Metrica: interrogazione
173 settenari (recitativo) in Antigono Q 
No; tutto, o Berenice,
recondite sorgenti
che a lui negata in moglie
né moglie né regina
d'un valoroso figlio
e non basta? E tu cerchi
troppo agitar si sente,
odiar deggio Alessandro
qual parte aver degg'io?
dal saper che in Egitto
questo misero affetto
anima più sublime
mi destinar gli dei;
L'ammirai; ma l'ammira
forse tenera e viva
principe generoso,
che conservarti a lui,
mirarti e non languire,
quel turbato sembiante.
Antigono potrebbe
giungendo il genitore,
in odio ti son io...
Eccola; in odio al cielo (Non vede Demetrio)
eccessivi trasporti
la sola Berenice
a tal segno son io
E fra tante tempeste
Tutto alla tua fortuna
con le terrestri schiere
Oh quanto a me più caro
della sorte il favore
Ma d'Antigono avesti
contezza ancor?
                               No; estinto
la fortuna rubella
i popoli soggetti
della nemica sorte
No no; qualor si perde
l'unica sua speranza,
Consolati; al destino
onde avvinta tu sei
così pallide e smorte?
Toglietemi, o custodi,
Che Alessandro m'ascolti
che al genitore appresso
ch'ogni detto innocente
Alla reggia, o Clearco,
                  Taci. Io ti lascio
non son sempre i più fidi;
(Da tai disastri almeno
dunque sperai... Ma questi
                 Taci e deponi
La vita che ti diedi
quanto siamo infelici,
gratitudine al mondo,
che fu del padre mio.
Ch'io fugga e lasci intanto
la vita a questo segno,
Che prigioniero e vinto
un nemico m'insulti
mio re, d'essere ammesso
ma sembra a' tuoi custodi
in sì fauste vicende
d'una beltà severa,
D'Antigono il pungente
l'infelice Demetrio.
la tua virtù misuro;
la libertà d'un padre,
L'ostaggio in me ti dono;
Non vagliono i miei giorni
destin del genitore,
che il genitor severo
Ah vieni a questo seno,
tutto sperar mi giova;
di far la prova estrema.
eccelsa Berenice, (Tenero)
solo a fissarti in volto...
un gran re fortunato.
veramente Alessandro (Con ironia sdegnosa)
La cagion se udirai...
Ah senti. Al padre mio
d'un felice rivale;
Quell'ardir m'è sì nuovo... (Confusa)
Ah se insensibil meno
Che ascoltai! Berenice
Io vidi Berenice
Or non v'è chi felice
troppo barbare pene.
L'ingrata Berenice
E perché dunque amore
alle belle parlando
                Vedesti il figlio?
di renderti contento
disporrà d'una fede
lieto del suo delitto.
Ah già che amar chi l'ama
anch'io la sua freddezza
Dunque nascesti, ingrato,
a sedur d'una sposa
Io de' perigli miei
di giudicar qual sia
l'Epiro Berenice,
Generoso consiglio,
                      I passi miei
d'Alessandro alla sposa
portò gl'incendi il vento
cadono irresoluti
indugio non concede
Demetrio, ah fuggi almeno,
chi tel disse? Onde il sai?
Ti sarebbe più cara
che ci rende infelici,
se preceder mi vedo,
che ad assalir le mura
Agenore s'affretti.
già puoi del voler mio
Custodi, a voi consegno
disserrar non osate
di quel carcer le porte.
di sì fiere vicende...
Or che farò? Se affretto
Cambiar veste col padre,
Fermati. Oh generosa
ha il suo nascosto ingresso
senza la regia impronta
Costringere i custodi
Funesto ad Alessandro
già palpiti, o cor mio?
Dunque l'offerta pace
che i fervidi consigli
Vedersi una vittoria (Va a sedere)
Tutto ardisce, Alessandro,
per le ceneri auguste,
Sì. Antigono vogl'io
vittima a' miei furori.
ch'io pronto ad appagarti...
(È folgore ogni sguardo
il timor che Alessandro
(Andrò? No; perderei (Senza udirlo)
né pur m'ascolta. Altrove
d'Antigono è la sorte.
(Ah s'incontri una morte; (Con impeto)
Che fo? Se a lui m'oppongo
No; la benda ho sul ciglio.
Non toglie questo nome
Corri, amato germano, (Lieta e frettolosa)
Del dover se i confini (Ad Alessandro)
non restava a salvarlo
così poco contesa
Demetrio assai facesti,
gloria del suol natio,
Ove son! Principessa,
virtù sì manifesta
d'altra fiamma il mio core.
Dirò che tua son io
Dove... (Aimè!) Dove corri!
tanta virtù mi resta
Dove son! Qual confusa
voi m'impedite e intanto
forse un colpo improvviso...
Che fingo! Che ragiono!
Dove rapita io sono
per salvare un infido.
né accorrer vi potei,
Chi pianger non dovria?
un figlio a cui degg'io
Un figlio... Ah che diranno
                Cercando asilo
Io Berenice adoro; (S’inginocchia)
che il volontario errore,
mia gloria, mio sostegno,
nell'ingrato mio petto
i tuoi paterni affetti

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