Metrica: interrogazione
79 ottonari in Romolo ed Ersilia R 
   Sul Tarpeo propizie e liete
dall'Olimpo oggi scendete,
d'imenei così felici
protettrici deità.
   Tu propaga, o dio dell'armi,
il valor, gli eroici ardori,
la virtù de' genitori
nella prole che verrà.
   Dall'Olimpo oggi scendete,
protettrici deità.
   Dea che provvida e feconda
dell'età l'ingiurie emendi,
l'alme annoda, i cori accendi
d'amorosa fedeltà.
   Dall'Olimpo oggi scendete,
protettrici deità.
   Piante eccelse innesti amore;
e produca amico il fato
dall'innesto sospirato
la comun felicità.
   Sul Tarpeo propizie e liete
dall'Olimpo oggi scendete,
d'imenei così felici
protettrici deità.
   Sul Tarpeo propizie e liete
dall'Olimpo oggi scendete,
d'imenei così felici
protettrici deità.
   Sì, m'inganni; e pure, oh dio,
la mia sorte è sì tiranna
che l'idea di chi m'inganna
non so svellermi dal cor.
   Sì, crudele, il caso mio
è una specie di portento;
abborrisco il tradimento
e pur amo il traditor. (Parte)
   Nel pensar che padre io sono
di tal figlia, avversi dei,
l'ingiustizie io vi perdono
d'ogni vostra crudeltà.
   Frema pur funesto e nero
il destino a' danni miei;
sempre l'alma in tal pensiero
la sua calma troverà. (Parte)
   Con le stelle invan s'adira
chi s'affanna, chi sospira
volontario prigionier.
   Il lagnarsi a lui che giova,
se non cerca, se non trova
che ne' lacci il suo piacer? (Parte)
   Se talun non sa qual sia
il piacer dell'alma mia,
è ben degno di pietà.
   Saran brevi i suoi contenti,
se a tal segno ignote a lui
son le limpide sorgenti
della mia felicità. (Parte)
   Un istante al cor talora
basta sol per farsi amante;
ma non basta un solo istante
per uscir di servitù.
   L'augellin dal visco uscito
sente il visco fra le piume;
sente i lacci del costume
una languida virtù. (Parte)
   Il tenor de' fati intendi
e vincendo, o Roma, apprendi
qual d'onor ne' dì futuri
è la via che dei calcar.
   Sé facondo altri rischiari,
gli astri annunzi, il ciel descriva,
per lui spiri il bronzo e viva,
giunga i marmi ad animar.
   È il tenor de' fati amici
che a dar leggi il Tebro impari,
i sommessi a far felici,
i superbi a debellar.
   Il tenor de' fati intendi
e vincendo, o Roma, apprendi...

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