Metrica: interrogazione
47 ottonari in Siroe P3 
   Ancor io penai d'amore,
fui tradito e piansi assai. (A Laodice)
Tu puoi dir tutto il mio core, (A Siroe)
tu lo sai chi mi tradì.
   Non fidarti ad ogni sguardo (A Laodice)
che bugiardo e menzognero
non s'accordi col pensiero.
Ma di te che fido sei
non saprei temer così. (Parte)
   Quando amor v'infiamma il core
dolce e caro è il vostro amore
e contento il cor ci fa.
   Ma sarebbe a noi più caro
se voi foste adorne al paro
di costanza e di beltà. (Parte)
   Far di più sorte tiranna
non potrai per tormentarmi
col tuo barbaro rigor.
   Far non puoi che mentre io peno
pur non resti a consolarmi
l'innocenza del mio seno,
la costanza del mio cor. (Parte)
   Fra l'orror de la tempesta
che a le stelle il volto imbruna,
qualche raggio di fortuna
già comincia a scintillar.
   Dopo sorte sì funesta
sarà placida quest'alma.
E godrà tornata in calma
i perigli a rammentar.
   Son nocchiero che nell'onde
è costretto a gittar l'oro
per cui vede la sua nave
troppo grave naufragar.
   Volge un guardo a quel tesoro,
«Infelice che farò!
La ricchezza io perderò
che salvai per tanto mar». (Parte)
   Non vi piacque ingiusti dei
ch'io nascessi pastorella;
altra pena or non avrei
che la cura d'un'agnella,
che l'affetto d'un pastor.
   Ma chi nasce in regia cuna
più nemica ha la fortuna,
che nel trono ascosi stanno
e l'inganno ed il timor.

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