Metrica: interrogazione
76 settenari (pezzi chiusi) in Il trionfo di Clelia H 
   Sì, tacerò, se vuoi;
rispetto i cenni tuoi;
ma so che chi m'accende
intende il mio tacer.
   Peno tacendo, è vero;
ma nel penar contento
penso che il mio tormento
almeno è suo piacer. (Parte)
   Tempeste il mar minaccia,
l'aria di nembi è piena;
ma l'alma è pur serena,
   In caso sì funesto,
a tanti rischi in faccia,
un bel presagio è questo
di mia felicità. (Parte)
   Sai che piegar si vede
il docile arboscello,
che vince allor che cede
de' turbini al furor.
   Ma quercia, che ostinata
sfida ogni vento a guerra,
trofeo si vede a terra
dell'austro vincitor. (Parte)
   Saper ti basti, o cara,
che sei, che fosti ognor
e che il mio solo amor
   che sempre e in ogni sorte,
lo giuro a' sommi dei,
de' puri affetti miei
   Dico che ingiusto sei
e che del par m'affanni,
se d'odio mi condanni,
se chiedi amor da me.
   Me condannar non dei,
giacché ignorar non puoi
che degli affetti suoi
arbitro ognun non è. (Parte)
   Vorrei che almen per gioco
fingendo il mio bel nume
mi promettesse il cor.
   Chi sa che a poco a poco
di fingere il costume
non diventasse amor. (Parte)
   Non speri onusto il pino
senza varcar gli orrori
   Ogni sublime acquisto
va col suo rischio insieme;
questo incontrar chi teme
quello non dee sperar.
   Spesso, se ben l'affretta
ragione alla vendetta,
Giove sospende il fulmine
ma non l'estingue ognor.
   E un fulmine sospeso
se la sua man disserra,
arde, ferisce, atterra
con impeto maggior. (Parte)
   In questa selva oscura
entrai poc'anzi ardito;
or nel cammin smarrito
   Un sol non m'assicura
raggio di stella amica;
e par che il cor mi dica
che qui perir dovrò. (Parte)
   De' folgori di Giove
Roma pugnando al lampo
trarrà compagni in campo
tutti gli dei con sé.
   Sarà per tutto altrove
di chi tradì la fé. (Parte)

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