Antigono, Parigi, Quillau, 1755

 ATTO TERZO
 
 SCENA PRIMA
 
  Fondo d’antica torre corrispondente a diverse prigioni, delle quali una è aperta.
 
 ANTIGONO, ISMENE, indi CLEARCO con due guardie
 
 ANTIGONO
 Non lo speri Alessandro; il patto indegno
 abborrisco, ricuso. Io Berenice
 cedere al mio nemico!
 ISMENE
                                           E qual ci resta
 altra speme, signor?
 ANTIGONO
                                        Va'. Sia tua cura
790che ad assalir le mura
 Agenore s'affretti.
 Più del mio rischio il cenno mio rispetti.
 ISMENE
 Padre, ah che dici mai! Sarebbe il segno
 del tuo morir quel dell'assalto. Io farmi
795parricida non voglio.
 ANTIGONO
                                         Or senti. Un fido
 veleno ho meco; e di mia sorte io sono
 arbitro ognor. Sospenderò per poco
 l'ora fatal; ma se congiura il vostro
 tardo ubbidir col mio destin tiranno,
800io so come i miei pari escon d'affanno.
 ISMENE
 Gelar mi fai. Deh...
 CLEARCO
                                      Che ottenesti Ismene?
 Risolvesti signor?
 ANTIGONO
                                   Sì, ad Alessandro
 già puoi del voler mio
 nuncio tornar.
 CLEARCO
                             Ma che a lui dir degg'io?
 ANTIGONO
 
805   Di' che ricuso il trono;
 di' che pietà non voglio,
 che in carcere, che in soglio
 l'istesso ognor sarò.
 
    Che della sorte ormai
810uso agl'insulti io sono,
 che a vincerla imparai
 quando mi lusingò. (Entra Antigono nella prigione che subito vien chiusa da’ custodi)
 
 CLEARCO
 Custodi, a voi consegno
 quel prigionier. Se del voler sovrano
815questa gemma real non vi assicura,
 disserrar non osate
 di quel carcer le porte.
 Chi trasgredisce il cenno è reo di morte. (I custodi osservata la gemma si ritirano)
 ISMENE
 Clearco, ah non partir. Senti e pietoso
820di sì fiere vicende...
 CLEARCO
 Perdona, udir non posso. Il re m'attende. (Parte)
 
 SCENA II
 
 ISMENE, poi DEMETRIO in abito di soldato d’Epiro
 
 ISMENE
 Or che farò? Se affretto
 Agenore all'assalto, è d'Alessandro
 vittima il padre; e se ubbidir ricuso,
825lo sarà di sé stesso. Onde consiglio
 in tal dubbio sperar?
 DEMETRIO
                                         Lode agli dei, (Senza vedere Ismene)
 ho la metà dell'opra.
 ISMENE
                                        Ah dove ardisci
 german...
 DEMETRIO
                     T'accheta, Ismene. In queste spoglie
 un de' custodi io son creduto.
 ISMENE
                                                        E vuoi...
 DEMETRIO
830Cambiar veste col padre,
 far ch'ei si salvi e rimaner per lui.
 ISMENE
 Fermati. Oh generosa
 ma inutile pietà!
 DEMETRIO
                                  Perché? Di questo
 orrido loco al limitare accanto
835ha il suo nascosto ingresso
 la sotterranea via che al mar conduce.
 Esca Antigono quindi e in un momento
 nel suo campo sarà.
 ISMENE
                                       Racchiuso, oh dio,
 Antigono è colà. Né quelle porte
840senza la regia impronta
 v'è speranza d'aprir.
 DEMETRIO
                                        Che! Giunto invano
 fin qui sarei?
 ISMENE
                            Né il più crudele è questo
 de' miei terrori. Antigono ricusa
 furibondo ogni patto; odia la vita;
845ed ha seco un velen.
 DEMETRIO
                                       Come! A momenti
 dunque potrebbe... Ah s'impedisca. Or tempo
 è d'assistermi, o numi. (In atto di snudar la spada e partire)
 ISMENE
                                              Aimè! Che speri?
 DEMETRIO
 Costringere i custodi
 quelle porte ad aprir. (Come sopra)
 ISMENE
                                           T'arresta. Affretti
850così del padre il fato.
 DEMETRIO
                                         È ver. Ma intanto
 se il padre mai... Misero padre! Addio;
 soccorrerlo convien. (Risoluto)
 ISMENE
                                        Ma qual consiglio...
 DEMETRIO
 Tutto oserò. Son disperato e figlio. (Parte)
 ISMENE
 Funesto ad Alessandro
855quell'impeto esser può. Che! Per l'ingrato
 già palpiti, o cor mio?
 Ah per quanti a tremar nata son io!
 
    Che pretendi, amor tiranno?
 A più barbari martiri
860tutti or deggio i miei sospiri;
 non ne resta un sol per te.
 
    Non parlar d'un incostante;
 or son figlia e non amante;
 e non merita il mio affanno
865chi pietà non ha di me. (Parte)
 
 SCENA III
 
  Gabinetto con porte che si chiudono e spazioso sedile a sinistra.
 
 ALESSANDRO e CLEARCO
 
 ALESSANDRO
 Dunque l'offerta pace
 Antigono ricusa! Ah mai non speri
 più libertà.
 CLEARCO
                        Senza quest'aureo cerchio,
 ch'io rendo a te, non s'apriran le porte
870del carcer suo. (Porgendogli l’anello reale)
 ALESSANDRO
                              Da queste mura il campo
 o Agenore allontani, o in faccia a lui
 Antigono s'uccida.
 CLEARCO
                                    Io la minaccia
 cauto in uso porrò. Ma d'eseguirla
 mi guardi il ciel. Tu perderesti il pegno
875della tua sicurezza. Assai più giova
 che i fervidi consigli
 una lenta prudenza ai gran perigli.
 
    Guerrier che i colpi affretta
 trascura il suo riparo;
880e spesso al nudo acciaro
 offre scoperto il sen.
 
    Guerrier che l'arte intende
 dell'ira che l'accende
 raro i consigli accetta
885o gli sospende almen. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ALESSANDRO e poi DEMETRIO nel primo suo abito
 
 ALESSANDRO
 Vedersi una vittoria (Va a sedere)
 sveller di man, dell'adorato oggetto
 i rifiuti ascoltar, d'un prigioniero
 soffrir gl'insulti, e non potere all'ira
890sciogliere il fren, questa è un'angustia...
 DEMETRIO
                                                                          Ah dove...
 Il re... dov'è? (Affannato e torbido)
 ALESSANDRO
                            Che vuoi?
 DEMETRIO
                                                 Voglio... Son io...
 Rendimi il padre mio.
 ALESSANDRO
                                            (Numi! Che volto!
 Che sguardi! Che parlar!) Demetrio! E ardisci...
 DEMETRIO
 Tutto ardisce, Alessandro,
895chi trema per un padre... Ah la dimora
 saria fatal; sollecito mi porgi
 l'impressa tua gemma real.
 ALESSANDRO
                                                    Ma questa
 è preghiera o minaccia?
 DEMETRIO
                                               È ciò che al padre
 esser util potrà.
 ALESSANDRO
                                Parti. Io perdono
900a un cieco affetto il temerario eccesso.
 DEMETRIO
 Non partirò, se pria...
 ALESSANDRO
                                          Prence, rammenta
 con chi parli, ove sei.
 DEMETRIO
                                         Pensa, Alessandro,
 ch'io perdo un genitor.
 ALESSANDRO
                                            Quel folle ardire
 più mi stimola all'ire.
 DEMETRIO
                                          Umil mi vuoi? (S’inginocchia)
905Eccomi a' piedi tuoi. Rendimi il padre
 e il mio nume tu sei. Suppliche o voti
 più non offro che a te. Già il primo omaggio
 ecco nel pianto mio. Pietà per questa
 invitta mano a cui del mondo intero
910auguro il fren. Degli avi tuoi reali
 per le ceneri auguste,
 signor, pietà. Placa quel cor severo,
 rendi...
 ALESSANDRO
                 Lo speri invano.
 DEMETRIO
                                                 Invan lo spero! (In atto feroce)
 ALESSANDRO
 Sì. Antigono vogl'io
915vittima a' miei furori.
 DEMETRIO
 Ah non l'avrai; rendimi il padre o mori. (S’alza furioso; prende con la sinistra il destro braccio d’Alessandro in guisa ch’ei non possa scuotersi; e con la destra lo disarma)
 ALESSANDRO
 Olà.
 DEMETRIO
            Taci o t'uccido. (Presentandogli sugli occhi la spada che gli ha tolta)
 ALESSANDRO
                                         E tu scordasti...
 DEMETRIO
 Tutto, fuorch'io son figlio. Il regio cerchio
 Porgi. Dov'è? Che tardi?
 ALESSANDRO
                                               E speri, audace,
920ch'io pronto ad appagarti...
 DEMETRIO
 Dunque mori. (In atto di ferire)
 ALESSANDRO
                              Ah che fai? Prendilo e parti. (Gli dà l’anello)
 DEMETRIO
 Eumene? Eumene? (Correndo verso la porta)
 ALESSANDRO
                                        Ove son io? (Attonito)
 DEMETRIO
                                                                T'affretta, (Ad un macedone che comparisce su la porta del gabinetto)
 corri, vola, compisci il gran disegno;
 Antigono disciogli; eccoti il segno. (Dà l’anello al macedone che subito parte)
 ALESSANDRO
925(È folgore ogni sguardo
 che balena in quel ciglio).
 DEMETRIO
                                                 (A sciorre il padre (Inquieto a parte)
 di propria man mi sprona il cor; m'affrena
 il timor che Alessandro
 turbi l'opra, se parto. In due vorrei
930dividermi in un punto).
 ALESSANDRO
                                               Ancor ti resta (Alzandosi da sedere)
 altro forse a tentar? Perché non togli
 quell'orribil sembiante agli occhi miei?
 DEMETRIO
 (Andrò? No; perderei (Senza udirlo)
 il frutto dell'impresa).
 ALESSANDRO
                                           Ah l'insensato
935né pur m'ascolta. Altrove
 il passo io volgerò. (Vuol partire)
 DEMETRIO
                                     Ferma. (Opponendosi)
 ALESSANDRO
                                                     Son io
 dunque tuo prigionier?
 DEMETRIO
                                              Da queste soglie
 vivi non uscirem, finché sospesa
 d'Antigono è la sorte.
 ALESSANDRO
940(Ah s'incontri una morte; (Con impeto)
 questo è troppo soffrir). Libero il passo
 lasciami, traditore, o ch'io... Ma... Il cielo
 soccorso alfin m'invia.
 DEMETRIO
                                           Stelle! È Clearco? (Agitato)
 Che fo? Se a lui m'oppongo
945non ritengo Alessandro. Ah fosse almeno
 il padre in libertà. (S’accosta ad Alessandro)
 
 SCENA V
 
 CLEARCO e detti. ISMENE infine
 
 CLEARCO
                                     Mio re, chi mai
 dalla tua man la real gemma ottenne?
 ALESSANDRO
 Ecco; e vedi in qual guisa. (Additando Demetrio)
 CLEARCO
                                                   Oh ciel! Che tenti?
 Quel nudo acciar... (In atto di snudar la spada)
 DEMETRIO
                                      Non appressarti o in seno (Prende di nuovo Alessandro e minaccia di ferirlo)
950d'Alessandro l'immergo.
 CLEARCO
                                               Ah ferma! (Come
 porgergli aita!) O lascia il ferro o il padre
 volo fra' ceppi a ritener. (In atto di partire)
 DEMETRIO
                                               Se parti,
 vibro il colpo fatale. (Accenna di ferire)
 CLEARCO
                                        Ah no. (Qual nuova
 specie mai di furor?) Prence, e non vedi...
 DEMETRIO
955No; la benda ho sul ciglio.
 CLEARCO
 Dunque Demetrio è un reo?
 DEMETRIO
                                                      Demetrio è un figlio.
 CLEARCO
 Non toglie questo nome
 alle colpe il rossor.
 DEMETRIO
                                    Chi salva un padre
 non arrossisce mai.
 CLEARCO
                                      D'un tale eccesso
960ah che dirà chi t'ammirò finora?
 DEMETRIO
 Ch'ha il Manlio suo la Macedonia ancora.
 ALESSANDRO
 Non più, Clearco; il reo punisci. Io dono
 già la difesa alla vendetta. Assali,
 ferisci, uccidi; ogn'altro sforzo è vano.
 ISMENE
965Corri, amato germano, (Lieta e frettolosa)
 siegui i miei passi. Il tuo coraggio ha vinto;
 il padre è in libertà. Fra le sue braccia
 volo a rendere intero il mio conforto. (Parte)
 DEMETRIO
 Grazie, o dei protettori; eccomi in porto. (Lascia Alessandro)
 CLEARCO
970Che ci resta a sperar?
 ALESSANDRO
                                          (Qual nero occaso
 barbara sorte ai giorni miei destini!)
 DEMETRIO
 Del dover se i confini (Ad Alessandro)
 troppo, o signor, l'impeto mio trascorse,
 perdono imploro. Inevitabil moto
975furon del sangue i miei trasporti. Io stesso
 più me non conoscea. Moriva un padre,
 non restava a salvarlo
 altra via da tentar. Sì gran cagione
 se non è scusa al violento affetto,
980ferisci; ecco il tuo ferro; ecco il mio petto. (Rende la spada ad Alessandro)
 ALESSANDRO
 Sì; cadi, empio... Che fo? Punisco un figlio
 perché al padre è fedel? Trafiggo un seno
 che inerme si presenta a' colpi miei?
 Ah troppo vil sarei! M'offese, è vero;
985mi potrei vendicar; ma una vendetta
 così poco contesa
 mi farebbe arrossir più che l'offesa.
 
    Benché giusto, a vendicarmi
 il mio sdegno invan m'alletta,
990troppo cara è la vendetta
 quando costa una viltà.
 
    Già di te con più bell'armi
 il mio cor vendetta ottiene
 nello sdegno che ritiene,
995nella vita che ti dà. (Parte con Clearco)
 
 SCENA VI
 
 DEMETRIO, poi BERENICE
 
 DEMETRIO
 Demetrio assai facesti,
 compisci or l'opra. Il genitore è salvo
 ma suo rival tu sei. Depor conviene
 o la vita o l'amor. La scelta è dura
1000ma pur... Vien Berenice. Intendo. Oh dei!
 Già decide quel volto i dubbi miei.
 BERENICE
 Oh illustre, oh amabil figlio! Oh prence invitto,
 gloria del suol natio,
 cura de' numi, amor del mondo e mio!
 DEMETRIO
1005Ove son! Principessa,
 qual trasporto, quai nomi!
 BERENICE
                                                   E chi potrebbe,
 chi non amarti, o caro? È salvo il regno,
 libero il padre, ogni nemico oppresso,
 sol tua mercé. S'io non t'amassi...
 DEMETRIO
                                                               Ah taci;
1010il dover nostro...
 BERENICE
                                 Ad un amor che nasce
 da tanto merto è debil freno.
 DEMETRIO
                                                       Oh dio!
 Amarmi a te non lice.
 BERENICE
                                          Il ciel, la terra,
 gli uomini, i sassi, ognun t'adora; io sola
 virtù sì manifesta
1015perché amar non dovrò? Che legge è questa?
 DEMETRIO
 La man promessa...
 BERENICE
                                       È maggior fallo il darla
 senza il cor che negarla. Io stessa in faccia
 al mondo intero affermerò che sei
 tu la mia fiamma, e che non è capace
1020d'altra fiamma il mio core.
 DEMETRIO
 Oh assalto! Oh padre! Oh Berenice! Oh amore!
 BERENICE
 Dirò che tua son io
 fin da quel giorno...
 DEMETRIO
                                       Addio mia vita, addio.
 BERENICE
 Dove... (Aimè!) Dove corri!
 DEMETRIO
1025A morire innocente. Anche un momento
 se m'arresti, è già tardi.
 BERENICE
                                              Oh dio! Che dici?
 Io manco... Ah no...
 DEMETRIO
                                      Deh non opporti. A pena
 tanta virtù mi resta
 quanta basta a morir. Lasciami questa.
 
1030   Già che morir degg'io,
 l'onda fatal, ben mio,
 lascia ch'io varchi almeno
 ombra innocente.
 
    Senza rimorsi allor
1035sarà quest'alma ognor,
 idolo del mio seno,
 a te presente. (Parte)
 
 SCENA VII
 
 BERENICE sola
 
 BERENICE
 Berenice che fai! More il tuo bene,
 stupida, e tu non corri... Oh dio! Vacilla
1040l'incerto passo; un gelido mi scuote
 insolito tremor tutte le vene; (S’appoggia)
 e a gran pena il suo peso il piè sostiene.
 Dove son! Qual confusa
 folla d'idee tutte funeste adombra
1045la mia ragion! Veggo Demetrio; il veggo
 che in atto di ferir... Fermati; vivi;
 d'Antigono io sarò. Del core ad onta
 volo a giurargli fé. Dirò che l'amo;
 dirò... Misera me! S'oscura il giorno!
1050Balena il ciel! L'hanno irritato i miei
 meditati spergiuri. Aimè! Lasciate
 ch'io soccorra il mio ben, barbari dei;
 voi m'impedite e intanto
 forse un colpo improvviso...
1055Ah sarete contenti; eccolo ucciso.
 Aspetta, anima bella; ombre compagne
 a Lete andrem. Se non potei salvarti,
 potrò fedel... Ma tu mi guardi e parti!
 
    Non partir, bell'idol mio;
1060per quell'onda all'altra sponda
 voglio anch'io passar con te.
 
    Voglio anch'io...
 
                                   Me infelice!
 Che fingo! Che ragiono!
 Dove rapita io sono
1065dal torrente crudel de' miei martiri! (Piange)
 Misera Berenice, ah tu deliri.
 
    Perché, se tanti siete
 che delirar mi fate,
 perché non m'uccidete,
1070affanni del mio cor?
 
    Crescete, oh dio, crescete,
 fin che mi porga aita
 con togliermi di vita
 l'eccesso del dolor. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 Reggia.
 
 ANTIGONO con numeroso seguito; poi ALESSANDRO disarmato fra soldati macedoni; indi BERENICE
 
 ANTIGONO
1075Ma Demetrio dov'è? Perché s'invola
 agli amplessi paterni? Olà, correte;
 il caro mio liberator si cerchi,
 si guidi a me. (Partono alcuni macedoni)
 ALESSANDRO
                             Fra tue catene alfine,
 Antigono, mi vedi.
 ANTIGONO
                                     E ne son lieto
1080per poterle disciorre. Ad Alessandro
 rendasi il ferro. (Gli vien resa la spada)
 ALESSANDRO
                                 E in quante guise e quante
 trionfate di me! Per tante offese
 tu libertà mi rendi; a mille acciari
 espone il sen l'abbandonata Ismene,
1085per salvare un infido.
 ANTIGONO
 Quando?
 ALESSANDRO
                    Son pochi istanti. Io non vivrei,
 s'ella non era. Ah se non sdegna un core
 che tanto l'oltraggiò...
 BERENICE
                                          Salva, se puoi...
 signor... salva il tuo figlio.
 ANTIGONO
                                                 Aimè! Che avvenne?
 BERENICE
1090Perché viver non sa che a te rivale,
 corre a morir. M'ama. L'adoro. Ormai
 tradimento è il tacerlo.
 ANTIGONO
                                            Ah si procuri
 la tragedia impedir. Volate...
 
 SCENA IX
 
 ISMENE e detti
 
 ISMENE
                                                       È tarda,
 padre, già la pietà. Già più non vive
1095il misero german.
 ANTIGONO
                                    Che dici?
 BERENICE
                                                        Io moro.
 ISMENE
 Pallido su l'ingresso or l'incontrai
 del giardino reale. «Addio» mi disse
 «per sempre, Ismene. Un cor dovuto al padre
 scellerato io rapii; ma questo acciaro
1100mi punirà». Così dicendo, il ferro
 snudò, fuggì. Dove il giardin s'imbosca
 corse a compir l'atroce impresa; ed io
 l'ultimo, oh dio, funesto grido intesi;
 né accorrer vi potei,
1105tanto oppresse il terrore i sensi miei.
 ALESSANDRO
 Chi pianger non dovria?
 ANTIGONO
 Dunque per colpa mia cadde trafitto
 un figlio a cui degg'io
 quest'aure che respiro! Un figlio in cui
1110la fé prevalse al mio rigor tiranno?
 Un figlio... Ah che diranno
 i posteri di te? Come potrai
 l'idea del fallo tuo, gli altri e te stesso,
 Antigono, soffrir? Mori; quel figlio
1115col proprio sangue il tuo dover t'addita. (Vuole uccidersi)
 
 SCENA ULTIMA
 
 CLEARCO e poi DEMETRIO con seguito e detti
 
 CLEARCO
 Antigono, che fai? Demetrio è in vita.
 ANTIGONO
 Come?
 CLEARCO
                 Cercando asilo
 contro il furor de' tuoi, dov'è più nero
 e folto il bosco io m'era ascoso. Il prence
1120v'entrò; ma in quell'orror, di me più nuovo,
 visto non vide; onde serbarlo in vita
 la mia poté non preveduta aita.
 ANTIGONO
 Ma crederti poss'io?
 CLEARCO
                                        Credi al tuo ciglio;
 ei vien.
 BERENICE
                 Manco di gioia.
 DEMETRIO
                                               Ah padre! (Da lontano)
 ANTIGONO
                                                                    Ah figlio! (Incontrandolo)
 DEMETRIO
1125Io Berenice adoro; (S’inginocchia)
 signor, son reo. Posso morir, non posso
 lasciar d'amarla. Ah se non è delitto
 che il volontario errore,
 la mia colpa è la vita e non l'amore.
 ANTIGONO
1130Amala, è tua. Picciolo premio a tante
 prove di fé.
 DEMETRIO
                        Saria supplicio un dono
 che costasse al tuo core...
 ANTIGONO
                                               Ah sorgi; ah taci,
 mia gloria, mio sostegno,
 vera felicità de' giorni miei.
1135Una tigre sarei, se non cedesse
 nell'ingrato mio petto
 all'amor d'un tal figlio ogn'altro affetto.
 DEMETRIO
 
    Padre, sposa, ah dunque insieme
 adorar potravvi il core
1140e innocente il cor sarà!
 
 ANTIGONO
 
    Figlio amato.
 
 BERENICE
 
                              Amata speme.
 
 ANTIGONO, BERENICE A DUE
 
 Chi negar potrebbe amore
 a sì bella fedeltà?
 
 ISMENE, ALESSANDRO, CLEARCO A TRE
 
    Se mostrandovi crudeli,
1145fausti numi, altrui beate...
 
 BERENICE, DEMETRIO, ANTIGONO A TRE
 
 Se tai gioie, o fausti cieli,
 minacciando altrui donate...
 
 TUTTI
 
 Oh minacce fortunate,
 oh pietosa crudeltà!
 
 BERENICE
 
1150   Per contento, io mi rammento
 de' passati affanni miei.
 
 DEMETRIO
 
 Io la vostra intendo, o dei,
 nella mia felicità.
 
 BERENICE, DEMETRIO A DUE
 
    Io la vostra intendo, o dei,
1155nella mia felicità.
 
 
 LICENZA
 
 Se dolce premio alla virtù d'un padre,
 adorabil monarca,
 è de' figli l'amore, oh come, oh quanto
 più d'Antigono il sai! Non son ristretti
1160i tuoi paterni affetti
 fra i confini del sangue; hanno i tuoi regni
 tutti il lor padre in te; per te ciascuno
 ha di Demetrio il cor; la fede altrui
 e la clemenza tua sono a vicenda
1165e cagione ed effetto. Un figlio solo
 Antigono vantò ne' suoi perigli;
 quanti i sudditi tuoi sono i tuoi figli.
 
    Piovano gli astri amici
 gl'influssi lor felici
1170sui voti che si spargono
 in questo dì per te.
 
    Voti che con l'affetto
 misurano il rispetto,
 che in dolce error confondono
1175sempre col padre il re.
 
 IL FINE