Metrica: interrogazione
64 ottonari in Artaserse B 
   Per pietà, bell'idol mio,
non mi dir ch'io sono ingrato,
infelice e sventurato
abbastanza il ciel mi fa.
   Se fedele a te son io,
se mi struggo a' tuoi bei lumi,
sallo amor, lo sanno i numi,
il mio core, il tuo lo sa. (Parte)
   Vo solcando un mar crudele,
senza vele e senza sarte;
freme l'onda, il ciel s'imbruna,
cresce il vento e manca l'arte
e il voler della fortuna
son costretto a seguitar.
   Infelice, in questo stato
son da tutti abbandonato;
meco sola è l'innocenza
che mi porta a naufragar.
   Non temer ch'io mai ti dica
alma infida, ingrato core;
possederti ancor nemica
chiamerò felicità.
   Io detesto la follia
d'un incomodo amatore
che a' pensieri ancor vorria
limitar la libertà. (Parte)
   Se del fiume altera l'onda
tenta uscir dal letto usato,
corre a questa, a quella sponda
l'affannato agricoltor.
   Ma disperde in su l'arene
il sudor, le cure e l'arti,
che se in una ei lo trattiene,
si fa strada in cento parti
il torrente vincitor. (Parte)
   Non conosco in tal momento
se l'amico o il genitore
sia più degno di pietà.
   So però per mio tormento
ch'era scelta in me l'amore,
ch'era in te necessità. (Parte)
   Perché tarda è mai la morte,
quando è termine al martir?
   A chi vive in lieta sorte
è sollecito il morir.
   Nuvoletta opposta al sole
spesso il giorno adombra e vela
ma non cela il suo splendor.
   Copre invan le basse arene
picciol rio col velo ondoso,
che rivela il fondo algoso
la chiarezza dell'umor. (Parte)
   Non è ver che sia contento
il veder nel suo tormento
più d'un ciglio lagrimar.
   Che l'esempio del dolore
è uno stimolo maggiore
che richiama a sospirar. (Parte)
   Giusto re, la Persia adora
la clemenza assisa in trono,
quando premia col perdono
d'un eroe la fedeltà.
   La giustizia è bella allora
che compagna ha la pietà.

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