Metrica: interrogazione
53 tronchi in Zenobia Q  (pezzi chiusi) 
se ne perdesse ancor!
se ne conosce allor. (Parte)
la man che lo svenò.
se il giorno a lui mancò. (Parte)
come splendono per me.
potess'io cangiar con te! (Parte)
né il cielo ha più seren.
povero angusto sen. (Parte)
se non ti vuoi placar,
lasciami respirar
almeno il mio pensier
abile a sostener
mio prence, da te.
capace non è. (Parte)
che svegliate nel mio sen.
se non foste del mio ben.
qualche infelice almen.
del sospirato ben. (Entra nella capanna)
non ardisco favellar.
che comincio a sospirar. (Parte)
vivi più lieti dì.
ma non mi dir così.
Sento mancarmi il cor.
Che sfortunato amor!
non han provato ancor. (Partono. Prima che termini il duetto comparisce Zopiro in lontano e s’arresta ad osservar Zenobia e Tiridate che partono poi senza vederlo)
che si possa immaginar.
né mi posso vendicar. (Nel voler partire vede da lontano Radamisto e si trattiene)
che amabile martir!
pur che si possa dir:
un'alma allor si fa,
un'alma che non ha
di Megera le serpi nel cor.
tutta immersa nel proprio furor. (Parte)
lascia la cura a me.
quel ch'io farò per te. (Parte)
se innocente è la pietà.
la barbarie e l'onestà. (Parte)
mi ritorni a tormentar!
un eterno dubitar. (Mentre Radamisto è per partire sente la voce di Zenobia, s’arresta e si rivolge)
lascia ch'io trovi almen;
non risvegliarmi in sen
potria smarrirsi ancor,
guerra che al mio candor
no, non si può soffrir.
fatemi, o dei, morir. (Parte)
che non spira crudeltà.
messaggera è la pietà. (Parte)
«Sospiro per te».
per chieder mercé. (Parte)
della nostra libertà.
lo chiamar necessità.
ad abbagliar così?
prodigo il cielo unì.

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