Metrica: interrogazione
100 settenari (pezzi chiusi) in Semiramide P2 
   Non so se più t'accendi (A Tamiri)
a questa, a quella face.
Ma pensaci, ma intendi.
Forse chi più ti piace
più traditor sarà.
   Avria lo stral d'amore
troppo soavi tempre,
se la beltà del core
corrispondesse sempre
del volto alla beltà. (Parte con Sibari)
   Vorrei spiegar l'affanno,
nasconderlo vorrei.
E mentre i dubbi miei
così crescendo vanno
tutto spiegar non oso,
tutto non so tacer.
   Sollecito, dubbioso
penso, rammento e vedo
e agl'occhi miei non credo,
non credo al mio pensier.
   Come all'amiche arene
l'onda rincalza l'onda
così sanar conviene
amore con amor.
   Piaga d'acuto acciaro
sana l'acciaro istesso;
ed un veleno è spesso
riparo all'altro ancor.
   Voi non sapete quanto
giovi a destar faville
quell'improviso pianto
che versan due pupille
in faccia al caro ben.
   Ogni bellezza altera
va dell'altrui dolore;
si rende poi men fiera
e alfin germoglia amore
alla pietade in sen.
   Spera goder vicino
pieno d'amore e pace
rivolto il tuo destino
in aria di pietà.
   Già la mia fede impegno
che il tuo rivale indegno
alfin s'abbatterà.
   Tu mi disprezzi ingrato (A Scitalce)
ma non andarne altero;
trema d'aver mirato
superbo il mio rossor.
   Chi vuol di me l'impero
passi quel core indegno.
Voglio che sia lo sdegno
foriero dell'amor.
   Voi che le mie vicende,
voi che i miei torti udite
fuggite, sì fuggite.
Qui legge non s'intende, (Ad Ircano)
qui fedeltà non v'è. (A Mirteo)
   E puoi tiranno, e puoi
senza rossor mirarmi? (A Semiramide)
Qual fede avrà per voi
chi non la serba a me?
   Vieni, che poi sereno
alla tua bella in seno
ti troverà l'aurora
quando riporta il dì.
   Farai d'invidia allora
impallidir gli amanti
e senza affanni o pianti
tu goderai così.
   Non so se sdegno sia,
non so se sia pietà
quella che l'alma mia
così turbando va.
Forse tu meglio assai
l'intenderai di me.
   Pensa che odiar vorrei,
pensa che il reo mi piace.
De' giorni miei la pace
tutta confido a te.
   In braccio a mille furie
sento che l'alma freme,
sento che unite insieme
colle passate ingiurie
tormentano il mio cor.
   Quella l'amor sprezzato
dentro il pensier mi desta
e mi rammenta questa
l'invendicato onor.
   Fuggi dagli occhi miei
perfido ingannator;
ricordati che sei,
che fosti un traditor,
   Misera a chi serbai
amore e fedeltà,
a un barbaro che mai
non dimostrò pietà,
   Fra tanti affanni miei
vorrei... Ma poi mi pento
e palpitando io vo...

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