Antigono, Dresda, s. n., 1744, D-LEm

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
 Camere adorne di statue e pitture.
 
 ALESSANDRO, poi CLEARCO
 
 ALESSANDRO
 Che prigioniero e vinto
 un nemico m’insulti
 tranquillo io soffrirò? No; qual rispetto
400nel vincitor dessi al favor de’ numi
 vuo’ che Antigono impari.
 CLEARCO
                                                  a’ piedi tuoi
 mio re d’essere ammesso
 dimanda uno stranier.
 ALESSANDRO
                                            Chi fia?
 CLEARCO
                                                             Nol vidi.
 Ma sembra a’ tuoi custodi
405uom d’alto affar; tace il suo nome e vuole
 sol palesarsi a te.
 ALESSANDRO
                                  Che venga.
 CLEARCO
                                                         Udiste? (Alle guardie che ricevuto l’ordine partono)
 Lo stranier s’introduca. E tu perdona
 signor se a troppo il zelo mio s’avanza.
 In sì fauste vicende
410perché mesto così?
 ALESSANDRO
                                      Di Berenice
 non udisti il rifiuto?
 CLEARCO
                                        Eh chi dispera
 d’una beltà severa,
 che da’ teneri assalti il cor difende,
 de’ misteri d’amor poco s’intende.
 
415   Di due ciglia il bel sereno
 spesso intorbida il rigore;
 ma non sempre è crudeltà.
 
    Ogni bella intende appieno
 quanto aggiunga di valore
420il ritegno alla beltà. (Parte)
 
 SCENA II
 
 ALESSANDRO e poi DEMETRIO dalla parte opposta a quella per la quale è partito Clearco
 
 ALESSANDRO
 D’Antigono il pungente
 parlar superbo e l’oltraggioso riso
 mi sta sul cor; se non punissi...
 DEMETRIO
                                                          Accetta
 eroe d’Epiro il volontario omaggio
425d’un nuovo adorator.
 ALESSANDRO
                                         Chi sei?
 DEMETRIO
                                                           Son io
 l’infelice Demetrio.
 ALESSANDRO
 Che? D’Antigono il figlio?
 DEMETRIO
                                                  Appunto.
 ALESSANDRO
                                                                      Ed osi
 a me nemico e vincitor dinanzi
 solo venir?
 DEMETRIO
                       Sì. Dalla tua grandezza
430la tua virtù misuro;
 e fidandomi a un re, poco avventuro.
 ALESSANDRO
 (Che bell’ardir!) Ma che pretendi?
 DEMETRIO
                                                                 Imploro
 la libertà d’un padre,
 né senza prezzo. Alle catene io vengo
435ad offrirmi per lui. Brami un ostaggio?
 L’ostaggio in me ti dono.
 Una vittima vuoi? Vittima io sono.
 Non vagliono i miei giorni
 Antigono, lo so; ma qualche peso
440al compenso inegual l’acerbo aggiunga
 destin del genitore,
 la pietà d’Alessandro, il mio dolore.
 ALESSANDRO
 (Oh dolor che innamora!) È falso dunque
 che il genitor severo
445da sé ti discacciò.
 DEMETRIO
                                   Purtroppo è vero.
 ALESSANDRO
 È vero! E tu per lui...
 DEMETRIO
                                         Forse d’odiarmi
 egli ha ragione. Io se l’offesi, il giuro
 a tutti i numi, involontario errai.
 Fu destin la mia colpa; e volli e voglio
450pria morir ch’esser reo. Ma quando a torto
 m’odiasse ancor, non prenderei consiglio
 dal suo rigor.
 ALESSANDRO
                           (Che generoso figlio!)
 DEMETRIO
 Non rispondi Alessandro? Il veggo; hai sdegno
 dell’ardita richiesta. Ah no; rammenta
455che un figlio io son, che questo nome è scusa
 ad ogni ardir, che la natura, il cielo,
 la fé, l’onor, la tenerezza, il sangue,
 tutto d’un padre alla difesa invita;
 e tutto dessi a chi ci diè la vita.
 ALESSANDRO
460Ah vieni a questo seno,
 anima grande, e ti consola. Avrai
 libero il padre. A tuo riguardo amico
 l’abbraccerò.
 DEMETRIO
                           Di tua pietà mercede
 ti rendano gli dei. L’offerto acciaro
465ecco al tuo piè. (Vuol deporre la spada)
 ALESSANDRO
                               Che fai! Prence io non vendo
 i doni miei. La tua virtù gli esige,
 non gli compra da me. Quanto gli tolsi
 tutto Antigono avrà; non mi riserbo
 de’ miei trofei che Berenice.
 DEMETRIO
                                                      (Oh dei!)
470T’ama ella forse?
 ALESSANDRO
                                  Io nol so dir; ma parli
 Demetrio e m’amerà.
 DEMETRIO
                                          Ch’io parli?
 ALESSANDRO
                                                                  Al grato
 tuo cor bramo doverla. Ove tu voglia,
 tutto sperar mi giova;
 qual forza hanno i tuoi detti io so per prova.
 
475   Sai qual ardor m’accende,
 vedi che a te mi fido;
 dal tuo bel cor dipende
 la pace del mio cor.
 
    A me, che i voti tuoi
480scorsi pietoso al lido,
 pietà negar non puoi,
 se mai provasti amor. (Parte)
 
 SCENA III
 
 DEMETRIO, poi BERENICE
 
 DEMETRIO
 Misero me, che ottenni! Ah Berenice
 tu d’Alessandro e per mia mano! Ed io
485esser quello dovrei... No; non mi sento
 tanto valor; morrei di pena; è impiego
 troppo crudel... Che? Puoi salvare un padre,
 figlio ingrato, e vacilli? Il dubbio ascondi,
 non sappia alcun vivente i tuoi rossori.
490Se dovessi morir, salvalo e mori.
 Ardir; l’indugio è colpa. Andiam... Ma viene
 la principessa appunto. Ecco il momento
 di far la pruova estrema...
 Assistetemi, o numi; il cor mi trema.
 BERENICE
495Qui Demetrio! S’eviti. È troppo rischio
 l’incontro suo. (Vuol ritirarsi)
 DEMETRIO
                              Deh non fuggirmi! Un breve
 istante odimi e parti.
 BERENICE
                                          In questa guisa
 tu i giuramenti osservi? Ogni momento
 mi torni innanzi. (Severa)
 DEMETRIO
                                   Il mio destino... (Appassionato)
 BERENICE
                                                                  Addio.
500Non voglio udir. (Come sopra)
 DEMETRIO
                                  Ma per pietà...
 BERENICE
                                                               Che brami?
 Che pretendi da me? (Impaziente)
 DEMETRIO
                                           Rigor sì grande
 non meritò mai di Demetrio il core.
 BERENICE
 (Ah non sa che mi costa il mio rigore).
 DEMETRIO
 Ricusar d’ascoltarmi?
 BERENICE
                                          E ben sia questa
505l’ultima volta; e misurati e brevi
 siano i tuoi detti.
 DEMETRIO
                                  Ubbidirò. (Che pena
 giusti numi è la mia!) De’ pregi tuoi
 eccelsa Berenice (Tenero)
 ogn’alma è adoratrice.
 BERENICE
                                           (Oimè spiegarsi (Confusa)
510ei vuole amante).
 DEMETRIO
                                   Ognun che giunga i lumi (Tenero)
 solo a fissarti in volto...
 BERENICE
 Prence osserva la legge o non t’ascolto.
 DEMETRIO
 L’osserverò. (Costanza). Il re d’Epiro (Si ricompone)
 arde per te; gli affetti tuoi richiede;
515io gl’imploro per lui.
 BERENICE
                                        Per chi gl’implori? (Sorpresa)
 DEMETRIO
 Per Alessandro.
 BERENICE
                                Tu!
 DEMETRIO
                                         Sì. Render puoi
 un gran re fortunato.
 BERENICE
 E mel consigli?
 DEMETRIO
                               Io te ne priego.
 BERENICE
                                                             (Ingrato!
 Mai non m’amò).
 DEMETRIO
                                   Perché ti turbi?
 BERENICE
                                                                  Ha scelto (Con ironia sdegnosa)
520veramente Alessandro
 un opportuno intercessor. Gran dritto
 invero hai tu di consigliarmi affetti.
 DEMETRIO
 La cagion se udirai...
 BERENICE
 Necessario non è. Troppo ascoltai. (Vuol partire)
 DEMETRIO
525Ah senti. Al padre mio
 e regno e libertà rende Alessandro,
 s’io gli ottengo il tuo amor. Della mia pena
 deh non rapirmi il frutto; è la più grande
 che si possa provar. (Con espressione)
 BERENICE
                                        Parmi che tanto (Con ironia)
530codesta pena tua crudel non sia.
 DEMETRIO
 Ah tu il cor non mi vedi anima mia.
 Sappi...
 BERENICE
                  Prence vaneggi! A quale eccesso... (Sdegnosa)
 DEMETRIO
 A chi deve morir tutto è permesso.
 BERENICE
 Taci...
 DEMETRIO
               Sappi ch’io t’amo e t’amo quanto
535degna d’amor tu sei, che un sacro, oh dio,
 dover m’astringe a favorir gli affetti
 d’un felice rivale.
 Or di’ qual pena è alla mia pena eguale.
 BERENICE
 Ma Demetrio! (Ove son?) Credei... Dovresti...
540Quell’ardir m’è sì nuovo... (Confusa)
 (Sdegni miei dove siete; io non vi trovo).
 DEMETRIO
 Pietà mia bella fiamma. Il caso mio
 n’è degno assai. Lieto morrò s’io deggio
 a una man così cara il genitore.
 BERENICE
545Basta! (E amar non degg’io sì amabil core!)
 DEMETRIO
 Ah se insensibil meno
 fossi per me, s’io nel tuo petto avessi
 destar saputo una scintilla, a tante
 preghiere mie...
 BERENICE
                                 Dunque tu credi... Ah prence... (Tenera)
550(Stelle! Io mi perdo).
 DEMETRIO
                                          Almen finisci.
 BERENICE
                                                                      Oh dei!
 Va’; farò ciò che brami.
 DEMETRIO
                                             E quel sospiro
 che volle dir?
 BERENICE
                            Nol so. So ch’io non posso
 voler che il tuo volere. (Amorosa)
 DEMETRIO
                                            Ah nel tuo volto (Con trasporto)
 veggo un lampo d’amor bella mia face.
 BERENICE
555Crudel che vuoi da me? Lasciami in pace.
 
    Basta così; ti cedo.
 Qual mi vorrai son io;
 ma per pietà lo chiedo,
 non dimandar perché.
 
560   Tanto sul voler mio
 chi ti donò d’impero
 non osa il mio pensiero
 né men cercar fra sé. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 DEMETRIO, poi ALESSANDRO
 
 DEMETRIO
 Che ascoltai! Berenice
565arde per me! Quanto mi disse o tacque
 tutto è prova d’amor. Ma in quale istante,
 numi, io lo so! Qual sacrificio, o padre,
 costi al mio cor! Perdonami se alcuna
 lagrima ad onta mia m’esce dal ciglio;
570benché pianga l’amante, è fido il figlio.
 ALESSANDRO
 Io vidi Berenice
 partir da te. Che ne ottenesti?
 DEMETRIO
                                                         Ottenni
 (oh dio!) tutto o signor. Tua sposa (io moro)
 ella sarà. Le tue promesse adempi;
575io compite ho le mie.
 ALESSANDRO
                                         Fra queste braccia
 caro amico e fedel... Ma quale affanno
 può turbarti così? Piangi o m’inganno.
 DEMETRIO
 
    Piango, è ver; ma non procede
 dall’affanno il pianto ognora;
580quando eccede ha pur talora
 le sue lagrime il piacer.
 
    Bagno è ver di pianto il ciglio
 ma permesso è al cor d’un figlio
 questo tenero dover. (Parte)
 
 SCENA V
 
 ALESSANDRO, poi ISMENE
 
 ALESSANDRO
585Or non v’è chi felice
 più di me possa dirsi. Ecco il più caro
 d’ogni trionfo.
 ISMENE
                             Oh quanto, ancorché infido, (Con ironia)
 compatisco Alessandro! Essere amante,
 vedersi disprezzar son troppo invero,
590troppo barbare pene.
 ALESSANDRO
 Tanto per me non tormentarti Ismene.
 ISMENE
 L’ingrata Berenice
 alfin pensar dovea che tu famosa
 la sua beltà rendesti. Eguali andranno
595ai dì remoti, e tu cagion ne sei,
 Tessalonica a Troia, Elena a lei.
 ALESSANDRO
 Forse m’ama perciò.
 ISMENE
                                        T’ama?
 ALESSANDRO
                                                        E mia sposa
 oggi esser vuole.
 ISMENE
                                 (Oh dei!) D’un cangiamento
 tanto improviso io la ragion non vedo.
 ALESSANDRO
600Della pietà d’Ismene opra io lo credo.
 ISMENE
 Ah crudel! Mi deridi?
 ALESSANDRO
                                           Eh questi nomi
 d’infido e di crudel poni in oblio
 principessa una volta. I nostri affetti
 scelta non fur ma legge. Ignoti amanti
605ci destinaro i genitori a un nodo
 che l’anime non strinse. Essermi Ismene
 grata d’un’incostanza alfin dovria,
 onde il frutto è comun, la colpa è mia.
 ISMENE
 E perché dunque amore
610tante volte giurarmi?
 ALESSANDRO
                                          Io lo giurava
 senza intenderlo allor. Credea che sempre
 alle belle parlando
 si parlasse così.
 ISMENE
                               Tanta in Epiro
 innocenza si trova.
 
 SCENA VI
 
 ANTIGONO e detti
 
 ALESSANDRO
                                     I nostri sdegni
615amico re son pur finiti; il cielo
 alfin si rischiarò.
 ANTIGONO
                                  Perché? Qual nuovo
 parlar?
 ALESSANDRO
                 Vedesti il figlio?
 ANTIGONO
 Nol vidi.
 ALESSANDRO
                   A lui dunque usurpar non voglio
 di renderti contento
620il tenero piacer. Parlagli e poi
 vedrai che fausto dì questo è per noi.
 
    Dal sen delle tempeste
 d’un astro all’apparir,
 mai non si vide uscir
625calma più bella.
 
    Di nubi sì funeste
 tutto l’orror mancò;
 e a vincerlo bastò
 solo una stella. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 ANTIGONO ed ISMENE
 
 ANTIGONO
630L’arcano io non intendo.
 ISMENE
                                               È Berenice
 già d’Alessandro amante. A lui la mano
 consorte oggi darà; questo è l’arcano.
 ANTIGONO
 Che?
 ISMENE
             L’afferma Alessandro.
 ANTIGONO
                                                       E Berenice
 disporrà d’una fede
635che a me giurò? Di sì gran torto il figlio
 mi sarà messaggier? Mi chiama amico
 per ischerno Alessandro? A questo segno
 che fui re si scordò? No. Comprendesti
 male i suoi detti. Altro sarà.
 ISMENE
                                                     Purtroppo
640padre egli è ver. Troppo l’infido io vidi
 lieto del suo delitto.
 ANTIGONO
 Taci. E qual gioia hai di vedermi afflitto?
 
    Scherno degli astri e gioco
 se a questo segno io sono,
645lasciami almen per poco,
 lasciami dubitar.
 
    De’ numi, ancor nemici,
 pur è pietoso dono
 che apprendan gl’infelici
650sì tardi a disperar. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 ISMENE sola
 
 ISMENE
 Ah già che amar chi l’ama
 quel freddo cor non sa, perché imitando
 anch’io la sua freddezza
 non imparo a sprezzar chi mi disprezza.
 
655   Perché due cori insieme
 sempre non leghi amore?
 E quando sciogli un core
 l’altro non sciogli ancor?
 
    A chi non vuoi contento
660perché lasciar la speme,
 per barbaro alimento
 d’un infelice ardor. (Parte)
 
 SCENA IX
 
  Spaziose logge reali, donde si scuoprono la vasta campagna ed il porto di Tessalonica, quella ricoperta da’ confusi avvanzi d’un campo distrutto e questo dai resti ancor fumanti delle incendiate navi d’Epiro.
 
 ANTIGONO e DEMETRIO
 
 ANTIGONO
 Dunque nascesti ingrato
 per mia sventura. Il più crudel nemico
665dunque ho nutrito in te. Bella mercede
 di tante mie paterne cure e tanti
 palpiti che mi costi. Io non pensai
 che di me stesso a render te maggiore;
 non pensi tu che a lacerarmi il core.
 DEMETRIO
670Ma credei...
 ANTIGONO
                         Che credesti! Ad Alessandro
 con quale autorità gli affetti altrui
 ardisti offrir? Chi t’insegnò la fede
 a sedur d’una sposa
 e a favor del nemico?
 DEMETRIO
                                          Il tuo periglio...
 ANTIGONO
675Io de’ perigli miei
 voglio solo il pensiero. A te non lice
 di giudicar qual sia
 il mio rischio maggior.
 DEMETRIO
                                            Se di te stesso,
 signor, cura non prendi, abbila almeno
680di tanti tuoi fidi vassalli. Un padre
 lor conserva ed un re. Se tanto bene
 non vuol congiunto il ciel, renda felice
 l’Epiro Berenice,
 tu Macedonia. È gran compenso a questa
685del ben che perderà quel che le resta.
 ANTIGONO
 Generoso consiglio
 degno del tuo gran cor. (Vuol partire)
 DEMETRIO
                                             Degno d’un figlio (Seguitandolo)
 che forse...
 ANTIGONO
                       I passi miei
 guardati di seguir.
 
 SCENA X
 
 BERENICE e detti
 
 BERENICE
                                     Cangiò sembianza (Con affanno d’allegrezza)
690Antigono il tuo fato. Oh fausto evento!
 Oh lieto dì! Sappi...
 ANTIGONO
                                       Già so di quanto
 d’Alessandro alla sposa
 son debitor. Ma d’una fé disponi
 che a me legasti, io non disciolsi...
 BERENICE
                                                                Oh dei,
695non ci arrestiam. Per quel cammino ignoto
 che quindi al mar conduce, alle tue schiere
 sollecito ti rendi ed Alessandro
 farai tremar.
 ANTIGONO
                           Che dici! Ai muri intorno
 l’esercito d’Epiro...
 BERENICE
                                     È già distrutto.
700Agenore il tuo duce intera palma
 ne riportò. Dal messaggier, che ascoso
 non lungi attende, il resto udrai. T’affretta,
 che assalir la città non ponno i tuoi
 finché pegno vi resti.
 ANTIGONO
                                         Onde soccorso
705ebbe Agenore mai?
 BERENICE
                                       Dal suo consiglio,
 dall’altrui fedeltà, dal negligente
 fasto de’ vincitori; ei del conflitto
 unì gli avanzi inosservato e venne
 il primo fallo ad emendar.
 ANTIGONO
                                                  Di forze
710tanto inegual, no, non potea...
 BERENICE
                                                        Con l’arte
 il colpo assicurò. Fiamme improvise
 ei sparger fe’ da fida mano ignota
 fra le navi d’Epiro. In un momento
 portò gl’incendi il vento
715di legno in legno; e le terrestri schiere
 già correano al soccorso. Allor feroci
 entran nel campo i tuoi; quegli non sanno
 chi gli assalisca e fra due rischi oppressi
 cadono irresoluti,
720senza evitarne alcuno. All’armi invano
 gridano i duci; il bellicoso invito
 atterrisce o non s’ode. Altri lo scampo
 non cerca, altri nol trova. Il suon funesto
 del ripercosso acciar, gli orridi carmi
725di mille trombe, le minacce, i gridi
 di chi ferisce o muor, le fiamme, il sangue,
 la polve, il fumo e lo spavento abbatte
 i più forti così, che un campo intero
 di vincitor vinto si trova e tutto
730sui trofei che usurpò cade distrutto.
 DEMETRIO
 Oh numi amici!
 ANTIGONO
                                 Oh amico ciel! Si vada
 la vittoria a compir. (Volendo partire)
 
 SCENA XI
 
 CLEARCO con guardie e detti
 
 CLEARCO
                                        Fermati. Altrove (Ad Antigono)
 meco signor venir tu dei.
 BERENICE
                                                Che fia!
 DEMETRIO
 Ben lo temei.
 ANTIGONO
                            Ma che si brama? (A Clearco)
 CLEARCO
                                                               Un pegno,
735grande quale or tu sei, vuol custodito
 gelosamente il re. Sieguimi. Al cenno
 indugio non concede
 il caso d’Alessandro e la mia fede.
 DEMETRIO
 Barbari dei!
 BERENICE
                          Che fiero colpo è questo.
 ANTIGONO
740Sognai d’esser felice e già son desto.
 
    Sfogati, o ciel, se ancora
 hai fulmini per me,
 che oppressa ancor non è
 la mia costanza.
 
745   Sì, reo destin, finora
 posso la fronte alzar
 e intrepido mirar
 la tua sembianza. (Parte con le guardie)
 
 SCENA XII
 
 BERENICE e DEMETRIO
 
 BERENICE
 Demetrio, ah fuggi almeno,
750fuggi almen tu.
 DEMETRIO
                               Mia Berenice, e il padre
 abbandonar dovrò.
 BERENICE
                                      Per vendicarlo
 serbati in vita.
 DEMETRIO
                              Io vuo’ salvarlo o voglio
 morirgli accanto. E morirò felice,
 or che so che tu m’ami.
 BERENICE
                                             Io t’amo! Oh dei!
755Chi tel disse? Onde il sai?
 Quando d’amor parlai?
 DEMETRIO
                                             Tu non parlasti
 ma quel ciglio parlò.
 BERENICE
                                        Fu inganno.
 DEMETRIO
                                                                Ah lascia
 a chi deve morir questo conforto.
 No crudel tu non sei; procuri invano
760finger rigor; ti trasparisce in volto
 co’ suoi teneri moti il cor sincero.
 BERENICE
 E tu dici d’amarmi? Ah non è vero.
 Ti sarebbe più cara
 la mia virtù; non ti parria trionfo
765la debolezza mia; verresti meno
 a farmi guerra; estingueresti un foco
 che ci rende infelici,
 può farci rei; non cercheresti ingrato
 saper per te fra quali angustie io sono.
 DEMETRIO
770Berenice, ah non più; son reo; perdono.
 Eccomi qual mi vuoi. Conosco il fallo;
 l’emenderò. Da così bella scorta
 se preceder mi vedo
 il cammin di virtù facile io credo.
 
775   Non temer, non son più amante,
 la tua legge ho già nel cor.
 
 BERENICE
 
    Per pietà da questo istante
 non parlar mai più d’amor.
 
 DEMETRIO
 
    Dunque addio... Ma tu sospiri.
 
 BERENICE
 
780Vanne addio. Perché t’arresti?
 
 DEMETRIO
 
 Ah per me tu non nascesti!
 
 BERENICE
 
 Ah non nacqui, oh dio, per te.
 
 A DUE
 
    Che d’amor nel vasto impero
 si ritrovi un duol più fiero,
785no, possibile non è.
 
 DEMETRIO
 
    Non temer, eccetera. (Parte)
 
 BERENICE
 
    Per pietà, eccetera. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo