Metrica: interrogazione
98 settenari (pezzi chiusi) in Siroe P1 
   Se il mio paterno amore
sdegna il tuo cuore altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.
   E l'empia fellonia
che forse volgi in mente
prima che adulta sia
nascente opprimerò. (Parte)
   Se tu mi vuoi felice,
se radolcir lo puoi,
tempra gli sdegni suoi,
parlagli tu per me.
   E tu german ascolta
quanto per me ti dice
e pensa un'altra volta,
che degno del tuo sdegno
l'affetto mio non è. (Parte)
   Se al ciglio lusinghiero,
se mostro ai detti amor,
il ciglio è menzognero,
il labro è mentitor,
   Credemi audace o stolto
s'io non ti posso amar
ma scordati il mio volto,
ma più non mi contar
   La sorte mia tiranna
farmi di più non può.
M'accusa e mi condanna
un'empia ed un germano,
l'amico e il genitor.
   Ogni soccorso è vano,
che più sperar non ho,
perché fedel son io,
questo è il delitto mio,
questo diventa error. (Parte)
   Vedeste mai sul prato
cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
a la viola appresso;
figlio del prato istesso
è l'uno e l'altro fiore
ed è l'istesso umore
che germogliar gli fa.
   Il cor non è cangiato
se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di pietà. (Parte)
   L'incerto mio pensiere
non ha di che temere,
di che sperar non ha
e pur temendo va,
   Senza saper perché
n'andò così da me
   Tu di pietà mi spogli,
tu desti il mio furor,
tu solo o traditor
   Non dirmi, no, spietato.
È il tuo crudel desio,
ingrato, e non son io
   Fra i dubbi affetti miei
risolvermi non so.
Tu pensaci, tu sei (Ad Emira)
l'arbitro del mio cor.
   Vuoi che la morte attenda?
La morte attenderò.
Vuoi che per lei m'accenda?
Eccomi tutto amor. (Parte)
   Facciano il tuo spavento
rimorso e pentimento.
L'orrore ed il timore
misero ognor ti renda
e tornino a vicenda
   Ti porti la tua sorte
sino a bramar la morte,
e per vendetta mia
un ferro non vi sia
   Gelido in ogni vena
scorrer mi sento il sangue.
L'ombra del figlio esangue
m'ingombra di terror.
   E per maggior mia pena
vedo che fui crudele
a un'anima fedele,
a un innocente cor. (Parte)
   Tu mi volevi estinto,
io non ti voglio oppresso.
Del mio nemico istesso
io difensor sarò.
   Serbati pur in vita.
Sì sventurato sei
che tanti oltraggi miei
più rammentar non so. (Parte)
   I suoi nemici affetti
di sdegno e di timor
il placido pensier
   Se nascono i diletti
dal grembo del dolor
oggetto di piacer

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