Metrica: interrogazione
64 ottonari in La clemenza di Tito Q 
   Opprimete i contumaci,
son gli sdegni allor permessi;
ma infierir contro gli oppressi
questo è un barbaro piacer.
   Non v'è trace in mezzo a' Traci
sì crudel che non risparmi
quel meschin che getta l'armi,
che si rende prigionier. (Parte)
   Ah perdona al primo affetto
quest'accento sconsigliato;
colpa fu del labbro usato
a chiamarti ognor così.
   Mi fidai del mio rispetto
che vegliava in guardia al core;
ma il rispetto dall'amore
fu sedotto e mi tradì. (Parte)
   Ah se fosse intorno al trono
ogni cor così sincero,
non tormento un vasto impero
   Non dovrebbero i regnanti
tollerar sì grave affanno
per distinguer dall'inganno
l'insidiata verità. (Parte)
   Sia lontano ogni cimento,
l'onda sia tranquilla e pura,
buon guerrier non s'assicura,
non si fida il buon nocchier.
   Anche in pace, in calma ancora,
l'armi adatta, i remi appresta,
di battaglia o di tempesta
qualche assalto a sostener. (Parte)
   Tu, infedel, non hai difese,
è palese il tradimento;
io pavento d'oltraggiarti
nel chiamarti traditor.
   Tu crudel tradir mi vuoi
d'amistà col finto velo;
io mi celo agli occhi tuoi
per pietà del tuo rossor. (Parte)
   Se all'impero, amici dei,
necessario è un cor severo,
o togliete a me l'impero
o a me date un altro cor.
   Se la fé de' regni miei
con l'amor non assicuro,
d'una fede io non mi curo
che sia frutto del timor. (Parte)
   Che del ciel, che degli dei
tu il pensier, l'amor tu sei,
grand'eroe, nel giro angusto
si mostrò di questo dì.
   Ma cagion di meraviglia
non è già, felice Augusto,
che gli dei chi lor somiglia
   Che del ciel, che degli dei
tu il pensier, l'amor tu sei,
grand'eroe, nel giro angusto
si mostrò di questo dì.
   Ma cagion di meraviglia
non è già, felice Augusto,
che gli dei chi lor somiglia

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