Pietro Metastasio, Drammi per musica
  
  
 Ezio, Parigi, Hérissant, 1780
 
 
 
Paratesto ATTO PRIMO ATTO SECONDO ATTO TERZO Apparato
 
 
 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
  Orti palatini, corrispondenti agli appartamenti imperiali, con viali, spalliere di fiori e fontane continuate. Nel fondo caduta d’acque e innanzi grotteschi e statue.
 
 MASSIMO e poi FULVIA
 
 MASSIMO
 Qual silenzio è mai questo! È tutto in pace
 l’imperiale albergo. In Oriente
 rosseggia il nuovo giorno
 e pur ancor d’intorno
630suon di voci non odo, alcun non miro.
 Dovrebbe pure Emilio
 aver compito il colpo. Ei mi promise
 nel tiranno punir tutti i miei torti
 e pigro...
 FULVIA
                  Ah genitor!
 MASSIMO
                                      Figlia, che porti?
 FULVIA
635Che mai facesti!
 MASSIMO
                             Io nulla feci.
 FULVIA
                                                   Oh dio!
 Fu Cesare assalito. Io già comprendo
 donde nasce il pensier. Padre, tu sei
 che spingi a vendicarti
 la man che l’assalì.
 MASSIMO
640Ma Cesare morì?
 FULVIA
                               Pensa a salvarti.
 Già di guerrieri e d’armi
 tutto il soggiorno è cinto.
 MASSIMO
 Dimmi se vive o se rimase estinto.
 FULVIA
 Nol so. Nulla di certo
645compresi nel timor.
 MASSIMO
                                 Sei pur codarda.
 Vado a chiederlo io stesso. (In atto di partire s’incontra in Valentiniano)
 
 SCENA II
 
 VALENTINIANO senza manto e senza lauro, con ispada nuda e seguito di pretoriani, e detti
 
 VALENTINIANO
 Ogni via custodite ed ogni ingresso. (Parlando ad alcuni soldati che partono)
 MASSIMO
 (Egli vive! Oh destin!)
 VALENTINIANO
                                     Massimo, Fulvia,
 chi creduto l’avria?
 MASSIMO
                                 Signor, che avvenne?
 VALENTINIANO
650Ah! Maggior fellonia mai non s’intese.
 FULVIA
 (Misero genitor!)
 MASSIMO
                              (Tutto comprese).
 VALENTINIANO
 Di chi deggio fidarmi? I miei più cari
 m’insidiano la vita.
 MASSIMO
 (Ardir). Come! E potrebbe
655un’anima sì rea trovarsi mai?
 VALENTINIANO
 Massimo, e pur si trova; e tu lo sai.
 MASSIMO
 Io!
 VALENTINIANO
         Sì; ma il ciel difende
 le vite de’ monarchi. Emilio invano
 trafiggermi sperò. Nel sonno immerso
660credea trovarmi e s’ingannò; l’intesi
 del mio notturno albergo
 l’ingresso penetrare. a’ dubbi passi,
 al tentar delle piume
 previdi un tradimento. In piè balzai,
665strinsi un acciar; contro il fellon che fugge,
 fra l’ombre i colpi affretto; accorre al grido
 stuol di custodi e delle aperte logge
 mi veggo al lume inaspettato e nuovo
 sanguigno il ferro; il traditor non trovo.
 MASSIMO
670Forse Emilio non fu.
 VALENTINIANO
                                   La nota voce
 ben riconobbi al grido, onde si dolse
 allor che lo piagai.
 MASSIMO
                                Ma per qual fine
 un tuo servo arrischiarsi al colpo indegno?
 VALENTINIANO
 Il servo lo tentò, d’altri è il disegno.
 FULVIA
675(Oh dio!)
 MASSIMO
                   Lascia ch’io vada
 in traccia del fellon. (In atto di partire)
 VALENTINIANO
                                   Cura è di Varo;
 tu non partire.
 MASSIMO
                          (Ah son perduto!) Io forse
 meglio di lui potrò...
 VALENTINIANO
                                  Massimo, amico,
 non lasciarmi così; se tu mi lasci,
680donde spero consiglio e donde aita?
 MASSIMO
 T’ubbidisco. (Io respiro).
 FULVIA
                                          (Io torno in vita).
 MASSIMO
 Ma chi del tradimento
 tu credi autor?
 VALENTINIANO
                          Puoi dubitarne? In esso
 Ezio non riconosci? Ah! Se mai posso
685convincerlo abbastanza, i giorni suoi
 l’error mi pagheranno.
 FULVIA
 (Mancava all’alma mia quest’altro affanno).
 MASSIMO
 Io non so figurarmi
 in Ezio un traditor. D’esserlo almeno
690non ha ragion. Benignamente accolto...
 applaudito da te... come avria core?...
 È ben ver che l’amore,
 l’ambizion, la gelosia, la lode
 contaminan talor d’altrui la fede.
695Ezio amato si vede,
 è pien d’una vittoria,
 arbitro è delle schiere...
 Eh potrebbe scordarsi il suo dovere.
 FULVIA
 Tu lo conosci ed in tal guisa, o padre,
700parli di lui?
 MASSIMO
                     Son d’Ezio amico, è vero,
 ma suddito d’Augusto.
 VALENTINIANO
                                      E Fulvia tanto
 difende un traditore? Ah che il sospetto
 del geloso mio cor vero diviene.
 MASSIMO
 Credi Fulvia capace
705d’altro amor che del tuo? T’inganni. In lei
 è pietà la difesa e non amore.
 La minaccia, l’orrore
 di castigo e di morte
 la fanno impietosir. Del sesso imbelle
710la natia debolezza ancor non sai?
 
 SCENA III
 
 VARO e detti
 
 VARO
 Cesare, invano il traditor cercai.
 VALENTINIANO
 Ma dove si celò?
 VARO
                              La nostra cura
 non poté rinvenirlo.
 VALENTINIANO
                                 E deggio in questa
 incertezza restar? Di chi fidarmi?
715Di chi temer? Stato peggior del mio
 vedeste mai?
 MASSIMO
                        Ti rassicura. Un colpo,
 che a vuoto andò, del traditor scompone
 tutta la trama. Io cercherò d’Emilio;
 io veglierò per te. Del tutto ignoto
720l’insidiator non è. Per tua salvezza
 d’alcuno intanto assicurar ti puoi.
 VALENTINIANO
 Deh m’assistete; io mi riposo in voi.
 
    Vi fida lo sposo,
 vi fida il regnante
725dubbioso ed amante
 la vita e l’amor.
 
    Tu, amico, prepara (A Massimo)
 soccorso ed aita;
 tu serbami, o cara,
730gli affetti del cor. (A Fulvia; e parte con Varo e pretoriani)
 
 SCENA IV
 
 MASSIMO e FULVIA
 
 FULVIA
 E puoi d’un tuo delitto
 Ezio incolpar! Chi ti consiglia, o padre?
 MASSIMO
 Folle! La sua ruina
 è riparo alla mia; della vendetta
735mi agevola il sentier. S’ei resta oppresso,
 non ha difesa Augusto. Or vedi quanto
 è necessaria a noi. Troppo maggiore
 d’un femminil talento
 questa cura saria; lasciane il peso
740a chi di te più visse
 e più saggio è di te.
 FULVIA
                                Dunque ti renda
 l’età più giusto ed il saper.
 MASSIMO
                                          Se tento
 l’onor mio vendicar, non sono ingiusto.
 E se lo fossi ancor, presa è la via;
745ed a ritrarne il piè tardi saria.
 FULVIA
 Non è mai troppo tardi onde si rieda
 per le vie di virtù. Torna innocente
 chi detesta l’error.
 MASSIMO
                                Posso una volta
 ottener che non parli? Alfin che brami?
750Insegnar mi vorresti
 ciò che da me apprendesti, o vuoi ch’io serva
 al tuo debole amor? Fulvia, raffrena
 i tuoi labbri loquaci
 e in avvenir non irritarmi e taci.
 FULVIA
755Ch’io taccia e non t’irriti, allor che veggio
 il monarca assalito,
 te reo del gran misfatto, Ezio tradito?
 Lo tolleri chi può. D’ogni rispetto
 o mi disciogli o quando
760rispettosa mi vuoi, cangia il comando.
 MASSIMO
 Ah perfida! Conosco
 che vuoi sacrificarmi al tuo desio.
 Va’; dell’affetto mio,
 che nulla ti nascose, empia, t’abusa
765e per salvar l’amante il padre accusa.
 
    Va’, dal furor portata,
 palesa il tradimento;
 ma ti sovvenga, ingrata,
 il traditor qual è.
 
770   Scopri la frode ordita;
 ma pensa in quel momento
 ch’io ti donai la vita,
 che tu la togli a me. (Parte)
 
 SCENA V
 
 FULVIA, poi EZIO
 
 FULVIA
 Che fo? Dove mi volgo? Egual delitto
775è il parlare e il tacer. Se parlo, oh dio!
 son parricida e nel pensarlo io tremo;
 se taccio, al giorno estremo
 giunge il mio bene. Ah! Che all’idea funesta
 s’agghiaccia il sangue e intorno al cor s’arresta.
780Ah, qual consiglio mai...
 Ezio, dove t’inoltri? Ove ten vai? (Vedendo Ezio)
 EZIO
 In difesa d’Augusto. Intesi...
 FULVIA
                                              Ah fuggi!
 In te del tradimento
 cade il sospetto.
 EZIO
                             In me! Fulvia, t’inganni.
785Ha troppe prove il Tebro
 della mia fedeltà. Chi seppe ogni altro
 superar con l’imprese
 maggior d’ogni calunnia anche si rese.
 FULVIA
 Ma se Cesare istesso il reo ti chiama,
790s’io stessa l’ascoltai.
 EZIO
                                  Può dirlo Augusto
 ma crederlo non può. S’anche un momento
 giungesse a dubitarne, ove si volga
 vede la mia difesa. Italia, il mondo,
 la sua grandezza, il conservato impero
795rinfacciar gli saprà che non è vero.
 FULVIA
 So che la tua ruina
 vendicata saria; ma chi m’accerta
 d’una pronta difesa? Ah! S’io ti perdo,
 la più crudel vendetta
800della perdita tua non mi consola.
 Fuggi, se m’ami; al mio timor t’invola.
 EZIO
 Tu per soverchio affetto, ove non sono
 ti figuri i perigli.
 FULVIA
                           E dove fondi
 questa tua sicurezza?
805Forse nel tuo valore? Ezio, gli eroi
 son pur mortali e il numero gli opprime.
 Forse nel merto? Ah che per questo, o caro,
 sventure io ti predico;
 il merto appunto è il tuo maggior nemico.
 EZIO
810La sicurezza mia, Fulvia, è riposta
 nel cor candido e puro
 che rimorsi non ha, nell’innocenza,
 che paga è di sé stessa, in questa mano
 necessaria all’impero. Augusto alfine
815non è barbaro o stolto.
 E se perde un mio pari,
 conosce anche un tiranno
 qual dura impresa è ristorarne il danno.
 
 SCENA VI
 
 VARO con pretoriani e detti
 
 FULVIA
 Varo, che rechi?
 EZIO
                             È salva
820di Cesare la vita? Al suo riparo
 può giovar l’opra mia?
 Che fa?
 VARO
                Cesare appunto a te m’invia.
 EZIO
 A lui dunque si vada.
 VARO
 Non vuol questo da te; vuol la tua spada.
 EZIO
825Come!
 FULVIA
               Il previdi!
 EZIO
                                 E qual follia lo mosse?
 E possibil sarà?
 VARO
                           Così non fosse.
 La tua compiango, amico,
 e la sventura mia che mi riduce
 un uffizio a compir contrario tanto
830alla nostra amicizia, al genio antico.
 EZIO
 Prendi. Augusto compiangi e non l’amico. (Gli dà la spada)
 
    Recagli quell’acciaro
 che gli difese il trono;
 rammentagli chi sono
835e vedilo arrossir.
 
    E tu serena il ciglio, (A Fulvia)
 se l’amor mio t’è caro;
 l’unico mio periglio
 sarebbe il tuo martir. (Parte con guardie)
 
 SCENA VII
 
 FULVIA e VARO
 
 FULVIA
840Varo, se amasti mai, de’ nostri affetti
 pietà dimostra e d’un oppresso amico
 difendi l’innocenza.
 VARO
                                 Or che m’è noto
 il vostro amor, la pena mia s’accresce
 e giovarvi io vorrei; ma troppo, oh dio!
845Ezio è di sé nemico; ei parla in guisa
 che irrita Augusto.
 FULVIA
                                Il suo costume altero
 è palese a ciascuno. Omai dovrebbe
 non essergli delitto. Alfin tu vedi
 che se de’ merti suoi così favella,
850ei non è menzognero.
 VARO
 Qualche volta è virtù tacere il vero.
 Se non lodo il suo fasto,
 è segno d’amistà. Saprò per lui
 impiegar l’opra mia;
855ma voglia il ciel che inutile non sia.
 FULVIA
 Non dir così. Niega agli afflitti aita
 chi dubbiosa la porge.
 VARO
                                      Egli è sicuro,
 sol che tu voglia. A Cesare ti dona
 e consorte di lui tutto potrai.
 FULVIA
860Che ad altri io voglia mai,
 fuor che ad Ezio donarmi, ah non fia vero.
 VARO
 Ma, Fulvia, per salvarlo in qualche parte
 ceder convien. Tu puoi l’ira d’Augusto
 sola placar; non differirlo; e in seno
865se amor non hai per lui, fingilo almeno.
 FULVIA
 Seguirò il tuo consiglio
 ma chi sa con qual sorte. È sempre un fallo
 il simulare. Io sento
 che vi ripugna il core.
 VARO
                                     In simil caso
870il fingere è permesso;
 e poi non è gran pena al vostro sesso.
 FULVIA
 
    Quel fingere affetto
 allor che non s’ama
 per molti è diletto;
875ma pena la chiama
 quest’alma non usa
 a fingere amor.
 
    Mi scopre, m’accusa,
 se parla, se tace,
880il labbro seguace
 de’ moti del cor. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 VARO
 
 VARO
 Folle è colui che al tuo favor si fida,
 instabile fortuna. Ezio felice
 della romana gioventù poc’anzi
885era oggetto all’invidia,
 misura ai voti; e in un momento poi
 così cangia d’aspetto
 che dell’altrui pietà si rende oggetto.
 Purtroppo, o sorte infida,
890folle è colui che al tuo favor si fida.
 
    Nasce al bosco in rozza cuna
 un felice pastorello
 e con l’aure di fortuna
 giunge i regni a dominar.
 
895   Presso al trono in regie fasce
 sventurato un altro nasce
 e fra l’ire della sorte
 va gli armenti a pascolar. (Parte)
 
 SCENA IX
 
  Galleria di statue e specchi con sedili intorno, fra’ quali uno innanzi a mano destra, capace di due persone. Gran balcone aperto in prospetto, dal quale vista di Roma.
 
 ONORIA e MASSIMO
 
 ONORIA
 Massimo, anch’io lo veggo, ogni ragione
900Ezio condanna. Egli è rival d’Augusto;
 al suo merto, al suo nome
 crede il mondo soggetto. E poi che giova
 mendicarne argomenti? Io stessa intesi
 le sue minacce; ecco l’effetto. E pure
905incredulo il mio core
 reo non sa figurarlo e traditore.
 MASSIMO
 Oh virtù senza pari! È questo invero
 eccesso di clemenza. E chi dovrebbe
 più di te condannarlo? Ei ti disprezza;
910ricusa quella mano
 contesa dai monarchi. Ogni altra avria...
 ONORIA
 Ah dell’ingiuria mia
 non ragionarmi più. Quella mi punse
 nel più vivo del cor. Superbo! Ingrato!
915Allor che mel rammento,
 tutto il sangue agitar, Massimo, io sento.
 Non già però ch’io l’ami o che mi spiaccia
 di non essergli sposa. Il grado offeso...
 la gloria... l’onor mio...
920son le cagioni...
 MASSIMO
                            Eh lo conosco anch’io;
 ma nol conosce ognun. Sai che si crede
 più l’altrui debolezza
 che la virtude altrui. La tua clemenza
 può comparire amor. Questo sospetto
925solo con vendicarti
 puoi dileguar. Non abborrire alfine
 una giusta vendetta;
 tanta clemenza a nuovi oltraggi alletta.
 ONORIA
 Le mie private offese ora non sono
930la maggior cura. Esaminar conviene
 del germano i perigli. Ezio s’ascolti;
 si trovi il reo. Potrebbe
 esser egli innocente.
 MASSIMO
                                   È vero; e poi
 potrebbe anche pentirsi,
935la tua destra accettar...
 ONORIA
                                       La destra mia!
 Eh non tanto sé stessa Onoria obblia.
 Se fosse quel superbo
 anche signor dell’universo intero,
 non mi speri ottener; mai non fia vero.
 MASSIMO
940Or ve’ com’è ciascuno
 facile a lusingarsi! E pure ei dice
 che ha in pugno il tuo voler, che tu l’adori,
 che a suo piacer dispone
 d’Onoria innamorata,
945che s’ei vuol basta un guardo e sei placata.
 ONORIA
 Temerario! Ah non voglio
 che lungamente il creda. Al primo sposo,
 che suddito non sia, saprò donarmi.
 Ei vedrà se mancarmi
950possan regni e corone,
 e s’ei d’Onoria a suo piacer dispone. (In atto di partire)
 
 SCENA X
 
 VALENTINIANO e detti
 
 VALENTINIANO
 Onoria, non partir. Per mio riposo
 tu devi ad uno sposo,
 forse poco a te caro, offrir la mano.
955Questi ci offese, è ver; ma il nostro stato
 assicurar dobbiamo. Ei ti richiede;
 e al pacifico invito
 acconsentir conviene.
 ONORIA
                                     (Ezio è pentito).
 M’è noto il nome suo?
 VALENTINIANO
                                     Purtroppo. Ho pena,
960germana, in profferirlo. Io dal tuo labbro
 rimproveri ne attendo. A me dirai
 ch’è un’anima superba,
 ch’è reo di poca fé, che son gli oltraggi
 troppo recenti; io lo conosco; e pure,
965rammentando i perigli,
 è forza che a tal nodo io ti consigli.
 ONORIA
 (Rifiutarlo or dovrei ma...) Senti. Alfine,
 se giova alla tua pace,
 disponi del mio cor come a te piace.
 MASSIMO
970Signore, il tuo disegno
 io non intendo. Ezio t’insidia e pensi
 solamente a premiarlo?
 VALENTINIANO
 Ad Ezio io non pensai; d’Attila io parlo.
 ONORIA
 (Oh inganno!) Attila!
 MASSIMO
                                    E come?
 VALENTINIANO
975Un messaggier di lui
 me ne recò pur ora
 la richiesta in un foglio. È questo un segno
 che il suo fasto mancò. Non è l’offerta
 vergognosa per te. Stringi uno sposo
980a cui servono i re, barbaro, è vero,
 ma che può, raddolcito
 dal tuo nobile amore,
 la barbarie cangiar tutta in valore.
 ONORIA
 Ezio sa la richiesta?
 VALENTINIANO
                                  E che! Degg’io
985consigliarmi con lui? Questo a che giova?
 ONORIA
 Giova per avvilirlo e perché meno
 necessario si creda;
 giova perché s’avveda
 che al popolo romano
990utile più d’ogni altra è questa mano.
 VALENTINIANO
 Egli il saprà; ma intanto
 posso del tuo consenso
 Attila assicurar?
 ONORIA
                            No; prima io voglio
 vederti salvo. Il traditor si cerchi.
995Ezio favelli e poi
 Onoria spiegherà gli affetti suoi.
 
    Finché per te mi palpita
 timido in petto il cor,
 accendersi d’amor
1000non sa quest’alma.
 
    Nell’amorosa face
 qual pace ho da sperar,
 se comincio ad amar
 priva di calma? (Parte)
 
 SCENA XI
 
 VALENTINIANO e MASSIMO
 
 VALENTINIANO
1005Olà, qui si conduca (Esce una comparsa, la quale, ricevuto l’ordine, parte)
 il prigionier. Ne’ miei timori io cerco
 da te consiglio. Assicurarmi in parte
 potrà d’Attila il nodo?
 MASSIMO
                                    Anzi ti espone
 a periglio maggior. Cerca il nemico
1010sopir la cura tua, fingersi umano,
 avvicinarsi a te. Chi sa che ad Ezio
 non sia congiunto. Il temerario colpo
 gran certezza suppone. E poi t’è noto
 che ad Attila già vinto Ezio alla fuga
1015lasciò libero il passo e a te dovea
 condurlo prigioniero;
 ma non volle e potea.
 VALENTINIANO
                                     Purtroppo è vero.
 
 SCENA XII
 
 FULVIA e detti
 
 FULVIA
 Augusto, ah rassicura
 i miei timori! È il traditor palese?
1020È in salvo la tua vita?
 VALENTINIANO
                                    E Fulvia ha tanta
 cura di me?
 FULVIA
                      Puoi dubitarne? Adoro
 in Cesare un amante a cui fra poco
 con soave catena
 annodarmi dovrò. (So dirlo appena).
 MASSIMO
1025(Simula o dice il ver?)
 VALENTINIANO
                                     Se il mio periglio
 amorosa pietà ti desta in seno,
 grata al mio cor la sicurezza è meno.
 Ma potrò lusingarmi
 della tua fedeltà?
 FULVIA
                             Per finch’io viva
1030de’ miei teneri affetti avrai l’impero.
 (Ezio, perdona).
 MASSIMO
                             (Io non comprendo il vero).
 VALENTINIANO
 Ah! Se d’Ezio non era
 la fellonia, saresti già mia sposa.
 Ma cara alla sua vita
1035costerà la tardanza.
 FULVIA
                                 Il gran delitto
 dovresti vendicar. Ma chi dall’ira
 del popolo, che l’ama,
 assicurar ci può? Pensaci, Augusto,
 per te dubbia mi rendo.
 VALENTINIANO
1040Questo sol mi trattiene.
 MASSIMO
                                       (Or Fulvia intendo).
 FULVIA
 E se fosse innocente? Eccoti privo
 d’un gran sostegno, eccoti esposto ai colpi
 d’ignoto traditore,
 eccoti in odio... Ah mi si agghiaccia il core!
 VALENTINIANO
1045Volesse il ciel che reo non fosse. Ei viene
 qui per mio cenno.
 FULVIA
                                (Ah che farò?)
 VALENTINIANO
                                                         Vedrai
 ne’ suoi detti qual è.
 FULVIA
                                  Lascia ch’io parta.
 Col suo giudice solo
 meglio il reo parlerà.
 VALENTINIANO
                                  No, resta.
 MASSIMO
                                                     Augusto,
1050Ezio qui giunge. (Vedendo venire Ezio)
 FULVIA
                             (Oh dio!)
 VALENTINIANO
 T’assidi al fianco mio. (A Fulvia)
 FULVIA
 Come! Suddita io sono e tu vorrai...
 VALENTINIANO
 Suddita non è mai
 chi ha vassallo il monarca.
 FULVIA
                                           Ah non conviene...
 VALENTINIANO
1055Non più, comincia ad avvezzarti al trono.
 Siedi.
 FULVIA
             Ubbidisco. (In qual cimento io sono!) (Siede alla destra di Valentiniano)
 
 SCENA XIII
 
 EZIO disarmato e detti
 
 EZIO
 (Stelle, che miro! In Fulvia (Nell’uscire, vedendo Fulvia, si ferma)
 come tanta incostanza!)
 FULVIA
 (Resisti, anima mia).
 VALENTINIANO
                                   Duce, t’avanza.
 EZIO
1060Il giudice qual è? Pende il mio fato
 da Cesare o da Fulvia?
 VALENTINIANO
                                       E Fulvia ed io
 siamo un giudice solo. Ella è sovrana
 or che in lacci di sposo a lei mi stringo.
 EZIO
 (Donna infedel!)
 FULVIA
                             (Potessi dir che fingo!)
 VALENTINIANO
1065Ezio, m’ascolta; e a moderare impara,
 per poco almeno, il naturale orgoglio
 che giovarti non può. Qui si cospira
 contro di me. Del tradimento autore
 ti crede ognun. Di fellonia t’accusa
1070il rifiuto d’Onoria, il troppo fasto
 delle vittorie tue, l’aperto scampo
 ad Attila permesso, il tuo geloso
 e temerario amor, le tue minacce
 di cui tu sai che testimonio io sono.
1075Pensa a scolparti o a meritar perdono.
 MASSIMO
 (Sorte non mi tradir).
 EZIO
                                    Cesare, invero
 ingegnoso è il pretesto. Ove s’asconde
 costui che t’assalì? Chi dell’insidia
 autor mi afferma? Accusator tu sei
1080del figurato eccesso,
 giudice e testimonio a un tempo istesso.
 FULVIA
 (Oh dio! Si perde).
 VALENTINIANO
                                 (E soffrirò l’altero?)
 EZIO
 Ma il delitto sia vero;
 perché si appone a me? Perché d’Onoria
1085la destra ricusai? Dunque ad Augusto
 serbai la libertà col mio sudore,
 perché a me la togliesse anche in amore?
 È d’Attila la fuga
 che mi convince reo? Dunque io dovea
1090Attila imprigionar, perché d’Europa
 tutte le forze e l’armi,
 senza il timor che le congiunge a noi,
 si volgessero poi contro l’impero?
 Cerca per queste imprese altro guerriero.
1095Son reo perché conosco
 qual io mi sia, perché di me ragiono?
 L’alme vili a sé stesse ignote sono.
 FULVIA
 (Partir potessi).
 VALENTINIANO
                            Un nuovo fallo è questa
 temeraria difesa. Altro t’avanza
1100per tua discolpa ancor?
 EZIO
                                        Dissi abbastanza.
 Cesare, non curarti
 tutto il resto ascoltar ch’io dir potrei.
 VALENTINIANO
 Che diresti?
 EZIO
                      Direi
 che produce un tiranno
1105chi solleva un ingrato. Anche ai sovrani
 direi che desta invidia
 de’ sudditi il valor, che a te dispiace
 d’essermi debitor, che tu paventi
 in me que’ tradimenti
1110che sai di meritar quando mi privi
 d’un cor...
 VALENTINIANO
                    Superbo, a questo eccesso arrivi?
 FULVIA
 (Aimè!)
 VALENTINIANO
               Punir saprò...
 FULVIA
                                       Soffri, se m’ami,
 che Fulvia parta. I vostri sdegni irrita (S’alza)
 l’aspetto mio.
 VALENTINIANO
                        No, non partir. Tu scorgi
1115che mi sdegno a ragion. Siedi e vedrai
 come un reo pertinace
 a convincer m’accingo.
 EZIO
 (Donna infedel!)
 FULVIA
                             (Potessi dir che fingo!) (Torna a sedere)
 MASSIMO
 (Tutto finor mi giova).
 VALENTINIANO
                                     Ezio, tu sei
1120d’ogni colpa innocente. Invido Augusto
 di cotesta tua gloria, il tutto ha finto.
 Solo un giudicio io chiedo
 dall’eccelsa tua mente. Al suo sovrano
 contrastando la sposa
1125il suddito è ribelle?
 EZIO
                                E al suo vassallo
 che il prevenne in amor, quando la tolga,
 il sovrano è tiranno?
 VALENTINIANO
                                  A quel che dici,
 dunque Fulvia t’amò?
 FULVIA
                                    (Che pena!)
 VALENTINIANO
                                                          A lui
 togli, o cara, un inganno e di’ s’io fui
1130il tuo foco primiero,
 se l’ultimo sarò; spiegalo.
 FULVIA
                                          È vero. (A Valentiniano)
 EZIO
 Ah perfida, ah spergiura! A questo colpo
 manca la mia costanza.
 VALENTINIANO
 Vedi se t’ingannò la tua speranza. (Ad Ezio)
 EZIO
1135Non trionfar di me. Troppo ti fidi
 d’una donna incostante. A lei la cura
 lascio di vendicarmi. Io mi lusingo
 che ’l proverai.
 FULVIA
                           (Né posso dir che fingo).
 MASSIMO
 (E Fulvia non si perde!)
 EZIO
                                        In questo stato
1140non conosco me stesso. In faccia a lei
 mi si divide il cor. Pena maggiore,
 Massimo, da che nacqui io non provai.
 FULVIA
 (Io mi sento morir). (S’alza piangendo e vuol partire)
 VALENTINIANO
                                   Fulvia, che fai?
 FULVIA
 Voglio partir, che a tanti ingiusti oltraggi
1145più non resisto.
 VALENTINIANO
                           Anzi t’arresta e siegui
 a punirlo così.
 FULVIA
                          No; te ne priego,
 lascia ch’io vada.
 VALENTINIANO
                              Io nol consento. Afferma
 per mio piacer di nuovo
 che sospiri per me, ch’io ti son caro,
1150che godi alle sue pene...
 FULVIA
 Ma se vero non è, s’egli è il mio bene.
 VALENTINIANO
 Che dici?
 MASSIMO
                   (Aimè!)
 EZIO
                                 Respiro.
 FULVIA
                                                 E sino a quando
 dissimular dovrò? Finsi finora,
 Cesare, per placarti; Ezio innocente
1155salvar credei. Per lui mi struggo; e sappi
 ch’io non t’amo da vero e non t’amai.
 E se i miei labbri mai
 ch’io t’amo a te diranno,
 non mi credere, Augusto; allor t’inganno.
 EZIO
1160Oh cari accenti!
 VALENTINIANO
                            Ove son io! Che ascolto!
 Qual ardir, qual baldanza!
 EZIO
 Vedi se t’ingannò la tua speranza. (A Valentiniano)
 VALENTINIANO
 Ah temerario! Ah ingrata! Olà, custodi, (S’alza)
 toglietemi davanti
1165quel traditor. Nel carcere più orrendo
 serbatelo al mio sdegno.
 EZIO
 Il tuo furor del mio trionfo è segno.
 Chi più di me felice? Io cederei
 per questa ogni vittoria.
1170Non t’invidio l’impero,
 non ho cura del resto;
 è trionfo leggiero
 Attila vinto a paragon di questo.
 
    Ecco alle mie catene,
1175ecco a morir m’invio;
 sì, ma quel core è mio; (A Valentiniano, accennando Fulvia)
 sì, ma tu cedi a me.
 
    Caro mio bene, addio.
 Perdona a chi t’adora;
1180so che t’offesi allora
 ch’io dubitai di te. (Parte con le guardie)
 
 SCENA XIV
 
 VALENTINIANO, MASSIMO e FULVIA
 
 VALENTINIANO
 Ingratissima donna, e quando mai
 io da te meritai questa mercede!
 Vedi, amico, qual fede
1185la tua figlia mi serba!
 MASSIMO
                                   Indegna, e dove
 imparasti a tradir? Così del padre
 la fedeltade imiti? E quando avesti
 questi esempi da me?
 FULVIA
                                     Lasciami in pace,
 padre; non irritarmi; è sciolto il freno.
1190Se m’insulti, dirò...
 MASSIMO
                                Taci o il tuo sangue...
 VALENTINIANO
 Massimo, ferma. Io meglio
 vendicarmi saprò. Giacché m’abborre,
 giacché le sono odioso,
 voglio per tormentarla esserle sposo.
 FULVIA
1195Non lo sperar.
 VALENTINIANO
                          Ch’io non lo speri? Infida,
 non sai quanto potrò...
 FULVIA
                                       Potrai svenarmi;
 ma per farmi temer debole or sei.
 Han vinto ogni timore i mali miei.
 
    La mia costanza
1200non si sgomenta;
 non ha speranza,
 timor non ha.
 
    Son giunta a segno
 che mi tormenta
1205più del tuo sdegno
 la tua pietà. (Parte)
 
 SCENA XV
 
 VALENTINIANO e MASSIMO
 
 MASSIMO
 (Or giova il simular). No, non sia vero
 che per vergogna mia viva costei.
 Cesare, io corro a lei;
1210voglio passarle il cor.
 VALENTINIANO
                                    T’arresta, amico.
 S’ella muore, io non vivo. Ancor potrebbe
 quell’ingrata pentirsi.
 MASSIMO
                                   Al tuo comando
 con pena ubbidirò. Troppo a punirla
 il dover mi consiglia.
 VALENTINIANO
1215Perché simile a te non è la figlia?
 MASSIMO
 
    Col volto ripieno
 di tanto rossore,
 più calma nel seno,
 più pace non ho.
 
1220   Oh quanti diranno
 che il perfido inganno
 dal suo genitore
 la figlia imparò! (Parte)
 
 SCENA XVI
 
 VALENTINIANO
 
 VALENTINIANO
 Sdegno, amor, gelosia, cure d’impero,
1225che volete da me? Nemico e amante
 e timido e sdegnato a un punto io sono;
 e intanto non punisco e non perdono.
 Ah! Lo so ch’io dovrei
 obbliar quell’ingrata. Ella è cagione
1230d’ogni sventura mia. Ma di tentarlo
 neppure ardisco; e da una forza ignota
 così mi sento oppresso
 che non desio di superar me stesso.
 
    Che mi giova impero e soglio,
1235s’io non voglio uscir d’affanni,
 s’io nutrisco i miei tiranni
 negli affetti del mio cor?
 
    Che infelice al mondo io sia,
 lo conosco, è colpa mia;
1240non è colpa dello sdegno,
 non è colpa dell’amor.
 
 Fine dell’atto secondo
 
 
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