Metrica: interrogazione
74 ottonari in Adriano in Siria P2 
   Vivi a noi, vivi all'impero,
grande Augusto, e la tua fronte
su l'Oronte prigioniero
s'accostumi al sacro allor.
   Della patria e delle squadre
ecco il duce ed ecco il padre
in cui fida il mondo intero,
in cui spera il nostro amor.
   Palme il Gange a lui prepari
e d'Augusto il nome impari
de l'incognito emisfero
il remoto abitador.
   Vivi a noi, vivi all'impero,
grande Augusto, e la tua fronte
su l'Oronte prigioniero
s'accostumi al sacro allor. (Nel tempo del coro, scende Adriano e sciogliendosi quella connessione d’armi, che serviva a sostenerlo, quei soldati che la componevano prendono ordinatamente sito fra gli altri)
   Vivi a noi, vivi all'impero,
grande Augusto, e la tua fronte
su l'Oronte prigioniero
s'accostumi al sacro allor. (Nel tempo che si ripete il coro, passano il ponte Farnaspe, Osroa e tutto il seguito de’ parti. Tutti preceduti d’Aquilio che gli conduce)
   Prigioniera abbandonata
pietà merto e non rigore.
Ah fai torto al tuo bel core
disprezzandomi così.
   Non fidarti della sorte;
presso al trono anch'io son nata
e ancor tu fra le ritorte
sospirar potresti un dì. (Parte)
   Volga il ciel, felici amanti,
sempre a voi benigni rai;
né provar vi facci mai
il destin della mia fé.
   Non invidio il vostro affetto
ma vorrei che in qualche petto
la pietà, ch'io mostro a voi,
si trovasse ancor per me. (Parte)
   Quell'amplesso e quel perdono,
quello sguardo e quel sospiro
fa più giusto il mio martiro,
più colpevole mi fa.
   Qual mi fosti e qual ti sono
chiaro intende il core afflitto,
che misura il suo delitto
dalla stessa tua pietà. (Parte)
   Non ho cor per dirti addio.
Non turbar la mia costanza.
Non resisto a duol sì reo.
                        Amata figlia.
                         Mia speranza.
Ah! Si stempra per le ciglia
tutto in lagrime il mio cor.
Ah! Risponde alle tue ciglia
co' suoi palpiti il mio cor.
Ah! Si celi alle mie ciglia
la viltà del vostro cor.
   Su quest'alma eterni dei
le vostr'ire fulminate
ma serbate a' voti miei...
   Su noi tutti eterni dei
le vostr'ire fulminate
ma compite i voti miei
su l'indegno usurpator.
   Non ritrova un'alma forte
che temer nell'ore estreme.
La viltà di chi lo teme
fa terribile il morir.
   Non è ver che sia la morte
il peggior di tutti i mali.
È un sollievo de' mortali
che son stanchi di soffrir. (Parte)
   S'oda, Augusto, infin sull'etra
il tuo nome ognor così.
   E da noi con bianca pietra
sia segnato il fausto dì.

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