Antigono, Dresda, s. n., 1744, D-LEm

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Parte solitaria de’ giardini interni degli appartamenti reali.
 
 BERENICE, ISMENE
 
 ISMENE
 No; tutto o Berenice
 tu non apri il tuo cor; da più profonde
 recondite sorgenti
 derivano i tuoi pianti.
 BERENICE
                                           E ti par poco
5quel che sai de’ miei casi? Al letto, al trono
 del padre tuo vengo d’Egitto; a pena
 questa reggia m’accoglie, ecco geloso
 per me del figlio il genitore; a mille
 sospetti esposta io senza colpa e senza
10delitto il prence ecco in esiglio. E questo
 de’ miei mali è il minor. Sente Alessandro
 che a lui negata in moglie
 Antigono m’ottiene; e amante, offeso,
 giovane e re l’armi d’Epiro aduna,
15la Macedonia inonda e al gran rivale
 vien regno e sposa a contrastar. S’affretta
 Antigono al riparo e m’abbandona
 sul compir gl’imenei. Sola io rimango
 né moglie né regina
20in terreno stranier; tremando aspetto
 d’Antigono il destin; penso che privo
 d’un valoroso figlio
 ne’ cimenti è per me; mi veggo intorno
 di domestiche fiamme e pellegrine
25questa reggia avvampar; so che di tanti
 incendi io son la sventurata face;
 e non basta? E tu cerchi
 altre cagioni al mio dolor?
 ISMENE
                                                  Son degni
 questi sensi di te. Ma il duol che nasce
30sol di ragion mai non eccede e sempre
 il tranquillo carattere conserva
 dell’origine sua. Queste onde un’alma
 troppo agitar si sente
 son tempeste del cor, non della mente.
 BERENICE
35Come? D’affetti alla ragion nemici
 puoi credermi capace?
 ISMENE
                                            Io non t’offendo
 se temo in te ciò che a me provo. Anch’io
 odiar deggio Alessandro
 nemico al padre, infido a me; vorrei,
40lo procuro e non posso.
 BERENICE
                                            E ne’ tuoi casi
 qual parte aver degg’io?
 ISMENE
 Come Alessandro il mio, Demetrio forse
 ha sorpreso il tuo cor.
 BERENICE
                                          Demetrio! Ah donde
 sospetto sì crudel?
 ISMENE
                                     Dal tuo frequente
45parlar di lui, dalla pietà che n’hai,
 dal saper che in Egitto
 ti vide, t’ammirò, ma più che altronde
 dagli sdegni del padre.
 BERENICE
                                            Ei non comincia
 oggi ad esser geloso.
 ISMENE
                                        È ver; fu sempre
50questo misero affetto
 d’un eroe così grande il sol difetto.
 Ma è vero ancor che l’amor suo, la speme
 era Demetrio; e che or lo scacci a caso
 credibile non è. Chi sa! Prudente
55di rado è amor; qualche furtivo sguardo,
 qualche incauto sospir, qualche improviso
 mal celato rossor forse ha traditi
 del vostro cor gli arcani.
 BERENICE
                                              Un sì gran torto
 non farmi Ismene. Io destinata al padre
60sarei del figlio amante?
 ISMENE
                                              Ha ben quel figlio
 onde sedur l’altrui virtù. Finora
 in sì giovane età mai non si vide
 merito egual; da più gentil sembiante
 anima più sublime
65finor non trasparì; qualunque il vuoi
 ammirabile ognor, principe, amico,
 cittadino, guerrier...
 BERENICE
                                        Taci; opportune
 le sue lodi or non son. De’ pregi io voglio
 sol del mio sposo ora occuparmi. A lui
70mi destinar gli dei;
 e miei sudditi son gli affetti miei.
 ISMENE
 
    Di vantarsi ha ben ragione
 del suo cor, de’ propri affetti
 chi dispone a suo piacer.
 
75   Ma in amor gli alteri detti
 non son degni assai di fede.
 Libertà co’ lacci al piede
 vanta spesso il prigionier. (Parte)
 
 SCENA II
 
 BERENICE e poi DEMETRIO
 
 BERENICE
 Io di Demetrio amante! Ah voi sapete
80numi del ciel, che mi vedete il core,
 s’io gli parlai, s’ei mi parlò d’amore.
 L’ammirai; ma l’ammira
 ognun con me; le sue sventure io piansi;
 ma chi mai non le pianse? È troppo, è vero,
85forse tenera e viva
 la pietà che ho di lui ma chi prescrive
 limiti alla pietà? Chi può... Che miro!
 Demetrio istesso! Ah perché viene! Ed io
 perché avampo così. Principe, e ad onta
90del paterno divieto in queste soglie
 osi inoltrarti?
 DEMETRIO
                            Ah Berenice, ah vieni, (Con affanno)
 fuggi, siegui i miei passi.
 BERENICE
                                                 Io fuggir teco?
 Come? Dove? Perché?
 DEMETRIO
                                            Tutto è perduto;
 è vinto il genitor; son le sue schiere
95trucidate o disperse. Andiam; s’appressa
 a queste mura il vincitor.
 BERENICE
                                                 Che dici!
 Antigono dov’è?
 DEMETRIO
                                 Nessun sa darmi
 nuova di lui. Ma se non vive il padre
 tremi Alessandro; il sangue suo ragione
100mi renderà... Deh non tardiam.
 BERENICE
                                                            Va’; prendi
 principe generoso
 cura di te. D’un’infelice a’ numi
 lascia tutto il pensier.
 DEMETRIO
                                          Che! Sola in tanto
 rischio vuoi rimaner?
 BERENICE
                                           Rischio più grande
105per la mia gloria è il venir teco. Avrebbe
 l’invidia allor per lacerarne alcuna
 apparente ragion. Già il tuo ritorno
 ne somministra assai. Parti; rispetta
 del padre il cenno e l’onor mio.
 DEMETRIO
                                                           Non bramo
110che conservarti a lui,
 vendicarlo e morir. Soffri ch’io possa
 condurti in salvo e non verrò, lo giuro,
 mai più sugli occhi tuoi.
 BERENICE
                                               Giurasti ancora
 l’istesso al re.
 DEMETRIO
                            Disubbidisco un padre
115ma per serbarlo in vita. Ei non vivrebbe
 se ti perdesse. Ah tu non sai qual sorte
 d’amore inspiri. Ha de’ suoi doni il cielo
 troppo unito in te sola. Ov’è chi possa
 mirarti e non languire,
120perderti Berenice e non morire.
 BERENICE
 Prence! (Severa)
 DEMETRIO
                   (Che dissi mai!)
 BERENICE
                                                   Passano il segno
 queste premure tue. (Come sopra)
 DEMETRIO
                                         No; rasserena
 quel turbato sembiante.
 Son premure di figlio e non d’amante.
 BERENICE
125Non più; lasciami sola.
 DEMETRIO
                                            Almen...
 BERENICE
                                                              Non voglio
 udirti più.
 DEMETRIO
                       Ma qual delitto...
 BERENICE
                                                        Ah parti.
 Antigono potrebbe
 comparir d’improviso; ah qual saria
 giungendo il genitore
130il suo sdegno, il tuo rischio, il mio rossore!
 DEMETRIO
 Dunque...
 BERENICE
                      Né vuoi partir?
 DEMETRIO
                                                    Dunque a tal segno
 in odio ti son io...
 BERENICE
 Fuggi; ecco il re.
 DEMETRIO
                                 Non è più tempo.
 BERENICE
                                                                   Oh dio.
 
 SCENA III
 
 ANTIGONO con seguito di soldati e detti
 
 ANTIGONO
 Eccola; in odio al cielo (Non vede Demetrio)
135tanto non sono; ho Berenice ancora,
 il miglior mi restò. Sposa... Ah che miro
 qui Demetrio e con te? Dunque il mio cenno
 ubbidito è così.
 BERENICE
                               Signor... Non venne... (Confusa)
 Udì... Mi spiegherò.
 ANTIGONO
                                       Già ti spiegasti,
140nulla dicendo. E tu spergiuro...
 DEMETRIO
                                                          Il cenno,
 padre, s’io violai...
 ANTIGONO
                                    Parti.
 DEMETRIO
                                                 Ubbidisco.
 Ma sappi almeno...
 ANTIGONO
                                      Io di partir t’impongo,
 non di scusarti.
 DEMETRIO
                               Al venerato impero
 piego la fronte.
 BERENICE
                               (Oh genitor severo!)
 DEMETRIO
 
145   A torto spergiuro
 quel labbro mi dice;
 son figlio infelice
 ma figlio fedel.
 
    Può tutto negarmi
150ma un nome sì caro
 non speri involarmi
 la sorte crudel. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ANTIGONO, BERENICE e poi di nuovo DEMETRIO
 
 BERENICE
 (Povero prence).
 ANTIGONO
                                  Or perché taci? Or puoi
 spiegarti a tuo talento. I miei gelosi
155eccessivi trasporti
 perché non mi rinfacci? Ingrata! Un regno
 perder per te non curo; è gran compenso
 la sola Berenice
 d’ogni perdita mia; ma un figlio, oh dei,
160ma un caro figlio, onde superbo e lieto
 ero a ragion, perché sedurmi e farne
 un contumace, un disleal? Sì dolce
 spettacolo è per te dunque, o crudele,
 il vedermi ondeggiar fra i vari affetti
165di padre e di rival?
 BERENICE
                                      Deh ricomponi
 signor l’alma agitata. Io la mia destra
 a te promisi e a seguitarti all’ara
 son pronta ove ti piaccia. Il figlio è degno,
 se mai lo fu, dell’amor tuo. Non venne
170che a salvarmi per te; né dove io sono
 mai più comparirà.
 DEMETRIO
                                       Padre. (Uscendo)
 ANTIGONO
                                                      E ritorni
 di nuovo audace!
 DEMETRIO
                                  Uccidimi se vuoi (Affannato)
 ma salvati signor. Nel porto è giunto
 trionfando Alessandro; e mille ha seco
175legni seguaci! I tuoi fedeli ha volto
 tutti in fuga il timor. Più difensori
 non ha la reggia o la città; se tardi,
 preda sarai del vincitor. Perdona
 se violai la legge; era il salvarti
180troppo sacro dover; ma sfortunato
 a tal segno son io
 che mi costa un delitto il dover mio. (Torna a partire)
 BERENICE
 (Che nobil cor!)
 ANTIGONO
                                Se di seguir non sdegni
 d’un misero il destin, da queste soglie
185trarti poss’io per via sicura.
 BERENICE
                                                     È mia
 la sorte del mio sposo.
 ANTIGONO
                                           Ah tu mi rendi
 fra’ disastri beato. Andiam... Ma Ismene
 lascio qui fra’ nemici? Ah no, si cerchi... (Dubbioso)
 Ma può l’indugio... Io con la figlia amici (Risoluto)
190vi seguirò. Voi cauti al mar frattanto (Alle guardie)
 Berenice guidate. Avversi dei,
 placatevi un momento, almen per lei.
 
    È la beltà del cielo
 un raggio che innamora
195e deve il fato ancora
 rispetto alla beltà.
 
    Ah se pietà negate
 a due vezzosi lumi,
 chi avrà corraggio, o numi,
200per dimandar pietà? (Parte)
 
 SCENA V
 
 BERENICE sola
 
 BERENICE
 E fra tante tempeste
 che sarà di Demetrio? Esule, afflitto,
 chi sa dove lo guida... Oimè! Non posso
 dunque pensar che a lui? Dunque fra’ labbri
205sempre quel nome ho da trovarmi! Oh dio,
 che affetto è mai, se non è amore il mio.
 
    Io non so se amor tu sei
 che penar così mi fai;
 ma se amor tu fossi mai,
210ah nasconditi nel sen.
 
    Se di nascermi nel petto
 impedirti io non potei,
 a morirvi ignoto affetto
 obbligarti io voglio almen. (Parte)
 
 SCENA VI
 
  Gran porto di Tessalonica. Numerose navi, d’alcune delle quali al suono di bellicosa sinfonia sbarcano i guerrieri d’Epiro e si dispongono intorno. Ne scende dopo di essi Alessandro, seguito da nobil corteggio.
 
 ALESSANDRO dalle navi, CLEARCO da un lato
 
 CLEARCO
215Tutto alla tua fortuna
 cede o mio re. Solo il tuo nome ha vinto,
 Tessalonica è tua. Mentre venisti
 tu soggiogando il mar, trascorsi invano
 con le terrestri schiere
220io le campagne intorno. Alcun non osa
 mirar da presso i tuoi vessilli; e sono
 sgombre le vie di Macedonia al trono.
 ALESSANDRO
 Oh quanto a me più caro
 il trionfo saria, se non scemasse
225della sorte il favore
 tanta parte di merto al mio sudore.
 Ma d’Antigono avesti
 contezza ancor?
 CLEARCO
                                No; estinto
 per ventura ei restò.
 ALESSANDRO
                                        Dunque m’invola
230la fortuna rubella
 la conquista maggior.
 CLEARCO
                                          Non la più bella.
 Berenice è tua preda.
 ALESSANDRO
                                          È ver?
 CLEARCO
                                                         Sorpresa
 fu da me nella fuga. I tuoi guerrieri
 or la guidano a te. Di pochi istanti
235io prevenni i suoi passi.
 ALESSANDRO
                                              Ah tutti or sono
 paghi i miei voti, a lei corriam.
 CLEARCO
                                                           T’arresta.
 Odo strepito d’armi.
 
 SCENA VII
 
 ISMENE affannata. Indi ANTIGONO difendendosi da’ soldati d’Epiro
 
 ISMENE
                                        Il padre mio
 deh serbami, Alessandro.
 ALESSANDRO
                                                 Ov’è?
 ANTIGONO
                                                               Superbi (Difendendosi)
 ancora io non son vinto.
 ALESSANDRO
                                              Olà cessate
240dagl’insulti, o guerrieri, e si rispetti
 d’Antigono la vita.
 ANTIGONO
                                    Infausto dono
 dalla man d’un nemico.
 ALESSANDRO
                                              Io questo nome
 dimenticai vincendo; hanno i miei sdegni
 per confine il trionfo.
 ANTIGONO
                                          E i miei non sono
245spoglia del vincitor. Ma Berenice
 oh dei! vien prigioniera. A questo colpo
 cede la mia costanza.
 
 SCENA VIII
 
 BERENICE fra custodi e detti
 
 BERENICE
                                         Io son, lo vedo,
 fra’ tuoi lacci, Alessandro, e ancor nol credo.
 a’ danni di chi s’ama armar feroce
250i popoli soggetti
 è nuovo stil di conquistare affetti.
 ANTIGONO
 (Mille furie ho nel cor).
 ALESSANDRO
                                             Guardami in volto
 principessa adorata e dimmi poi
 qual più ti sembri il prigionier di noi.
 ISMENE
255(Infido!)
 ANTIGONO
                    (Audace!)
 ALESSANDRO
                                         Io di due scettri adorna
 t’offro la destra, o mio bel nume! E voglio
 che mia sposa t’adori e sua regina
 Macedonia ed Epiro. Andiam. Mi sembra
 lungo ogni istante. Ho sospirato assai.
 ANTIGONO
260Ah tempo è di morir. (Vuole uccidersi)
 ISMENE
                                           Padre che fai! (Trattenendolo)
 ALESSANDRO
 Qual furor! Si disarmi.
 ANTIGONO
                                             E vuoi la morte (Gli vien tolta la spada)
 rapirmi ancora!
 ALESSANDRO
                                Io de’ trasporti tuoi
 Antigono arrossisco. In faccia all’ire
 della nemica sorte
265chi nacque al trono esser dovria più forte.
 ANTIGONO
 No no; qualor si perde
 l’unica sua speranza,
 è viltà conservarsi e non costanza.
 ALESSANDRO
 Consolati; al destino
270l’opporsi è van; son le vicende umane
 da’ fati avvolte in tenebroso velo;
 e i lacci d’imeneo formansi in cielo.
 ANTIGONO
 (Fremo).
 ALESSANDRO
                    Andiam Berenice; e innanzi all’ara
 la destra tua pegno d’amor...
 BERENICE
                                                      T’inganni
275se lo speri Alessandro. Io fé promisi
 ad Antigono; il sai.
 ANTIGONO
                                     (Respiro).
 ALESSANDRO
                                                          Il sacro
 rito non vi legò.
 BERENICE
                                Basta la fede
 a legar le mie pari.
 ANTIGONO
                                     (Ah qual contento
 m’inonda il cor!)
 ALESSANDRO
                                  Può facilmente il nodo
280onde avvinta tu sei
 Antigono disciorre.
 BERENICE
                                      Io non vorrei.
 ALESSANDRO
 No! (Resta immobile)
 ANTIGONO
            Che avvenne Alessandro? Onde le ciglia
 sì stupide e confuse? Onde le gote
 così pallide e smorte?
285Chi nacque al trono esser dovria più forte.
 ALESSANDRO
 (Che oltraggio o dei!)
 ANTIGONO
                                          Consolati. Al destino
 sai che l’opporsi è van.
 ALESSANDRO
                                            Dunque io non venni
 qui che agl’insulti ed a’ rifiuti.
 ANTIGONO
                                                          Avvolge
 gli umani eventi un tenebroso velo;
290e i lacci d’imeneo formansi in cielo.
 ALESSANDRO
 Toglietemi o custodi
 quell’audace d’innanzi.
 ANTIGONO
                                             In questo stato
 a rendermi infelice io sfido il fato.
 
    Tu m’involasti un regno,
295hai d’un trionfo il vanto;
 ma tu mi cedi intanto
 l’impero di quel cor.
 
    Ci esamini il sembiante,
 dica ogni fido amante
300chi più d’invidia è degno,
 se il vinto o il vincitor. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 BERENICE, ALESSANDRO, ISMENE, CLEARCO
 
 ISMENE
 Che Alessandro m’ascolti
 posso sperar?
 ALESSANDRO
                            (Dell’amor suo costei
 parlar vorrà).
 ISMENE
                            Non m’odi?
 ALESSANDRO
                                                    Eh ti par questo
305de’ rimproveri il tempo?
 ISMENE
                                                Io chiedo solo
 che al genitore appresso
 andar mi sia permesso.
 ALESSANDRO
                                              Olà d’Ismene (Alle guardie)
 nessun limiti i passi.
 ISMENE
                                         (Oh come è vero
 ch’ogni detto innocente
310sembra accusa ad un cor che reo si sente).
 
    Sol che appresso al genitore
 di morir tu mi conceda,
 non temer ch’io mai ti chieda
 altra sorte di pietà.
 
315   A chi vuoi prometti amore;
 io per me non bramo un core
 che professa infedeltà. (Parte)
 
 SCENA X
 
 BERENICE, ALESSANDRO, CLEARCO, soldati
 
 ALESSANDRO
 Alla reggia o Clearco
 Berenice si scorga. E tu più saggia...
 BERENICE
320Signor...
 ALESSANDRO
                   Taci. Io ti lascio
 spazio a pentirti. I subiti consigli
 non son sempre i più fidi.
 Pensa meglio al tuo caso e poi decidi.
 
    Meglio rifletti al dono
325d’un vincitor regnante;
 ricordati l’amante
 ma non scordarti il re.
 
    Chi si ritrova in trono
 di rado invan sospira
330e dall’amore all’ira
 lungo il cammin non è. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 BERENICE, CLEARCO, guardie; indi DEMETRIO
 
 BERENICE
 (Da tai disastri almeno
 lungi è Demetrio e palpitar per lui,
 mio cor, non dei).
 DEMETRIO
                                    Del genitor la sorte
335per pietà chi sa dirmi... Ah principessa
 tu non fuggisti?
 BERENICE
                                E tu ritorni?
 DEMETRIO
                                                         Invano
 dunque sperai... Ma questi
 è pur Clearco! O quale incontro, oh quale
 aita il ciel m’invia! Diletto amico
340vieni al mio sen...
 CLEARCO
                                   Non t’appressar. Tu sei
 macedone alle vesti; ed io non sono
 tenero co’ nemici.
 DEMETRIO
                                    E me potresti
 non ravvisar?
 CLEARCO
                            Mai non ti vidi.
 DEMETRIO
                                                           Oh stelle!
 Io son...
 CLEARCO
                  Taci e deponi
345la tua spada in mia man.
 DEMETRIO
                                                Che?
 CLEARCO
                                                            D’Alessandro
 sei prigionier.
 DEMETRIO
                             Questa mercé mi rendi
 de’ benefici miei?
 CLEARCO
                                    Tu sogni.
 DEMETRIO
                                                       Ingrato.
 La vita che ti diedi
 pria vuo’ rapirti... (Snuda la spada)
 BERENICE
                                     Intempestive, o prence,
350son l’ire tue. Cedi al destin; quel brando
 lascia e serbati in vita. Io tel commando.
 DEMETRIO
 Prendilo disleal. (Gli dà la spada)
 BERENICE
                                  Non adirarti
 guerrier con lui; quell’eccessivo scusa
 impeto giovanil.
 CLEARCO
                                 Con Berenice
355mi preceda ciascuno. I vostri passi
 raggiungerò. (Alle guardie)
 BERENICE
                            Ti raccomando amico
 quel prigionier. Trascorse è ver parlando
 oltre il dover; ma le miserie estreme
 turbano la ragion. Se dir potessi
360quanto siamo infelici,
 so che farei pietade anche a’ nemici.
 
    È pena troppo barbara
 sentirsi oh dio morir,
 e non poter mai dir:
365«Morir mi sento».
 
    V’è nel lagnarsi e piangere,
 v’è un’ombra di piacer;
 ma struggersi e tacer
 tutto è tormento. (Parte con tutte le guardie)
 
 SCENA XII
 
 DEMETRIO, CLEARCO
 
 DEMETRIO
370Or chi dirmi oserà che si ritrovi
 gratitudine al mondo,
 fede, amistà.
 CLEARCO
                           Siam soli alfin. Ripiglia
 l’invitto acciaro e ch’io ti stringa al petto
 permettemi signor.
 DEMETRIO
                                       Come! Finora...
 CLEARCO
375Finora io finsi. Allontanar convenne
 tutti quindi i custodi. In altra guisa
 io mi perdea senza salvarti.
 DEMETRIO
                                                     Ah dunque
 a torto io t’oltraggiai. Dunque...
 CLEARCO
                                                           Il periglio
 troppo grande è per te. Fuggi, ti serba
380a fortuna miglior principe amato
 e pensa un’altra volta a dirmi ingrato. (In atto di partire)
 DEMETRIO
 Ascoltami.
 CLEARCO
                       Non posso.
 DEMETRIO
                                             Ah dimmi almeno
 che fu del padre mio.
 CLEARCO
 Il padre è prigionier. Salvati, addio. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 DEMETRIO solo
 
 DEMETRIO
385Ch’io fugga! E lasci intanto
 fra’ ceppi un padre! Ah non fia ver. Se amassi
 la vita a questo segno,
 mi renderei di conservarla indegno.
 
    Contro il destin, che freme
390di sue procelle armato,
 combatteremo insieme
 amato genitor.
 
    Fuggir le tue ritorte
 che giova alla mia fede?
395Se non le avessi al piede,
 le sentirei nel cor. (Parte)
 
 Fine dell’atto primo