Metrica: interrogazione
103 settenari (pezzi chiusi) in Didone abbandonata P3 
                Dovrei... Ma no...
L'amore... oh dio, la fé...
Ah! Che parlar non so,
spiegalo tu per me. (Ad Osmida e parte)
   Dirò che fida sei,
su la mia fé riposa;
sarò per te pietosa,
(per me crudel sarò).
   Sapranno i labbri miei
scoprirgli il tuo desio.
(Ma la mia pena oh dio!
come nasconderò). (Parte)
   Quando saprai chi sono,
sì fiero non sarai
né parlerai così.
   Brama lasciar le sponde
quel passaggiero ardente,
fra l'onde poi si pente,
se ad onta del nocchiero,
dal lido si partì. (Parte)
   Non ha ragione, ingrato,
un core abbandonato
da chi giurogli fé?
   Anime innamorate,
se lo provaste mai,
ditelo voi per me.
   Perfido tu lo sai
se in premio un tradimento
   E qual sarà tormento,
se questo mio non è. (Parte)
   Ardi per me fedele,
serba nel cor lo strale
ma non mi dir crudele,
se non avrai mercé.
   Hanno sventura eguale
la tua, la mia costanza,
per te non v'è speranza,
non v'è pietà per me. (Parte)
   Ah non lasciarmi no,
   Di vita mancherei
Che viver non potrei
   Tormento il più crudele
d'ogni crudel tormento
è il barbaro momento
che in due divide un cor.
   È affanno sì tiranno
che un'alma nol sostiene,
ah nol provar Selene,
se nol provasti ancor. (Parte)
   Ogni amator suppone
che della sua ferita
sia la beltà cagione
ma la beltà non è.
   È un bel desio che nasce
allor che men s'aspetta,
si sente che diletta
ma non si sa perché. (Parte)
   Chiamami pur così.
Forse pentita un dì
pietà mi chiederai
ma non l'avrai da me.
   Quel barbaro che sprezzi
non placheranno i vezzi;
non soffrirà l'inganno
quel barbaro da te. (Parte)
   Va lusingando amore
il credulo mio core,
gli dice: «Sei felice»
   Per poco mi consolo
ma più crudele io sento
poi ritornar quel duolo
che sol per un momento
dall'alma si partì. (Parte)
   A trionfar mi chiama
un bel desio d'onore
e già sopra il mio core
comincio a trionfar.
   Con generosa brama
fra i rischi e le ruine,
di nuovi allori il crine
io volo a circondar. (Parte)
   Cadrà fra poco in cenere
il tuo nascente impero
e ignota al passaggiero
   Se a te del mio perdono
meno è la morte acerba,
soccorso né pietà. (Parte)
   Vado... Ma dove?... Oh dio!
Resto... Ma poi... che fo?
senza trovar pietà?
   Tacete o mie procelle
di questo soglio al piè,
or che il rivale a me
   E dell'ibere stelle
tutti i regni del mar

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