Metrica: interrogazione
138 settenari (pezzi chiusi) in Semiramide B 
   Non so se più t'accendi (A Tamiri)
a questa, a quella face;
ma pensaci, ma intendi;
forse chi più ti piace
più traditor sarà.
   Avria lo stral d'amore
troppo soavi tempre,
se la beltà del core
corrispondesse sempre
del volto alla beltà. (Parte con Sibari)
   Vorrei spiegar l'affanno,
nasconderlo vorrei;
e mentre i dubbi miei
così crescendo vanno,
tutto spiegar non oso,
tutto non so tacer.
   Sollecito, dubbioso,
penso, rammento e vedo
e agli occhi miei non credo,
non credo al mio pensier. (Parte)
   Maggior follia non v'è
che per godere un dì
questa soffrir così
   Io giuro amore e fé
a più d'una beltà
né serbo fedeltà
   Come all'amiche arene
l'onda rincalza l'onda,
così sanar conviene
amore con amor.
   Piaga d'acuto acciaro
sana l'acciaro istesso
ed un veleno è spesso
riparo all'altro ancor. (Parte)
   Voi non sapete quanto
giovi a destar faville
quell'improvviso pianto
che versan due pupille
in faccia al caro ben.
   Ogni bellezza altera
va dell'altrui dolore;
si rende poi men fiera
e alfin germoglia amore
alla pietade in sen. (Parte)
   Talor se il vento freme
chiuso negli antri cupi,
dalle radici estreme
vedi ondeggiar le rupi
e le smarrite belve
le selve abbandonar.
   Se poi della montagna
esce dai varchi ignoti,
o va per la campagna
struggendo i campi interi
o dissipando i voti
de' pallidi nocchieri
per l'agitato mar. (Parte)
   Tu mi disprezzi ingrato (A Scitalce)
ma non andarne altero;
trema d'aver mirato
superbo il mio rossor.
   Chi vuol di me l'impero
passi quel core indegno.
Voglio che sia lo sdegno
foriero dell'amor. (Parte)
   Voi che le mie vicende, (Ad Ircano)
voi che i miei torti udite (A Mirteo)
fuggite, sì fuggite,
qui lege non s'intende,
qui fedeltà non v'è.
   E puoi tiranno, e puoi
senza rossor mirarmi? (A Semiramide)
Qual fede avrà per voi
chi non la serba a me? (Parte con Sibari)
   Io veggo in lontananza
fra l'ombre del timor
di credula speranza
un languido splendor
   Avvezzo a ritrovarmi
son io fra tante pene
che basta a consolarmi
l'immagine d'un bene,
   Vieni, che poi sereno
alla tua bella in seno
ti troverà l'aurora
quando riporta il dì.
   Farai d'invidia allora
impallidir gli amanti;
e senz'affanni e pianti
tu goderai così. (Parte)
   Non so se sdegno sia,
non so se sia pietà
quella che l'alma mia
così turbando va.
Forse tu meglio assai
l'intenderai di me.
   Pensa che odiar vorrei;
pensa che il reo mi piace.
De' giorni miei la pace
tutta confido a te. (Parte)
   Il ciel mi vuole oppresso;
ma su le mie ruine
il vincitore istesso
impallidir farò.
   E se l'ingiusto fato
vorrà ch'io cada alfine,
cadrò ma vendicato,
ma solo non cadrò. (Parte)
   In braccio a mille furie
sento che l'alma freme,
sento che unite insieme
colle passate ingiurie
tormentano il mio cor.
   Quella l'amor sprezzato
dentro il pensier mi desta
e mi rammenta questa
l'invendicato onor. (Parte)
   Fuggi dagli occhi miei
perfido, ingannator.
Ricordati che sei,
che fosti un traditor,
   Misera a chi serbai
amore, fedeltà?
A un barbaro che mai
non dimostrò pietà,
   D'un genio che m'accende
tu vuoi ragion da me?
Non ha ragione amore
o se ragione intende,
subito amor non è.
   Un amoroso foco
non può spiegarsi mai.
Di' che lo sente poco
chi ne ragiona assai,
chi ti sa dir perché. (Parte)
   Fra tanti affanni miei
vorrei... Ma poi mi pento
e palpitando io vo...

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