Metrica: interrogazione
187 settenari (recitativo) in Zenobia P1 
secondano le stelle
Si desta. Ah sorte ingrata!
Numi! (Fingendo non averlo prima veduto)
                Stelle! Che miro!
gloria del suol natio,
che mille volte io baci
fra questi orridi sassi
Dell'empio Farasmane
il colpo fraudolento
                 Con questo nome
sì bei nodi ha divisi?
mostro il suol non produsse
Da' sollevati armeni
precipitoso corso
Confuso, disperato
del parto Tiridate
più di formar parole;
trovar l'amata spoglia,
Circondano i nemici
In questa valle ascoso
Oh Zenobia! Oh infelici
Non tentar di seguirmi,
basta così. Due volte
consolatrice, amica,
Ma sola e senza guida
per un eroe ripieno
Radamisto non era
strinse l'armi omicide,
dell'attendate schiere,
più amabile, più degno
non formarono i numi
pria dal real germano
Mentre io senza riposo
sento dal padre un giorno
dirmi che a Radamisto
la pace, il trono espongo,
Né mai più Tiridate
rivedesti finora?
La vittoria è sicura
l'apparenza d'un fallo
sollevata l'Armenia,
tutti i disegni sui
Misera principessa
povera pastorella
il ciel con noi si vede
bastan le mie ruine,
di que' concavi sassi
dov'è? Ne rintracciasti
che il genitor trafisse
un pescator nell'onda
l'ondeggiante raccolse
esser non ponno infidi;
stato degg'io lasciarti?
dal mio ben non sperate
ne' regni dell'obblio
                    L'onda fatale
che Tiridate arrivi;
Zenobia, anima bella! (Vuol seguirla)
vive Zenobia.
                           E donde...
mentre domandi e pensi.
sì rigido comando
s'invaghì, si compiacque
No; begli occhi amorosi
i tumulti ch'io sento
Ma s'io stesso la vidi,
che a suo piacer mi regge
Pensa alla tua grandezza
leggiadra pastorella
confusa alle richieste;
Oh amanti! Oh quanto poco
di speranze e timori
Vanne, cercalo amica,
d'incontrarmi di nuovo
di te chiede novelle
insidiose lodi
se Tiridate incontri
tradirti non potrei;
la libertà vorresti
più che l'altrui giudizio
che inspirate a quest'alma
Ardir. Le forze unite,
il brevissimo giro
tenerezze m'invola?
taccia non sei capace
No. Sentimi. I legami
m'avesser di me stessa
sol ritrovato avrei
Ma perché? Ma chi mai
questo esame penoso
Barbara! E puoi con tanta
che il mio ben, la mia pace,
Fuggir dagli occhi miei!
a lacerarmi il core,
Oh dio non ingannarmi
Attendimi, siam giunti;
la più fedel consorte
Te cerca, te sospira,
condannarti non osa,
voglio morir d'amore,
Oh generosa, oh degna
di men barbaro sposo
con maligne ragioni
gli eroi del nostro sesso
Voi compagne fareste
(Eccolo. Fra quell'ombre (a’ seguaci)
de' miei prosperi eventi
offrite pure incensi
sacrificate i giorni,
voi primi abitatori
dell'arcadi foreste,
In mezzo a' suoi guerrieri
depor del primo amore
Falso pegno di fede
a me lascia il governo.
La principessa arriva,
smania di gelosia
vuo' strapparle dal seno,
prevenir le tue brame
d'un sì fido amatore?
un mal che si commetta
le suppliche dolenti
m'incontro in Egle e veggo
Ah gelosia tiranna
il troverem! Da noi
già lung'ora m'aggiro
                    Che oltraggio è questo!
In che! Non mi dicesti
d'ubbidirti giurai
Modera principessa
un barbaro consorte
Fra gli estinti ei dimora. (La prende per mano)
il furor mi trasporta.
                            Amato sposo
già che il ciel mi ti rende
pur che puro si versi
pietà, se pur ti resta
questi tronchi insensati
nelle gelide rupi
freme l'alma e sospira,
rimirarla non vuoi
Mi rendesti la vita,
vuoi che in me rigermogli
invano opposte spade
benché d'armati e d'armi
Un di que' due che or ora
t'espone a un grande errore.
Oimè! Qual fredda mano
Povero prence. Oh quanta
quel girar di pupille,
È ver. Quella ch'io sento
Chi sa? Non meno accoglie
Forse... Ah no. Ti lusinga
di sì splendide faci;
Purtroppo è ver; purtroppo
E pur, Mitrane, e pure
che dal campo romano
                     Il grande arcano,
è pur de' torti miei
già le schiere latine
secondo il lor disegno;
Per un novello amante
O instabile! O crudele!
quanto s'ascolta e vede;
Non son io Tiridate
se timore o speranza
Non giovava la morte
E l'ami a questo segno
tradirei la mia gloria,
l'onor degli avi miei,
quell'anima innocente,
Deh, s'è pur ver che nasca
che nato in nobil core
Un'altra ecco m'inspiri
della tua gloria amante,
dell'onor tuo geloso,
Lascia amata germana,
Da quel pastor che padre
già corre il quarto lustro
voglia rendermi il tolto
tutta la sorte mia
Ben ti conobbi in volto
Oh virtù sovrumana!
che doveva esser mia
Se del maggior pianeta
l'aspetto luminoso
che i rai mal fida rende
mirarti eccelsa Elisa
a vederti qual sei,

Notice: Undefined index: metrica in /home/apostolo/domains/progettometastasio.it/public_html/library/opera/controllers/Metrica/queryAction.php on line 8