Metrica: interrogazione
196 settenari (recitativo) in Zenobia R 
secondano le stelle
Si desta. Ah sorte ingrata!
Numi! (Fingendo non averlo veduto)
                Stelle, che miro!
gloria del suol natio,
che mille volte io baci
fra questi orridi sassi
Dell'empio Farasmane
il colpo fraudolento
                 Con questo nome
sì bei nodi ha divisi?
mostro il suol non produsse
Da' sollevati armeni
precipitoso corso
confuso, disperato
del parto Tiridate
più di formar parole;
trovar l'amata spoglia,
Circondano i nemici
In questa valle ascoso
Oh Zenobia! Oh infelici
Non tentar di seguirmi;
basta così. Due volte
consolatrice, amica,
Ma sola e senza guida
per un eroe ripieno
Radamisto non era
strinse l'armi omicide,
dell'attendate schiere,
più amabile, più degno
non formarono i numi
pria dal real germano
Mentre io senza riposo
sento dal padre un giorno
dirmi che a Radamisto
la pace, il trono espongo,
Né mai più Tiridate
rivedesti finora?
La vittoria è sicura;
l'apparenza d'un fallo
sollevata l'Armenia,
tutti i disegni sui,
Misera principessa,
povera pastorella
il ciel con noi si vede,
bastan le mie ruine;
di que' concavi sassi
dov'è? Ne rintracciasti
che il genitor trafisse,
un pescator nell'onda
l'ondeggiante raccolse
esser non ponno infidi.
stato degg'io lasciarti!
dal mio ben non sperate
ne' regni dell'obblio
(Aimè). (Esce)
                  L'onda fatale
che Tiridate arrivi;
Zenobia, anima bella! (Vuol seguirla)
Come! E vuoi... (In atto di seguirla)
                               Non seguirmi,
Dove il destin mi porta. (Partendo)
corri, vola, t'affretta, (Con affanno)
mentre domandi e pensi.
la tenerezza antica
Se m'odia, a che mi salva?
esservi un'altra ninfa
s'invaghì, si compiacque
No, begli occhi amorosi,
que' tumulti ch'io sento
Ma s'io stesso la vidi,
leggiadra pastorella
confusa alle richieste;
Oh amanti! Oh quanto poco
di speranze e timori,
Vanne, cercalo, amica,
d'incontrarmi di nuovo
di te chiede novelle,
insidiose lodi
se Tiridate incontri,
tradirti non potrei;
la libertà vorresti
più che l'altrui giudizio
che inspirate a quest'alma
il brevissimo giro
tenerezze m'invola?
il tuo bel cor qual sia;
conosco, anima mia...
Signor, già che m'astringi
m'avesser di me stessa
sol trovato averei
Ma perché? Ma chi mai
questo esame penoso
Barbara! E puoi con tanta
che 'l mio ben, la mia pace,
Ma spiegami...
                             Non posso.
Fuggir dagli occhi miei!
a lacerarmi il core,
Troppo direi. Rispetta
No. Sposa a Radamisto
Che barbara, che nuova
specie di gelosia
Da lungi a questa volta
Ma vien seco una ninfa.
Attendimi, siam giunti;
la più fedel consorte
Te cerca, te sospira,
condannarti non osa;
voglio morir d'amore,
Oh generosa, oh degna
di men barbaro sposo,
con maligne ragioni
Dove, principe, dove
de' miei prosperi eventi
qui col suo Tiridate
nel vederti tradito
non conosci abbastanza
ch'ella amò Tiridate
voi primi abitatori
dell'arcadi foreste,
Pria di te Tiridate
In mezzo a' suoi guerrieri
Chi sa? Pensiam. Bisogna
depor del primo amore
Falso pegno di fede
alla nascosta valle,
a me lascia il governo.
Voi la valle de' mirti
o se potessi almeno
costringerà.
                        Che veggo!
prevenir le tue brame
d'un sì fido amatore?
un mal che si commetta
le suppliche dolenti
alla valle de' mirti
          Perché?
                           Perché questa
non potea far Zopiro
di sì nera menzogna
che le insidia un indegno
a qual di lor convenga
un ingiusto, un ingrato,
Ti sento, oh dio, ti sento,
il troverem? Da noi
già lung'ora m'aggiro
tutta scoprir la frode). (Vuole snudar la spada e si pente)
In che? Non mi dicesti
d'ubbidirti giurai;
fra gli estinti ei dimora.
il furor mi trasporta.
Che angustia!
                            Amato sposo,
già che il ciel mi ti rende,
purché puro si versi
pietà, se pur ti resta
freme l'alma e sospira;
rimirarla non vuoi,
signor? Fermati. (Seguendo Radamisto)
                                  Ingrata!
invano opposte spade
benché d'armati e d'armi
Un di que' due che or ora
t'espone a un grande errore;
Aimè! Qual fredda mano
Povero prence! Oh quanta
quel girar di pupille,
È ver. Quella ch'io sento
di sì splendide faci;
Purtroppo è ver; purtroppo
E pur, Mitrane, e pure
che dal campo romano
                     Il grande arcano,
è pur de' torti miei
già le schiere latine
secondo il lor disegno.
Per un novello amante
Oh instabile! Oh crudele!
quanto s'ascolta e vede;
Non son io, Tiridate,
se timore o speranza
Non giovava la morte
E l'ami a questo segno
tradirei la mia gloria,
l'onor degli avi miei,
quell'anima innocente,
Deh, s'è pur ver che nasca
che nato in nobil core
Un'altra ecco m'inspiri
della tua gloria amante,
dell'onor tuo geloso,
Lascia, amata germana,
Da quel pastor che padre
voglia rendermi il tolto
tutta la sorte mia
Ben ti conobbi in volto
Oh virtù sovrumana!
che doveva esser mia,
Se del maggior pianeta
l'aspetto luminoso
che i rai mal fida rende
mirarti, eccelsa Elisa,
a vederti qual sei,

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