Metrica: interrogazione
278 settenari (recitativo) in Il trionfo di Clelia R 
Ogn'istante è un oltraggio.
Qui nel campo toscano
Orribile a tal segno
non solo il cor d'amante
Per voi dunque a tal segno
all'offerta d'un trono
              Sì, quel di Roma
mia suddita a momenti.
per crudeltà del fato
con quel dolce sembiante
se questo cor vedessi...
m'offri il tuo cor! Promesso
Ma la ragion di stato
Qual fausto amico nume
Il sacro nodo ancora
se gli affetti loquaci,
Vedesti, o principessa,
con tal compagno allato
potrà destarti amore...
la vittima infelice.
le ragioni in Tarquinio
modestia l'ardimento,
l'odio amistà si crede,
a quale infame eccesso
così potessi anch'io
fidare a chi l'accende
ah fu del mio segreto
                Ah sposo adorato,
Troppo esposta io qui sono;
e un disprezzato amore
Scopri un rival, mi vedi
l'unico tuo pensiero,
Per lei, lo giuro ai numi,
potesse un solo istante
se scemasse un sostegno,
Oh magnanimo, oh vero
Amico ha il re desio
Prence, un istante...
                                      Io deggio
che la bella Larissa
non hai rival Tarquinio;
Mannio, se qualche frode
questa pace ch'in petto
del valor dello sposo,
del gran genio di Roma
che possano atterrarmi
Signor, pronto al tuo cenno
altri qui non s'appressi. (Parte Mannio)
Ah se vincer potessi
ne scemasse la gloria,
Orazio, i nostri voti
son dannosi compagni
Bramare altra i Romani
Questa, che sì t'ingombra,
re, monarca qual sono,
sol pretendersi esenti?
Agli affetti privati
esser vogliam soggetti.
Son liberi d'affetti
Ma che mai da codesti
dotti principi tuoi,
l'esperienza è sempre
condottrice men cieca
che l'etrusca, la greca
là destinato è ognuno
già la scure paterna
Ma se voi non convince
altra ragion che l'armi,
Tutto fra quelle mura
fino al respiro estremo
Non v'è poter che basti
E se scritto è ne' fati
Ne' miei nemici ancora
il valor m'innamora.
d'un ardor generoso,
un vantaggioso patto
della mia sofferenza
un cittadino invitto,
(Dei, qual proposta!)
                                        (Al colpo
che di Roma il destino
o libera o in catene.
Che crudel sacrificio
prezzo gli affetti miei
sempre in campo non sono
capace io non sarei. (In atto di partire)
No, Clelia. (Guardandola con compassione)
                      E quale è mai?
Misera, ah qual m'asconde
nel finto patto, in mente
Va', pel cammin più corto
mesto, lento e confuso
e per la patria anch'essa
Chi mai finora intese
                            Ah Roma in breve
                        Eterni dei! (Pensoso)
istromento e sostegno?
l'invitto all'altra sponda
Odi. E degg'io fra questi
un cor romano in petto
Addio. (In atto di partire)
                Sentimi.
                                   Ah lascia,
che tuo tutto non sei, (Piange)
dalla tua la mia vita,
Sposa... io so... (Da quel pianto
Addio. (In atto di partire)
                Così mi lasci?
tempo or non è. Compiamo
entrambi il dover nostro;
quale ai Romani inspiri
Per qual ragion debbiamo
l'intrepida costanza,
Eh son queste, o Larissa,
piante troppo straniere
Ah de' Veienti il prence,
gloria o viltà si crede?
Qual fantasma improvviso
tranquilla spettatrice
può crederne capaci.
                       È fallace.
                         Io conosco.
della patria all'amore,
Ma in avvenir rifletti
Troppo, amica, eccedesti.
che l'odio suo per sempre
quanto poco è distante
dubbio, o Clelia, or tel rende?
E son l'etrusche schiere
E i difensori il passo
forse già fra catene
                      Ove vai?
in questo dì gli dei
                                  Oh dio!
sì odioso a te mi rende?
La pietà, che ho di Clelia,
Ma fra tutti gli amanti
solo incontrar degg'io
vergognoso spavento (Accennando Orazio)
un dì per vostro scorno
che fu da un ferro solo
No, compagni, io non voglio
franchi il ponte abbattete.
Orazio... Oh dio!... Per quale
Ma qual mai sì possente
sempre la trovo e sempre,
ovunque io volga il passo,
colpo si eviti. Andiamo
l'altro trascuro; e in due
contro i Romani a torto
calunnia di Tarquinio,
Che mai sarà? Ma questi
Leggiam. «Già che di Roma
Tarquinio». Oh fausti numi!
armato stuolo appresso
Già l'enorme attentato
A destra alcuna uscita
non ha il reale albergo,
Ah se quindi alla ripa
quinci e quindi occupate
consiglio, o numi. Ah presso
chi per pietà mi porge?
vada ogni impaccio (Getta il manto) e il fiume
ecco un destriero. Accetto
Dove, se in quest'estremo
Clelia, Clelia, ove sei? (Entra a destra)
non oserà... Ma il manto
sempre chiusi cancelli
A quel destrier, che a nuoto
Sconsigliata, ove corre,
troppo è per lei lontano.
Clelia? Ah la cerco invano.
Oh dio, già dal mio sguardo
quando sarà che a fronte
che in un animo istesso
quell'eroico dispetto,
Ma per la patria intanto
Chiaro di mia sventura
quando giustizia io rendo,
al tragitto e all'assalto
un testimonio ogn'ombra,
Olà; venga e s'ascolti
limpido il core in fronte
                   Oh strana, oh inudita
chiedere a te l'ingresso.
ammirarne il contegno,
veder fino a qual segno
Se tu, che nol cred'io,
S'altri mancò di fede,
                  Questo linguaggio
ch'io soffra ognor deluso
                       Noi difese?
Chi fallì si difenda,
                   Quando a dispetto
            Voi.
                      Noi di traditi
quel colpevole orgoglio.
l'inganno, il tradimento,
Dei che foste presenti
L'apparenza gli accusa,
in quell'aperta fronte,
Troppo, o Porsenna, eccede
No; ma di mia dubbiezza
tutto ciò non mi priva.
appresso al delinquente?
mi sottrassi a uno scorno;
E, Tarquinio, a tal segno...
a far del mondo intero,

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