Metrica: interrogazione
106 settenari (pezzi chiusi) in Temistocle H 
   Ch'io speri? Ah padre amato,
e come ho da sperar?
Qual astro ha da guidar
   Mi fa tremar del fato
l'ingiusta crudeltà;
ma più tremar mi fa
   Chi mai d'iniqua stella
provò tenor più rio?
Chi vide mai del mio
più tormentato cor?
   Passo di pene in pene;
questa succede a quella;
ma l'ultima che viene
è sempre la peggior. (Parte)
   Io partirò; ma, tanto
se l'amistà ti spiace,
non ostentar per vanto
questo disprezzo almen.
   Ogni nemico è forte,
l'Asia lo sa per prova;
spesso maggior si trova,
quando s'apprezza men. (Parte)
   Contrasto assai più degno
comincerà, se vuoi,
or che la gloria in noi
l'odio in amor cambiò.
   Scordati tu lo sdegno,
io le vendette obblio;
tu mio sostegno ed io
tuo difensor sarò. (Parte con Sebaste e seguito)
   È spezie di tormento
questo per l'alma mia
eccesso di contento
che non potea sperar.
   Troppo mi sembra estremo;
temo che un sogno sia;
temo destarmi e temo
a' palpiti tornar. (Parte)
   Sceglier fra mille un core,
in lui formarsi il nido
e poi trovarlo infido
è troppo gran dolor.
   Voi che provate amore,
che infedeltà soffrite,
dite se è pena e dite
se se ne dà maggior. (Parte)
   Fu troppo audace, è vero,
chi primo il mar solcò
e incogniti cercò
   Ma senza quel nocchiero
sì temerario allor,
quanti tesori ancor
   Tal per altrui diletto
le ingannatrici scene
soglion talor d'aspetto
sollecite cambiar.
   Un carcere il più fosco
reggia così diviene;
così verdeggia un bosco
dove ondeggiava il mar. (Parte)
   Ah d'ascoltar già parmi
quella guerriera tromba
che fra le stragi e l'armi
m'inviterà per te.
   Non mi spaventa il fato,
non mi fa orror la tomba,
se a te non moro ingrato,
mio generoso re. (Parte)
   Oh dei, che dolce incanto
è d'un bel ciglio il pianto!
Chi mai, chi può resistere?
Quel barbaro qual è?
   Io fuggo, amato bene,
che, se ti resto accanto,
mi scorderò d'Atene,
mi scorderò di me. (Parte)
   Di' che a sua voglia eleggere
la sorte sua potrà;
di' che sospendo il fulmine
ma nol depongo ancor,
   che pensi a farsi degno
di tanta mia pietà,
che un trattenuto sdegno
sempre si fa maggior. (Parte col seguito de’ satrapi e le guardie)
   Di quella fronte un raggio,
tinto di morte ancor,
m'inspirerà coraggio,
m'insegnerà virtù.
   A dimostrarmi ardito
m'invita il genitor;
sieguo il paterno invito
senza cercar di più. (Parte)
   Aspri rimorsi atroci,
figli del fallo mio,
perché sì tardi, oh dio,
mi lacerate il cor!
   Perché, funeste voci
ch'or mi sgridate appresso,
perché v'ascolto adesso
né v'ascoltai finor! (Parte)
   Mai non sarà felice,
se i pregi tuoi vuol dir,
lo sconsigliato ardir
   Quel che di te si dice
tanto non può spiegar
che giunga ad uguagliar

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