Metrica: interrogazione
54 tronchi in Attilio Regolo Q  (pezzi chiusi) 
qualche volta ancor di me.
di chi vive sol per te. (Parte)
sempre il dolor non è.
solo è dannoso a te. (Parte)
l'oggetto di mia fé,
come penò con me
in cui l'avvolse amor;
assai tremò finor,
lasciami nell'error.
che opprime affatto un cor. (Parte)
e lo torna a riveder.
si convertono in piacer. (Parte)
perde la patria in te.
prodigo il ciel non è. (Parte il console seguito dal Senato e da’ littori e resta libero il passaggio nel tempio)
la mia servitù.
l'istessa virtù. (Parte seguito da Publio, Licinio e popolo)
quel ch'io non posso dir!
cara, da un tuo sospir. (Parte)
mi rispinge in mezzo al mar.
incomincio a disperar. (Parte)
dipinta dal timor.
quando è dubbioso ancor. (Parte)
padre, lo verserò.
tanta virtù non ho. (Parte)
alma grande, parlando con te!
non cambiasse la sorte d'un re. (Parte)
chi più virtù non ha.
perduta libertà. (Parte)
mi sento cangiar.
mi fate tremar. (Parte)
ma salvate il genitor.
di costanza e di valor. (Parte)
incomincia a comparir.
io mi possa sovvenir. (Parte)
è un incognito sentier.
han gli dei qualche pensier. (Parte)
è languido splendor.
ma non lo fa minor. (Parte)
fiamme di gloria in sen.
so meritarle almen. (Parte)
per questo cor? (Parte)
risponderà. (Parte)
un esempio di viltà.
ma tiranno in voi si fa. (Parte con Publio)
quel dolor che la turbò.
quando in pioggia si cangiò. (Parte)
ma non la curo in me.
lode agli dei, non è. (Parte)
noi trionfiam per te.

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