Metrica: interrogazione
32 decasillabi in Olimpiade R 
   Quel destrier, che all'albergo è vicino,
più veloce s'affretta nel corso;
non l'arresta l'angustia del morso,
non la voce che legge gli dà.
   Tal quest'alma, che piena è di speme,
nulla teme, consiglio non sente;
e si forma una gioia presente
del pensiero che lieta sarà. (Partono)
   Fiamma ignota nell'alma mi scende;
sento il nume; m'inspira, m'accende,
di me stessa mi rende maggior.
   Ferri, bende, bipenni, ritorte,
pallid'ombre compagne di morte,
già vi guardo ma senza terror. (Parte)
   I tuoi strali terror de' mortali
ah! sospendi, gran padre de' numi,
ah! deponi, gran nume de' re.
   Fumi il tempio del sangue d'un empio
ch'oltraggiò con insano furore,
sommo Giove, un'immago di te.
   I tuoi strali terror de' mortali
ah! sospendi, gran padre de' numi,
ah! deponi, gran nume de' re.
   L'onde chete del pallido Lete
l'empio varchi, ma il nostro timore,
ma il suo fallo portando con sé.
   I tuoi strali terror de' mortali
ah! sospendi, gran padre de' numi,
ah! deponi, gran nume de' re.
   I tuoi strali terror de' mortali
ah! sospendi, gran padre de' numi,
ah! deponi, gran nume de' re. (Nel tempo che si canta il coro, Licida va ad inginocchiarsi a piè dell’ara appresso al sacerdote. Il re prende la sacra scure che gli vien presentata sopra un bacile da uno de’ ministri del tempio; e nel porgerla al sacerdote canta i seguenti versi, accompagnati da grave sinfonia)

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