Metrica: interrogazione
52 ottonari in Adriano in Siria Q2 
   Vivi a noi, vivi all'impero,
grande Augusto, e la tua fronte
su l'Oronte prigioniero
s'accostumi al sacro allor.
   Della patria e delle squadre
ecco il duce ed ecco il padre,
in cui fida il mondo intero,
in cui spera il nostro amor.
   Palme il Gange a lui prepari
e d'Augusto il nome impari
dell'incognito emisfero
il remoto abitator. (Nel tempo del coro scende Adriano e sciogliendosi quella connessione d’armi che serviva a sostenerlo, quei soldati che la componevano prendono ordinatamente sito fra gli altri)
   Vivi a noi, vivi all'impero,
grande Augusto, e la tua fronte
su l'Oronte prigioniero
s'accostumi al sacro allor. (Nel tempo che si ripete il coro, passano il ponte Farnaspe ed Osroa con tutto il seguito de’ parti. Sono preceduti da Aquilio che gli conduce)
   Prigioniera abbandonata
pietà merto e non rigore.
Ah fai torto al tuo bel core,
disprezzandomi così.
   Non fidarti della sorte;
presso al trono anch'io son nata;
e ancor tu fra le ritorte
sospirar potresti un dì. (Parte)
   Volga il ciel, felici amanti,
sempre a voi benigni i rai;
né provar vi faccia mai
il destin della mia fé.
   Non invidio il vostro affetto
ma vorrei che in qualche petto
la pietà, ch'io mostro a voi,
si trovasse ancor per me. (Parte)
   Quell'amplesso e quel perdono,
quello sguardo e quel sospiro
fa più giusto il mio martiro,
più colpevole mi fa.
   Qual mi fosti e qual ti sono
chiaro intende il core afflitto,
che misura il suo delitto
dall'istessa tua pietà. (Parte)
   Non ritrova un'alma forte
che temer nell'ore estreme;
la viltà di chi lo teme
fa terribile il morir.
   Non è ver che sia la morte
il peggior di tutti i mali.
È un sollievo de' mortali
che son stanchi di soffrir. (Parte)
   S'oda Augusto infin sull'etra
il tuo nome ognor così.
   E da noi con bianca pietra
sia segnato il fausto dì.

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