Metrica: interrogazione
295 settenari (recitativo) in Issipile B 
Ah per pietà del mio
corri, vola, t'affretta,
le congiure, i tumulti
con intrepido volto
                    Se tardi, amica,
giunge Eurinome.
                                   E come
Rodope, principessa,
del sesso vilipeso
ma dopo aver tre volte
viste da noi lontano
ma ci portan sugli occhi
e le barbare amiche
Ah vendetta, vendetta.
fian le querule voci
i germani, i consorti
de' femminili sdegni
Sì sì di morte è rea
chi pietosa si mostra.
già sai... Quando sul lido
Inutil cura! Io stessa
rassicurar, celando
Vieni, o dolce mia cura,
e tutto, o figlia, io sento
or che appresso mi sei (L’abbraccia)
Issipile sì mesta?
Qual mai freddezza è questa
Se l'imeneo ti spiace
del prence di Tessaglia
T'inganni. Io qui non sono
Issipile adorata,
È necessario effetto
involar questo vanto?
vuoi che di te mi fidi;
e tentava frattanto
che alla tua debolezza
E perché donna sei
non ve n'ha che protegga
Oh terror... Ma... Traveggo?
                 Ah non scoprirmi.
mi sia permesso almeno
che al prence di Tessaglia
tutti gli uomini estinti
dalle offese di Lenno
Ti perdi se disprezzi
Eh ch'io non presto fede
del tessalo Giasone
Si sgomenti al periglio
tanto il passo inoltrai
Tu ritorni ad esporti (Learco in disparte)
l'altrui furor deluso
m'involerà il mio fato
che nel comune errore
che a tal figlia io son padre,
Ah rapitemi il trono,
Che ascoltai! Dunque il vero
Sì. La frode ingegnosa
ripete il nome mio.
Issipile si perde.
Fuggi, fuggi da questa
se il sospetto s'avvera,
difesa più sicura.
E a chi di tanta cura
Deh parti. Fra quei rami
Oh come il ciel seconda
e la frode e l'ardire,
ottenere, rapire,
per sorte o per ingegno,
una barbara figlia
nelle vene d'un padre.
Senti. Al bosco m'attendi
in questo che dal porto
Ravvisar lo potesti? (Ad Eurinome)
No. Ma fra pochi istanti
Invano all'ira mia (Di dentro)
               Principe!
                                   È questa
d'un improvviso arrivo
la schiera insidiosa
Rodope va'. Prescrivi
che del tessalo prence
solo i Lenni comprende. (Parte Rodope)
Agevolò l'impresa
nelle tazze fallaci
invendicato il sangue
non resterà. Ne giuro
Il nome della rea
basterà per placarti.
i dolci affetti amore
di questa a cui commise
idol mio, la tua gloria.
Un delitto sì nero
Qual voce il cor m'offese?
complice del tuo fallo
che palesa il sembiante
la dolcezza mentita
di que' sguardi fallaci
Dal cor dell'idol mio
un error che m'offende
Ah che per tutto io veggo
qualche oggetto funesto
Voi solitari orrori
da' seguaci rimorsi
non sospira il tragitto,
Numi! Chi giunge mai?
Misera me. Qual gielo
Non celarti al mio sguardo.
Spiegami il tuo ritorno.
Qui pria di me dovrebbe
vola a Giasone. Digli (S’incontra in Eurinome e la crede Rodope)
che vive il re, che seco
Giason co' suoi seguaci
Ah non fia ver. Che tutto
Già da lungi rimiro
Ed ascoltar già parmi
gli animi più virili
mi sgrida, mi rinfaccia
Il bianco crin rimira
L'orror di queste piante
Alla dea delle selve
Per le ceneri istesse
Che avvenne? Io son di sasso. (S’alza)
Dei! Learco in catene?
Misera me! T'uccido
quanto figlio mi costa
di questi amari amplessi
Eurinome si tragga
Pietà, Rodope.
                             E vuoi
S'affretti la sua morte,
Vedi nella mia sorte
Compagne, in questo loco
a Nemesi men grata
In faccia al popol tutto
per deluder l'insano
i miei detti veraci?
Non voglio che il mio dono
e libertade e vita. (Lo scioglie)
Dal tuo letargo antico
Io non ti voglio in seno
E sarà ver che tanto
accresceresti un nuovo
confessar non vorresti
giudicasti costei
Ma nasce il giorno; e voi (Siede sopra un sasso)
con tumulto più lento
e le fiere vicende
Abbastanza finora
dopo tanti perigli
Ma che veggo? Il rivale
Oh imagine crudele
la vita a chi m'uccide. (Impugna uno stile)
Mori... Che fo? Son questi (Vuol ferirlo e si pente)
perdo la mia vendetta
tormentosa memoria
No. La man disarmata
Prence! Tradito sei. (Scuote Giasone e fugge)
               Ah barbara donna
merita un gran castigo
empia, spogliar vorresti,
Può radunar la sorte
non ti convince assai?
Sì veramente ho grandi
Ma se 'l tuo labbro...
                                       Il labbro
Perfida, e crederesti
te confusa ed armata,
Tessaglia non produce
                  Vidi abbastanza.
che son reo se t'ascolto.
                     Parti.
                                  E l'amore?
Ah furie abitatrici
Fermati. (La trattiene)
                    Che pretendi?
                  Lasciami in pace.
                      Non voglio.
È delitto il mirarti.
Partì. Lode agli dei.
Vi seducea quel pianto
Lunge da questo cielo
Signor! M'inganno? O sei
Vedesti un infelice
poco dal mio diverso
Ah di tutto innocente
Le femminili schiere,
così senza seguaci,
né il tuo sangue risparmi
Destatevi, sorgete,
troncate le dimore. (Con impazienza e fretta)
No, restar non vogl'io
d'Issipile al periglio
alle tremule membra
ogni timida fiera
depone il suo timore
Ogni nostra speranza
per queste vie romite.
Nelle tessale tende
Sollecito dubbioso
qualche nuncio funesto
temo ascoltar. Per questa
più solitaria parte
Signor, soffri al tuo piede (Se gl’inginocchia innanzi)
Traditor non offrirti
La morte io meritai
signor, quando tentai
pietà nel mio regnante
un giovanile errore
che persuase amore,
sempre in clima straniero,
ramingo, pellegrino,
scherzo di reo destino,
E quel che più m'affanna,
la stanchezza mi rende
lo spirto mi divide
(Quel disperato affanno
Da' tuoi disastri impara
a rispettar, Learco,
Ah signor, tu mi lasci
che di più posso darti?
O de' numi clementi (Va allungando queste parole rivoltandosi impaziente che i compagni giungano)
di tutti mi ristora
E dubbioso e tremante
Qual nera frode?
                                 Alfine
                    Toante,
Puoi togliermi l'avanzo
d'una vita cadente
che mi rese molesta
V'è però gran distanza
Ogni animal che vive
Tremerei se credessi
il fulmine di Giove,
non è l'ira celeste
Tranquillo esser non puoi.
So che nasce con noi
ad evitar le colpe,
che diventa castigo
ancora a lor dispetto,
Questo de' cori umani
quell'inutile acciaro. (A Toante)
E pur quel regio aspetto,
che al piacer d'un acquisto
Qual è del tuo spavento
qualche scintilla in seno
Va', combatti; procura
Emendi un atto grande
ogni fallo passato;
Issipile ne reca
i deboli nemici
E tanta si ritrova
le fiere abitatrici
nelle tessale tende
Fra' seguaci dell'empio
di Learco i seguaci?
a che mai di funesto
il traditor Learco
Sì quel Learco istesso
che te dal sonno oppresso
funestar co' sospetti
Lasciami il peso, o cara,
è troppo gran periglio
Ma troppo, o principessa,
non ti sarà severa.
Io mi perdo in sì grande
Ah che cercando il figlio
m'involano il riposo
più mi sento per lui
Issipile, respira;
insidiosi legni
a tal segno la strage
che appaia all'altrui ciglio
Sì, ma quel di Toante
Qual furor ti trasporta?
Issipile, che giova
Ah raffrenar non posso
L'empio trafigge il padre,
quella tenera figlia
Potesti a questo segno (Issipile si ferma)
che Issipile dovesse
all'onor, non al letto
E divenir tu vuoi
Dunque un'altra m'addita
Non pensar che d'un padre
Col tuo sposo fedele
la vita che m'avanza,
Vuoi vedermi al tuo piede
d'orribile ha l'inferno (S’alza furiosa)
Io delle furie tutte,
per strapparti dal seno,
Fremo... Non ho consiglio...
adesso il vostro aiuto.
Svenala pur. Ma venga
e la legge primiera
A voi dunque, o d'Averno
di vendicar nel figlio
quella pietà che ammiri,
sostener del tuo scempio
tremo, palpito e tutto
Ferma. Che fai?
                                Non spero
l'allegrezza compensi
è perigliosa e vana,

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