Metrica: interrogazione
87 ottonari in Demetrio H 
   Alma grande e nata al regno
fra le selve ancor tramanda
qualche raggio, qualche segno
dell'oppressa maestà.
   Come il fuoco in chiuso loco
tutto mai non cela il lume,
come stretto in picciol letto
nobil fiume andar non sa. (Parte)
   Ogni nume ed ogni diva
sia presente al gran momento
che palesa il nostro re.
   Scenda Marte, Amor discenda,
senza spada e senza benda.
Coll'ulivo e colla face
Imeneo venga e la Pace.
Venga Giove ed abbia a lato
gli altri dei, la Sorte e 'l Fato.
Ma non abbia in questa riva
i suoi fulmini con sé.
   Ogni nume ed ogni diva
sia presente al gran momento
che palesa il nostro re. (Nel tempo che si canta il suddetto coro, Cleonice, servita da Fenicio, va in trono a sedere)
   Se fecondo e vigoroso
crescer vede un arboscello,
si affatica intorno a quello
il geloso agricoltor.
   Ma da lui rivolge il piede,
se lo vede in su le sponde
tutto rami e tutto fronde,
senza frutto e senza fior. (Parte)
   È la fede degli amanti
come l'araba fenice;
che vi sia ciascun lo dice;
dove sia nessun lo sa.
   Se tu sai dov'ha ricetto,
dove muore e torna in vita,
me l'addita e ti prometto
di serbar la fedeltà. (Parte)
   Disperato in mar turbato,
sotto ciel funesto e nero,
pur talvolta il passeggiero
il suo porto ritrovò.
   E venuti i dì felici,
va per giuoco in su l'arene
disegnando ai cari amici
i perigli che passò.
   Più non sembra ardito e fiero
quel leon che prigioniero
a soffrir la sua catena
lungamente s'avvezzò.
   Ma se un giorno i lacci spezza,
si ricorda la fierezza
ed al primo suo ruggito
vede il volto impallidito
di colui che l'insultò. (Parte)
   Giusti dei, da voi non chiede
altro premio il zelo mio;
coronata ho la mia fede,
non mi resta che morir.
   Fato reo, felice sorte
non pavento e non desio;
e l'aspetto della morte
non può farmi impallidir. (Parte seguito da quelli che portano le insegne reali)
   Semplicetta tortorella,
che non vede il suo periglio,
per fuggir da crudo artiglio
vola in grembo al cacciator.
   Voglio anch'io fuggir la pena
d'un amor finor taciuto
e m'espongo d'un rifiuto
all'oltraggio ed al rossor. (Parte)
   Deh risplendi, o chiaro nume,
fausto sempre al nostro amor.
   Qual son io, tu fosti amante
di Tessaglia in riva al fiume
e in sembiante di pastor.
   Qual son io, tu sei costante
e conservi il bel costume
d'esser fido ai lauri ancor.
   Deh risplendi, o chiaro nume,
fausto sempre al nostro amor.
   Quando scende in nobil petto,
è compagno un dolce affetto,
non rivale alla virtù.
   Respirate, alme felici,
e vi siano i numi amici
quanto avverso il ciel vi fu.

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