più caro; hai tolto a Roma
710quanto avea di più grande. E chi ti fece
 arbitro de’ suoi giorni?
 Di’, qual colpa, inumano,
 punisti in lui? L’averti amato? È vero,
 questo è l’error di Tito;
715ma punir nol dovea chi l’ha punito.
 SESTO
 Onnipotenti dei! Son io? Mi parla
 così Vitellia? E tu non fosti...
 VITELLIA
                                               Ah taci,
 barbaro, e del tuo fallo
 non volermi accusar. Dove apprendesti
720a secondar le furie
 d’un’amante sdegnata?
 Qual anima insensata
 un delirio d’amor nel mio trasporto
 compreso non avrebbe? Ah! Tu nascesti
725per mia sventura. Odio non v’è che offenda
 al par dell’amor tuo. Nel mondo intero
 sarei la più felice,
 empio, se tu non eri. Oggi di Tito
 la destra stringerei; leggi alla terra
730darei dal Campidoglio; ancor vantarmi
 innocente potrei. Per tua cagione
 son rea, perdo l’impero,
 non spero più conforto;
 e Tito, ah scellerato! e Tito è morto.
 
735   Come potesti, oh dio!
 Perfido traditor...
 Ah che la rea son io!
 Sento gelarmi il cor;
 mancar mi sento.
 
740   Pria di tradir la fé,
 perché, crudel, perché...
 Ah che del fallo mio
 tardi mi pento! (Parte)
 
 SCENA VII
 
 SESTO e poi ANNIO
 
 SESTO
 Grazie, o numi crudeli. Or non mi resta
745più che temer. Della miseria umana
 questo è l’ultimo segno. Ho già perduto
 quanto perder potevo. Ho già tradito
 l’amicizia, l’amor, Vitellia e Tito.
 Uccidetemi almeno,
750smanie che m’agitate,
 furie che lacerate
 questo perfido cor. Se lente siete
 a compir la vendetta,
 io stesso, io la farò. (In atto di snudar la spada)
 ANNIO
                                   Sesto, t’affretta.
755Tito brama...
 SESTO
                        Lo so, brama il mio sangue;
 tutto si verserà. (In atto di snudar la spada)
 ANNIO
                            Ferma; che dici?
 Tito chiede vederti. Al fianco suo
 stupisce che non sei, che l’abbandoni
 in periglio sì grande.
 SESTO
                                   Io!... Come?... E Tito
760nel colpo non spirò?
 ANNIO
                                   Qual colpo? Ei torna
 illeso dal tumulto.
 SESTO
                              Eh tu m’inganni;
 io stesso lo mirai cader trafitto
 da scellerato acciaro.
 ANNIO
 Dove?
 SESTO
              Nel varco angusto, ove si ascende
765quinci presso al Tarpeo.
 ANNIO
                                         No; travedesti;
 tra il fumo e fra il tumulto
 altri Tito ti parve.
 SESTO
                              Altri? E chi mai
 delle cesaree vesti
 ardirebbe adornarsi? Il sacro alloro,
770l’augusto ammanto...
 ANNIO
                                   Ogni argomento è vano;
 vive Tito ed è illeso. In questo istante
 io da lui mi divido.
 SESTO
                                Oh dei pietosi!
 Oh caro prence! Oh dolce amico! Ah lascia
 che a questo sen... Ma non m’inganni?
 ANNIO
                                                              Io merto
775sì poca fé! Dunque tu stesso a lui
 corri e ’l vedrai.
 SESTO
                            Ch’io mi presenti a Tito
 dopo averlo tradito?
 ANNIO
 Tu lo tradisti?
 SESTO
                         Io del tumulto, io sono
 il primo autor.
 ANNIO
                         Come! Perché?
 SESTO
                                                   Non posso
780dirti di più.
 ANNIO
                    Sesto è infedele!
 SESTO
                                                Amico,
 m’ha perduto un istante. Addio. M’involo
 alla patria per sempre.
 Ricordati di me. Tito difendi
 da nuove insidie. Io vo ramingo, afflitto
785a pianger fra le selve il mio delitto.
 ANNIO
 Fermati. Oh dei! Pensiam... Senti. Finora
 la congiura è nascosta; ognuno incolpa
 di quest’incendio il caso; or la tua fuga
 indicar la potrebbe.
 SESTO
                                  E ben, che vuoi?
 ANNIO
790Che tu non parta ancor, che taccia il fallo,
 che torni a Tito, e che con mille emendi
 prove di fedeltà l’error passato.
 SESTO
 Colui, qualunque sia che cadde estinto,
 basta a scoprir...
 ANNIO
                              Là dov’ei cadde io volo.
795Saprò chi fu, se il ver si sa, se parla
 alcun di te. Pria che s’induca Augusto
 a temer di tua fé, potrò avvertirti;
 fuggir potrai. Dubbio è ’l tuo mal se resti,
 certo se parti.
 SESTO
                         Io non ho mente, amico,
800per distinguer consigli. A te mi fido.
 Vuoi ch’io vada? Anderò... Ma Tito, oh numi!
 mi leggerà sul volto... (S’incammina e si ferma)
 ANNIO
                                    Ogni tardanza,
 Sesto, ti perde.
 SESTO
                           Eccomi, io vo... Ma questo (Come sopra)
 manto asperso di sangue?
 ANNIO
805Chi quel sangue versò?
 SESTO
                                       Quell’infelice
 che per Tito io piangea.
 ANNIO
                                        Cauto l’avvolgi,
 nascondilo e t’affretta.
 SESTO
                                      Il caso, oh dio!
 potria...
 ANNIO
                Dammi quel manto; eccoti il mio. (Cambia il manto)
 Corri, non più dubbiezze.
810Fra poco io ti raggiungo. (Parte)
 SESTO
                                           Io son sì oppresso,
 così confuso io sono
 che non so se vaneggio o se ragiono.
 
    Fra stupido e pensoso,
 dubbio così s’aggira
815da un torbido riposo
 chi si destò talor,
 
    che desto ancor delira
 fra le sognate forme,
 che non sa ben se dorme,
820non sa se veglia ancor. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
  Galleria terrena adornata di statue, corrispondente a giardini.
 
 TITO e SERVILIA
 
 TITO
 Contro me si congiura! Onde il sapesti?
 SERVILIA
 Un de’ complici venne
 tutto a scoprirmi, acciò da te gl’implori
 perdono al fallo.
 TITO
                             E Lentulo è infedele?
 SERVILIA
825Lentulo è della trama
 lo scellerato autor. Sperò di Roma
 involarti l’impero; unì seguaci;
 dispose i segni; il Campidoglio accese
 per destare un tumulto; e già correa
830cinto del manto augusto
 a sorprender, l’indegno! ed a sedurre
 il popolo confuso.
 Ma, giustizia del ciel! le istesse vesti,
 ch’ei cinse per tradirti,
835fur tua difesa e sua ruina. Un empio,
 fra i sedotti da lui, corse, ingannato
 dalle auguste divise,
 e per uccider te Lentulo uccise.
 TITO
 Dunque morì nel colpo?
 SERVILIA
                                        Almen, se vive,
840egli nol sa.
 TITO
                    Come l’indegna tela
 tanto poté restarmi occulta?
 SERVILIA
                                             E pure
 fra’ tuoi custodi istessi
 de’ complici vi son. Cesare, è questo
 lo scellerato segno onde fra loro
845si conoscono i rei. Porta ciascuno
 pari a questo, signor, nastro vermiglio
 che su l’omero destro il manto annoda;
 osservalo e ti guarda.
 TITO
                                     Or di’, Servilia,
 che ti sembra un impero? Al bene altrui
850chi può sagrificarsi
 più di quello ch’io feci? E pur non giunsi
 a farmi amar; pur v’è chi m’odia e tenta
 questo sudato alloro
 svellermi dalla chioma;
855e ritrova seguaci; e dove? In Roma!
 Tito l’odio di Roma! Eterni dei!
 Io che spesi per lei
 tutti i miei dì, che per la sua grandezza
 sudor, sangue versai
860e or sul Nilo, or su l’Istro arsi e gelai!
 Io che ad altro, se veglio,
 fuor che alla gloria sua pensar non oso,
 che in mezzo al mio riposo
 non sogno che il suo ben, che, a me crudele,
865per compiacere a lei
 sveno gli affetti miei, m’opprimo in seno
 l’unica del mio cor fiamma adorata!
 Oh patria! Oh sconoscenza! Oh Roma ingrata!
 
 SCENA IX
 
 SESTO, TITO e SERVILIA
 
 SESTO
 (Ecco il mio prence. Oh come
870mi palpita al mirarlo il cor smarrito!)
 TITO
 Sesto, mio caro Sesto, io son tradito.
 SESTO
 (Oh rimembranza!)
 TITO
                                 Il crederesti, amico?
 Tito è l’odio di Roma. Ah tu che sai
 tutti i pensieri miei, che senza velo
875hai veduto il mio cor, che fosti sempre
 l’oggetto del mio amor, dimmi se questa
 aspettarmi io dovea crudel mercede!
 SESTO
 (L’anima mi trafigge e non sel crede).
 TITO
 Dimmi, con qual mio fallo
880tant’odio ho mai contro di me commosso?
 SESTO
 Signor...
 TITO
                 Parla.
 SESTO
                             Ah signor, parlar non posso.
 TITO
 Tu piangi, amico Sesto; il mio destino
 ti fa pietà. Vieni al mio seno. Oh quanto
 mi piace, mi consola
885questo tenero segno
 della tua fedeltà!
 SESTO
                             (Morir mi sento;
 non posso più. Parmi tradirlo ancora
 col mio tacer. Si disinganni appieno).
 
 SCENA X
 
 SESTO, VITELLIA, TITO e SERVILIA
 
 VITELLIA
 (Ah Sesto è qui! Non mi scoprisse almeno).
 SESTO
890Sì sì, voglio al suo piè... (Vuole andare a Tito)
 VITELLIA
                                        Cesare invitto, (S’inoltra e l’interrompe)
 preser gli dei cura di te.
 SESTO
                                        (Mancava
 Vitellia ancor).
 VITELLIA
                          Pensando
 al passato tuo rischio ancor pavento.
 (Per pietà non parlar). (Piano a Sesto)
 SESTO
                                      (Questo è tormento!)
 TITO
895Il perder, principessa,
 e la vita e l’impero
 affliggermi non può. Già miei non sono
 che per usarne a benefizio altrui.
 So che tutto è di tutti, e che né pure
900di nascer meritò chi d’esser nato
 crede solo per sé. Ma quando a Roma
 giovi ch’io versi il sangue,
 perché insidiarmi? Ho ricusato mai
 di versarlo per lei? Non sa l’ingrata
905che son romano anch’io, che Tito io sono?
 Perché rapir quel che offerisco in dono?
 SERVILIA
 Oh vero eroe!
 
 SCENA XI
 
 SESTO, VITELLIA, TITO, SERVILIA ed ANNIO col manto di Sesto
 
 ANNIO
                          (Potessi
 Sesto avvertir. M’intenderà). Signore, (A Tito)
 già l’incendio cedé; ma non è vero
910che il caso autor ne sia. V’è chi congiura
 contro la vita tua; prendine cura.
 TITO
 Annio, il so... Ma che miro!
 Servilia, (A parte a Servilia) il segno che distingue i rei
 Annio non ha sul manto?
 SERVILIA
                                         Eterni dei!
 TITO
915Non v’è che dubitar. Forma, colore,
 tutto, tutto è concorde.
 SERVILIA
                                      Ah traditore! (Ad Annio)
 ANNIO
 Io traditor!
 SESTO
                     (Che avvenne!)
 TITO
                                                E sparger vuoi
 tu ancora il sangue mio?
 Annio, figlio, e perché? Che t’ho fatt’io?
 ANNIO
920Io spargere il tuo sangue! Ah pria m’uccida
 un fulmine del ciel.
 TITO
                                T’ascondi invano;
 già quel nastro vermiglio,
 divisa de’ ribelli, a me scoperse
 che a parte sei del tradimento orrendo.
 ANNIO
925Questo! Come!...
 SESTO
                               (Ah che feci! Or tutto intendo).
 ANNIO
 Nulla, signor, m’è noto
 di tal divisa. In testimonio io chiamo
 tutti i numi celesti.
 TITO
 Da chi dunque l’avesti?
 ANNIO
930L’ebbi... (Se dico il ver, l’amico accuso).
 TITO
 E ben?
 ANNIO
               L’ebbi... Non so...
 TITO
                                              L’empio è confuso.
 SESTO
 (Oh amicizia!)
 VITELLIA
                          (Oh timor!)
 TITO
                                               Dove si trova
 principe, o Sesto amato,
 di me più sventurato? Ogni altro acquista
935amici almen co’ benefici suoi;
 io co’ miei benefici
 altro non fo che procurar nemici.
 ANNIO
 (Come scolparmi?)
 SESTO
                                 (Ah non rimanga oppressa
 l’innocenza per me. Vitellia, ormai
940tutto è forza ch’io dica). (Piano a Vitellia, incamminandosi a Tito)
 VITELLIA
                                        (Ah no! Che fai?
 Deh pensa al mio periglio). (Piano a Sesto)
 SESTO
 (Che angustia è questa!)
 ANNIO
                                        (Eterni dei, consiglio!)
 TITO
 Servilia, e un tale amante
 val sì gran prezzo?
 SERVILIA
                                Io dell’affetto antico
945ho rimorso, ho rossor.
 SESTO
                                      (Povero amico!)
 TITO
 Ma dimmi, anima ingrata; (Ad Annio) il sol pensiero
 di tanta infedeltà non è bastato
 a farti inorridir?
 SESTO
                           (Son io l’ingrato).
 TITO
 Come ti nacque in seno
950furor cotanto ingiusto?
 SESTO
 (Più resister non posso). Eccomi, Augusto,
 a’ piedi tuoi. (S’inginocchia)
 VITELLIA
                        (Misera me!)
 SESTO
                                               La colpa
 ond’Annio è reo...
 VITELLIA
                               Sì, la sua colpa è grande;
 ma la bontà di Tito
955sarà maggior. Per lui, signor, perdono
 Sesto domanda e lo domando anch’io.
 (Morta mi vuoi?) (Piano a Sesto)
 SESTO
                               (Che atroce caso è il mio!) (S’alza)
 TITO
 Annio si scusi almeno.
 ANNIO
 Dirò... (Che posso dir?)
 TITO
                                         Sesto, io mi sento
960gelar per lui. La mia presenza istessa
 più confonder lo fa. Custodi, a voi
 Annio consegno. Esamini il Senato
 il disegno, l’errore
 di questo... Ancor non voglio
965chiamarti traditor. Rifletti, ingrato,
 da quel tuo cor perverso
 del tuo principe il cor quanto è diverso.
 
    Tu, infedel, non hai difese;
 è palese il tradimento;
970io pavento d’oltraggiarti
 nel chiamarti traditor.
 
    Tu, crudel, tradir mi vuoi
 d’amistà col finto velo;
 io mi celo agli occhi tuoi
975per pietà del tuo rossor. (Parte)
 
 SCENA XII
 
 VITELLIA, SERVILIA, SESTO ed ANNIO
 
 ANNIO
 E pur, dolce mia sposa... (A Servilia)
 SERVILIA
                                           A me t’invola;
 tua sposa io più non son. (In atto di partire)
 ANNIO
                                          Fermati e senti.
 SERVILIA
 
    Non odo gli accenti
 d’un labbro spergiuro;
980gli affetti non curo
 d’un perfido cor.
 
    Ricuso, detesto
 il nodo funesto,
 le nozze, lo sposo,
985l’amante e l’amor. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 SESTO, VITELLIA ed ANNIO
 
 ANNIO
 (E Sesto non favella!)
 SESTO
                                     (Io moro).
 VITELLIA
                                                        (Io tremo).
 ANNIO
 Ma, Sesto, al punto estremo
 ridotto io sono e non ascolto ancora
 chi s’impieghi per me. Tu non ignori
990quel che mi dice ognun, quel ch’io non dico.
 Questo è troppo soffrir. Pensaci, amico.
 
    Ch’io parto reo lo vedi;
 ch’io son fedel lo sai;
 di te non mi scordai;
995non ti scordar di me.
 
    Soffro le mie catene;
 ma questa macchia in fronte,
 ma l’odio del mio bene
 soffribile non è. (Parte fra guardie)
 
 SCENA XIV
 
 SESTO e VITELLIA
 
 SESTO
1000Posso alfine, o crudele...
 VITELLIA
 Oh dio! L’ore in querele
 non perdiamo così. Fuggi e conserva
 la tua vita e la mia.
 SESTO
                                Ch’io fugga e lasci
 un amico innocente...
 VITELLIA
                                    Io dell’amico
1005la cura prenderò.
 SESTO
                              No, finch’io vegga
 Annio in periglio...
 VITELLIA
                                A tutti i numi il giuro,
 io lo difenderò.
 SESTO
                           Ma che ti giova
 la fuga mia?
 VITELLIA
                      Con la tua fuga è salva
 la tua vita, il mio onor. Tu sei perduto,
1010se alcun ti scopre; e, se scoperto sei,
 pubblico è il mio segreto.
 SESTO
                                         In questo seno
 sepolto resterà. Nessuno il seppe;
 tacendolo morrò.
 VITELLIA
                              Mi fiderei,
 se minor tenerezza
1015per Tito in te vedessi. Il suo rigore
 non temo già, la sua clemenza io temo;
 questa ti vincerebbe. Ah! Per que’ primi
 momenti in cui ti piacqui, ah! per le care
 dolci speranze tue, fuggi, assicura
1020il mio timido cor. Tanto facesti,
 l’opra compisci. Il più gran dono è questo
 che far mi puoi. Tu non mi rendi meno
 che la pace e l’onor. Sesto, che dici?
 Risolvi.
 SESTO
                Oh dio!
 VITELLIA
                               Sì, già ti leggo in volto
1025la pietà che hai di me; conosco i moti
 del tenero tuo cor. Di’, m’ingannai?
 Sperai troppo da te? Ma parla, o Sesto.
 SESTO
 Partirò, fuggirò. (Che incanto è questo!)
 VITELLIA
 Respiro.
 SESTO
                 Almen talvolta,
1030quando lungi sarò...
 
 SCENA XV
 
 PUBLIO con guardie e detti
 
 PUBLIO
                                  Sesto.
 SESTO
                                               Che chiedi?
 PUBLIO
 La tua spada.
 SESTO
                         E perché?
 PUBLIO
                                           Per tua sventura
 Lentulo non morì. Già il resto intendi.
 Vieni.
 VITELLIA
             (Oh colpo fatale!) (Sesto dà la spada)
 SESTO
                                           Alfin, tiranna...
 PUBLIO
 Sesto, partir conviene. È già raccolto
1035per udirti il Senato; e non poss’io
 differir di condurti.
 SESTO
                                Ingrata, addio.
 
    Se mai senti spirarti sul volto
 lieve fiato che lento s’aggiri,
 di’: «Son questi gli estremi sospiri
1040del mio fido che muore per me».
 
    Al mio spirto dal seno disciolto
 la memoria di tanti martiri
 sarà dolce con questa mercé. (Parte con Publio e guardie)
 
 SCENA XVI
 
 VITELLIA sola
 
 VITELLIA
 Misera, che farò? Quell’infelice,
1045oh dio! muore per me. Tito fra poco
 saprà il mio fallo e lo sapran con lui
 tutti per mio rossor. Non ho coraggio
 né a parlar né a tacere
 né a fuggir né a restar. Non spero aiuto,
1050non ritrovo consiglio. Altro non veggo
 che imminenti ruine; altro non sento
 che moti di rimorso e di spavento.
 
    Tremo fra’ dubbi miei;
 pavento i rai del giorno;
1055l’aure che ascolto intorno
 mi fanno palpitar.
 
    Nascondermi vorrei,
 vorrei scoprir l’errore;
 né di celarmi ho core
1060né core ho di parlar. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo
 
 
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