Metrica: interrogazione
132 settenari (pezzi chiusi) in Semiramide H 
   Non so se più t'accendi (A Tamiri)
a questa o a quella face;
ma pensaci, ma intendi;
forse chi più ti piace
più traditor sarà.
   Avria lo stral d'amore
troppo soavi tempre,
se la beltà del core
corrispondesse sempre
del volto alla beltà. (Parte con Sibari)
   Vorrei spiegar l'affanno,
nasconderlo vorrei;
e mentre i dubbi miei
così crescendo vanno,
tutto spiegar non oso,
tutto non so tacer.
   Sollecito, dubbioso
penso, rammento e vedo;
e agli occhi miei non credo,
non credo al mio pensier. (Parte)
   Ah non è vano il pianto
l'altrui rigore a frangere;
felice chi sa piangere
in faccia al caro ben!
   Tutte nel sen le belle,
tutte han pietoso il core;
e presto sente amore
chi ha la pietà nel sen. (Parte)
   Talor, se il vento freme
chiuso negli antri cupi,
dalle radici estreme
vedi ondeggiar le rupi
e le smarrite belve
le selve abbandonar.
   Se poi della montagna
esce dai varchi ignoti,
o va per la campagna
struggendo i campi interi
o dissipando i voti
de' pallidi nocchieri
per l'agitato mar.
   Tu mi disprezzi, ingrato; (A Scitalce)
ma non andarne altero;
trema d'aver mirato,
superbo, il mio rossor.
   Chi vuol di me l'impero
passi quel core indegno.
Voglio che sia lo sdegno
foriero dell'amor. (Parte)
   Voi che le mie vicende,
voi che i miei torti udite,
fuggite, sì fuggite;
qui legge non s'intende,
qui fedeltà non v'è.
   E puoi, tiranno, e puoi (A Semiramide)
senza rossor mirarmi?
Qual fede avrà per voi
chi non la serba a me? (Parte con Sibari)
   A te risorge accanto
la speme nel mio sen,
come dell'alba al pianto
sull'umido terren
   Se guida mia si fa
l'amica tua pietà,
non temo del mio ben
   Vieni, che in pochi istanti
dell'idol tuo godrai
e ogni rival farai
d'invidia impallidir.
   Piangano i folli amanti
per ammollire un core;
per te non fece amore
le strade del martir. (Parte)
   L'eterne tue querele
soffribili non sono.
Odiami, ti perdono,
se amar mi vuoi così.
   Co' pianti dell'aurora
cominciano i tuoi pianti;
né son finiti ancora
quando tramonta il dì. (Parte)
   Crudel! Morir mi vedi
e il mio dolor non credi?
E insulti al mio dolor?
   Empia! Mi sei palese
e vanti ancor difese?
E vuoi tradirmi ancor?
   Che crudeltà!
                              Che inganno!
Che affanno è quel ch'io sento!
   Qual astro in ciel splendea
quel dì che un'alma rea
seppe inspirarmi amor?
   In mezzo alle tempeste
scoglio battuto in mar
da lungi fa tremar
   Fra l'onde più funeste
lo scoglio tuo sarò;
e il fasto io frangerò
   In braccio a mille furie
sento che l'alma freme;
tutte le sento insieme,
tutte d'intorno al cor.
   Delle passate ingiurie
quella l'idea mi desta;
l'odio fomenta questa
del contrastato amor. (Parte)
   Fuggi dagli occhi miei,
perfido, ingannator.
Ricordati che sei,
che fosti un traditor,
   Misera, a chi serbai
amore e fedeltà!
A un barbaro che mai
non dimostrò pietà,
   D'un genio che m'accende
tu vuoi ragion da me?
Non ha ragione amore
o, se ragione intende,
subito amor non è.
   Un amoroso foco
non può spiegarsi mai;
di' che lo sente poco
chi ne ragiona assai,
chi ti sa dir perché. (Parte)
   Immagine sì bella
grata l'Iberia onori;
ed in Fernando adori
   Di sì propizia stella
finché scintilla il lume,
padre, monarca e nume
Fernando a lei sarà.

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