Metrica: interrogazione
174 settenari (recitativo) in Ipermestra R 
all'amato Linceo
un illustre imeneo
che imprime in ogni fronte
eccelsa coppia eletta,
No, mia cara Elpinice,
al par di me felice
che a vincere il mio core
Ah così potess'io
chi tanto a lor somiglia
la sua congiunga; ormai
di quei dolci trasporti
il trono, i giorni miei,
già fral notturno orrore
l'oracolo funesto
men facile è di questa
che un tuo dubbio pietoso
E quando giunga il prence,
in solitaria parte
Giunse pur quel momento
(Oh dio! Non so partire,
Questa felice aurora
che l'alma mi divide
io sono il più infelice.
                       In questo amplesso
un testimon ricevi
del giubbilo sincero,
Ipermestra m'appella.
                    Ah se v'è noto
chi quel cor m'ha sedotto,
Ipermestra non ama
perché da sé mi scaccia?
sì turbata ti parla?
Sì dolorose prove
pena che all'alma mia
questo, che ci minaccia,
un male inteso accento
Se il timido mio core
d'assicurar proccuro,
inquieto, confuso
l'idea di quell'aspetto
migliore esecutrice
che assai ceder dovesse
l'ire sospendi e pensa
farò che de' custodi
disporrò cautamente
l'immaturo riparo
sostegno del mio trono!
sperar che i prieghi miei
sì rigidi costumi;
(Mi scoprì; vuol perdono).
Ebbi la vita in dono,
Tu mi donasti un core
che per non farsi reo
Deh permetti ch'io fugga
Ad un sì dolce invito (A Linceo)
a meritar mercede,
tutto il sangue ch'io sparsi
Io sperai di vederti
                      Perché sospiri?
Qual disastro t'affligge?
Ma concedi ch'io parta. (A Danao)
quanto poco degg'io
Ah non sdegnarti seco,
Il dubitar che possa
prence, è folle pensiero;
Deh principessa amata,
se veder non mi vuoi
Giuro a tutti gli dei,
lo giuro a te che sei
voglio sugli occhi tuoi
                 Parla.
                              Rammenta
di saper, mia speranza...
Ma qual è la costanza (Con impeto)
al dolor che m'accora
insolite inventate
Che smania intempestiva!
Ah lasciatemi in pace;
ah da me che volete?
ch'abbia salde radici
No; che torni sì presto
il rival corrisposto.
della fé d'Ipermestra
mendicate difese
ai detti d'Ipermestra,
questa pianta funesta
È vero. E se la figlia
già di speranze accesa
Potrò pure una volta
ne dimostrasti assai
se i popoli soggetti,
Eh di' che più del padre
Pieno del tuo delitto,
lacerato, trafitto
temerai che s'accenda
succederanno sempre
l'asilo degli oppressi,
(Qual contrasto a quei detti
Né rifletti...
                        Io rifletto
esser queste non denno.
nell'impiego inumano
Dunque al maggior bisogno
Ma che dice, o Plistene?
M'odia? M'ama? Mi crede
Di qual nemico ignoto
impedir potrò mai...
Se temerario a segno
se si trova un audace
che la bella mia face
Digli che un solo istante
a trafiggergli il petto,
se non potessi altrove,
Sai che troppo ti fidi
Confusa a questo segno
all'acquisto d'un trono,
sarebber d'Elpinice
Non vendon le mie pari
l'avverti o ti difendi...
V'è qualche nume in cielo
giuramenti, sospiri,
crudel, come potesti
al tuo rossor pensando,
pensando al mio martire,
Se a parte non ne sei,
t'accendi a nuove faci?
tanto la mia presenza?
Ferma. (Aimè!)
                               Che vuoi dirmi?
che il mio stato infelice...
rendere il prence amante
costò questo segreto
tornerò. (In atto di partire)
                  Principessa,
di' che l'arcan funesto
E se qui ritrovarlo
alle nostre querele
Che? Potrei lusingarmi
Sì poca intelligenza
già più gli sguardi tuoi
          Senti.
                        Ah prence amato,
troppo già mi sedusse
Qual sarà, giusti numi,
Barbaro! Intendo adesso
Ei si conosce reo;
che il timor de' tiranni
ciò che pensar conviensi.
Prence? E sai che avventuri
i miei ne' giorni tuoi?
Numi, pietosi numi,
a Plistene, a Linceo
a sostener l'ingresso
de' reali soggiorni,
Ma quindi uscir potrai?
al tuo nome assicuri
Credo ch'io son l'oggetto
fumar questo terreno
ch'io goda i rai del dì...
non siano invendicate. (Snuda la spada)
Il mio dover lo chiede.
con quell'acciaro in pugno,
persuade i delitti,
m'espongo del tuo fallo
fuggi o perduto sei.
Occupate, o miei fidi, (Alle guardie)
Danao, non ingannarti
Padre, udisti finora
una figlia pietosa.
Or che, lode agli dei,
signor, ch'io faccia abuso.
Io seppi, e non mi pento,
se la clemenza tua,
Ah così potess'io
Ma vanta il nodo augusto
Ma nel silenzio ancora
è atteggiato il contento,

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