Metrica: interrogazione
126 settenari (pezzi chiusi) in Adriano in Siria Q1 
   Dal labbro che t'accende
di così dolce ardor
la sorte tua dipende
(e la mia sorte ancor).
   Mi spiace il tuo tormento,
ne sono a parte e sento
che del tuo cor la pena
è pena del mio cor. (Parte Adriano seguito da tutte le guardie e soldati romani)
   Sprezza il furor del vento
robusta quercia, avvezza
di cento verni e cento
l'ingiurie a tollerar.
   E se pur cade al suolo,
spiega per l'onde il volo;
e con quel vento istesso
va contrastando in mar. (Parte)
   Dopo un tuo sguardo, ingrata,
forse non partirei,
forse mi scorderei
tutta l'infedeltà.
   Tu arrossiresti in volto;
io sentirei nel core
più che del mio dolore
del tuo rossor pietà. (Parte)
   Numi, se giusti siete,
rendete a me quel cor.
Mi costa troppe lagrime
per perderlo così.
   Voi lo sapete, è mio.
Voi l'ascoltaste ancor
quando mi disse addio,
quando da me partì. (Parte)
   Se non ti moro allato,
col tuo bel nome amato
fra' labbri io morirò.
   Addio, mia vita, addio;
non piangere il mio fato;
sei fida ed io lo so. (Parte)
   Per te d'eterni allori
germogli il suol romano;
de' numi il mondo adori
il più bel dono in te.
   E quell'augusta mano,
che porgermi non sdegni,
regga il destin de' regni,
la libertà de' re. (Parte)
   Saggio guerriero antico
mai non ferisce in fretta;
il suo vantaggio aspetta;
e gl'impeti dell'ira
   Muove la destra, il piede;
finge, s'avanza e cede,
fin che 'l momento arriva
che vincitor lo fa. (Parte)
   Tutti nemici e rei,
tutti tremar dovete.
e m'insultate ancor?
   Che barbaro governo
sdegno, rimorso interno,
Non ha più furie Averno
per lacerarmi il cor. (Parte)
   Leon piagato a morte
sente mancar la vita;
guarda la sua ferita
né s'avvilisce ancor.
   Così fra l'ire estreme
rugge, minaccia e freme
che fa tremar morendo
talvolta il cacciator. (Parte)
   È falso il dir ch'uccida,
se dura un gran dolore,
e che, se non si more,
sia facile a soffrir.
   Questa ch'io provo è pena
che avanza ogni costanza,
che 'l viver m'avvelena,
e non mi fa morir. (Parte)
   Digli ch'è un infedele;
digli che mi tradì;
senti. Non dir così;
   Ah se nel mio partir
   Più bella, al tempo usato,
fan germogliar la vite
d'esperto agricoltor.
   Non stilla in altra guisa
che da una pianta incisa
dall'arabo pastor. (Vuol partire)
   Barbaro, non comprendo
se sei feroce o stolto.
Se ti vedessi in volto
avresti orror di te.
   Orsa nel sen piagata,
serpe nel suol calcata,
leon che aprì gli artigli,
tigre che perda i figli
fiera così non è. (Parte)
   Oh dio! Mancar mi sento
mentre ti lascio, o caro.
Oh dio! Che tanto amaro
forse il morir non è.
   Ah non dicesti il vero,
ben mio, quando dicesti
che tu per me nascesti,
ch'io nacqui sol per te. (Parte)
   Non giunge degli affetti
   Così del re de' numi
fremon, ma sotto al trono,
e 'l turbine ed il tuono

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