Metrica: interrogazione
104 settenari (pezzi chiusi) in Siroe P3 
   Se il mio paterno amore
sdegna il tuo cuore altero,
più giudice severo
che padre a te sarò.
   E l'empia fellonia
che forse volgi in mente
prima che adulta sia
nascente opprimerò. (Parte)
   Se tu mi vuoi felice,
se raddolcir lo puoi,
tempra gli sdegni suoi,
parlagli tu per me.
   E tu german ascolta
quanto per me ti dice
e pensa un'altra volta
che degno del tuo sdegno
l'affetto mio non è. (Parte)
   Se al ciglio lusinghiero,
se mostro ai detti amor,
il ciglio è menzognero,
il labro è mentitor,
   Credimi audace o stolto
s'io non ti posso amar
ma scordati il mio volto,
ma più non mi contar
   Solo di te mi fido;
vedi che ad ogni passo
nei lacci d'un infido
barbaro traditor
   Mi salvi la pietà
del tuo fedele amor
dall'empia crudeltà
   Vedeste mai sul prato
cader la pioggia estiva?
Talor la rosa avviva
a la viola appresso;
figlio del prato istesso
è l'uno e l'altro fiore
ed è l'istesso umore
che germogliar gli fa.
   Il cor non è cangiato
se accusa o se difende.
Una cagion m'accende
di sdegno e di pietà. (Parte)
   Combattono il mio core
la speme ed il timore.
Se dico al cor: «Che speri?»
se dico al cor: «Che temi?»
rispondere non sa.
   Nel mio dubbioso stato
fabro ingegnoso il fato
del mio dolor si fa. (Parte)
   Ebbi da te la vita;
ingrato non ti sono
col renderti quel dono
che misero ti fa.
   Dirò chiudendo i rai:
«Padre, vissuto ho assai,
s'io vissi caro a te
la mia più bella età». (Parte)
   Mi chiami traditore!
E pur vedi il mio core,
e pur ben sai qual è.
   Ti voglio vendicato;
quando sarai sul trono
dirai che fido io sono
perché mancai di fé. (Parte)
   Tu di pietà mi spogli,
tu desti il mio furor,
tu solo, o traditor,
   Non dirmi, no, spietato;
è il tuo crudel desio,
ingrato, e non son io
   Facciano il tuo spavento
rimorso e pentimento.
L'orrore ed il timore
misero ognor ti renda
e tornino a vicenda
   Ti porti la tua sorte
sino a bramar la morte;
e per vendetta mia
un ferro non vi sia
   Gelido in ogni vena
scorrer mi sento il sangue;
l'ombra del figlio esangue
m'ingombra di terror.
   E per maggior mia pena
vedo che fui crudele
a un'anima fedele,
a un innocente cor. (Parte)
   Tu mi volesti estinto,
io non ti voglio oppresso.
Del mio nemico istesso
io difensor sarò.
   Serbati pur in vita.
Sì sventurato sei
che tanti oltraggi miei
più rammentar non so. (Parte)
   I suoi nemici affetti
di sdegno e di timor
il placido pensier
   Se nascono i diletti
dal grembo del dolor
oggetto di piacer

Notice: Undefined index: metrica in /home/apostolo/domains/progettometastasio.it/public_html/library/opera/controllers/Metrica/queryAction.php on line 8