Metrica: interrogazione
440 settenari (recitativo) in Ezio H 
Signor, mai con più fasto
la prole di Quirino
l'ombre e i silenzi; e Roma
al secolo vetusto
Godo ascoltando i voti
Dall'umiltà del padre
e a non sdegnarlo apprese
temer ch'ella non ami
e sia Massimo a parte
il terror de' mortali
che mirasse finora
in torbidi torrenti.
Le minacce, i lamenti
erravano indistinti
Né gran tempo dubbiosa
fugge il tiranno e cede
di tante ingiuste prede,
Se una prova ne vuoi,
mira le vinte schiere:
Ezio, tu non trionfi
tu il marzial decoro
rendesti al Tebro; e deve
L'Italia i suoi riposi
in asilo di pace
l'instabile elemento.
Con cento ponti e cento
le sparse isole unisce;
colle moli impedisce
E intanto su le sponde
di marmi adorne e gravi
Chi mai non sa qual sia
che, più saggia d'ogni altro,
alle prime scintille
lasciò i campi e le ville
So già quant'aria ingombra
qual può sperarsi adulta,
Gli auguri fortunati
quei doni istessi; e sappi
che fra gli acquisti miei
Ezio, donasti assai
nel rivederti; e caro
Ma Fulvia ove si cela?
Cara, di te più degno (A Fulvia nell’uscire)
mi fu sprone egualmente
se premio a' miei sudori
Ma come! a' dolci nomi
e di sposo e d'amante
                  Tanto rispetto,
in qualche parte almeno
i popoli dovranno
Io tal nol credo. Almeno
negandola al suo trono,
di Virginio io rinnovi,
per serbarla pudica,
Ah! Tu solo potresti
frangere i nostri ceppi,
all'amor tuo tradito
che non si svena al cielo
vittima più gradita
arbitri della terra,
al par del tuo valore
nelle offese diviene.
Ezio così tranquillo
Tu sei pur d'ogni laccio
Ezio, mille timori
e sperar non mi lice
È tempo, o genitore,
Tu pria d'Ezio all'affetto
ch'io soffra, ch'io lusinghi
d'Ezio stringer la mano,
Io d'ingannarti, o figlia,
non è il peggior de' mali
ch'abbia sposa la figlia
chi della tua consorte
merita ch'io ti scopra
Perde l'odio palese
tu puoi svenarlo; o almeno
Che sento! E con qual fronte
posso a Cesare offrirmi
tutta della sua colpa
vindice di sua morte
quel tiranno talora,
quell'istessa freddezza
io non consiglio, allora
utili all'alme vili,
Ogni diversa etade
Che l'odio della colpa,
che da' principi suoi
quando togliermi tenti
Ah! Se cara io ti sono,
le tue pari consiglia.
Un oltraggiato amore
Pria che sorga l'aurora,
invido alla sua gloria,
io saprò dagli eventi
prender consiglio. Intanto
il commettersi al caso
nell'estremo periglio
Del vincitor ti chiedo,
Onoria, a me perdona
la germana d'Augusto
sì minute richieste
questa del nostro sesso
s'ode da' labbri nostri
Parlano tanti e tanti
nel soggiorno è rimasta;
Un soverchio ritegno
ne parlan con rispetto;
Giacché tanto ti mostri
d'indole sospettosa.
all'amico non rendi.
Io, che son d'Ezio amico,
mostrati, o principessa,
Importuna grandezza,
ci neghi, ci contrasti
Ezio sappia ch'io bramo
comincia ad adombrarmi
quasi del suo sovrano;
e un suo cenno potria...
Basta, credo che sia
mal sicuro riparo
La prima arte del regno
Massimo, non è vero.
Chi fa troppo temersi
il volgo contumace
Signor, meglio d'ogni altro
rammentar che si deve
Del ciel felice dono
ma sembra il trono istesso
Il Tebro vendicato,
Se prodigo ti sono
Signor, quando fra l'armi
quando ottener poss'io,
Vuo' che il mondo conosca
che, se premiarti appieno
Ezio, il cesareo sangue
s'unisca al tuo. D'affetto
chiede un re, chiede un trono;
Ma un suddito tuo pari
signor, deve alla terra
ineguali imenei
Il mondo e la germana
d'un eroe corrispondo,
No, consentir non deggio
che comparisca Augusto,
Duce, fra noi si parli
di chi troppo richiede
E ben, la tua franchezza
che a te fosse castigo
queste illustri catene.
sa l'amor tuo?
                            Nol credo.
prima ottener procura;
vedi se tel contrasta.
Ma potrebbe altro amante
Vedria ch'Ezio difende
Saria più grande il dono,
uno sforzo in mercede.
Ezio che fin ad ora
quando il soglio abbandona
non prova fortunato
(Temerario!) Credea
quando in premio pretendo...
Vedrem se ardisce ancora
Non cedé, non s'oppose;
cauto le vie disegna
Troppo timida sei.
Ezio, gli obblighi miei
avvilir la mia mano
No, l'obbligo d'Onoria
al tuo amore infelice
Fulvia, ti vuol sua sposa (A Fulvia)
Di recartene il cenno
Qual dritto, qual ragione
ch'io lo sopporti? O pure
vuol che Roma si faccia
A Cesare nascondi,
Mostri, Fulvia, al sembiante
a chi deggio l'affetto.
Se prestar si dovesse
Anch'io, quando m'oltraggi
Via, per mio danno aduna,
o barbara fortuna,
sarà per questo core
rosseggia il nuovo giorno
e pur ancor d'intorno
Dovrebbe pure Emilio
che spingi a vendicarti
la man che l'assalì.
Già di guerrieri e d'armi
tutto il soggiorno è cinto.
Nol so. Nulla di certo
Vado a chiederlo io stesso. (In atto di partire s’incontra in Valentiniano)
m'insidiano la vita.
(Ardir). Come! E potrebbe
        Sì; ma il ciel difende
del mio notturno albergo
al tentar delle piume
                    Lascia ch'io vada
Ma chi del tradimento
l'error mi pagheranno.
Io non so figurarmi
È ben ver che l'amore,
Ezio amato si vede,
è pien d'una vittoria,
arbitro è delle schiere...
Credi Fulvia capace
La minaccia, l'orrore
di castigo e di morte
E puoi d'un tuo delitto
Folle! La sua ruina
d'un femminil talento
a chi di te più visse
Insegnar mi vorresti
i tuoi labbri loquaci
il monarca assalito,
o mi disciogli o quando
Ah perfida! Conosco
Va'; dell'affetto mio,
se taccio, al giorno estremo
Ah, qual consiglio mai...
In te del tradimento
Ha troppe prove il Tebro
superar con l'imprese
So che la tua ruina
la più crudel vendetta
questa tua sicurezza?
sventure io ti predico;
nel cor candido e puro
non è barbaro o stolto.
E se perde un mio pari,
conosce anche un tiranno
Varo, che rechi?
                                È salva
può giovar l'opra mia?
A lui dunque si vada.
La tua compiango, amico,
ei non è menzognero.
Se non lodo il suo fasto,
impiegar l'opra mia;
Che ad altri io voglia mai,
Seguirò il tuo consiglio
il simulare. Io sento
il fingere è permesso;
era oggetto all'invidia,
così cangia d'aspetto
Purtroppo, o sorte infida,
al suo merto, al suo nome
incredulo il mio core
ricusa quella mano
Ah dell'ingiuria mia
Allor che mel rammento,
la gloria... l'onor mio...
più l'altrui debolezza
solo con vendicarti
una giusta vendetta;
si trovi il reo. Potrebbe
potrebbe anche pentirsi,
Se fosse quel superbo
Or ve' com'è ciascuno
che a suo piacer dispone
d'Onoria innamorata,
Temerario! Ah non voglio
Ei vedrà se mancarmi
possan regni e corone,
tu devi ad uno sposo,
e al pacifico invito
ch'è un'anima superba,
rammentando i perigli,
se giova alla tua pace,
Signore, il tuo disegno
solamente a premiarlo?
(Oh inganno!) Attila!
                                         E come?
Un messaggier di lui
me ne recò pur ora
ma che può, raddolcito
dal tuo nobile amore,
necessario si creda;
giova perché s'avveda
che al popolo romano
Egli il saprà; ma intanto
posso del tuo consenso
Ezio favelli e poi
Olà, qui si conduca (Esce una comparsa, la quale, ricevuto l’ordine, parte)
condurlo prigioniero;
Augusto, ah rassicura
con soave catena
Ma potrò lusingarmi
Ah! Se d'Ezio non era
Ma cara alla sua vita
del popolo, che l'ama,
per te dubbia mi rendo.
d'ignoto traditore,
Col suo giudice solo
Ezio qui giunge. (Vedendo venire Ezio)
                                 (Oh dio!)
T'assidi al fianco mio. (A Fulvia)
Suddita non è mai
(Stelle, che miro! In Fulvia (Nell’uscire, vedendo Fulvia, si ferma)
come tanta incostanza!)
del figurato eccesso,
Ma il delitto sia vero;
È d'Attila la fuga
tutte le forze e l'armi,
Son reo perché conosco
Cesare, non curarti
Che diresti?
                         Direi
che produce un tiranno
direi che desta invidia
in me que' tradimenti
come un reo pertinace
a convincer m'accingo.
Solo un giudicio io chiedo
contrastando la sposa
il tuo foco primiero,
manca la mia costanza.
per mio piacer di nuovo
che godi alle sue pene...
E se i miei labbri mai
ch'io t'amo a te diranno,
Qual ardir, qual baldanza!
toglietemi davanti
serbatelo al mio sdegno.
per questa ogni vittoria.
Non t'invidio l'impero,
non ho cura del resto;
è trionfo leggiero
Vedi, amico, qual fede
Massimo, ferma. Io meglio
giacché le sono odioso,
Cesare, io corro a lei;
il dover mi consiglia.
Ah! Lo so ch'io dovrei
così mi sento oppresso
nel vederlo infelice,
si forma nel mio petto
Eccolo. Oh come altero,
come lieto s'avanza!
Questi del tuo germano (Mostrando le catene)
e poi co' lacci intorno
L'ingiustizia di lei
Del tentativo ascoso
scopri la trama e appieno
dell'innocenza mia
Dunque con tanto fasto
che non possa incolparti,
Onoria, per salvarmi
Non è il peggior de' mali
Il viver si misura
Ma coloro che vanno
per l'orme ch'io segnai,
Se di te non hai cura,
ed è poca difesa
Onoria, e tu sei quella
Viva ingrato, mi renda
d'ogni speranza priva,
E se pur la tua vita
cerca almeno una morte
E ben, da quel superbo
Ezio, per quel ch'io vedo,
Quanto è facile, Onoria,
apprendano qual sia
ma soffrilo. Nel duolo
un momento di vita
Disponi i tuoi più fidi
e se al mio fianco appresso
Ubbidirò. Ma sai
Tutto m'è noto. A questo
cautamente succeda.
a tuo piacere affretta;
Ma che vuoi? Mi si dice
che un barbaro, che un empio,
seguitar mi conviene.
richiamato io credei
(Che audace!) Ezio, fra noi
il mio rigor detesto;
S'altro a dirmi non hai,
Non potea dirti Onoria
fedel ti corrisponde?
Impaziente attende
a' reciprochi segni
I benefici tuoi
No, Fulvia; attendi prima
quanto ogni voto avanza,
Ogni cura, ogni tema
Eseguito è il tuo cenno;
Corri; l'esangue spoglia
che gli commise il colpo,
s'era infido il mio sposo?
che si pasce di sangue
ma di pietà son degno
E dovrò figurarmi
che l'offensore obblia
a fabbricarti il danno,
Cesare, alla mia fede
Ah! Che d'Onoria ai detti
dal mio sonno io mi desto.
Finché il reo non si trova,
Sol perché Onoria il dice?...
che il traditor m'è caro,
insidiar mi potea?
Io commisi ad Emilio
Io, perfido, son quella
vendicata sarei,
non gemerebbe oppressa
Puniscimi, assicura
il naturale affetto,
A suo piacer la sorte
Nelle dubbiezze estreme
mia speme, mio sostegno,
Tutte le mie sventure
per salvarti, accusarmi.
Vanne; non rammentarmi
quanto per te perdei,
E contrastar pretendi
testimonio verace?
col pianto in su le ciglia
son queste ch'io respiro?
Per le strade m'aggiro
di tragedie feconde,
vennero a questi lidi
le domestiche furie
Là d'un monarca ingiusto
d'un padre traditore
qua la colpa m'agghiaccia;
Oh immagini funeste!
Oh memorie! Oh martiro!
Inorridisci, o Roma;
dai vicini perigli
qual furor ti consiglia?
Chi vuol salva la patria
Che indegno! Egli la morte
d'un innocente affretta
Va' pur; forse il disegno
Ah traditori! Amico, (A Massimo)
Punisco un empio.
                                    È questa
                      Al sen d'Augusto
non passerà quel ferro,
che tu debba i tuoi giorni,
Cesare, a questa mano
Anima grande, eguale
della mia tenerezza,
la salvezza di Varo,

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