Metrica: interrogazione
786 endecasillabi (recitativo) in Ruggiero H 
Sì, Clotilde, ho deciso; e il mio disegno
fido a te sola; all'oscurar del giorno
voglio quindi partir.
                                       Che dici!
                                                          Ah scorse
son già tre lune ed io sospiro invano
del mio Ruggier novelle; il fido Ottone,
che le recava a me, nulla di lui
nulla più sa. Non è Ruggier capace,
io conosco Ruggier, di questo ingrato,
barbaro obblio. Chi sa dov'è? Fra quali
angustie, oh dio, languisce?
                                                    E il suo valore
non ti rende tranquilla?
                                             Ah principessa,
son uomini gli eroi. Chi gli assicura
da' capricci del caso e da' funesti
della terra e del mar? Mille ne finge
il mio timido amor. Qual pace io posso
trovar così? No; rinvenirlo io voglio
o perdermi con lui.
                                     Ma dove speri
ritrovarne la traccia?
                                        Ei contro il greco
furor, lo sai, de' Bulgari sostenne
la cadente fortuna e questi il trono
gli offerser grati al beneficio; i primi
passi io là volgerò; d'indi a cercarlo
le imprese sue mi serviran di scorta.
così l'afflitto padre e la dolente
di nuovo abbandonar? Né ti ritiene
il lor tenero amore?
                                      Ah questo, amica,
questo amor sconsigliato è la sorgente
de' mali miei. Per cingermi la fronte
del serto oriental m'hanno i crudeli
negata al mio Ruggiero; ei disperato
cerca errante il rivale; io qui per loro
palpito abbandonata.
                                         Il trono eccelso,
provida a te procura, è gran compenso
delle perdite tue.
                                 No, non è vero;
mille troni ha la terra e un sol Ruggiero.
Ah Leon non conosci; allor che quindi
pellegrino ei passò, guerrieri allori
tu raccoglievi altrove. Ah se un istante
il giungessi a mirar...
                                         So che a te piacque;
l'altrui dal proprio cor.
                                           Scuoterti almeno
che sol la tua d'Asia e d'Europa a tutte
le bellezze antepone.
                                       Amor tu chiami,
vaghezza giovanile. Ei me non ama;
ama il mio nome, ama il romor che intese
di mie guerriere imprese; una donzella
con l'elmo in fronte e con l'acciaro al fianco
nuovo è per lui strano portento e ambisce
farsene possessor.
                                   Deh meno ingrata...
Ah non più, principessa; o taci o solo
parlami di Ruggiero e meco affretta
co' tuoi voti la notte.
                                       Almen sospendi
il tuo partir finché l'atteso giunga
greco orator. Trarrem da lui, da' suoi
del tuo Ruggier forse contezza e a caso
errando non andrai.
                                       L'arrivo appunto
io fuggo di costui. L'unico erede
so che il greco regnante oltre ogni segno
ama nel suo Leone e ne seconda
cieco qualunque brama. E s'ei chiedesse
cesare ottenga al figlio e la sovrana
con la paterna autorità? Di quanto
peggior sarebbe il caso mio!
                                                     S'affretta
Ottone a questa volta.
                                         Otton, che rechi?
Giunse il greco orator.
                                          Giunse?
                                                            E più grande
sarà, se m'odi, il tuo stupor. L'istesso
Leone è l'orator.
                                Leon!
                                             Vedesti
fedel cui molto è noto.
                                          E dove a lui
destinato è l'albergo?
                                         In questo ameno
recinto ove noi siam.
                                        Che vuol? Che spera? (Altiera e sdegnata)
Che pretende? A che vien?
                                                   Tu il chiedi!
                                                                            È folle
vuol la mia man. Di Bradamante il core
violenze non soffre; i propri affetti
difender sa come gl'imperi altrui.
Calmati, amica.
                               Ah questo è troppo! Augusto (Ad Ottone)
il vide ancor?
                           No; qualche spazio a lui
e poi l'ascolterà.
                               Ma sa che il prence
è l'orator?
                     Né pure. Io ben l'avviso
corsi a recar; ma Cesare è raccolto
in solitaria stanza, onde permesso
per or non è l'ingresso.
                                           Ah questo audace
farò pentir... (In atto di partire)
                          Dove t'affretti?
                                                        Dove
l'amor, lo sdegno e il mio valor mi guida.
Odi; pensiamo...
                                 Or non è tempo; avvezza
non sono a tollerar. Me stessa oltraggio,
del conteso amor mio gl'impeti io premo.
Chiede estremi rimedi un rischio estremo.
Seguila, principessa, e quei t'adopra
suoi primi ardori a moderar. Fra' Greci
a rintracciar men vo.
                                        Del caso mio
che dici, Otton? Di me t'incresce?
                                                               Il caso
comprendo e ti compiango. Una rivale
aver sempre sugli occhi, un incostante
veder che torni ardito a farti in faccia
pompa d'infedeltà, d'un giusto sdegno,
lo so, deve infiammarti.
                                             Ah non procede
quindi lo sdegno mio. Se merta amore
qual colpa ha Bradamante? E qual se cede
che il cielo a me non destinò, dovrei
e non posso obbliar.
                                      Clotilde, addio;
presto il potrai. Finché delira amore,
docile è già quando sì ben ragiona. (Parte)
che amare un infedel, d'animo insano
è visibile error; ma il dice invano.
Leon m'accende; e, sol ch'io n'oda il nome,
già mi palpita il cor. Veggo i miei torti,
come follia condanno ogni speranza
che s'offre lusinghiera al mio pensiero;
ma folle o saggia, io l'amo sempre e spero.
Oh qual di Bradamante in rivederti
sarà la gioia!
                          Ah Bradamante, amico,
è perduta per me.
                                   Perduta! Oh stelle!
Che mai dici, o Ruggier?
                                               Taci. Fra' Greci
Erminio è il nome mio.
                                             Nulla io comprendo.
Ritorni a noi del tuo rival compagno!
Ma che fu? Ma che avvenne?
                                                      Ascolta e dimmi
infelice mortale. Io sconosciuto
sai che quindi partendo...
                                                Io so che andasti
che reggeva Leon; so che affrontarti
con lui cercavi, ond'ei mai più potesse
aspirar a rapirti il tuo tesoro;
poi mancaro i tuoi fogli e il resto ignoro.
Odilo. Il gran conflitto, in cui decise
col dì non terminò. Fra l'ombre ancora
seguendo la vittoria, in parte ignota
solo e straniero io mi trovai. Smarrito
cercando asilo, in un munito albergo
m'avvenni, il chiesi e mi fu dato. Accolto
in nobil stanza io di bramar mostrai
pronto riposo; e l'ospite cortese
lasciommi in libertà. L'armi deposi;
su le apprestate piume al sonno in braccio
stanco m'abbandonai; ma i sonni miei
se fur lunghi non so; so che riscosso
fra catene io mi vidi.
                                        Oimè!
                                                       Ne chiedo
nessun risponde. In tenebroso e cupo
mi veggo trasportar; chiuder sul capo
sento l'uscio serrato; e solo io resto.
Ma chi tal frode ordì?
                                         La mia sventura.
Madre d'un, che pugnando uccisi in campo
temerario garzone, è la germana
del greco imperador, di quell'istesso
tetto signora, ov'io smarrito entrai.
l'avea trafitto; ed alle note insegne
palese io fui. Nel suo dolor la madre,
qual tigre orba de' figli, il suo volea
vendicar nel mio sangue e farmi a stento
la mia morte ottener. Già non lontano
era il mio fin, quando una notte io credo,
che ivi per me sempre fu notte, ascolto
d'armi, di ferri scossi e d'assi infrante
strepitoso fragore; e, mentre io penso
qual ne sia la cagion, faci improvvise
rischiaran la mia tomba. A me ridente
di sembiante real, gridando: «Ah vivi,
ah sorgi Erminio»; e di sua man s'affretta
intanto a sciorre i miei legami. Io chiedo
attonito chi sia. «Fui» mi risponde
«nemico tuo; ma il conservar chi onora
al par di te l'umanità cred'io
debito universal. L'adempio; e vengo
a meritarti amico. Altra mercede
il tuo da te liberator non chiede».
la vita a te donò?
                                 Fu quell'istesso
a cui dar morte in singolar tenzone
io geloso volea.
                             Leon?
                                           Leone.
qual cagion lo spronò?
                                          M'avea più volte
pugnar veduto in campo; il mio coraggio
stimò degno d'amore e non sofferse
di vedermi perir.
                                  Dovresti a lui
scoprirti alfin; già ch'egli ha il cor sì grande...
deggio abusarne? Ed obbligarlo a un duro
sagrificio per me?
                                   Dunque a che vieni?
Leon l'esige; egli non vuol soffrirmi
da lui diviso; ed io pavento e bramo
di veder Bradamante.
                                          A lei frattanto
da lungi il prence.
                                   A lei dirò...
                                                          No, taci.
Fin che si può, lo sventurato ignori
                   Parti; ecco il prence.
                                                          Il caso è fiero. (Da sé partendo)
No; fra tutti i viventi alcun non vive
quando una volta io giungerò la bella
Bradamante a veder? Questo riposo,
è tormento per me.
                                     Ma come, o prence,
tanto accender ti puoi?
                                            La fama istessa,
che il gran valor di Bradamante esalta,
n'esalta la beltà. Forse è mendace?
Dirlo tu puoi. Tu la conosci?
                                                    Assai.
Parlasti a lei?
                           Più volte.
                                               E qual ti parve?
Degna della sua fama.
                                          È dolce? È altiera
O lusinghi o minacci, è sempre bella.
Ah non ho ben se mia non è. Si voli
a chiederla ad Augusto. Ai voti miei
fausto lo speri?
                              Il tuo gran padre onora,
Bradamante gli è cara; e a sì gran sorte
lieto sarà di sollevarla.
                                          Ed ella
credi che ubbidirà?
                                      So che rispetta,
quanto è ragione, il suo sovran.
                                                          Ma il mondo
del famoso Ruggier la crede amante;
l'udisti tu?
                      L'intesi.
                                        Ah saria questo
un terribil rivale. Afferma ognuno
che or non vi sia più cavalier che ardisca
seco provarsi al paragon dell'armi.
No, nol vorrà. Rispetterà Ruggiero
d'Erminio in te l'amico.
                                             Oh fido, oh caro
sostegno mio. No, con Erminio accanto
tutto il mondo nemico io non pavento.
Questo è troppo soffrir. Combatter sempre
fra l'amore e il dover! Sentir dal seno
strapparmi il cor da quella mano istessa
che la vita mi diè? Le smanie, oh dio,
immaginar di Bradamante... Ah questa
idea tremar mi fa. Troppo è crudele,
troppo barbaro è il caso; e il ciel sa come
esposto a lei sarà. Vadasi a lei;
da me sappialo almeno. Ai fidi amanti
sollievo è pur nelle sventure estreme
gemer, lagnarsi e compatirsi insieme.
E ben, dunque ascoltiam l'impaziente
orientale ambasciadore. Andate
da' suoi ricetti al luogo usato. A lui
quando giunga io verrò. Frattanto ammessa
si scosti ognun. (Partono i nobili ed i paggi. Le guardie si ritirano al fondo della scena)
                               Chi creder mai potrebbe
che fosse una donzella un de' più saldi
sostegni del mio trono? Eccola. Ah basta
per crederlo il vederla. Il suo sembiante,
quel saggio ardir, quel portamento inspira
e rispetto ed amor. Bella eroina,
qual mai per me fausta cagione a queste
soglie guida il tuo piè?
                                           Cesare, io vengo
grazie a implorar da te.
                                            Grazie! Ah di tanto
sarà scarsa mercede a' merti tuoi.
solleva Augusto il mio dover, poss'io
certa esser già.
                             Sì, la prometto; e nulla
so che teco avventuro.
                                          Ah m'assicuri,
la tua destra real.
                                  Prendila in pegno.
Signor, gli studi feminili e gli usi
sai che sprezzai fanciulla, e che, ammirando
l'ardir guerriero, i gloriosi gesti,
procurai d'imitarle.
                                      E le vincesti.
Il nome mio, più che il mio volto, or sento
induca alcun. Suddita e figlia, io temo
per un sacro dover vedermi astretta
a diventar soggetta ad uom che meno
vaglia in armi di me; né mai quest'alma
sapria ridursi a lusingar chi sprezza.
l'imperiale autorità.
                                       Ma come?
sia palese a ciascun: che la mia mano
chi pretende ottener meco a provarsi
venga in pubblico agone; e, quando invitto
si difenda da me, m'abbia sua sposa;
che intraprendere osò, la cerchi altrove.
dunque abborrisci?
                                      Sì, se de' miei lacci
deggio arrossir.
                               Se men difficil prezzo
del tuo bel cor, chi l'otterrà?
                                                    Chi degno
sarà di me.
                       Forse qual sia non sai
chi aspira al don della tua destra.
                                                             In campo
l'apprenderò.
                           Deh men severa...
                                                              Augusto,
render dubbia or mi vuoi?
                                                  No; ripigliarmi
quel che donai non posso. In questo istante
promulgato sarà. Ma tu ben puoi
limiti imporre al tuo valor. Finora
che vincer sai già vide il mondo; ah vegga
trascurar generosa una vittoria.
meco esporsi a cimento il greco audace,
impunemente a tormentarmi. Oh dio,
perché Leon non è Ruggiero! Il braccio
emulo al cor rispetterebbe il caro
mio vincitore e il divenirne acquisto
conterei per trionfo. E pur sì strano
il mio voto non è. Noto a ciascuno
sarà l'editto; ei non vorrà, se l'ode,
trascurar d'ottenermi; ei non è forse
molto quindi lontan; forse... Ah di quali
sogni io mi pasco in tanti affanni e tanti!
Basta pur poco a lusingar gli amanti.
Non crederlo, signor; dall'ardua impresa
il greco prence a frastornar.
                                                    Vogl'io
tentarlo almen. Dicesti a lui che bramo
seco parlar di nuovo?
                                         Il dissi; ei viene
ma sol la pugna ad affrettar.
                                                     Va'; prendi
tu la cura frattanto; io qui Leone
attenderò. Chi sa? Forse a mio senno
svolger potrò quel giovanil pensiero.
Cesare, il bramo anch'io ma non lo spero.
Del giovane reale io pur vorrei
il periglio evitar. S'ei qui perisse,
suo genitor la doglia! E qual... Ma viene
già risoluto a me. Principe amato,
tu già pugnar vorresti; io tutto in volto
ti leggo il cor.
                           Sì, lo confesso, io vengo
ad affrettarne il sospirato istante.
quanto il poter?
                               Sì; ma compagno in campo
so che avrò meco amore; e i fidi suoi
so che amor, quando vuol, cangia in eroi.
d'un giovanile ardir. Quel che sarai
io già veggo nel tuo; ma pur conviene
che il fren senta per or. Del tempo è dono
l'esperienza ed il vigore; e in erba
se innanzi tempo al tuo gran cor ti fidi.
dolce speme, o signor, perdo o trascuro,
dell'altre i doni io conseguir non curo.
le impazienze mie.
                                     Ma prendi almeno
qualche tempo a pensar.
                                              No; di mia sorte
soffrir non so; vengasi all'armi; il segno
senz'altro indugio. Il sol favor che imploro
da te, Cesare, è questo.
                                            Il vuoi? S'adempia
il tuo voler. Quel marzial recinto
vedi colà, solo a festivi assalti
destinato finor? Là per mio cenno
a momenti sarà. Va'; t'arma e vieni,
se tentar vuoi di Marte il dubbio giuoco.
rammentar troppo tardi il mio consiglio.
di valor, di beltà potrò vantarmi
d'esser io possessor, d'astro sì chiaro
fortunato io potrò, chi fra' mortali
felice al par di me... Ma Bradamante
quella non è? Sì, non m'inganno.
                                                             Oh stelle!
Se n'eviti l'incontro. (In atto di ritirarsi)
                                        Ah soffri almeno,
bella nemica mia, soffri ch'io possa,
offrire a te d'un fido cor l'omaggio.
da vincitor; prima d'usarlo è d'uopo
di sé far prova ed acquistarne il dritto.
di resisterti in campo è sì gran fallo,
adorabil guerriera, offrirti il core,
chi mai reo non sarà? Dritto ha d'amarti
sol chi ascolta il tuo nome; e a chi ti mira
divien l'amor necessità.
                                             Se forte
io comincio a tremar.
                                         Ah so purtroppo
un ignoto è il timor straniero affetto;
ingrata esser non può.
                                          Nol sono; e pronta
eccomi a darne prova, ove tu vogli
secondar le mie brame.
                                             Arbitra sei
del mio voler; tutto farò.
                                              L'impresa
dunque abbandona, o prence.
                                                        Io?
                                                                 Sì.
                                                                         Crudele!
Così grata mi sei?
                                   Grata non sono
trattar l'armi omicide e se procuro
i tuoi rischi evitar?
                                     Fra i rischi miei
il perderti è il maggior.
                                            Deh, s'egli è vero (Con dolcezza)
che in tal pregio io ti sono e che disporre
del tuo voler poss'io, lasciami, o prence,
a te d'Asia e d'Europa offre ogni trono
spose di te ben degne.
                                          Ah no, perdono;
ch'io non posso eseguir.
                                             No? Forse in campo (Con sdegno)
meglio saprò persuaderti armata.
Vieni al cimento; e non chiamarmi ingrata.
sconsigliato garzon mi fa dispetto,
meraviglia e pietà. L'ire a fatica
io tenni a fren.
                             Liete novelle, amica. (Allegra e frettolosa)
Liete? Ah son di Ruggier.
                                                Sì.
                                                        Vive?
                                                                     È giunto.
               Qui.
                          Non t'inganni?
                                                        Io stessa il vidi;
Otton seco parlò.
                                 L'editto intese,
a conquistarmi ei corre. Oh dio, che assalto
d'improvviso piacere!
                                          Ecco finiti
i palpiti, gli affanni; eccoti sposa
del tuo fido Ruggiero.
                                         Ah principessa,
lasciami respirar; purtroppo è angusto
a tanta gioia il cor... Ma dove è mai?
Perché di me non cerca? Andiam...
                                                                 Non vedi
che a noi di là rivolge i passi?
                                                       Ah vieni,
mia cura, mio tormento e mio conforto.
illustri armi ti cingi e a vincer vieni,
non a pugnar.
                            Mia Bradamante, ascolta;
troppo il tempo, o Ruggier. Chiederti anch'io
mille cose vorrei: se ognor m'amasti,
quai furo i casi tuoi, se per costume
qual fra' miei sempre è il tuo, trovossi mai,
se penasti lontan quanto io penai.
Ma in campo andar convien; la pugna affretta,
un rival temerario.
                                     Ah qual rivale!
è il mio benefattor; per lui respiro;
solo è dono di lui.
                                  Come?
                                                  Sorpreso
fra gli strazi io moria; Leon nemico
e a rischio della sua.
                                       Che ascolto!
                                                               Ah degno
è ben d'alma reale atto sì grande!
Non deggio essergli grato?
                                                  Anzi ho ragione
tutti gli obblighi tuoi.
                                         Ma vai, ben mio,
ad assalirlo armata! Egli inesperto...
tu terror de' più forti...
                                           E ben, se vuoi,
sia l'arringo primier; luogo al secondo
non resterà.
                        Ma con qual fronte io posso
dichiararmi rival del mio pietoso
                     Dunque la sorte in campo
tenti prima Leone. Egli al cimento
non reggerà, lo spero, e tu disciolto
sarai da ogni riguardo. Allor che un dritto
da lui perduto ad acquistar tu vieni,
non sei più suo rivale.
                                          Ah s'io felice
sono ingrato e crudel.
                                         Ma che per lui
Premialo tu per me.
                                       Ma come?
                                                            Il fato
nega a me la tua mano; abbiala almeno
io di Leone! Ad altro amante in braccio
e il propone Ruggier! Clotilde, udisti?
Che ti par del consiglio?
                                              Oppressa io sono
dallo stupor.
                         Da sì remote sponde
ritorni a consolar? Bella mercede
mi rendi inver di tanto amor, di tanti
sparsi per te! Costa al tuo cor ben poco
il perdermi, o crudel.
                                         Quel che mi costa
non curar di saper; troppo è funesto
lo stato, oh dio! di chi crudel tu chiami.
No, tu mai non m'amasti o più non m'ami.
Questo è un pretesto all'incostanza. I suoi
confini ha la virtù; non merta fede
la misura comune. Ho un'alma anch'io
capace di virtù; ma so fin dove
l'umanità può secondarla; e sento
a trafiggerti il core e non morire.
Ah s'io non moro ancora...
                                                 Ad altro amante
ch'io porga la mia man! Che atroce insulto!
Che nera infedeltà!
                                     Se meno irata,
mia vita, udir mi vuoi...
                                             Né voglio udirti,
né mirarti mai più. (In atto di partire)
                                       Senti, ben mio;
non partir, dove vai?
                                        Vo d'un infido (Pianto ed ira)
l'immagine dal cor; le smanie estreme
vo, barbaro, a finir. (In atto di partire)
                                      Deh in questo stato
deh non mi abbandonar. (Trattenendola)
                                                Lasciami, ingrato. (Staccandosi da lui)
no, viver non poss'io. Seguirla io voglio;
voglio almeno al suo piè...
                                                Gl'impeti primi
non affrettarti a trattener. Sé stesso
indebolisce il fiume, il suo furore
se sfoga in libertà.
                                   Ma intanto, oh dio!
e mi crede infedele.
                                      Io le tempeste
tenterò di calmar.
                                   Sì, principessa,
pietà di lei, pietà di me. Procura
di raddolcir l'affanno suo; t'adopra
a placarla con me. Dille ch'io l'amo,
l'unico mio pensier; spiegale il mio
lagrimevole stato in cui mi vedi;
              Non più; tutto dirò; t'accheta;
                        Del tuo bel cor mi fido;
quello sdegno è sì fiero...
                                               Ah quello sdegno
ben più che di pietà d'invidia è degno.
Oh dio! Comincio a disperar; m'opprime
il debito e l'amor. Tremo al periglio
del mio benefattor; moro all'affanno
del bell'idolo mio. D'ingrato il nome
inorridir mi fa; quel di crudele
non ho forza a soffrir. Fuggirli entrambi
possibile non è; sceglier fra questi
infelice io non so. Morire almeno
innocente vorrei; le vie m'affanno
a rintracciarne invan; condanno, approvo
or questa, or quella e sempre reo mi trovo.
questa misera vita ha sì tenaci
tanto dolore? Ah perché mai di nuovo
pietosa man gli strinse, allor che tanto
già per me l'ore estreme eran vicine?
Che bel morir!...
                                Pur ti ritrovo alfine.
                 Ah mio fido, ecco il momento in cui
rendere un generoso all'amor mio
contraccambio potrai.
                                          Che mai, signore,
che sperar puoi da me?
                                             L'onor, la vita,
la mia felicità.
                            Spiegati.
                                               Udisti
che Bradamante a conquistar...
                                                          Con lei
so che pugnar si dee; so che tu vuoi
esporti al gran cimento; e gelo al rischio
del mio liberator.
                                  Calmati; appieno
l'invincibil valor, che m'innamora,
io ben conosco, Erminio; e tanto ignoto
a me non son che lusingarmi ardisca
di resistere a lei.
                                 Con qual coraggio
caro amico, sei tu. Quel che tu puoi
vidi io medesmo; e qual per me tu sei
io non posso ignorar; perciò l'impresa
del tuo poter, del tuo voler sicuro
ad accettar m'indussi, il mio destino
prudente a confidar.
                                       Come?
                                                       Tu dei
pugnar per me.
                               Con Bradamante! (Attonito)
                                                                  Appunto.
Leon ti crederà. Le mie d'intorno
cognite avrai spoglie guerriere; il volto
nell'elmo asconderai; l'aurea al tuo fianco
aquila oriental. Chi vuoi che possa
non crederti Leone? Ah già mi sembra
vincitor d'abbracciarti, e della mia
stringer la bella man. Ma tu, se m'ami,
d'offenderla ah ti guarda e cauto attendi
a difenderti solo. Andiam; vogl'io
di propria man cingerti l'armi.
                                                          Ah pensa
meglio, Leone. Ardua è l'impresa; io tremo
alla proposta sol.
                                Di che? L'arcano,
fidati, alcun non scoprirà. Gl'istessi
scudieri miei ti seguiran credendo
me di seguir. Nel mio soggiorno ascoso
io fin che tu ritorni... Altri s'appressa;
potrebbe udirne; in più segreta stanza
io scioglierò. Seguimi, amico. (Parte)
                                                        Oh stelle!
Sogno? Vivo? Son io?
                                         Ruggier, che fai?
Della tromba guerriera i primi inviti
non odi già? Vola ad armarti e vieni
le smanie a consolar. Tu la rendesti
tradita esser si crede e piange e freme
d'ira e d'amor.
                             Misero me!
                                                     Potresti
trascurar d'acquistarla allor che l'offre
sì destra a te la sorte? Ah no; l'eccesso
ti muova almen del giusto suo dolore.
Sento spezzarmi in cento parti il core.
Su, risolvi, o Ruggier.
                                         (S'uno abbandono... (Fra sé)
Se così l'altra obblio... Se vo, se resto...)
Erminio? Amico? Ah quale indugio è questo! (Da un lato indietro)
Eccomi a te. (Movendosi verso Leone)
                          Vieni, t'affretta. (Parte e Ruggiero vuol seguirlo)
                                                         E senza
Ah per pietà non tormentarmi.
                                                          Almeno
dimmi se vinto il tuo rivale audace...
Nulla dirti poss'io; lasciami in pace. (Con impeto)
Povera Bradamante! (Parte)
                                         Ah sì, da questo (Risoluto dopo aver pensato qualche momento)
ecco la via d'uscir. Senza difesa
ai colpi del mio ben s'esponga il petto,
si mora di sua man; così... Che dici,
Ruggiero ingrato? E non tradisci allora
di Leon le speranze? Ah cerco invano
la mia sorte è decisa; io son perduto.
il vicino a mirar tragico fine,
no, valor non mi sento. Oh sconsigliato
barbara Bradamante! Io gelo, io sudo,
il piè mi regge a pena. Ottone, ah taci. (Vedendolo venire)
mirar non volli ed ascoltar non oso.
Lo scempio di Leon? Leone è sposo.
            Sì, Leone è il vincitor.
                                                      Ma come?
Odimi sol. Ne' primi assalti il noto
suo temuto valore; i colpi suoi
non eran che minacce. Ella atterrito
sperò, cred'io, spingerlo fuor del chiuso
recinto marzial; ma tutte invano
l'arti adoprò. S'avvide poi che lungi
era già poco il termine prescritto
al permesso conflitto e tutto all'ira
il freno allora abbandonò. Si scaglia
con impeto minore orsa ferita
contro il suo feritor di quel con cui
contro lui si scagliò...
                                        Purtroppo il vidi;
nol sostenni e fuggii.
                                        L'incalza, il preme,
gli affretta il ferro; ei si difende ed ella
s'irrita alla difesa e le percosse
furibonda raddoppia. Un così fiero
figurarti non puoi. Veduto avresti
lampi di sdegno e lucide scintille
da' brandi ripercossi a mille a mille.
E il povero Leon?
                                  Leon gli esempi
di qualunque valor vinse d'assai.
senza colpo accennar, solo opponendo
al fulminar dell'inimico acciaro
or la spada, or lo scudo, o i fieri incontri
del franco piè schivando, in tal procella
sempre illeso restò. Scorse frattanto
il tempo di pugnar; termine all'ire
imposero le trombe; a lei dal corso
cessar convenne; ei vincitor rimase.
Crederlo io posso a pena.
                                               Agli occhi tuoi
creder lo dei. Vedi colà che torna
al proprio albergo il vincitor. Non vedi
che i suoi greci ha d'intorno e che il festivo
popolo l'accompagna?
                                          È ver. Per sempre
Bradamante e Ruggier. Che orridi istanti
saran mai questi, Ottone! Ai primi assalti
d'un tal dolor l'abbandonarli soli
è crudeltà. Di lui tu cerca; io lei
qui attenderò. Nostro dover mi sembra
Anzi d'ognun sacro dovere è questo.
quanto temo il ritorno. Il suo conosco
d'ogni eccesso capace... Eccola. Oh come
cambia il furor le sue sembianze usate! (Bradamante senza manto, con spada nuda e scudo imbracciato esce furibonda, gettando successivamente a terra e lo scudo e la spada, senza veder Clotilde)
da me lungi per sempre, armi infelici,
d'una femina imbelle inutil pondo.
Dove, ah dove m'ascondo? A me vorrei
non che celarmi ad ogni sguardo. Alfine,
fosti vinta, e da chi! Vanta or se puoi
le antiche palme. Ah, t'involò la gloria
questa perdita sol d'ogni vittoria.
Calmati, amica; alla fortuna avversa
magnanima resisti e ti consola.
la compagnia non so.
                                        Ch'io t'abbandoni
in tanto affanno? Ah non sia ver.
                                                             L'accresce
la presenza d'ognun; va'.
                                               No; perdona;
e non posso e non deggio.
                                                O parto o parti. (Risoluta)
L'assisti, o ciel pietoso. (Parte)
                                            Io vinta! Io sposa
di chi non amo! Io da colui divisa
per cui solo io vivea! Sprezzata, oh stelle, (Esce Ruggiero non veduto da Bradamante)
io da Ruggiero ho da vedermi ancora!
Non è vero, idol mio; Ruggier t'adora. (Si scopre)
Ah ingrato! Or vieni? E a che sì tardi innanzi
A placarti, mia vita, e poi morire.
qual cura hai tu che fin ad or sì poca
se mi vedessi il cor.
                                      Per me son chiuse
or di quel cor le vie; lo so; ma intendo
qual è da quel che fai.
                                          T'inganni.
                                                               Allora,
che ti credei fedel.
                                    Sappi...
                                                     Purtroppo
so che acquistar non mi volesti.
                                                          Ah pensa...
barbaro, m'abbandoni.
                                            E credi...
                                                               E credo
ch'io son tradita.
                                 Odimi sol...
                                                         Non voglio.
il tuo Ruggier.
                            Già lo conobbi appieno. (In atto di partire)
Ah se udir non mi vuoi, guardami almeno. (Snudando la spada)
Che fai! (Rivolgendosi)
                  L'ultima prova il sangue mio
ti darà di mia fé. (In atto di ferirsi)
                                  Fermati. (Oh dio!) (Trattenendolo)
Sazio non sei di tormentarmi?
                                                         E come
viver poss'io, se un mancator di fede,
se Bradamante un traditor mi crede?
Io traditore! E dir tu il puoi che fosti
d'ogni opra mia, d'ogni pensier? Fra l'armi
degno solo di te. Sol di piacerti
era desio quel vivo ardor con cui
indefesso anelar tu mi vedesti.
per poi donarmi ad altri; e questa è fede?
E che m'ami puoi dir?
                                           Sì, mia speranza,
t'amo più di me stesso; e tanto mai,
quant'ora che ti perdo, io non t'amai.
senza rendermi indegno, anima mia,
conservarti non posso. Una inudita
riconoscenza egual. Di', con qual fronte,
con qual ragion contender posso al mio
liberator ciò che più mio non era
senza la sua pietà? De' doni suoi
contro di lui? Fra i detestati nomi
de' più celebri ingrati il mio vorresti
che si contasse ancor? Con questa infame
macchia sul volto a te tornando innanzi,
dimmi, idol mio, non ti farebbe orrore
il tuo Ruggier?
                             Che sfortunato amore!
Deh pietà, mio tesoro; ah con la sorte
non congiurar. Senza il tuo sdegno io sono
disperato abbastanza. Il sol conforto,
che a sperar mi restava, era il vedermi
compatito da te; ma tu mi scacci,
traditor tu mi chiami, un mostro, oh dio,
d'infedeltà mi credi e mi trafiggi
l'alma così...
                         Basta, non più. Purtroppo
ravviso il mio Ruggier ne' detti tuoi.
rendimi i dubbi miei. Se tu mi lasci,
perdo assai men quando ti perdo infido.
Grazie, bella mia speme. Il più funesto
se più con me non sei sdegnata; e forse
Cesare a sé ti chiama.
                                          Oimè! Che chiede?
venghi col don della tua destra.
                                                          E tanto
perché s'affretta il mio supplicio? Ai rei
                       Ma il differir che giova
ciò ch'evitar non puossi? In che più speri?
forse m'ucciderà.
                                  No, Bradamante,
non son degni di te. La fronte invitta
mostra al destin. Va' risoluta; adempi
nel tempo stesso il tuo dovere e il mio;
addio, mia vita.
                               Oh doloroso addio! (S’incammina piangendo e s’arresta)
(Quanta pietà mi fanno!)
                                                Or perché mai
Perché non parti?
                                   Oh dio, Ruggier! Non posso. (Si getta a sedere)
Ah sì, vinci te stessa; a' piedi tuoi (S’inginocchia)
l'implora il tuo Ruggier. Questo l'ottenga
ultimo di mia fé tenero pegno
su la tua man. (Le bacia la mano)
                             Ma come mai, ma come
esser può questo il tuo voler?
                                                      Sì; questo
è preghiera, è consiglio. E se fu vero
che un dì sul tuo bel core ottenni amando,
luce degli occhi miei, questo è comando.
Oh degno, oh grande eroe! Chi mai capace
d'imitarti sarà? Virtù sì bella
mi sforza ad ammirarti in mezzo al pianto.
generosa Clotilde; or non son degno
che di pietà. Per sostenere, oh dio,
quella di Bradamante, intorno al core
tutta adunai la mia virtù; ma questa,
qual face in sul morir, quando ne' suoi
ultimi sforzi ogni vigor restrinse,
per l'altrui ravvivar, sé stessa estinse.
No, non è ver; tanto da te diverso
divenir tu non puoi.
                                       Del mio destino
tutto or veggo l'orror; forza non trovo
in me per sostenerlo; e fra' viventi
più soffrirmi non so.
                                        Che dici! Ah scaccia
sì nere idee. Lunga stagione è giusto
che tal vita si serbi e si risparmi.
Serbarmi in vita! E a chi degg'io serbarmi?
fra lo stupore e la pietà che a pena
mi ricordo di me. Chi tanto amore,
chi vide mai tanta virtù?
                                               La mia
Bradamante dov'è?
                                      D'Augusto appresso
lo sposo attende; e strano assai mi sembra
che prevenir Leon si lasci.
                                                 A lei
di volo andrò; ma prima io voglio il caro
Erminio rinvenir; de' miei contenti
essere ei deve a parte.
                                          Ah prence, in pace
lascia il povero Erminio; assai finora
lacerasti quell'alma.
                                      Io!
                                              Sì; ti basti
quanto per te soffrì.
                                      Per me! Non sai
dunque a qual segno io l'amo. A conservarlo
me stesso esposi.
                                 Il conservasti Erminio
e l'uccidi Ruggier.
                                   Come?
                                                   È Ruggiero
quel ch'Erminio tu chiami.
                                                   Eh sogni.
                                                                       Io veglio,
Leon, purtroppo.
                                 Il mio diletto Erminio
è il famoso Ruggier?
                                       Sì, quell'istesso
solo incognito è a te, quel che sì fido
Bradamante adorò, quel che la perde
per tua cagion, che dall'amor trafitto,
che oppresso dal dolor corre a gran passi
verso il suo fine e fa pietade ai sassi.
portentosa virtù! Può dunque a tanto
aspirare un mortal! Nodi sì cari
franger per me! Stringer la spada in campo
è di Ruggier fra le più chiare imprese
mi rese ammirator; questa m'opprime.
Qual rispetto or m'impone! E qual m'inspira
invidia generosa! Astri benigni,
cui sì bella virtù tanto innamora,
vigor mi date ad imitarla ancora.
Ruggiero da Ruggier? Ne' suoi trasporti
tu l'abbandoni?
                               Il principe de' Greci
vidi con lui né d'appressarmi osai.
pietà ne sento!
                             E tu di lui men degna,
Clotilde, non ne sei.
                                      Deh cessa, Ottone,
d'esacerbar le mie ferite.
                                               Io prendo
parte ne' torti tuoi. Leon detesto
né posso immaginar... Ma che mai dice?
rinvenirne migliore.
                                       Ah tu dovevi
la rotta fé rimproverargli. In lui,
forse l'antico ardor.
                                     No; reso avrei
il mio caso peggior. Quando in un core
già la fiamma d'amor palpita e langue,
chi l'agita l'estingue. E l'alme a cui
il rimprovero irrita e non corregge.
                 Taci; ecco Augusto e la dolente
vittima è seco.
                             Assai difficil prova,
ma ben degna di lui, donò Ruggiero
d'un grato e nobil cor. L'udirlo solo
narrar da te m'intenerisce. Imita
quel valor, Bradamante; e mostra in questo
di ragione e d'amor duro conflitto
che non hai men del braccio il core invitto.
ma non basta il volerlo.
                                            Ecco lo sposo
e Ruggier l'accompagna.
                                              E farsi, oh dio,
vuol spettator!
                             Dove mi guidi, o prence? (A Leone uscendo dal fondo della scena)
Soffri ch'io parta. In nulla qui poss'io
esser utile a te.
                              Mai non mi fosti
sì necessario, amato Erminio. (A Ruggiero)
                                                         Ah venga,
venga a raccorre il vincitore.
                                                     È giusto.
la legge che dettò. Non è tua legge
che sia degno di te, bella guerriera,
                        Vorrei negarlo invano.
Dunque al fido Ruggier porgi la mano.
l'armi eran mie, non il valor; le cinse
Ruggiero e le illustrò. Nascosto in quelle
le mie veci ei sostenne; io mai non fui
Ruggier teco pugnò.
                                      Ruggier!
                                                         Ruggiero!
che in te solo vivea, tant'oltre spinse
l'eroica sua grata virtù che seppe
e pugnar teco e debellar sé stessa
per conquistarti a me. Qual cor di sasso
resiste a queste prove? Alme felici,
per farne un'alma sola, in dolce laccio
anche imeneo vi stringa. Io son beato
vantai nel fido Erminio, oggi il maestro
posso vantar nel gran Ruggiero.
                                                           Ah prence,
esserti debitore?
                                 (Ora è portento
se di gioia io non moro).
                                              Io sento il ciglio
per tenerezza inumidir. Ruggiero, (L’abbraccia)
vieni al mio sen. Vieni al mio seno, o prence,
gloria del suol natio. (Vuol abbracciar Leone)
                                        Perdona, Augusto, (Si ritira con rispetto)
non ne son degno ancora; ancor non sono
tutti corretti i falli miei.
                                             Quai falli?
Della real Clotilde un dì m'accese
il merto e la beltà. Le offersi il core,
ottenni il suo; fé le promisi e poi
di Bradamante il luminoso nome
m'abbagliò, m'invaghì. Tornar mi vide,
mia prima fiamma; e, di sdegnarsi invece,
la giovanil mia leggerezza e tacque
per non farmi arrossir. Son pronto, Augusto,
ad ogni ammenda; il tuo favor mi vaglia,
se il pentimento mio, se la mia fede,
non son bastanti a meritar perdono.
ad un reo sì gentil?
                                     Signor... Son io...
deh rispondi per me.
                                         Sì, tu la mano
porgi sposa a Leon. Ruggiero ottenga
la dovuta mercede; e questo giorno
sia tra i fausti il più grande. Alme non strinse
mai più degne imeneo. Da sì bei nodi
e più chiari i suoi dì la terra attenda.
No, sposi eccelsi, i gloriosi gesti,
che vi offerser le scene, amanti eroi
non son stranieri a voi. Son avi illustri
che all'augusto Fernando il ciel destina,
Bradamante e Ruggier. Ne trasse i nomi
dalla nebbia degli anni e col più puro
castalio umor ne rinverdì gli allori
quel grande che cantò l'armi e gli amori.
tutte finor domestico retaggio
fur le virtù più belle; e in voi le aduna
per trasmetterle il fato. Oh al par di noi
posteri fortunati! Oh quai felici
venture il ciel promette! Il ciel benigno
oggi l'aquila estense; oggi si stringe
serbato a questo dì laccio sì degno.
Posteri, è il ciel per noi; ne abbiamo il pegno.

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