Ezio, Parigi, Quillau, 1755

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
  Orti palatini corrispondenti agli appartamenti imperiali con viali, spalliere di fiori e fontane continuate; in fondo caduta d’acque e innanzi grotteschi e statue.
 
 MASSIMO e poi FULVIA
 
 MASSIMO
625Qual silenzio è mai questo! È tutto in pace
 l'imperiale albergo; in Oriente
 rosseggia il nuovo giorno;
 e pur ancor d'intorno
 suon di voci non odo, alcun non miro.
630Dovrebbe pure Emilio
 aver compito il colpo. Ei mi promise
 nel tiranno punir tutti i miei torti
 e pigro...
 FULVIA
                    Ah genitor!
 MASSIMO
                                           Figlia, che porti?
 FULVIA
 Che mai facesti!
 MASSIMO
                                 Io nulla feci.
 FULVIA
                                                          Oh dio!
635Fu Cesare assalito. Io già comprendo
 donde nasce il pensier. Padre, tu sei
 che spingi a vendicarti
 la man che l'assalì.
 MASSIMO
 Ma Cesare morì?
 FULVIA
                                   Pensa a salvarti.
640Già di guerrieri e d'armi
 tutto il soggiorno è cinto.
 MASSIMO
 Dimmi se vive o se rimase estinto.
 FULVIA
 Nol so; nulla di certo
 compresi nel timor.
 MASSIMO
                                       Sei pur codarda.
645Vado a chiederlo io stesso. (In atto di partire, s’incontra in Valentiniano)
 
 SCENA II
 
 VALENTINIANO senza manto e senza lauro, con spada nuda e seguito di pretoriani, e detti
 
 VALENTINIANO
 Ogni via custodite ed ogni ingresso. (Parlando ad alcuni soldati che partono)
 MASSIMO
 (Egli vive! Oh destin!)
 VALENTINIANO
                                            Massimo, Fulvia,
 chi creduto l'avria?
 MASSIMO
                                      Signor, che avvenne?
 VALENTINIANO
 Ah maggior fellonia mai non s'intese!
 FULVIA
650(Misero genitor!) (Da sé)
 MASSIMO
                                    (Tutto comprese).
 VALENTINIANO
 Di chi deggio fidarmi? I miei più cari
 m'insidiano la vita.
 MASSIMO
 (Ardir). Come! E potrebbe
 un'anima sì rea trovarsi mai!
 VALENTINIANO
655Massimo, e pur si trova e tu lo sai.
 MASSIMO
 Io!
 VALENTINIANO
         Sì, ma il ciel difende
 le vite de' monarchi. Emilio invano
 trafiggermi sperò; nel sonno immerso
 credea trovarmi e s'ingannò. L'intesi
660del mio notturno albergo
 l'ingresso penetrare. a' dubbi passi,
 al tentar delle piume
 previdi un tradimento. In piè balzai,
 strinsi un acciar; contro il fellon che fugge
665fra l'ombre i colpi affretto; accorre al grido
 stuol di custodi e delle aperte logge
 mi veggo al lume inaspettato e nuovo
 sanguigno il ferro, il traditor non trovo.
 MASSIMO
 Forse Emilio non fu.
 VALENTINIANO
                                        La nota voce
670ben riconobbi al grido, onde si dolse
 allor che lo piagai.
 MASSIMO
                                    Ma per qual fine
 un tuo servo arrischiarsi al colpo indegno?
 VALENTINIANO
 Il servo lo tentò, d'altri è il disegno.
 FULVIA
 (Oh dio!)
 MASSIMO
                     Lascia ch'io vada
675in traccia del fellon. (In atto di partire)
 VALENTINIANO
                                        Cura è di Varo.
 Tu non partire.
 MASSIMO
                               (Ah son perduto!) Io forse
 meglio di lui potrò...
 VALENTINIANO
                                        Massimo, amico,
 non lasciarmi così; se tu mi lasci,
 donde spero consiglio e donde aita?
 MASSIMO
680T'ubbidisco. (Io respiro).
 FULVIA
                                                 (Io torno in vita).
 MASSIMO
 Ma chi del tradimento
 tu credi autor?
 VALENTINIANO
                              Puoi dubitarne? In esso
 Ezio non riconosci? Ah se mai posso
 convincerlo abbastanza, i giorni suoi
685l'error mi pagheranno.
 FULVIA
 (Mancava all'alma mia quest'altro affanno).
 MASSIMO
 Io non so figurarmi
 in Ezio un traditor. D'esserlo almeno
 non ha ragion. Benignamente accolto...
690applaudito da te... come avria core?
 È ben ver che l'amore,
 l'ambizion, la gelosia, la lode
 contaminan talor d'altrui la fede.
 Ezio amato si vede,
695è pien d'una vittoria,
 arbitro è delle schiere...
 Eh potrebbe scordarsi il suo dovere.
 FULVIA
 Tu lo conosci ed in tal guisa, o padre,
 parli di lui?
 MASSIMO
                         Son d'Ezio amico, è vero,
700ma suddito d'Augusto.
 VALENTINIANO
                                            E Fulvia tanto
 difende un traditore? Ah che 'l sospetto
 del geloso mio cor vero diviene.
 MASSIMO
 Credi Fulvia capace
 d'altro amor che del tuo? T'inganni; in lei
705è pietà la difesa e non amore.
 La minaccia, l'orrore
 di castigo e di morte
 la fanno impietosir. Del sesso imbelle
 la natia debolezza ancor non sai?
 
 SCENA III
 
 VARO e detti
 
 VARO
710Cesare, invano il traditor cercai.
 VALENTINIANO
 Ma dove si celò?
 VARO
                                 La nostra cura
 non poté rinvenirlo.
 VALENTINIANO
                                       E deggio in questa
 incertezza restar? Di chi fidarmi?
 Di chi temer? Stato peggior del mio
715vedeste mai?
 MASSIMO
                            Ti rassicura. Un colpo,
 che a vuoto andò, del traditor scompone
 tutta la trama. Io cercherò d'Emilio;
 io veglierò per te. Del tutto ignoto
 l'insidiator non è. Per tua salvezza
720d'alcuno intanto assicurar ti puoi.
 VALENTINIANO
 Deh m'assistete; io mi riposo in voi.
 
    Vi fida lo sposo,
 vi fida il regnante,
 dubbioso ed amante
725la vita e l'amor.
 
    Tu, amico, prepara (A Massimo)
 soccorso ed aita;
 tu serbami, o cara,
 gli affetti del cor. (A Fulvia e parte con Varo e pretoriani)
 
 SCENA IV
 
 MASSIMO e FULVIA
 
 FULVIA
730E puoi d'un tuo delitto
 Ezio incolpar? Chi ti consiglia, o padre?
 MASSIMO
 Folle! La sua ruina
 è riparo alla mia. Della vendetta
 mi agevola il sentier. S'ei resta oppresso
735non ha difesa Augusto. Or vedi quanto
 è necessaria a noi. Troppo maggiore
 d'un femminil talento
 questa cura saria. Lasciane il peso
 a chi di te più visse
740e più saggio è di te.
 FULVIA
                                      Dunque ti renda
 l'età più giusto ed il saper.
 MASSIMO
                                                   Se tento
 l'onor mio vendicar, non sono ingiusto.
 E se lo fossi ancor presa è la via;
 ed a ritrarne il piè tardi saria.
 FULVIA
745Non è mai troppo tardi onde si rieda
 per le vie di virtù. Torna innocente
 chi detesta l'error.
 MASSIMO
                                    Posso una volta
 ottener che non parli? Alfin che brami?
 Insegnar mi vorresti
750ciò che da me apprendesti? O vuoi ch'io serva
 al tuo debole amor? Fulvia, raffrena
 i tuoi labbri loquaci;
 e in avvenir non irritarmi e taci.
 FULVIA
 Ch'io taccia e non t'irriti allor che veggio
755il monarca assalito,
 te reo del gran misfatto, Ezio tradito?
 Lo tolleri chi può; d'ogni rispetto
 o mi disciogli o quando
 rispettosa mi vuoi, cangia il comando.
 MASSIMO
760Ah perfida! Conosco
 che vuoi sacrificarmi al tuo desio.
 Va'; dell'affetto mio,
 che nulla ti nascose, empia, t'abusa;
 e per salvar l'amante, il padre accusa.
 
765   Va' dal furor portata,
 palesa il tradimento;
 ma ti sovvenga, ingrata,
 il traditor qual è.
 
    Scopri la frode ordita;
770ma pensa in quel momento
 ch'io ti donai la vita,
 che tu la togli a me. (Parte)
 
 SCENA V
 
 FULVIA, poi EZIO
 
 FULVIA
 Che fo? Dove mi volgo? Egual delitto
 è il parlar e il tacer? Se parlo, oh dio!
775son parricida e nel pensarlo io tremo.
 Se taccio, al giorno estremo
 giunge il mio bene. Ah che all'idea funesta
 s'agghiaccia il sangue e intorno al cor s'arresta.
 Ah qual consiglio mai...
780Ezio, dove t'inoltri? Ove ten vai? (Vedendo Ezio)
 EZIO
 In difesa d'Augusto. Intesi...
 FULVIA
                                                      Ah fuggi.
 In te del tradimento
 cade il sospetto.
 EZIO
                                In me! Fulvia, t'inganni.
 Ha troppe prove il Tebro
785della mia fedeltà. Chi seppe ogni altro
 superar con l'imprese
 maggior d'ogni calunnia anche si rese.
 FULVIA
 Ma se Cesare istesso il reo ti chiama,
 s'io stessa l'ascoltai.
 EZIO
                                       Può dirlo Augusto
790ma crederlo non può; s'anche un momento
 giungesse a dubitarne, ove si volga
 vede la mia difesa. Italia, il mondo,
 la sua grandezza, il conservato impero
 rinfacciar gli saprà che non è vero.
 FULVIA
795So che la tua ruina
 vendicata saria; ma chi m'accerta
 d'una pronta difesa? Ah s'io ti perdo,
 la più crudel vendetta
 della perdita tua non mi consola.
800Fuggi, se m'ami, al mio timor t'invola.
 EZIO
 Tu per soverchio affetto, ove non sono
 ti figuri i perigli.
 FULVIA
                                  E dove fondi
 questa tua sicurezza?
 Forse nel tuo valore? Ezio, gli eroi
805son pur mortali e 'l numero gli opprime.
 Forse nel merto? Ah che per questo, o caro,
 sventure io ti predico;
 il merto appunto è il tuo maggior nemico.
 EZIO
 La sicurezza mia, Fulvia, è riposta
810nel cor candido e puro
 che rimorsi non ha, nell'innocenza,
 che paga è di sé stessa, in questa mano
 necessaria all'impero. Augusto alfine
 non è barbaro o stolto.
815E se perde un mio pari,
 conosce anche un tiranno
 qual dura impresa è ristorarne il danno.
 
 SCENA VI
 
 VARO con pretoriani e detti
 
 FULVIA
 Varo, che rechi?
 EZIO
                                 È salva
 di Cesare la vita? Al suo riparo
820può giovar l'opra mia?
 Che fa?
 VARO
                  Cesare appunto a te m'invia.
 EZIO
 A lui dunque si vada.
 VARO
 Non vuol questo da te, vuol la tua spada.
 EZIO
 Come?
 FULVIA
                 Il previdi.
 EZIO
                                      E qual follia lo mosse?
825E possibil sarà?
 VARO
                                Così non fosse.
 La tua compiango, amico,
 e la sventura mia che mi riduce
 un ufficio a compir contrario tanto
 alla nostra amicizia, al genio antico.
 EZIO
830Prendi. Augusto compiangi e non l'amico. (Gli dà la spada)
 
    Recagli quell'acciaro
 che gli difese il trono;
 rammentagli chi sono
 e vedilo arrossir.
 
835   E tu serena il ciglio,
 se l'amor mio t'è caro; (A Fulvia)
 l'unico mio periglio
 sarebbe il tuo martir. (Parte con guardie)
 
 SCENA VII
 
 FULVIA e VARO
 
 FULVIA
 Varo, se amasti mai, de' nostri affetti
840pietà dimostra e d'un oppresso amico
 difendi l'innocenza.
 VARO
                                       Or che m'è noto
 il vostro amor, la pena mia s'accresce
 e giovarvi io vorrei; ma troppo, oh dio!
 Ezio è di sé nemico; ei parla in guisa
845che irrita Augusto.
 FULVIA
                                     Il suo costume altero
 è palese a ciascuno. Omai dovrebbe
 non essergli delitto. Alfin tu vedi
 che se de' merti suoi così favella,
 ei non è menzognero.
 VARO
850Qualche volta è virtù tacere il vero.
 Se non lodo il suo fasto,
 è segno d'amistà. Saprò per lui
 impiegar l'opra mia;
 ma voglia il ciel che inutile non sia.
 FULVIA
855Non dir così; niega agli afflitti aita
 chi dubbiosa la porge.
 VARO
                                           Egli è sicuro
 sol che tu voglia; a Cesare ti dona
 e consorte di lui tutto potrai.
 FULVIA
 Che ad altri io voglia mai
860fuor che ad Ezio donarmi, ah non fia vero.
 VARO
 Ma, Fulvia, per salvarlo, in qualche parte
 ceder convien. Tu puoi l'ira d'Augusto
 sola placar; non differirlo e in seno
 se amor non hai per lui, fingilo almeno.
 FULVIA
865Seguirò il tuo consiglio
 ma chi sa con qual sorte. È sempre un fallo
 il simulare. Io sento
 che vi ripugna il core.
 VARO
                                          In simil caso
 il fingere è permesso;
870e poi non è gran pena al vostro sesso.
 FULVIA
 
    Quel fingere affetto
 allor che non s'ama
 per molti è diletto;
 ma pena la chiama
875quest'alma non usa
 a fingere amor.
 
    Mi scopre, m'accusa
 se parla, se tace
 il labbro seguace
880dei moti del cor. (Parte)
 
 SCENA VIII
 
 VARO
 
 VARO
 Folle è colui che al tuo favor si fida,
 instabile fortuna. Ezio felice
 della romana gioventù poc'anzi
 era oggetto all'invidia,
885misura ai voti e in un momento poi
 così cangia d'aspetto
 che dell'altrui pietà si rende oggetto.
 Purtroppo, o sorte infida,
 folle è colui che al tuo favor si fida.
 
890   Nasce al bosco in rozza cuna
 un felice pastorello
 e con l'aure di fortuna
 giunge i regni a dominar.
 
    Presso al trono in regie fasce
895sventurato un altro nasce
 e fra l'ire della sorte
 va gli armenti a pascolar. (Parte)
 
 SCENA IX
 
  Galleria di statue e specchi con sedili intorno, fra’ quali uno innanzi dalla mano destra capace di due persone. Gran balcone aperto in prospetto, dal quale vista di Roma.
 
 ONORIA e MASSIMO
 
 ONORIA
 Massimo, anch'io lo veggo, ogni ragione
 Ezio condanna. Egli è rival d'Augusto;
900al suo merto, al suo nome
 crede il mondo sogetto; e poi che giova
 mendicarne argomenti? Io stessa intesi
 le sue minacce, ecco l'effetto. E pure
 incredulo il mio core
905reo non sa figurarlo e traditore.
 MASSIMO
 Oh virtù senza pari! È questo invero
 eccesso di clemenza. E chi dovrebbe
 più di te condannarlo? Ei ti disprezza,
 ricusa quella mano
910contesa dai monarchi. Ogni altra avria...
 ONORIA
 Ah dell'ingiuria mia
 non ragionarmi più. Quella mi punse
 nel più vivo del cor. Superbo! Ingrato!
 Allor che mel rammento,
915tutto il sangue agitar, Massimo, io sento.
 Non già però ch'io l'ami o che mi spiaccia
 di non essergli sposa. Il grado offeso...
 la gloria... l'onor mio...
 son le cagioni...
 MASSIMO
                               Eh lo conosco anch'io;
920ma nol conosce ognun. Sai che si crede
 più l'altrui debolezza
 che la virtude altrui. La tua clemenza
 può comparire amor. Questo sospetto
 solo con vendicarti
925puoi dileguar. Non abborrire alfine
 una giusta vendetta;
 tanta clemenza a nuovi oltraggi alletta.
 ONORIA
 Le mie private offese ora non sono
 la maggior cura. Esaminar conviene
930del germano i perigli. Ezio s'ascolti,
 si trovi il reo; potrebbe
 esser egli innocente.
 MASSIMO
                                        È vero, e poi
 potrebbe anche pentirsi,
 la tua destra accettar...
 ONORIA
                                            La destra mia!
935Eh non tanto sé stessa Onoria oblia.
 Se fosse quel superbo
 anche signor dell'universo intero,
 non mi speri ottener; mai non fia vero.
 MASSIMO
 Or ve' com'è ciascuno
940facile a lusingarsi! E pure ei dice
 che ha in pugno il tuo voler, che tu l'adori,
 che a suo piacer dispone
 d'Onoria innamorata,
 che s'ei vuol basta un sguardo e sei placata.
 ONORIA
945Temerario! Ah non voglio
 che lungamente il creda; al primo sposo
 che suddito non sia saprò donarmi.
 Ei vedrà se mancarmi
 possan regni e corone,
950e s'ei d'Onoria a suo piacer dispone. (In atto di partire)
 
 SCENA X
 
 VALENTINIANO e detti
 
 VALENTINIANO
 Onoria, non partir. Per mio riposo
 tu devi ad uno sposo
 forse poco a te caro offrir la mano;
 questi ci offese, è ver; ma il nostro stato
955assicurar dobbiamo. Ei ti richiede;
 e al pacifico invito
 acconsentir conviene.
 ONORIA
                                          (Ezio è pentito).
 M'è noto il nome suo?
 VALENTINIANO
                                           Purtroppo. Ho pena,
 germana, in proferirlo. Io dal tuo labbro
960rimproveri n'attendo; a me dirai
 ch'è un'anima superba,
 ch'è reo di poca fé, che son gli oltraggi
 troppo recenti. Io lo conosco e pure,
 rammentando i perigli,
965è forza che a tal nodo io ti consigli.
 ONORIA
 (Rifiutarlo or dovrei ma...) Senti; alfine,
 se giova alla tua pace,
 disponi del mio cor come a te piace.
 MASSIMO
 Signore, il tuo disegno
970io non intendo. Ezio t'insidia e pensi
 solamente a premiarlo?
 VALENTINIANO
 Ad Ezio io non pensai, d'Attila io parlo.
 ONORIA
 (Oh inganno!) Attila?
 MASSIMO
                                          E come!
 VALENTINIANO
 Un messaggier di lui
975me ne recò pur ora
 la richiesta in un foglio. È questo un segno
 che 'l suo fasto mancò. Non è l'offerta
 vergognosa per te. Stringi uno sposo
 a cui servono i re. Barbaro, è vero,
980ma che può raddolcito
 dal tuo nobile amore
 la barbarie cangiar tutta in valore.
 ONORIA
 Ezio sa la richiesta?
 VALENTINIANO
                                       E che? Degg'io
 consigliarmi con lui? Questo a che giova?
 ONORIA
985Giova per avvilirlo e perché meno
 necessario si creda.
 Giova perché s'avveda
 che al popolo romano
 utile più d'ogni altra è questa mano.
 VALENTINIANO
990Egli il saprà; ma intanto
 posso del tuo consenso
 Attila assicurar?
 ONORIA
                                 No; prima io voglio
 vederti salvo. Il traditor si cerchi.
 Ezio favelli e poi
995Onoria spiegherà gli affetti suoi.
 
    Finché per te mi palpita
 timido in petto il cor,
 accendersi d'amor
 non sa quest'alma.
 
1000   Nell'amorosa face
 qual pace ho da sperar,
 se comincio ad amar
 priva di calma. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 VALENTINIANO e MASSIMO
 
 VALENTINIANO
 Olà, qui si conduca (Esce una comparsa, quale ricevuto l’ordine parte)
1005il prigionier. Ne' miei timori io cerco
 da te consiglio. Assicurarmi in parte
 potrà d'Attila il nodo?
 MASSIMO
                                           Anzi ti espone
 a periglio maggior. Cerca il nemico
 sopir la cura tua, fingersi umano,
1010avvicinarsi a te; chi sa che ad Ezio
 non sia congiunto. Il temerario colpo
 gran certezza suppone; e poi t'è noto
 che ad Attila già vinto Ezio alla fuga
 lasciò libero il passo e a te dovea
1015condurlo prigioniero;
 ma non volle e potea.
 VALENTINIANO
                                         Purtroppo è vero.
 
 SCENA XII
 
 FULVIA e detti
 
 FULVIA
 Augusto, ah rassicura
 i miei timori. È il traditor palese?
 È in salvo la tua vita?
 VALENTINIANO
                                          E Fulvia ha tanta
1020cura di me?
 FULVIA
                         Puoi dubitarne? Adoro
 in Cesare un amante a cui fra poco
 con soave catena
 annodarmi dovrò. (So dirlo appena).
 MASSIMO
 (Simula o dice il ver?)
 VALENTINIANO
                                            Se il mio periglio
1025amorosa pietà ti desta in seno,
 grata al mio cor la sicurezza è meno.
 Ma potrò lusingarmi
 della tua fedeltà?
 FULVIA
                                  Per finch'io viva,
 de' miei teneri affetti avrai l'impero.
1030(Ezio, perdona).
 MASSIMO
                                 (Io non comprendo il vero).
 VALENTINIANO
 Ah se d'Ezio non era
 la fellonia, saresti già mia sposa.
 Ma cara alla sua vita
 costerà la tardanza.
 FULVIA
                                      Il gran delitto
1035dovresti vendicar. Ma chi dall'ira
 del popolo che l'ama
 assicurar ci può? Pensaci, Augusto.
 Per te dubbia mi rendo.
 VALENTINIANO
 Questo sol mi trattiene.
 MASSIMO
                                              (Or Fulvia intendo).
 FULVIA
1040E se fosse innocente? Eccoti privo
 d'un gran sostegno, eccoti esposto ai colpi
 d'ignoto traditore,
 eccoti in odio... Ah mi si agghiaccia il core.
 VALENTINIANO
 Volesse il ciel che reo non fosse. Ei viene
1045qui per mio cenno.
 FULVIA
                                      (Ah che farò!)
 VALENTINIANO
                                                                  Vedrai
 ne' suoi detti qual è.
 FULVIA
                                        Lascia ch'io parta.
 Col suo giudice solo
 meglio il reo parlerà.
 VALENTINIANO
                                         No, resta.
 MASSIMO
                                                             Augusto,
 Ezio qui giunge. (Vedendo venire Ezio)
 FULVIA
                                  (Oh dio!)
 VALENTINIANO
1050T'assidi al fianco mio. (A Fulvia)
 FULVIA
 Come! Suddita io sono e tu vorrai...
 VALENTINIANO
 Suddita non è mai
 chi ha vassallo il monarca.
 FULVIA
                                                  Ah non conviene...
 VALENTINIANO
 Non più, comincia ad avvezzarti al trono.
1055Siedi.
 FULVIA
               Ubbidisco. (In qual cimento io sono!) (Siede alla destra di Valentiniano)
 
 SCENA XIII
 
 EZIO disarmato e detti
 
 EZIO
 (Stelle, che miro! In Fulvia (Nell’uscire vedendo Fulvia, si ferma)
 come tanta incostanza!)
 FULVIA
 (Resisti, anima mia).
 VALENTINIANO
                                          Duce t'avanza.
 EZIO
 Il giudice qual è? Pende il mio fato
1060da Cesare o da Fulvia?
 VALENTINIANO
                                            E Fulvia ed io
 siamo un giudice solo; ella è sovrana
 or che in lacci di sposo a lei mi stringo.
 EZIO
 (Donna infedel!)
 FULVIA
                                  (Potessi dir che fingo).
 VALENTINIANO
 Ezio, m'ascolta; e a moderare impara
1065per poco almeno il naturale orgoglio
 che giovarti non può. Qui si cospira
 contro di me; del tradimento autore
 ti crede ognun; di fellonia t'accusa
 il rifiuto d'Onoria, il troppo fasto
1070delle vittorie tue, l'aperto scampo
 ad Attila permesso, il tuo geloso
 e temerario amor, le tue minacce
 di cui tu sai che testimonio io sono.
 Pensa a scolparti o a meritar perdono.
 MASSIMO
1075(Sorte, non mi tradir).
 EZIO
                                            Cesare, invero
 ingegnoso è il pretesto. Ove s'asconde
 costui che t'assalì? Chi dell'insidia
 autor mi afferma? Accusator tu sei
 del figurato eccesso,
1080giudice e testimonio a un tempo istesso.
 FULVIA
 (Oh dio! Si perde).
 VALENTINIANO
                                      (E soffrirò l'altero?)
 EZIO
 Ma il delitto sia vero;
 perché si oppone a me? Perché d'Onoria
 la destra ricusai? Dunque ad Augusto
1085serbai la libertà col mio sudore
 perché a me la togliesse anche in amore?
 È d'Attila la fuga
 che mi convince reo? Dunque io dovea
 Attila imprigionar, perché d'Europa
1090tutte le forze e l'armi
 senza il timor che le congiunge a noi
 si volgessero poi contro l'impero?
 Cerca per queste imprese altro guerriero.
 Son reo perché conosco
1095qual io mi sia, perché di me ragiono;
 l'alme vili a sé stesse ignote sono.
 FULVIA
 (Partir potessi).
 VALENTINIANO
                                Un nuovo fallo è questa
 temeraria difesa. Altro t'avanza
 per tua discolpa ancor?
 EZIO
                                             Dissi abbastanza.
1100Cesare, non curarti
 tutto il resto ascoltar ch'io dir potrei.
 VALENTINIANO
 Che diresti?
 EZIO
                          Direi
 che produce un tiranno
 chi solleva un ingrato. Anche ai sovrani
1105direi che desta invidia
 de' sudditi il valor, che a te dispiace
 d'essermi debitor, che tu paventi
 in me que' tradimenti
 che sai di meritar quando mi privi
1110d'un cor...
 VALENTINIANO
                      Superbo, a questo eccesso arrivi?
 FULVIA
 (Aimè!)
 VALENTINIANO
                   Punir saprò...
 FULVIA
                                              Soffri, se m'ami,
 che Fulvia parta; i vostri sdegni irrita (S’alza)
 l'aspetto mio.
 VALENTINIANO
                            No, non partir. Tu scorgi
 che mi sdegno a ragion. Siedi e vedrai
1115come un reo pertinace
 a convincer m'accingo.
 EZIO
 (Donna infedel!)
 FULVIA
                                  (Potessi dir che fingo). (Torna a sedere)
 MASSIMO
 (Tutto finor mi giova).
 VALENTINIANO
                                            Ezio, tu sei
 d'ogni colpa innocente. Invido Augusto
1120di cotesta tua gloria il tutto ha finto.
 Solo un giudicio io chiedo
 dall'eccelsa tua mente. Al suo sovrano
 contrastando la sposa,
 il suddito è ribelle?
 EZIO
                                      E al suo vassallo
1125che 'l prevenne in amor, quando la tolga,
 il sovrano è tiranno?
 VALENTINIANO
                                        A quel che dici
 dunque Fulvia t'amò!
 FULVIA
                                          (Che pena!)
 VALENTINIANO
                                                                   A lui
 togli, o cara, un inganno e di' s'io fui
 il tuo foco primiero,
1130se l'ultimo sarò; spiegalo.
 FULVIA
                                                 È vero. (A Valentiniano)
 EZIO
 Ah perfida, ah spergiura! A questo colpo
 manca la mia costanza.
 VALENTINIANO
 Vedi se t'ingannò la tua speranza. (Ad Ezio)
 EZIO
 Non trionfar di me; troppo ti fidi
1135d'una donna incostante. A lei la cura
 lascio di vendicarmi; io mi lusingo
 che 'l proverai.
 FULVIA
                              (Né posso dir che fingo).
 MASSIMO
 (E Fulvia non si perde!)
 EZIO
                                               In questo stato
 non conosco me stesso. In faccia a lei (Fulvia cava il fazzoletto)
1140mi si divide il cor. Pena maggiore,
 Massimo, da che nacqui io non provai.
 FULVIA
 (Io mi sento morir). (S’alza piangendo e vuol partire)
 VALENTINIANO
                                         Fulvia, che fai?
 FULVIA
 Voglio partir, che a tanti ingiusti oltraggi
 più non resisto.
 VALENTINIANO
                                Anzi t'arresta e siegui
1145a punirlo così.
 FULVIA
                             No, te ne priego,
 lascia ch'io vada.
 VALENTINIANO
                                  Io nol consento. Afferma
 per mio piacer di nuovo
 che sospiri per me, ch'io ti son caro,
 che godi alle sue pene.
 FULVIA
1150Ma se vero non è, s'egli è il mio bene.
 VALENTINIANO
 Che dici?
 MASSIMO
                     (Aimè!)
 EZIO
                                       Respiro.
 FULVIA
                                                         E sino a quando
 dissimular dovrò? Finsi finora,
 Cesare, per placarti. Ezio innocente
 salvar credei; per lui mi struggo; e sappi
1155ch'io non t'amo da vero e non t'amai.
 E se i miei labbri mai
 ch'io t'amo a te diranno,
 non mi credere, Augusto, allor t'inganno.
 EZIO
 Oh cari accenti!
 VALENTINIANO
                                Ove son io! Che ascolto!
1160Qual ardir! Qual baldanza!
 EZIO
 Vedi se t'ingannò la tua speranza. (A Valentiniano)
 VALENTINIANO
 Ah temerario! Ah ingrata! Olà custodi, (S’alza)
 toglietemi davanti
 quel traditor. Nel carcere più orrendo
1165serbatelo al mio sdegno.
 EZIO
 Il tuo furor del mio trionfo è segno.
 Chi più di me felice? Io cederei
 per questa ogni vittoria.
 Non t'invidio l'impero,
1170non ho cura del resto;
 è trionfo leggiero
 Attila vinto a paragon di questo.
 
    Ecco alle mie catene,
 ecco a morir m'invio.
1175Sì, ma quel core è mio; (A Valentiniano)
 sì, ma tu cedi a me.
 
    Caro mio bene, addio.
 Perdona a chi t'adora;
 so che t'offesi allora
1180ch'io dubitai di te. (Parte con le guardie)
 
 SCENA XIV
 
 VALENTINIANO, MASSIMO e FULVIA
 
 VALENTINIANO
 Ingratissima donna, e quando mai
 io da te meritai questa mercede?
 Vedi, amico, qual fede
 la tua figlia mi serba?
 MASSIMO
                                           Indegna, e dove
1185imparasti a tradir? Così del padre
 la fedeltade imiti? E quando avesti
 questi esempi da me?
 FULVIA
                                           Lasciami in pace,
 padre, non irritarmi; è sciolto il freno.
 Se m'insulti dirò...
 MASSIMO
                                     Taci o il tuo sangue...
 VALENTINIANO
1190Massimo, ferma; io meglio
 vendicarmi saprò. Giacché m'abborre,
 giacché le sono odioso,
 voglio per tormentarla esserle sposo.
 FULVIA
 Non lo sperar.
 VALENTINIANO
                             Ch'io non lo speri! Infida,
1195non sai quanto potrò...
 FULVIA
                                            Potrai svenarmi
 ma per farmi temer debole or sei.
 Han vinto ogni timore i mali miei.
 
    La mia costanza
 non si sgomenta,
1200non ha speranza,
 timor non ha.
 
    Son giunta a segno
 che mi tormenta
 più del tuo sdegno
1205la tua pietà. (Parte)
 
 SCENA XV
 
 VALENTINIANO e MASSIMO
 
 MASSIMO
 (Or giova il simular). No, non sia vero
 che per vergogna mia viva costei.
 Cesare, io corro a lei,
 voglio passarle il cor.
 VALENTINIANO
                                         T'arresta, amico.
1210S'ella muore, io non vivo. Ancor potrebbe
 quell'ingrata pentirsi.
 MASSIMO
                                           Al tuo comando
 con pena ubbidirò. Troppo a punirla
 il dover mi consiglia.
 VALENTINIANO
 Perché simile a te non è la figlia!
 MASSIMO
 
1215   Col volto ripieno
 di tanto rossore
 più calma nel seno,
 più pace non ho.
 
    Oh quanti diranno
1220che 'l perfido inganno
 dal suo genitore
 la figlia imparò! (Parte)
 
 SCENA XVI
 
 VALENTINIANO
 
 VALENTINIANO
 Sdegno, amor, gelosia, cure d'impero
 che volete da me? Nemico e amante
1225e timido e sdegnato a un punto io sono;
 e intanto non punisco e non perdono.
 Ah lo so ch'io dovrei
 obbliar quell'ingrata. Ella è cagione
 d'ogni sventura mia. Ma di tentarlo
1230neppure ardisco; e da una forza ignota
 così mi sento oppresso
 che non desio di superar me stesso.
 
    Che mi giova impero e soglio,
 s'io non voglio uscir d'affanni,
1235s'io nutrisco i miei tiranni
 negli affetti del mio cor?
 
    Che infelice al mondo io sia,
 lo conosco, è colpa mia;
 non è colpa dello sdegno,
1240non è colpa dell'amor.
 
 Fine dell’atto secondo