Metrica: interrogazione
252 settenari (recitativo) in Ciro riconosciuto H 
Ma di'; non è quel bosco (Con impazienza)
questo dì, questo loco
questo Ciro s'asconde?
l'ore corron più lente
immolar non si vuole
È ver; ma non dovrebbe
che di tanti spergiuri
No; col cielo in tal guisa
oh barbara follia!
esule il tuo consorte
può acciecar questa insana
che ormai l'ottava messe
più moderato almeno
in quella età s'imprime
perciò... Ma non è quello
                   Principessa,
Arpalice, se m'ami,
Esattamente osserva
ch'egli è... ch'io sono... Oh dei!
ad affrettarlo. Ah fosse
saper trovato il figlio,
L'unico, il primo oggetto
che impetuoso è questo
del sacrifizio atteso
fuor che pochi custodi,
Come! Io son Ciro? E quanti
cenno non ebbe core
un bambin senza vita
piacque. Te per mio figlio
s'era in que' dì che Ciro
ed io potrò sicuro
e i suoi sdegni cadranno
svenare un figlio in pena
mai per qualunque incontro
non spiegherò chi sono,
comincerai codesti
Sai qual giorno sia questo
l'assistenza de' numi
no, non riprendo un figlio;
conosco i troppo ardenti
Chi potrebbe a que' detti
Se gli ospitali numi
già presso. Fra que' rami
colà raccolti in fascio
qui penetrar, custodi.
(A che vien l'inumano?
Di cento doni e cento
Se da te dipendesse
al venir stabilita.
Sorgi. Tu sai del bosco (Mitridate si alza)
E pur dagl'inquieti
miei seguaci timori
delle vegliate notti
entrar le abitatrici
Non mi ravvisi? (Mandane nol guarda mai)
                                 Oh dei! (Destandosi)
Io son... Venni...
                                L'iniquo
così pallida e smorta?
tu contro il mio divieto
atterrir non mi fanno.
Dove? Quando? In qual guisa?
Non aver tal speranza;
nel carcere più orrendo
strascinate l'infido.
Numi, che far degg'io?
Signor... (Piangendo)
                   Quelle minacce, (Pieno di timore)
                Mentre poc'anzi
                      Nessuno
quel pastorel mi desta!)
                Mentre poc'anzi
di strida femminili
due, non so ben s'io dica
masnadieri o soldati,
cinto di ricche spoglie,
                 Dall'alta ripa
spingo il secondo sasso
senno avesse e consiglio,
                       Alla percossa
dalla pendente riva
pur si ritien; ma quello
per la scoscesa sponda,
Io non ho, principessa,
come in tempo sì corto
Che, se per man d'Alceo
non averlo trovato.
(Nol sapea; m'ingannai).
Perfido! E vieni... oh stelle!
d'una madre infelice
Oh perdita! Oh tormento!
Arpalice, or che dici?
Con queste mani io voglio
Tu ti distruggi in pianto;
Ministri, al re traete
per me tiranni. In cielo
non temo il loro sdegno,
non bramo il loro aiuto;
Ah bastasse a destarti
Ma se pastor non fossi,
dunque è il mio Ciro?
                                          Oh dio!
Ma rassicura almeno
mal si fida a' trasporti
                               Io veggo
                 Parti.
                              Ma il padre...
(Che pena!) A me ne lascia
crederti, Mitridate,
Oh de' providi numi
Lo manda Astiage a morte;
non possa esser convinto,
Si sa che Ciro è in vita;
ecco, né si sa come,
in tal tempo succede
che il tiranno lo crede
a salvarlo, a premiarti.
rinnovazion d'affanni
                      Non mi resta
a me non si presenti;
                Vedilo.
                                È quello
Dimmi, Arpalice; è quello (Ad Arpalice a parte)
(Parlar seco è imprudenza;
                  Pria che mi lasci, (Appressandosi al re)
l'umanitade offendi;
E se il tuo difensore
Quel pastor sia disciolto; (Alle guardie)
Il primo bacio imprimo
Sorgi; vieni, o mio caro
vedrai... Ma vien da lungi
                 Va'; non è nuovo
quando cresce la speme;
ma spergiuro e imprudente
col tacer differisco
Trovar dopo tre lustri
                          (E qual madre!)
E accoglierla in tal guisa!
E fuggir le sue braccia!
e le frapposte a' baci
o per nuova sventura
di spiegarmi permetta).
                   Sogno o son desta!
qualche incontro funesto;
saria che mai s'udisse,
generoso all'aspetto,
              Un contento estremo
                   a' boschi avvezzo
fu, se pur non mentisce,
                               Non rammenti
che là nella capanna
Ciro uccider promise;
sentì quel traditore
fino ad offrire amplessi
scorre ombroso e romito;
passerà; quel sentiero
                             Ah sposo,
rinfacciagli il delitto;
il mio furor m'avanza;
mi rassereni il ciglio.
in più secreta parte
ti seguirò fra poco.
Di Trivia... È forse quello
Che dolcezza fallace!
ch'io son; gli altri compiango
Principessa, ah perdona
troppo i doveri eccede
chi la mia pace antica!
io so già quanto oprasti;
sembrerà, lo vedrai,
Questo tanto parlarmi
Che? Mandane mi crede
già premiato abbastanza
l'esser pastore è scelta,
Il desio d'esser grata
premio dell'alme grandi
son l'opre lor. Chi giunse,
        Sì. Credevi, o stolto,
momento in cui ti parlo
a trovar chi l'uccida
un fulmine m'opprima,
torna allora a punirmi,
diventi, o principessa,
Fremi pure a tua voglia,
A quale eccesso arriva
Cambise ad avvertirmi
        Guardati, Mandane,
la tua doglia è finita.
sdegnato era Cambise;
che a rinfacciar mi viene
l'ombra squallida e mesta
a perder questo ancora
Andiam; chi sa... Ma quello,
che a me corre affannato,
togli al materno ciglio.
Questo sangue che vedi...
come agli usati uffizi
Non è del figlio mio
a gran pena sopporto).
per man del tuo Cambise
credo a que' detti infidi?)
Sì. Chi mai lo difese
(Qui Cambise! E disciolto!)
           (Sentiam).
                                  Quel finto
contentezze impedite.
ad un tronco Cambise...
               Lode agli dei,
Il mio Ciro smarrito...
grida a voce sonora:
Ciro, attendimi; io temo
Ah tramonti una volta
in quai teneri eccessi
Chi batte palma a palma,
vedi ad onta degli anni
i fanciulli innocenti
                     Ferma, il vedrai,
Sospiri! Io non ti piaccio
il genio mi consiglia,
che d'amor non s'intende
e tu ragion mi rendi... (Ad Astiage)
che divenga il vassallo
che avea sul sangue mio,
gli dei sopra i regnanti
                          Oh stupore!
Figlio mio, caro figlio,
d'un'anima sì grande
Medi, il re vostro. A lui
al favor corrispondi;
Tal, fra gli astri, i più chiari

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