Metrica: interrogazione
39 ottonari in Didone abbandonata R2 
   Son regina e sono amante;
e l'impero io sola voglio
del mio soglio e del mio cor.
   Darmi legge invan pretende
chi l'arbitrio a me contende
della gloria e dell'amor. (Parte)
   Tu mi scorgi al gran disegno;
al tuo sdegno, al tuo desio
l'ardir mio ti scorgerà.
   Così rende il fiumicello,
mentre lento il prato ingombra,
alimento all'arboscello
e per l'ombra umor gli dà. (Parte)
   Fosca nube il sol ricopra
o si scopra il ciel sereno,
non si cangia il cor nel seno,
non si turba il mio pensier.
   Le vicende della sorte
imparai con alma forte
dalle fasce a non temer. (Parte)
   Tacerò, se tu lo brami;
ma fai torto alla mia fede,
se mi chiami traditor.
   Porterò lontano il piede;
ma di questi sdegni tuoi
so che poi tu avrai rossor. (Parte)
   La caduta d'un regnante
tutto un regno opprimerà. (Parte)
   Io d'amore, oh dio! mi moro;
e mi niega il mio tiranno
anche il misero ristoro
di lagnarmi e poi morir.
   Che costava a quel crudele
l'ascoltar le mie querele
e donare a tanto affanno
qualche tenero sospir. (Parte)
   Va crescendo il mio tormento;
io lo sento e non l'intendo;
giusti dei, che mai sarà?

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