Metrica: interrogazione
130 settenari (pezzi chiusi) in Demetrio H 
   Di quell'ingiusto sdegno
io la cagion non vedo.
Offenderti non credo,
parlandoti d'amor.
   Tu mi rendesti amante;
colpa è del tuo sembiante
la libertà del labbro,
la servitù del cor. (Parte)
   Misero tu non sei;
tu spieghi il tuo dolore
e se non desti amore
ritrovi almen pietà.
   Misera ben son io
che nel segreto laccio
amo, non spero e taccio
e l'idol mio nol sa. (Parte)
   Ogni procella infida
varco sicuro e franco
colla virtù per guida,
colla ragione al fianco,
colla mia gloria in sen.
   Virtù fedel mi rende,
ragion mi fa più forte;
la gloria mi difende
dalla seconda morte
dopo il mio fato almen. (Parte)
   Se libera non sono,
se ho da servir nel trono,
non curo di regnar,
   A chi servendo impera
la servitude è vera,
   Scherza il nocchier talora
coll'aura che si desta
ma poi divien tempesta
che impallidir lo fa.
   Non cura il pellegrino
picciola nuvoletta
ma, quando men l'aspetta,
quella tonando va. (Parte)
   Dal suo gentil sembiante
nacque il mio primo amore
e l'amor mio costante
ha da morir con me.
   Ogni beltà più rara,
benché mi sia pietosa,
per me non è vezzosa,
vaga per me non è. (Parte)
   Vorrei da' lacci sciogliere
quest'alma prigioniera;
tu non mi fai risolvere,
speranza lusinghiera;
fosti la prima a nascere,
sei l'ultima a morir.
   No, dell'altrui tormento
no che non sei ristoro;
ma servi d'alimento
al credulo desir.
   Dice che t'è fedele;
dice che alcun t'inganna,
che tu non sei tiranna,
ch'hai troppo bello il cor,
   che ti vedrà placata,
e vuol morirti al piede
vittima sventurata
d'un infelice amor. (Parte)
   Nacqui agli affanni in seno;
e dall'infausta cuna
la mia crudel fortuna
venne finor con me.
   Perdo la mia costanza;
m'indebolisce amore;
e poi del mio rossore
né meno ho la mercé. (Parte)
   Non fidi al mar che freme
la temeraria prora
chi si scolora e teme
sol quando vede il mar.
   Non si cimenti in campo
chi trema al suono, al lampo
d'una guerriera tromba,
d'un bellicoso acciar. (Parte)
   Non so frenare il pianto,
cara, nel dirti addio;
ma questo pianto mio
tutto non è dolor.
   È meraviglia, è amore,
è pentimento, è speme,
son mille affetti insieme
tutti raccolti al cor. (Parte)
   Saria piacer, non pena
la servitù d'amore,
quando la sua catena
sceglier potesse un core
che prigionier si fa.
   Ma quando s'innamora,
ama ed amar non crede;
e se n'avvede allora
che sciogliersi non sa. (Parte)
   Pensa che sei crudele
se del tuo ben ti privi;
pensa che in lui tu vivi,
pensa ch'ei vive in te.
   Rammenta il dolce affetto
che ti rendea contenta
ed il candor rammenta
della sua bella fé. (Parte)
   Io so qual pena sia
quella d'un cor geloso;
ma penso al tuo riposo,
fidati pur di me.
   Allor che t'abbandono,
conoscerai chi sono;
e l'esserti infedele
prova sarà di fé. (Parte)
   Se tutti i miei pensieri,
se mi vedessi il core,
forse così d'amore
non parleresti a me.
   Non ti sdegnar se poco
il tuo pregar mi move,
ch'io sto con l'alma altrove
nel ragionar con te. (Parte)
   Per te con giro eterno
torni dal Gange fuora
la fortunata aurora
di così lieto dì.
   Ma quella che ritorna
dall'onda sua natia
sempre più bella sia
dell'altra che partì.

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