L’eroe cinese, Vienna, van Ghelen, 1752

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
  Appartamenti nel palazzo imperiale destinati alle tartare prigioniere. Distinti di strane pitture, di vasi trasparenti, di ricchi panni, di vivaci tapeti e di tutto ciò che serve al lusso ed alla delizia cinese. Tavolino e sedia da un lato.
 
 LISINGA ed ULANIA, nobili tartari, de’ quali uno inginocchiato innanzi a Lisinga in atto di presentarle una lettera
 
 LISINGA
 Del real genitore (Prende la lettera)
 i caratteri adoro,
 i cenni eseguirò. Quando dobbiate
 a lui tornar farò sapervi. Andate. (Partono i tartari dopo gli atti di rispetto di lor nazione. Lisinga depone la lettera sul tavolino)
5Oh dio!
 ULANIA
                  Leggi o germana
 del padre i sensi.
 LISINGA
                                  Ah cara Ulania! Ah troppo,
 senza legger, gl'intendo! Ecco l'istante
 che ognor temei. Partir dovrem. Quel foglio
 senza dubbio ne reca
10il comando crudele. Or di' se a torto
 le novelle di pace
 mi facevan tremar.
 ULANIA
                                      Termina alfine
 la nostra schiavitù; la patria, il padre
 alfin si rivedranno; amata erede
15tu del tartaro soglio, alle speranze
 di tanti regni alfin ti rendi; alfine
 torni agli onori, alle grandezze in seno.
 LISINGA
 Sì; tutto è ver; ma lascerò Siveno.
 ULANIA
 Ma la real tua mano
20sai che non è per lui; sai che nemico,
 sai che suddito ei nacque.
 LISINGA
                                                  Io so che l'amo;
 so che n'è degno assai, che il primo è stato,
 che è l'unico amor mio,
 che l'ultimo sarà. Che se da lui
25barbaro mi divide,
 senza saperlo, il genitor m'uccide. (Siede)
 ULANIA
 Odi o Lisinga e impara
 da me fortezza. Io per Minteo sospiro;
 e Minteo non lo sa. Forse per sempre
30or da lui mi scompagno;
 me ne sento morir; ma non mi lagno.
 LISINGA
 Felice te che puoi
 amar così. Del mio Siveno anch'io
 se potessi scordarmi... Ah non sia vero.
35Da sì misero stato
 mi preservin gli dei. Mi fa più orrore
 il viver senza amarlo,
 che l'amarlo e morir.
 ULANIA
                                         Pria d'affannarti
 leggi quel foglio almen; chi sa?
 LISINGA
                                                          Tu vuoi
40ch'io perda anche il conforto
 di poter dubitare. (Prende la lettera e vuol aprirla)
 
 SCENA II
 
 SIVENO e dette
 
 SIVENO
                                     Ah dimmi; è vero
 ch'io ti perdo o mia vita?
 LISINGA
                                                Ha questo foglio
 del padre i cenni. Assicurarmi ancora
 io non osai della sventura mia;
45leggi. Qualunque sia,
 mi sembrerà men dura
 sempre fra' labbri tuoi la mia sventura.
 SIVENO
 «Figlia è già tutto in pace, (Legge)
 non abbiam più nemici. Alla tua mano
50io l'onor destinai d'essere il pegno
 del publico riposo. A te l'erede
 del cinese diadema
 sarà consorte; e regnerai sovrana
 dove sei prigioniera. È il gran mistero
55noto a Leango. Ei scopriratti il vero.
 Zeilan». Giusto ciel!
 ULANIA
                                        Che fia!
 LISINGA
                                                         Quel foglio (Si leva)
 forse mal comprendesti.
 SIVENO
                                               Ah no. Tu stessa
 leggilo o principessa. (Le porge il foglio)
 LISINGA
                                          «A te l'erede (Legge)
 del cinese diadema
60sarà consorte». Ov'è costui? Menzogna
 dunque o Siveno è la tragedia antica.
 Ah parla, ah di'.
 SIVENO
                                Che vuoi mio ben ch'io dica?
 Mancava a' miei timori
 un ignoto rival!
 ULANIA
                               Fu pur dal soglio
65da' popoli ribelli
 discacciato Livanio?
 SIVENO
                                        E il quarto lustro
 siam vicini a compir.
 LISINGA
                                          Pur nell'esiglio
 i suoi dì terminò.
 SIVENO
                                   Sin da quel giorno
 che tu dell'armi nostre, io prigioniero
70restai di tua beltà.
 ULANIA
                                    Del regio sangue...
 SIVENO
 Nessun restò. Fu tra le fasce ucciso
 fin l'ultimo rampollo
 della stirpe real.
 LISINGA
                                 Ma questo erede
 chi mai sarà?
 ULANIA
                            Qualche impostor.
 LISINGA
                                                                Leango!
75Il padre di Siveno!
 Complice d'un inganno? Ah no. Deh corri;
 vola al tuo genitor; chiedi; rischiara
 i miei dubbi o Siveno, i dubbi tuoi.
 SIVENO
 Ah principessa! Ah che sarà di noi!
 
80   Ah, se in ciel benigne stelle
 la pietà non è smarrita,
 o toglietemi la vita
 o lasciatemi il mio ben.
 
    Voi che ardete ognor sì belle
85del mio ben nel dolce aspetto,
 proteggete il puro affetto
 che inspirate a questo sen. (Parte)
 
 SCENA III
 
 LISINGA e ULANIA
 
 LISINGA
 Tutti dunque i miei dì saran germana
 neri così?
 ULANIA
                     Non gli sperar sereni.
 LISINGA
90Perché?
 ULANIA
                  Perché avveleni
 sempre col mal che temi il ben che godi.
 LISINGA
 Or qual ombra ho di ben?
 ULANIA
                                                  Qual? Tu non parti;
 Siveno è qui; questo temuto erede
 non comparisce ancor. Sempre disastri
95perché temer? Figurati una volta
 qualche felicità. Spera in Siveno
 cotesto erede.
 LISINGA
                            Ah sarei folle.
 ULANIA
                                                       È vuoto
 pur questo soglio; estinta
 è la stirpe real; del gran Leango
100Siveno è figlio; e del cinese impero
 è Leango il sostegno,
 il decoro e l'amore. Ei che fu il padre
 finor di questi regni, oggi il monarca
 farsene ben potria.
 LISINGA
                                      Perché nol fece
105dunque finor? Sempre ha potuto. Il peso
 delle pubbliche cure
 ei privato sostien; ma il trono...
 ULANIA
                                                           Il trono
 vuoto serbò come dovea Leango
 all'esule suo re; ma quello estinto
110a chi più dee serbarlo?
 LISINGA
                                            Ah che purtroppo
 quest'incognito erede,
 purtroppo vi sarà.
 ULANIA
                                    Dunque ad amarlo
 l'alma disponi.
 LISINGA
                              Io?
 ULANIA
                                       Sì. Fingi che sia
 amabile, gentil...
 LISINGA
                                  Taci.
 ULANIA
                                              Cancelli
115l'idea d'un nuovo amore...
 LISINGA
 Taci crudel; tu mi trafiggi il core.
 
    Da quel sembiante appresi
 a sospirare amante;
 sempre per quel sembiante
120sospirerò d'amor.
 
    La face a cui m'accesi
 sola m'alletta e piace;
 è fredda ogn'altra face
 per riscaldarmi il cor. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ULANIA, poi MINTEO
 
 ULANIA
125Ecco Minteo; s'eviti. Ah s'ei sapesse
 quanto mi costa il mio rigor... (In atto d’incaminarsi)
 MINTEO
                                                         Tu fuggi
 bella Ulania da me? Ferma; se il volto
 del povero Minteo tanto ti spiace,
 tocca a lui di partir. Rimanti in pace. (In atto di partire)
 ULANIA
130Senti. (Minteo si rivolge e resta lontano) (Che dolce aspetto!
 Che modesto parlar!) T'appressa. (Minteo s’avvicina rispettosamente) Imposi
 pur a te d'evitarmi. (Con serietà)
 MINTEO
                                        È ver. (Con rispetto)
 ULANIA
                                                      Ma dunque
 a che vieni?
 MINTEO
                         Perdona. Io vengo in traccia
 del mio caro Siveno. Un folto stuolo
135di manderini impaziente il chiede.
 ULANIA
 Me non cercasti?
 MINTEO
                                  No.
 ULANIA
                                            Di non amarmi
 la legge ti sovvien.
 MINTEO
                                    Sì.
 ULANIA
                                            Di Siveno (Con risentimento)
 siegui dunque l'inchiesta.
 MINTEO
                                                  Oh dio sì presto
 non scacciarmi crudel.
 ULANIA
                                            Se più non m'ami
140di che lagnar ti puoi?
 MINTEO
                                          Se più non t'amo,
 t'adoro; e non t'offendo. In cielo ancora
 v'è un nume; non si sdegna; e ognun l'adora.
 ULANIA
 (Che fido cor!) (Con tenerezza)
 MINTEO
                               Ma se gli omaggi miei
 t'offendono così, l'ultima volta
145questa sarà che tu mi vedi. (In atto di partire)
 ULANIA
                                                     (Oh dio!)
 MINTEO
 Da te lungi idol mio
 disperato vivrò ma il bel sereno
 non turberò di quei vezzosi rai.
 Forse io morrò d'amor; tu nol saprai. (Come sopra)
 ULANIA
150Minteo, m'ascolta. Io non son tanto ingiusta
 quanto mi credi. Io te non odio; ammiro
 il tuo valor, la tua virtù; mi piace
 quel modesto contegno,
 quell'aspetto gentil; ma...
 MINTEO
                                                 Che?
 ULANIA
                                                             Ma il fato (Con dolcezza)
155troppo il tuo dal mio stato
 allontanò; tanta distanza...
 MINTEO
                                                  Ah dunque (Con allegrezza)
 in Minteo non ti spiace?...
 ULANIA
 Che gli oscuri natali. (Come sopra)
 MINTEO
                                         E se foss'io
 di te più degno...
 ULANIA
                                  Ah se tu fossi... Addio. (L’addio con serietà)
 
160   Io del tuo cor non voglio
 gli arcani penetrar;
 gli arcani non cercar
 tu del cor mio.
 
    È in me dover l'orgoglio;
165né lice a te saper
 quanto del mio dover
 lieta son io. (Parte)
 
 SCENA V
 
 MINTEO, poi LEANGO
 
 MINTEO
 Non mi lusingo invano,
 il cor d'Ulania è mio. Ne intendo i moti
170che asconde il labbro e che palesa il ciglio.
 LEANGO
 Minteo, dov'è il mio figlio?
 Come tu qui senza di lui!
 MINTEO
                                                 Ne vado
 signore in traccia.
 LEANGO
                                    Ascoltami; rispondi;
 e parlami sincero. Ami Siveno? (Con gravità)
 MINTEO
175Ami Siveno? Ah qual richiesta! Io l'amo (Con istupore)
 eroe, compagno, amico,
 protettor nella reggia,
 difensor fra le schiere
 per genio, per costume e per dovere.
 LEANGO
180Ti rammenti chi fosti? (Come sopra)
 MINTEO
 Un mendico fanciullo, in man straniera,
 de' suoi natali ignaro.
 LEANGO
                                          Ed or chi sei?
 MINTEO
 Ed or, mercé l'amica (Turbato)
 tua benefica man, fra' sommi duci
185colmo d'onori e di ricchezze io veggo
 delle forze cinesi una gran parte
 pender dal cenno mio.
 LEANGO
                                            Sai qual tu debba (Grave e serio)
 gratitudine e fé...
 MINTEO
                                   Perché signore (Con trasporto di passione)
 mi traffigi così? Qual mio delitto
190meritò questo esame? Infido, ingrato
 dunque mi temi? Ah tutti i doni tuoi
 ritoglimi se vuoi; prendi il mio sangue,
 non parlerò; ma questo dubbio oh dio
 non posso tolerar.
 LEANGO
                                   Vieni al mio seno (Sereno)
195caro Minteo. La tua virtù conosco;
 la sprono e non l'accuso. Avrò bisogno
 oggi forse di te.
 MINTEO
                               Spiegati, imponi.
 LEANGO
 Va'. Non è tempo ancor.
 MINTEO
                                              Finché io non possa
 darti un'illustre prova
200della mia fé, non avrò pace mai.
 LEANGO
 Va' Minteo, ti consola; oggi il potrai. (Misterioso)
 MINTEO
 
    Il padre mio tu sei;
 tutto son io tuo dono;
 se a te fedel non sono,
205a chi sarò fedel?
 
    D'affetti così rei
 se avessi il cor fecondo,
 m'involerei dal mondo,
 m'asconderei dal ciel. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 LEANGO solo
 
 LEANGO
210Ecco il dì che finora
 tanto sudor, tanti sospiri e tante
 cure mi costa. Il conservato erede
 de l'impero cinese
 oggi farò palese; oggi al paterno
215vedovo trono il renderò. Mi veggo
 alfin vicino al porto; e non mi resta
 scoglio più da temer. Gli autori indegni
 del ribelle attentato il tempo estinse,
 dissipò la mia cura; a me fedeli
220sono i duci dell'armi; avrò d'elette
 tartare schiere al cenno mio fra poco
 lo straniero soccorso; è tempo è tempo
 di compir la bell'opra. Ah voi superne
 delle vicende umane
225menti regolatrici
 secondate il mio zel. Mi costa un figlio,
 voi lo sapete. Ah questa sola imploro
 sospirata mercé di mia costanza;
 poi troncate i miei dì; vissi abbastanza.
230Ma qual tumulto...
 
 SCENA VII
 
 LEANGO, SIVENO con mandarini
 
 LEANGO
                                     Onde sì lieto! E dove
 t'affretti o figlio?
 SIVENO
                                  a' piedi tuoi. (S’inginocchia e seco alcuni de’ suoi seguaci)
 LEANGO
                                                            Che fai?
 Sorgi. E voi che chiedete? (Agli altri)
 SIVENO
                                                   Il nostro o padre
 monarca in te.
 LEANGO
                              Figlio, ah che dici!
 SIVENO
                                                                  Alfine...
 LEANGO
 Sorgete; o non v'ascolto. (Si levano)
 SIVENO
                                               Alfin corona
235i tuoi meriti il ciel. Di tanti regni
 conservati da te, per te felici,
 pieni de' tuoi trofei
 se fosti padre, imperadore or sei.
 LEANGO
 Come!
 SIVENO
                I duci, il Senato,
240i ministri del ciel, gli ordini tutti
 chiedon signor l'assenso tuo. L'esige
 il pubblico desio; del vuoto soglio
 lo dimanda il periglio;
 ed a nome d'ognun l'implora un figlio.
 LEANGO
245(Tu vorresti o fortuna
 di mia fé trionfar; no; la mia fede
 al tuo non cede insidioso dono;
 e a farla vacillar non basta un trono).
 SIVENO
 Tu pensi o padre!
 LEANGO
                                   E ne stupisci? Ah sai
250di che peso è un diadema, e quanto sia
 difficile dover dare a' soggetti
 leggi ed esempi? Inspirar loro insieme
 e rispetto ed amore? A un tempo istesso
 esser giudice e padre,
255cittadino e guerrier? Sai d'un regnante
 quanti nemici ha la virtù? Sai come
 all'ozio, agli agi, alla ferocia alletta
 la somma potestà? Come seduce
 la lusinga e la frode
260che ogni fallo d'un re trasforma in lode?
 SIVENO
 Il so. Tu mi spiegasti
 di questo mare immenso
 tutti i perigli.
 LEANGO
                            Ed hai stupor s'io penso?
 SIVENO
 Quando esperto è il nocchiero...
 LEANGO
                                                            Andate amici. (a’ mandarini)
265Si raccolga il Senato; ivi i miei grati
 sensi udirete. E tu frattanto al tempio
 sieguimi o figlio. Ivi il gran nume adora
 e fausto il cielo a' miei disegni implora. (Misterioso)
 
    Nel cammin di nostra vita
270senza i rai del ciel cortese
 si smarrisce ogn'alma ardita,
 trema il cor, vacilla il piè.
 
    A compir le belle imprese
 l'arte giova, il senno ha parte;
275ma vaneggia il senno e l'arte
 quando amico il ciel non è. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 SIVENO e LISINGA
 
 LISINGA
 Siveno ascolta. (Allegra sommamente)
 SIVENO
                               Ah mia speranza! (L’istesso)
 LISINGA
                                                                 È vero
 che il padre tuo?...
 SIVENO
                                     Sì. Tutto è ver.
 LISINGA
                                                                  L'erede
 dunque or tu sei di questo trono.
 SIVENO
                                                              Addio.
280Di te degno a momenti
 cara ritornerò.
 LISINGA
                              Senti. Ma donde
 così strane vicende...
 SIVENO
 Sappi... Ah non posso; il genitor m'attende. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 LISINGA sola
 
 LISINGA
 E non sogno? Ed è vero?
285Sì; del cinese impero
 ecco il mio ben diventa erede. È chiaro
 l'arcano ch'io temea. Sponde felici (Trasportata)
 dove appresi ad amar, dunque io non deggio
 abbandonarvi più? Dunque o Siveno
290sempre teco vivrò? Dunque... Ah con tanto
 impeto, affetti miei,
 al cor non vi affollate; io ne morrei.
 
    Agitata, per troppo contento
 gelo, avampo, confonder mi sento
295fra i deliri d'un dolce pensier.
 
    Ah qual sorte di nuovo tormento
 è l'assalto di tanto piacer! (Parte)
 
 Fine dell’atto primo