Metrica: interrogazione
61 ottonari in Zenobia B 
   Resta in pace e gli astri amici,
bella ninfa, a' giorni tuoi
mai non splendano infelici
come splendono per me.
   Grata a' numi esser tu puoi
che nascesti in umil cuna.
Oh di stato e di fortuna
potess'io cangiar con te. (Parte)
   Vi conosco amate stelle
a que' palpiti d'amore
che svegliate nel mio sen.
   Non m'inganno; siete quelle;
n'ho l'immagine nel core;
né sareste così belle,
se non foste del mio ben.
   Ha negli occhi un tale incanto
che a quest'alma affatto è nuovo,
che se accanto a lui mi trovo
non ardisco favellar.
   Ei dimanda, io non rispondo;
m'arrossisco, mi confondo;
parlar credo e poi m'avvedo
che comincio a sospirar. (Parte)
   Quel geloso incerto sdegno
onde acceso il cor mi sento
è il più barbaro tormento
che si possa immaginar.
   Odio ed amo; e giunge a segno
del mio fato il rio tenore
che sperar non posso amore
né mi posso vendicar. (Nel voler partire vede da lontano Radamisto e si trattiene)
   Voi leggete in ogni core,
voi sapete, o giusti dei,
se son puri i voti miei,
se innocente è la pietà.
   So che priva d'ogni errore
ma crudel non mi volete;
so che in ciel non confondete
la barbarie e l'onestà. (Parte)
   Ah perché, s'io ti detesto,
s'io ti scaccio, empio timore,
ah perché così molesto
mi ritorni a tormentar!
   Qual riposo aver poss'io,
se vaneggio a tutte l'ore,
se diventa il viver mio
un eterno dubitar. (Mentre Radamisto è per partire sente la voce di Zenobia, s’arresta e si rivolge)
   Pastorella, io giurerei
o che avvampi o manca poco.
Hai negli occhi un certo foco
che non spira crudeltà.
   Forse amante ancor non sei
ma d'amor non sei nemica,
che d'amor benché pudica
messaggera è la pietà. (Parte)
   È menzogna il dir che amore
tutto vinca e sia tiranno
della nostra libertà.
   Degli amanti è folle inganno
che scusando il proprio errore
lo chiamar necessità.

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